Month: dicembre 2011

RAI -Direttore Minzolini rinviato a giudizio

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00396
Atto n. 2-00396

Pubblicato il 13 dicembre 2011
Seduta n. 644

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

il direttore del Tg1 Augusto Minzolini è stato rinviato a giudizio nei giorni scorsi dalla Procura della Repubblica di Roma. Scrive “Il Corriere della Sera” del 7 dicembre 2011: «La restituzione dei soldi non è servita. (…) Minzolini è stato rinviato a giudizio per peculato e il processo inizierà l’8 marzo. “Sono indignato”, protesta il direttore del Tg1. Ce l’ha “con la Procura, che non ha verificato le procedure” adottate in viale Mazzini. Ma soprattutto con l’ex dg: “In questa vicenda Mauro Masi è stato un pusillanime”. Minzolini è convinto che l’inchiesta abbia lo scopo di farlo cacciare: “La Rai mi ha richiesto il denaro due settimane prima del 14 dicembre 2010, il giorno in cui sarebbe dovuto cadere Silvio Berlusconi”. E una delle denunce, ricorda il direttore, “è stata presentata da [...]“. Nell’udienza davanti al gup Francesco Patrone il procuratore aggiunto Alberto Caperna ha accusato il giornalista di aver speso 65.341,33 euro di troppo tra luglio 2009 e novembre 2010. Non per le trasferte, autorizzate da Masi, ma per i ristoranti, frequentati in Italia e all’estero anche nei giorni di riposo. La Rai, che ieri ha partecipato solo come parte offesa, ha annunciato che al processo si costituirà parte civile “per il danno di immagine e per i residuali profili di danno non patrimoniale”»;

in un articolo pubblicato l’8 dicembre 2011 dal quotidiano “Lettera 43″, intitolato: “Minzo un addio da nababbo”, Renato Stanco riporta le proposte – a giudizio dell’interrogante oscene – che l’azienda pubblica starebbe proponendo a Minzolini. «In Rai la chiamano l’offerta che non si può rifiutare. Non perché sia un ultimatum, ma per la consistenza della proposta. Mantenimento dello stesso stipendio, 550 mila euro all’anno, conservazione del grado, direttore ad personam non facente funzione, alloggio di servizio a completa disposizione pagato dall’azienda, tanto a New York quanto a Parigi, auto di servizio con autista, nessun vincolo d’esclusiva in modo da poter conservare e ampliare le collaborazioni, più accessori e benefit vari. Insomma, un vero e proprio maxi pacco di Natale, Capodanno, Befana e Pasqua, contenuti in un unico contratto. E se poi tutto questo ben di Dio non dovesse bastare a convincere Augusto Minzolini, attuale direttore del Tg1 rinviato a giudizio con l’accusa di peculato per la ben nota vicenda dei rimborsi spese con la carta di credito aziendale, la Rai è pronta a mettere sul piatto anche la malleva legale, capace di far scudo a Minzolini in occasione del processo, fissato per i primi di marzo. I legali Rai al lavoro. In pratica Viale Mazzini, pur essendosi costituita parte civile, potrebbe proporre ai giudici una sorta di patto, un accordo con il quale si farebbe carico di tutto. L’ufficio legale dell’azienda televisiva starebbe lavorando alacremente su questa opzione, in modo tale da poter consegnare al direttore generale della Rai, Lorenza Lei, una prima bozza già lunedì 12 dicembre in mattinata, dato che nel pomeriggio è in programma il consiglio di amministrazione che dovrà occuparsi del caso Minzolini. E la Lei, ovviamente, vuole uscire dal cda con l’operazione completata, con i punti di sutura a posto e la cicatrice ridotta al minimo. Del resto questo è un “caso” che il direttore generale e il presidente del Consiglio di amministrazione, Paolo Garimberti, vorrebbero risolvere il prima possibile. “Per il bene di tutti”, vanno dicendo da giorni. Scadenze politiche. Tanta fretta, al di là degli aspetti formali, sarebbe legata essenzialmente a questioni meramente politiche. A fine marzo scade il mandato dell’attuale consiglio di amministrazione e quello del direttore generale. Sia la Lei sia Garimberti sono alla ricerca della conferma. Ma il mutato quadro politico garantisce soltanto l’ex editorialista di Repubblica, [...]. Il pellegrinaggio di Augusto. La Lei, invece, ha l’urgenza di presentare al nuovo inquilino di Palazzo Chigi un dono di Natale degno di esser chiamato tale. E la “testa” di Minzolini vale oro quanto pesa. Dal canto suo il “direttorissimo”, come lo ha sempre chiamato Berlusconi, sta visitando tutte le segreterie politiche, [...]. Al direttore i soldi non bastano. Avendo capito che a Saxa Rubra l’aria si è fatta mefitica per lui, vuole uscire dalla Rai con una soluzione politica, non legale. In pratica Minzolini sta sfidando la Lei sul terreno a lei meno congeniale, quello del teatrino della politica.Minzo, insomma, vuol sentirsi dire che il quadro politico è cambiato e che il posto che occupa non spetta più a lui ma a un altro»;

considerate le competenze spettanti al Governo, ed in particolare al Ministro per lo sviluppo economico sulla base del contratto di servizio con la Rai,

si chiede di sapere:

