Manovra Monti – obbligo per i pensionati di aprire un conto corrente

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06425
Atto n. 4-06425

Pubblicato il 13 dicembre 2011
Seduta n. 644

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità ed il consolidamento dei conti pubblici”, a giudizio dell’interrogante contiene misure inique e di smaccato favore alle banche ed ai tecnocrati, tra i maggiori artefici della crisi sistemica;

più che un decreto “salva-Italia”, è una manovra smaccatamente “salva banche”, con la garanzia statale sui bond bancari; l’obbligo di aprire un conto corrente imposto a 6-7 milioni di cittadini e di pensionati scambiati per evasori, che hanno il diritto di libera scelta se sopportare oneri a vantaggio dei banchieri; la rivalutazione di favore degli estimi catastali (20 per cento) a banche ed assicurazioni, rispetto al 60 per cento delle abitazioni delle famiglie e dei comuni cittadini;

l’interrogante ritiene che nessuno, neppure lo Stato, può imporre ai cittadini l’obbligo di aprire un conto corrente bancario, che costa in Italia 295,66 euro, contro una media di 114 euro dell’Europa a 27, o di utilizzare una carta di credito per incrementare i profitti di quegli stessi banchieri che, dopo aver provocato la crisi, sfornano ricette a loro uso e consumo per addossarne i costi a lavoratori e pensionati in regola con gli adempimenti fiscali, continuando a perpetrare l’ideologia del debito ed un principio di imprudenza ed avventatezza economica, che consente di ipotecare il reddito che si guadagnerà dopo decenni ed addirittura quello dei propri figli con l’uso massivo della monetica;

le banche italiane – ha detto il presidente dell’Abi Mussari- sono disponibili a ragionare su un conto corrente a zero spese per i pensionati al minimo e sui costi delle carte di credito alla luce delle misure del Governo, ma non sono disponibili a dare gratuitamente servizi che costano alle imprese bancarie, evidenziando che quelli collegati alle carte di credito sono servizi che hanno dei costi, dei rischi, che vanno remunerati come qualsiasi altro servizio offerto dalle imprese, confermando i sospetti sulla trappola insita nell’art. 12 del citato decreto-legge, che sarà impugnato dall’Adusbef alla Consulta qualora non venga eliminato il comma che impone di riscuotere pensioni superiori a 500 euro, anche se portate a 980 euro, tramite i canali bancari e/o postali;

considerato che:

se la tracciabilità è sacrosanta per combattere l’evasione, non si capisce la compatibilità di un comma che obblighi la riscossione delle pensioni tramite conto corrente bancario e/o postale con quanto previsto dal comma 2 dell’art. 12 che modifica l’art. 2 del decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011, al fine di rafforzare i meccanismi di prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio di proventi illeciti, a meno che non si consideri la pensione dei vecchi frutto di riciclaggio. La crisi sistemica è il frutto avvelenato della finanza derivata, dell’azzardo morale dei banchieri, dell’ideologia del debito: vivere a credito – dice Zygmunt Bauman- dà dipendenza come poche altre droghe, e decenni di abbondante disponibilità di una droga non possono che portare a uno shock e ad un trauma quando la disponibilità cessa. Oggi ci viene proposta una via d’uscita apparentemente semplice dallo shock che affligge sia i tossicodipendenti che gli spacciatori: riprendere, con auspicabile regolarità, la fornitura di droga. Andare alle radici del problema non significa risolverlo all’istante. È però l’unica soluzione che possa rivelarsi adeguata all’enormità del problema e a sopravvivere alle intense, seppur relativamente brevi, sofferenze delle crisi di astinenza,

si chiede di sapere:

se con l’imposizione di tale assurda disposizione di ricorso massiccio all’uso massivo delle carte di credito il Governo non ottenga l’effetto contrario alla finalità di combattere la crisi, istigando al debito ed al più sfrenato consumismo, invece di sostenere la cultura ed il paradigma della sobrietà nei comportamenti economici delle famiglie;

se l’obbligo di utilizzo delle carte di credito e dell’apertura di un conto corrente per incrementare i profitti delle banche ed insegnare l’arte di vivere indebitati per sempre non sia confliggente con nuovi modelli di austerità, senso della misura del denaro reale ed i guadagni certi, al contrario del denaro virtuale e dell’illusione salvifica della moneta di plastica, perché la filosofia di vite a debito ed al di fuori delle proprie possibilità è foriera di gravi disastri che già sono pagati a caro prezzo;

quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare per eliminare l’obbligo di riscuotere la pensione tramite conto corrente bancario costringendo gli anziani a trascorrere gli ultimi anni di vita senza l’angoscia di essere assimilati ad evasori al fine di rafforzare i meccanismi di prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio di proventi illeciti, dato che la pensione non è frutto di riciclaggio e che la crisi sistemica è il frutto avvelenato della finanza derivata, dell’azzardo morale dei banchieri, dell’ideologia del debito.

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