Manovra Monti – stipendi collaboratori dei ministri

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00398
Atto n. 2-00398

Pubblicato il 13 dicembre 2011
Seduta n. 644

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità ed il consolidamento dei conti pubblici”, a giudizio dell’interrogante contiene misure inique e di smaccato favore alle banche ed ai tecnocrati, tra i maggiori artefici della crisi sistemica;

si legge sul blog “blitzquotidiano”: «Doppi stipendi “permessi” ai collaboratori dei ministri? È questa l’ipotesi avanzata da Andrea Carugati su L’Unità. Mario Monti aveva annunciato che lui e i suoi “uomini” avrebbero rinunciato al doppio stipendio. Ma Carugati racconta che c’è il trucco: “La scure, spiega come recita il comma 6 dell’articolo 23 della manovra, si è abbattuta su ministri, vice e sottosegretari. Ma non sui loro più stretti collaboratori”. Infatti, prosegue l’articolo, il taglio non vale per i dipendenti dello Stato: “In assenza di modifiche, potranno continuare, se dipendenti pubblici, a godere del vecchio stipendio, sommandolo al nuovo come capo di gabinetto, o componente dell’ufficio legislativo o della segreteria particolare di un ministro. Stesso discorso per i componenti delle Authority, come l’Agcom e l’Antitrust, della Consob dell’Isvap e di un’altra quindicina di agenzie pubbliche”. Secondo Carugati si tratterebbe di una retromarcia del governo, inizialmente intenzionato a non risparmiare nessuno del nuovo esecutivo: “La cosa più curiosa è che, nel clima generale di sacrifici, una bozza provvisoria del decreto (pubblicata da Milano Finanza il 4 dicembre) prevedeva una scure più ampia, che andava a toccare anche i collaboratori del governo e soprattutto i membri delle Authority, spesso Consiglieri di Stato, o membri della Corte dei Conti, o avvocati dello Stato. Ma il comma 3 dell’articolo 23, che prevedeva appunto il divieto di cumulo, è sparito dalla versione definitiva”. Infine Carugati fa degli esempi concreti: “Un caso del genere ha riguardato, fino all’ingresso nel governo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà che, come ha documentato Report, ha cumulato negli anni gli stipendi da consigliere di Stato con quelli di capo di gabinetto in vari governi, e poi di commissario Agcom e infine di presidente dell’Antitrust. Così anche il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi che, da Consigliere di Stato, è stato capo dell’ufficio legislativo di diversi ministri per la Funzione pubblica, da Cassese a Brunetta»;

considerato che sul sito www.giustizia-amministrativa.it si possono leggere gli incarichi, come arbitrati, collaudi ed altre fattispecie di consulenze, autorizzati dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, nel 1° semestre dell’anno 2011, aggiornato al 16 giugno 2011, e i relativi compensi tra i quali spiccano: «Patroni Griffi Filippo- Presidente di Sezione del Consiglio di Stato, Presidente del Collegio arbitrale per la risoluzione della controversia tra la FIATS.p.A. e la TAV – Treno al Alta Velocità S.p.A., conferito dagli arbitri di parte. Durata: nei termini di legge. Petitum: € 536.319.058,00»; «Bottiglieri Anna, Consigliere di T.A.R., Vice Capo di Gabinetto del Sindaco di Roma, Durata: mandato del Sindaco; Presidente della Commissione di cui al comma 5 e segg. dell’art. 240 del D. Lgs. n. 163/2006 nell’ambito della procedura di accordo bonario, relativa a riserve iscritte nell’esecuzione dei lavori di progettazione definitiva ed esecutiva e realizzazione del Polo Natatorio – Piscine Olimpiche in Valco San Paolo “Roma Tre” – Comune di Roma – XI Municipio, conferito dai componenti della Commissione medesima. Durata: 3/4 sedute»;

considerato che a giudizio dell’interpellante gli incarichi arbitrali, di collaudo e/o altre consulenze, ben retribuiti, svolti dai giudici amministrativi configurano un gigantesco conflitto di interessi tale da mettere in dubbio la serenità, l’oggettività e l’equidistanza di giudizio nei contenziosi giudiziari e le relative sentenze, a parere dell’interrogante potenzialmente nulle in taluni casi,

si chiede di sapere:

quali misure urgenti anche in termini di iniziative legislative il Governo intenda attivare per evitare che i comportamenti richiamati in premessa possano ledere l’equità di giudizio nelle vertenze, che spesso vedono soccombenti i semplici cittadini ricorrenti schiacciati da tali clamorosi conflitti di interessi che rappresentano la negazione dell’amministrazione obiettiva della giustizia;

quali siano i motivi per cui il comma 3 dell’art. 23 è sparito dalla versione definitiva del decreto-legge in questione e chi sia stato che ha fatto cadere una norma a parere dell’interrogante giusta e sacrosanta.

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