se risulti che la Rai avrebbe avanzato un’offerta al direttore del TG1, che prevede il mantenimento dello stesso stipendio, 550.000 euro all’anno, conservazione del grado, direttore ad personam non facente funzione, alloggio di servizio a completa disposizione pagato dall’azienda, tanto a New York quanto a Parigi, auto di servizio con autista, nessun vincolo d’esclusiva in modo da poter conservare e ampliare le collaborazioni, più accessori e benefit vari;

se risulti veritiero che per convincere il direttore Augusto Minzolini rinviato a giudizio con l’accusa di peculato, la Rai è pronta a mettere sul piatto anche la malleva legale, capace di far scudo a Minzolini in occasione del processo, ossia una proposta che porrebbe tutte le spese a carico della Rai, azienda pagata con il canone dei cittadini;

se risponda al vero che l’ufficio legale della Rai, invece di proporre al Consiglio di amministrazione della Rai una risoluzione contrattuale per giusta causa con relativo licenziamento di Augusto Minzolini, starebbe lavorando su tale opzione di pagamento di tutte le spese, per consegnare al direttore generale della Rai, Lorenza Lei, una prima bozza già lunedì 12 dicembre in mattinata, dato che nel pomeriggio è in programma il consiglio di amministrazione che dovrà occuparsi del caso Minzolini, e se tale soluzione oltre al danno non aggiunge la beffa a danno di utenti, consumatori e famiglie costretti a pagare il canone per finanziare le disinvolte spese ed una informazione di parte;

se sia vero che la vera e propria manna a vantaggio di Minzolini sia caldeggiata addirittura dal direttore generale e dal presidente del Consiglio di amministrazione, Paolo Garimberti, che vorrebbero risolvere prima possibile il problema, come da essi annunciato per il bene di tutti, in realtà non certo per i consumatori, per offrire un esempio di gestione etica dello scandalo;

quali misure urgenti di competenza, sulla base degli impegni anche in termini di gestione efficiente delle risorse, assunti dalla Rai con il contratto di servizio vigente, il Governo intenda attivare per evitare che i cittadini, oltre al danno di una informazione scandalosa e di parte, debbano subire perfino la beffa di laute prebende, quasi una premialità di vantaggio, a favore di un dirigente che ha sperperato soldi pubblici in giro per le località più esclusive, per viaggi e bisbocce, rinviato a giudizio con l’infamante accusa di peculato, specie in una fase di acuta crisi economica e di forte disdoro di una istituzione lottizzata, screditata e collusa con i propri dirigenti, come la Rai.

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Concorso docenti all’estero

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06402
Atto n. 4-06402

Pubblicato il 7 dicembre 2011
Seduta n. 643

LANNUTTI – Ai Ministri degli affari esteri e dell’istruzione, dell’università e della ricerca. -

Premesso che:

erano 36.000 i partecipanti al megaconcorso, tenutosi il 1° dicembre 2011 presso l’Hotel Ergife a Roma, organizzato dal FormezItalia SpA per il Ministero degli affari esteri e riservato al personale scolastico destinato alle scuole italiane all’estero;

è scattata subito la protesta dei partecipanti e la commissione è stata subissata di lamentele relativamente alle modalità di svolgimento della prova stessa che prevedeva 40 domande da svolgere in 45 minuti;

riferisce “Il Corriere della Sera” del 1° dicembre 2011: «Quesiti che, com’era successo ad inizio ottobre per il concorso destinato ai dirigenti scolastici, devono essere rintracciati dal candidato in un volume unico contenente le domande relative a tutte le tipologie di prove previste per ciascuna delle quattro lingue esaminate: francese, inglese, spagnolo, tedesco. Insomma: il candidato ha a disposizione un foglio con i numeri delle domande, scelti da un sistema informatico, e deve andarsi a ricercare il testo in quello che i prof chiamano il “librone”. (…) La protesta prende di mira la metodologia di esame e lo scarso tempo a disposizione dei candidati: i primi ad insorgere, alle 8, sono stati i prof di francese che dovevano sostenere l’esame per “lettori di lingua francese”. Racconta Gianfranco Chicca, docente di Tor Vergata: “Prima dell’inizio della prova ci sono state contestazioni in merito a questa modalità di ricerca delle domande – spiega il professore – La commissione ha risposto alle rimostranze dicendo che il tempo effettivamente non era sufficiente, il presidente ha chiesto di verbalizzare il tutto ma la commissione si è rifiutata”. A quel punto è scoppiata la bagarre: “Sono arrivati i carabinieri – aggiunge il prof – I testi erano lunghi, c’erano addirittura 4 brani da leggere: non si è capito cosa deciderà il Mae se annullare e rimandare le altre prove”. Anche perché, aggiungono i candidati, nel marasma pare sia “venuto a mancare qualche librone con le domande nelle altre lingue”. Erano almeno 3 mila i candidati chiamati a sostenere la prova giovedì, su un totale di 37 mila iscritti al concorso. Le altre prove avrebbero dovuto svolgersi venerdì 2 e lunedì 5 dicembre. (…) I prof, giunti nella Capitale per il megaconcorso, arrivano da tutta Italia. E dall’estero. Come una professoressa che insegna italiano in Argentina. “Siamo arrivati questa mattina in aereo a Fiumicino e siamo venuti direttamente all’Ergife – racconta – è impossibile svolgere una prova del genere in 40 minuti, si finisce per valutare chi è più veloce a sfogliare le pagine non chi conosce davvero una lingua straniera”. La professoressa e numerose altre confermano “l’unanime protesta sollevata dai docenti che costituisce un danno per tutti, e mette a nudo il modo in cui vengono svolti i concorsi pubblici – aggiungono i prof -. Non stanno valutando le competenze”. Tra i candidati gira voce che l’organizzazione delle prove sia stata affidata alla stessa società che ha curato i quiz per l’esame da preside: “Siccome per i dirigenti erano stati presentati mille quiz sbagliati su 4 mila, il ministero ha pensato di affidare la prova alla stessa agenzia” sottolineano (inferociti) i professori. “Questo concorso per insegnanti di ruolo italiani che vogliono andare all’estero, si fa ogni 4-5 anni – spiega ancora la professoressa – la modalità diffusa due giorni fa, quella del librone dove sono riportati tutti i test e tutte le 12 tipologie di prove che il candidato deve andarsi a cercare non era mai stata usata. E oggi si è scoperto che in queste 40 domande, c’erano anche 4 brani lunghi da leggere con domande di comprensione del testo”. Non solo: “Noi siamo in servizio all’estero. Questi esami sono caduti durante l’anno scolastico e i prof italiani hanno dovuto prendere un giorno di ferie – conclude Alessandra – E noi dell’emisfero australe eravamo impegnati in esami di stato. Ma perché non farlo durante le vacanze di Natale?”. Alle 13.30 di giovedì era ancora incerta la sorte delle altre prove di lingua, dopo l’annullamento dell’esame di francese. “Chiederemo il rimborso per viaggio e lavoro perso – rilanciano gli insegnanti – attendiamo notizie dal ministero”»;

considerato che:

la disorganizzazione del concorso per docenti all’estero segue la disastrosa prova preselettiva del “concorso fantasma” per il reclutamento di 238 dirigenti scolastici la cui organizzazione della prova preselettiva era stata affidata sempre a FormezItalia SpA, seguita da una corrente di contestazioni e di ricorsi al Tar;

FormezItalia è il clone a carattere privatistico del Formez (Centro di formazione studi, disciplinato dal decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 285), che è stato trasformato (dall’art. 1 del decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 6), assumendone la denominazione, in Formez PA (Centro servizi, assistenza, studi e formazione per l’ammodernamento delle pubbliche amministrazioni) per contenerlo;

in un’inchiesta giornalistica di Angela Camuso, pubblicata sul settimanale “L’Espresso” del 24 novembre 2011, FormezItalia ha evidenziato i legami dei vertici con la politica, l’ingente costo, 4,5 milioni di euro l’anno, della società per lo Stato italiano e il fatto che nei suoi organi statutari ci sono persone implicate in vicende giudiziarie a tal punto che Angela Camuso si chiede a che razza di persone è stata affidata la selezione di un concorso importante come quello per dirigenti scolastici?;

FormezItalia ha replicato con alcune precisazioni all’articolo “L’Ultima di Brunetta” (“L’Espresso” n. 47) a tutela dell’immagine della FormezItalia SpA: «Con il D.Lgs n. 6/2010 si è compiuta la riorganizzazione del Formez PA (già Formez), in conformità agli obiettivi previsti dall’art. 24 della L. 69/2009 recante “Riorganizzazione del Centro Nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione, del Centro di formazione studi e della Scuola superiore della pubblica amministrazione”, in base al quale il Governo è stato delegato ad adottare i decreti legislativi di riassetto normativo finalizzati a realizzare un sistema unitario di interventi nel campo della formazione dei pubblici dipendenti, della riqualificazione del lavoro pubblico, dell’aumento della sua produttività, del miglioramento delle prestazioni delle pubbliche amministrazioni e della qualità dei servizi erogati ai cittadini e alle imprese, della misurazione dei risultati e dei costi dell’azione pubblica, nonché della digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni. Nel rispetto degli obiettivi indicati il Formez ha promosso alcune attività mirate a valorizzare i servizi delle PA per il cittadino (contact center di Linea Amica), potenziare le iniziative di sensibilizzazione e di ascolto dei cittadini attraverso attività di censimento e di monitoraggio dei costi delle pubbliche amministrazioni. Per quanto riguarda l’attività formativa, Formez ha costituito Formezitalia S.p.A. deputata alla realizzazione delle attività di selezione, riqualificazione e formazione del personale delle pubbliche amministrazioni in coerenza con gli obiettivi di riforma per l’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico, nonché per l’efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni (D.Lgs. 150/2009). Per la realizzazione di tutte queste attività Formez PA, in linea con le previsioni contenute nel decreto di riordino, si avvale di FormezItalia, non un duplicato ma una derivazione in quanto sua struttura in house. Dal vostro articolo sembra che per FormezItalia si sia appositamente costituita una sede a Napoli, mentre questa esiste fin dal 1965: circa 20 anni fa smise di essere la sede legale del Formez, che fu trasferita a Roma. Gli esistenti uffici di Napoli sono stati individuati come centro per la formazione delle pubbliche amministrazioni per il territorio nazionale, con il conseguente subentro da parte di Formezitalia nella locazione dell’immobile di Napoli e il passaggio nell’organico della stessa dei dipendenti già Formez ivi operanti che, per esperienza e professionalità, sono risultati funzionali allo svolgimento delle attività istituzionali della società. Tale operazione si è potuta compiere nel rispetto di ogni garanzia sociale grazie alla partecipazione attiva delle Organizzazioni sindacali – che ancora ringraziamo- con le quali si sono definiti percorso e contenuti per la cessione volontaria del contratto di lavoro. Peraltro la stessa FormezItalia ha, sin dalla sua origine, adempiuto ad una missione rilevante in quanto ha rilanciato l’attività di selezione per le PA nel Formez, passando dai 1000 partecipanti a selezione del 2008 agli oltre 130mila per l’anno in corso e ha permesso di mantenere i livelli occupazionali in anni di grave crisi economica, ancor più grave nel nostro Mezzogiorno dove, grazie a FormezItalia si è riuscita a mantenere una presenza. FormezItalia, comunque, non ha in alcun modo determinato “doppioni” di attività, ma solo sinergie senza aggravi di costi; in particolare il costo dei 4,5 milioni da voi indicati non è il costo della Società ma è il costo degli stipendi del personale transitato dal Formez PA a FormezItalia nonché il costo del canone di locazione mensile degli uffici di Napoli. Tale canone, inferiore al costo che precedentemente sosteneva il Formez, è pari a € 67.469,00 e non ai 235.000,00 da voi erroneamente indicati, rivelandosi un brillante volano sotto l’aspetto dei ricavi. Preme peraltro sottolineare che, anche grazie alla ripartizione delle missioni, i conti consolidati del Formez sono in netto miglioramento, al punto di poter permettere un taglio lineare sul contributo statale previsto per il prossimo anno pari ad euro 3.309.000,00. Quindi non soltanto le strutture non costano di più, ma grazie alla riorganizzazione costano e costeranno molto di meno. Segnaliamo che il premio per il 2010 riconosciuto al Presidente – titolare di gran parte delle deleghe operative – è stato pari a € 35.000,00 lordi annui e non 70.000,00 come da voi indicato; inoltre la carta di credito aziendale a sua disposizione, sino al 30 settembre 2011 non risulta utilizzata. Per i sindaci effettivi è previsto un compenso lordo mensile pari a circa € 1.166,00 (diversamente dall’articolo che scrive di un costo variabile da 3.668,00 a 4 mila euro), mentre per i consiglieri di amministrazione il compenso lordo mensile è pari a circa € 1.666,00 (diversamente dall’articolo che scrive di un costo variabile da 4 a 7 mila euro). Quanto poi alle vicende che hanno visto coinvolti un consigliere di amministrazione ed un sindaco della società (peraltro non più in carica) è da rilevare che le stesse risultano del tutto estranee a FormezItalia S.p.A. e, comunque, sarà compito della magistratura farvi chiarezza. La posizione del consigliere, tempestivamente e cautelativamente congelata, è ora all’attenzione degli organi sociali. Restiamo a completa disposizione per presentare – qualora fosse di vostro interesse – tutti i risultati ottenuti, in solo due anni, dalla società in ambito di accesso al pubblico impiego, dematerializzazione e trasparenza, con iniziative sempre innovative e volte a soddisfare il cittadino/cliente come – da ultimo – la diretta streaming della correzione dei test dei candidati al concorso per dirigenti scolastici (con pubblici complimenti da parte de Il Sole 24 ore e anche di alcune associazioni di docenti). Il solo concorso per l’accesso al Comune di Napoli è stato un enorme successo: in meno di 11 mesi è stata conclusa una procedura che ha evaso oltre 110 mila domande via internet, ha consentito economie per l’amministrazione con un costo a partecipante di circa 10 euro, ha garantito totale trasparenza con un contenzioso irrisorio. Pertanto può essere considerato un modello di efficienza per tutte le amministrazioni»;

a detta rettifica è seguita la risposta de “L’Espresso”: «L’aggravio dei costi a cui si fa riferimento non è quello relativo al pagamento del personale dipendente. Piuttosto, nel servizio si fa riferimento ai costi di gestione di Formez Italia e soprattutto agli emolumenti erogati ai membri del Cda e del Collegio Sindacale/ Revisore dei conti di Formez Italia. Il contratto di locazione della struttura di Formez Italia, come risulta dal bilancio di cui L’Espresso è entrato in possesso, è stato pari in un anno a 971.752 euro, così suddiviso: 243.000 euro a Giugno, 242.891 a Luglio, 242.891 a Ottobre, 243.000 a Dicembre. Le cifre riportate nell’articolo non sono una media mensile ma si riferiscono ai pagamenti relativi a determinate mensilità così come scritti nel bilancio. Come risulta dal bilancio del 2011 di Formez Spa, il Presidente Amalfitano ha ricevuto a Luglio un pagamento di 70.000 euro. A Maggio risulta essere stato pagato per 17.000 euro, a Giugno non risulta avere ricevuto emolumenti, mentre risulta essere stato pagato per 17.300 euro ad Agosto, 20.000 euro a Settembre, 20.000 euro a Ottobre. Per Novembre i suoi emolumenti previsti ammontano a 20.000 euro. Idem per Dicembre. Come da documenti in nostro possesso risultano mandati di pagamento per Castellaneta (mand. n. 230) del 14/4/11 di euro 3.668 e di 3.668 euro del 27/7/11 (mandato n. 399). Allo stesso modo Bernini, sebbene si dica la sua posizione “congelata”, risulta aver ricevuto regolarmente i suoi compensi fino ad oggi. (vedi il numero di mandato di pagamento 434 del 15/11/2011, dove Bernini risulta essere stato pagato per 3.582 euro)»,

si chiede di sapere:

se ai Ministri in indirizzo risultino i motivi per cui vi sia stata una mancanza di informazione preventiva rispetto alle modalità di svolgimento della prova stessa;

se il Governo non ritenga opportuno, alla luce dei fatti esposti in premessa, prevedere l’annullamento del concorso per il reclutamento del personale scolastico destinato alle scuole italiane all’estero, dove, tra l’altro, stando a quanto pubblicato su alcuni siti Internet , sarebbe stato evidenziato che i quiz sarebbero stati quelli già utilizzati per il concorso per dirigenti scolastici, un migliaio dei quali erano stati successivamente cancellati dallo stesso Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca a seguito delle proteste dei candidati che avevano riscontrato numerosi errori ed ambiguità;

se non ritenga che le migliaia di docenti, che hanno subito un trattamento inaccettabile, attendendo per ore ed alla fine subendo addirittura la minaccia di uno sgombero forzato da parte della Polizia, a causa della pessima organizzazione, unita alla discutibile scelta di concentrare i candidati in un’unica sede romana quale l’Hotel Ergife, peraltro privata e quindi a pagamento, abbiano diritto ad una spiegazione;

se non ritenga inoltre necessario prevedere il rimborso delle spese per i pernottamenti non previsti, i biglietti aerei e dei treni, spese che, per la manifesta incapacità degli organizzatori, sono state sopportate dai docenti partecipanti al concorso in questione;

se corrisponda al vero quanto sollevato dall’inchiesta della rivista “L’Espresso” e quali siano le valutazioni del Governo a riguardo;

se, considerata la disastrosa organizzazione del concorso per insegnanti nelle scuole italiane all’estero, a cui si aggiunge l’altrettanto disastrosa organizzazione del precedente concorso per dirigenti scolastici, concorsi che insieme hanno causato ai candidati parecchio danno economico, ritenga ancora utile affidare al FormezItalia SpA l’organizzazione e la gestione di concorsi e di quant’altro abbia riferimento con la pubblica amministrazione a tutti i livelli.

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Abruzzo – furto di identità

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06401
Atto n. 4-06401

Pubblicato il 7 dicembre 2011
Seduta n. 643

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze, della giustizia e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che anche in Abruzzo sta aumentando il fenomeno delle frodi creditizie, che si realizza mediante il furto di identità e il conseguente utilizzo illecito dei dati personali e finanziari altrui;

da un articolo pubblicato su “Il Tempo” del 1° dicembre 2011 si apprende che «Le rilevazioni presentate dall’Osservatorio Crif evidenziano una crescita notevole in provincia dell’Aquila, pari al 40,41% nel primo semestre 2011 rispetto al corrispondente periodo del 2010. L’incremento medio a livello regionale è stato invece del 3,31%. Nella provincia di Pescara la crescita di questo fenomeno criminale è stata pari al 22,39%. Significativo il fatto che anche in provincia si stia delineando una dinamica in costante crescita per questa moderna tipologia di crimine, a conferma di un fenomeno dalle dimensioni assolutamente preoccupanti non solo nelle grandi città. A livello nazionale, l’importo totale delle frodi creditizie perpetrate nel primo semestre 2011 a danno di ignari cittadini ha raggiunto la ragguardevole cifra di 98 milioni di euro (+7% rispetto al 2010) e risulta che in un caso su quattro ha prodotto un bottino superiore a 10.000 euro. Entrando nel dettaglio delle singole forme tecniche, i prestiti finalizzati continuano a fare la parte del leone e a essere presi particolarmente di mira dai frodatori, con un’incidenza del 77,9% sul totale dei casi (+9,3% rispetto al 2010). Aumentano anche i casi registrati sulle carte di credito a saldo (+91,6% rispetto al 2010) e sui fidi (+155%) mentre sono risultati in calo quelli perpetrati sulle carte rateali e i leasing. Da segnalare, infine, i casi tutt’altro che sporadici di frodi perpetrate anche sui mutui. I prodotti più frequentemente oggetto di una frode risultano essere auto e moto (con una quota pari al 62,7% del totale e un incremento del +17% rispetto al 2010), arredamento (13,5%) e prodotti hi-tech (elettronica, informatica, telefonia). Prosegue il trend di crescita relativo all’accesso fraudolento al credito per ottenere servizi alla persona, con un vero e proprio boom di casi rilevati su trattamenti estetici, cure mediche e iscrizioni a palestre, che ora superano il 3% dei casi e fanno segnare un +240% rispetto allo stesso periodo del 2010. Per quanto riguarda i tempi di scoperta della frode, Crif ha rilevato come stiano diventando sempre più lunghi: sono infatti in preoccupante crescita i casi in cui la truffa viene intercettata addirittura dopo tre anni (30% del totale). È emerso, inoltre, che la frode viene scoperta entro i primi sei mesi solo in un caso su quattro, mentre nel 28,1% dei casi la scoperta avviene con un ritardo che varia da sei mesi a due anni»;

considerato che:

le cronache recenti testimoniano la sempre maggior diffusione della pratica di procurarsi illegalmente informazioni personali e riservate con la finalità di ottenere illecitamente credito e acquistare beni o servizi, la quale costituisce ormai una vera e propria attività criminale organizzata;

l’utilizzo illecito di dati identificativi altrui – il cosiddetto furto di identità – è messo in pratica sia mediante strumenti tradizionali, quali furto della corrispondenza o dei documenti, sia attraverso sofisticati, ma sempre più numerosi, stratagemmi di pirateria informatica. Il fenomeno, che fino a qualche tempo si riteneva apportare danni confinati alla dimensione finanziaria di singoli soggetti, ha raggiunto dimensioni tali da far ritenere che esso non provenga più, nei casi più eclatanti, da ambiti artigianali, quanto piuttosto da vere e proprie organizzazioni specializzate;

inoltre l’autore della frode rimane fondamentalmente sconosciuto, venendo, infatti, individuato solo nel 6 per cento dei casi. Con riferimento al numero esiguo di situazioni in cui la vittima è riuscita a risalire al ladro di identità, si è trattato per lo più di esercenti un’attività commerciale, di un parente o un familiare, di un amico o di un collega di lavoro;

i riscontri ottenuti dall’analisi casistica in merito agli autori delle frodi confermano, inoltre, un dato importante: quanti commettono frodi creditizie, mediante il furto di identità, godono di un livello di impunità particolarmente alto sia perché le vittime non sono in grado di identificare la persona e il momento in cui sono stati sottratti o alterati i loro dati sia perché gli istituti vittimizzati non riescono, a loro volta, a risalire alle generalità dei ladri di identità. Infatti, nel 93 per cento dei casi, le vittime non hanno potuto denunciare l’autore della frode, ma hanno dovuto sporgere denuncia contro ignoti;

recentemente il Presidente della Federal Reserve Bernanke ha dichiarato che il furto di identità è un crimine serio, ricordando che colpisce milioni di americani ogni anno. Si tratta di un allarme serio, proveniente da una persona senza dubbio informata, dal momento che proprio Bernanke è rimasto vittima di un prelievo bancario effettuato da alcuni malviventi con l’utilizzo di dati sensibili della sua famiglia (la patente, che negli Usa sostituisce la carta di identità, il codice fiscale, carte di credito). Trattandosi del Presidente della Fed, il lavoro dei servizi segreti e della polizia postale ha fatto sì che la rete delinquenziale venisse individuata e tratta in arresto. Ma non tutti i cittadini possono verosimilmente contare su tanta sollecitudine. È bene quindi che i malintenzionati abbiano ben chiaro il quadro delle sanzioni cui vanno incontro in caso di furto di identità. Poiché senza una sanzione adeguatamente dissuasiva anche gli strumenti di prevenzione potrebbero rivelarsi armi spuntate;

a livello comunitario sono allo studio migliori sistemi di protezione degli utilizzatori della rete Internet , anch’essa esposta, come i più comuni documenti cartacei, alle insidie dei truffatori, la cui incidenza sulle transazioni, anche secondo i più recenti studi, sta acquistando preoccupante consistenza;

già la legge n. 547 del 1993 nacque sulla spinta di una raccomandazione del Consiglio d’Europa ed infatti, sin dal 1991, si è posta la necessità di norme a tutela delle carte di pagamento elettroniche. Numerosi sono gli accorgimenti che ciascuno può opportunamente adottare al fine di ridurre la possibilità di cadere vittima di simili attività fraudolente;

significative in tal senso sono anche le disposizioni approvate alla fine della XV Legislatura a conclusione dell’esame del disegno di legge di ratifica ed esecuzione della convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica fatta a Budapest nel novembre 2001. Le modifiche apportate alla legislazione vigente dalla legge 18 marzo 2008, n. 48, hanno infatti prodotto un significativo raffinamento degli strumenti giuridici nel settore dei crimini informatici. Ma resta pur sempre, segnalata dai giuristi informatici, la necessità di valutare la possibilità di un intervento più incisivo sugli aspetti penali della questione,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di ridurre il rischio di frodi nel settore del credito al consumo;

quali interventi, alla luce dei dati riportati in premessa, intenda adottare per garantire controlli capillari sulla coerenza e sulla completezza dei dati forniti, nonché per assicurare che le banche dati svolgano il loro ruolo fondamentale per il controllo incrociato delle informazioni;

se non ritenga che al potenziamento di un modello generale di prevenzione e monitoraggio, sul piano amministrativo, delle frodi nel settore del credito al consumo e dei pagamenti dilazionati o differiti, si debba affiancare una attività repressiva (e dissuasiva) altrettanto efficace;

se non intenda promuovere iniziative normative al fine di introdurre nel codice penale il reato di frode con falsa identità anche dando seguito dell’Atto Senato 1869 a prima firma dell’interrogante;

quali iniziative nelle opportune sedi di competenza intenda assumere al fine di abbreviare i tempi di scoperta delle frodi.

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Procura di Roma

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06385
Atto n. 4-06385

Pubblicato il 6 dicembre 2011
Seduta n. 642

LANNUTTI – Al Ministro della giustizia. -

Premesso che:

la Procura della Repubblica di Roma, una delle più importanti d’Italia per i suoi riflessi sulla politica e sui Governi, è sempre stata accusata, anche ingiustamente, di essere un “porto delle nebbie”, che nasconde le inchieste più delicate, o quando dimostra contiguità di taluni importanti magistrati ai suoi vertici con lo stesso potere politico o economico, oppure quando tenta di avocare alla sua giurisdizione delicate inchieste di altri uffici giudiziari;

nell’indagine sulla cricca del G8, scoperchiata grazie al lodevole lavoro della Procura di Firenze, del procuratore capo Quattrocchi ed altri bravi giudici, sono state acclarate evidenti collusioni tra magistrati ed indagati, che sono poi stati costretti a dimettersi anche per le indagini sul loro conto da parte della Procura di Perugia, chiamata a giudicare il lavoro dei colleghi di Roma;

non tutti sono contigui al potere, come dimostrano alcune brillanti indagini su scandali evidenti, scoperchiati grazie al lavoro eccellente dei magistrati di Roma, ma la fama di “porto delle nebbie”, piuttosto che diradarsi, è destinata ad accrescersi, come dimostra un articolo pubblicato in data 30 novembre 2001 sul “Corriere della Sera”;

scrive Giovanni Bianconi: «”Devo dire che attualmente la tensione è stemperata, non c’è più. Ma prima potrei dire di sì. Per queste vicende ci furono delle riunioni molto tese, l’armonia è stata un po’ scossa…”. Così parlava, nemmeno un mese fa, il procuratore di Roma Giovanni Ferrara, a proposito delle inchieste P3 e Finmeccanica coordinate da uno dei suoi vice, Giancarlo Capaldo, davanti al Consiglio superiore della magistratura. L’organo di autogoverno ha avviato un’istruttoria preliminare per verificare l’esistenza di un’ipotetica “incompatibilità ambientale” di Capaldo; dopo Ferrara sono stati ascoltati l’altro procuratore aggiunto Caperna e il sostituto Paolo Ielo, tra qualche giorno toccherà allo stesso Capaldo. L’obiettivo è chiudere gli accertamenti in fretta perché ieri Ferrara ha abbandonato la Procura per il nuovo incarico di sottosegretario all’Interno, lasciando le leve del comando proprio nelle mani di Capaldo, il procuratore aggiunto vicario da ieri “reggente” dell’ufficio giudiziario più importante d’Italia. In attesa del nuovo capo, che non arriverà prima del prossimo anno. Paradossalmente l’addio anticipato di Ferrara allungherà tempi e procedure, perché ora si dovranno riaprire i termini per presentare eventuali nuove candidature. Tutto lascia pensare che la posizione dei favoriti resti invariata: il magistrato con maggiori possibilità resta Giuseppe Pignatone, attuale procuratore di Reggio Calabria. Ma fino alla nomina i giochi restano aperti. Tra i candidati c’è anche Capaldo, il quale ha sempre sostenuto di non avere nulla da rimproverarsi nei comportamenti tenuti durante le delicate inchieste che ha condotto e continua a condurre. Compreso l’ormai famoso pranzo di un anno fa, a casa di un avvocato amico, con l’allora ministro dell’economia Tremonti e il suo braccio destro (…), di lì a poco indagato dalla Procura della capitale. Gli accertamenti del Csm – sempre nell’ottica di valutare l’opportunità di quell’incontro conviviale – si sono estesi ad alcuni atti istruttori compiuti da Capaldo. Come gli interrogatori di Lorenzo Borgogni e Luigi Martini, coinvolti nell’indagine Enav-Finmeccanica, su un’intercettazione in cui i due parlavano di una “bastonata tra i denti”, da parte della Guardia di finanza, destinata proprio al procuratore aggiunto. Al consigliere del Csm che gli ha chiesto se Capaldo l’avesse preventivamente informato, Ferrara ha risposto secco: “No, gli avrei detto di no”. Evidentemente perché giudicava sconveniente che a occuparsi della vicenda fosse un magistrato direttamente interessato, possibile “parte offesa”. Ma gli accenti critici di Ferrara al “reggente” che da ieri ha preso il suo posto non si fermano qui. Capaldo è titolare della Dda, la direzione distrettuale antimafia, ma tra le sue inchieste ce ne sono alcune che sembrano avere poco a che fare con quell’ambito. Ad esempio l’indagine sulla cosiddetta P3: “Nacque una questione perché inizialmente si trattava di corruzione, successivamente si contestò la legge Anselmi (divieto di associazioni segrete, ndr). Allora ci furono malumori”. I procuratori aggiunti competenti per quei reati, ha spiegato Ferrara al Csm, “si dolsero che questo procedimento fosse rimasto nella gestione Dda”. Stessa cosa per il procedimento Enav-Finmeccanica, coordinato da Capaldo finché ha rimesso la delega spiegando che lo faceva a protezione non sua ma dell’ufficio: “Lui sosteneva l’esistenza della connessione, unica ragione per trattenerlo, ma i criteri sono indicati dalla legge, e a mio avviso non c’erano. Per questa vicenda gli animi si sono un po’ accesi, io dico anche giustamente, tant’è vero che poi siamo arrivati alla cessione della delega da parte del collega Capaldo che è stata volontaria, ma fino a un certo punto”»;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

gli accertamenti del Csm, nell’ottica di valutare l’opportunità di quell’incontro conviviale, che si sono estesi ad alcuni atti istruttori compiuti da Capaldo, come gli interrogatori di Lorenzo Borgogni e Luigi Martini, configurano un’incompatibilità ambientale;

il Governo, nell’ambito delle proprie prerogative e stante la divisione dei poteri, ha il dovere di vigilare per tentare di fugare la nomea di “porto delle nebbie” per la Procura di Roma, ufficio giudiziario tra i più importanti che attende la nomina del procuratore capo nei prossimi giorni, nell’auspicio che venga scelto tra i più rigorosi e preparati magistrati, nonché per restituire ai cittadini ed agli utenti del servizio giustizia la necessaria fiducia,

si chiede di sapere se al Ministro in indirizzo risulti che il pubblico ministero Giancarlo Capaldo, uno dei più importanti magistrati della Procura di Roma già titolare di delicate inchieste, accusato di dubbie frequentazioni, come il famoso pranzo di un anno fa con il Ministro dell’economia e delle finanze pro tempore Tremonti e il suo braccio destro, abbia spaccato la Procura di Roma, come avrebbe riferito al Consiglio superiore della magistratura l’ex Procuratore capo Ferrara.

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Finmeccanica – Manlio Fiore

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06386
Atto n. 4-06386

Pubblicato il 6 dicembre 2011
Seduta n. 642

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che Manlio Fiore, direttore commerciale di Selex sistemi integrati, è stato recentemente arrestato nel corso dell’inchiesta sugli appalti Enav e Finmeccanica;

considerato che nel suo computer, come riporta la stampa, sono stati trovati numerosi materiali pedopornografici,

si chiede di sapere se il Governo sia a conoscenza di quanti viaggi abbia effettuato Manlio Fiore in Thailandia e se tali viaggi abbiano avuto esclusivamente a che fare con i radar Kronos oggetto di una commessa della Selex nel Paese del sud est asiatico, escludendo che possano essere riconducibili a vero e proprio turismo sessuale.

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Finmeccanica- Venturoni

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06384
Atto n. 4-06384

Pubblicato il 6 dicembre 2011
Seduta n. 642

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che tra i nomi delle persone che sembrano poter prendere il posto di Pierfrancesco Guarguaglini alla presidenza di Finmeccanica, sta circolando sempre più quello dell’ammiraglio Guido Venturoni;

considerato che:

l’ammiraglio Guido Venturoni è attualmente componente del Consiglio d’amministrazione di Finmeccanica e fa parte del comitato di controllo interno del colosso industriale italiano;

stando a quanto emerge dalle inchieste di varie procure d’Italia, non sembra che il comitato interno di Finmeccanica abbia controllato a dovere le discutibili azioni dei manager del gruppo,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quali siano le iniziative che il comitato di controllo interno di Finmeccanica ha in questi mesi adottato in relazione agli scandali che stanno interessando Finmeccanica;

se non ritenga inopportuno che il componente di un organo controllore, che in questi anni sembra aver controllato ben poco, riceva l’incarico di Presidente di un’azienda travolta da scandali di corruzione e tangenti.

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Finmeccanica- Superliquidazione Guarguaglino

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06379
Atto n. 4-06379

Pubblicato il 5 dicembre 2011
Seduta n. 641

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

il 1° dicembre 2011 Pier Francesco Guarguaglini ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio di amministrazione di Finmeccanica dopo nove anni al vertice della prima azienda del settore della difesa italiana;

su un articolo de “Il Fatto Quotidiano” del 2 dicembre 2011 si legge: «Chi credeva di avere ormai visto tutto nella vicenda della Finmeccanica, ieri sera si è dovuto ricredere. Il modo in cui il governo, azionista di controllo del gruppo industriale, ha congedato il presidente indagato Pier Francesco Guarguaglini si può ben definire surreale. Come dimostra il comunicato di commiato al presidente uscente emesso al termine del consiglio d’amministrazione. Val la pena di leggerlo integralmente: “I più sentiti ringraziamenti per l’altissima professionalità e il proficuo impegno che hanno consentito la crescita e l’affermazione del gruppo nei mercati mondiali”. Il tutto in una busta con un assegno da 5,5 milioni di euro, pari a circa 220 anni di stipendio di un impiegato della Finmeccanica. Complimenti, ma allora perché l’hanno cacciato? Per chi si fosse perso qualche puntata, un breve riassunto. Il 73 enne Guarguaglini, indagato per false fatturazioni nell’inchiesta Enav-Finmeccanica, è il marito di Marina Grossi, amministratore delegato della Selex Sistemi Integrati, la controllata di Finmeccanica considerata dai magistrati inquirenti l’epicentro di un sistema di tangenti ramificato come una metastasi. La Grossi è indagata per corruzione, e resiste saldamente al suo posto. Il braccio destro di Guarguaglini, Lorenzo Borgogni, al suo fianco lungo tutta la carriera da industriale delle armi che ha visto il manager toscano passare dalla guida della Oto-Melara a quella della Fincantieri fino alla Finmeccanica, è indagato pure lui. Ha raccontato ai magistrati di aver intascato 5,6 milioni di euro da ditte fornitrici del gruppo, ma sostiene che non si trattava di tangenti ma di consulenze “di natura privatistica”. Adesso sta raccontando agli inquirenti che la Finmeccanica, come l’ha vista lui da un punto di osservazione privilegiato lungo i nove anni della gestione Guarguaglini, soccombe da anni agli appetiti di politici di ogni colore. Insomma, la Finmeccanica, come la raccontano i protagonisti, sembra essersi trasformata da gioiello della tecnologia made in Italy a fogna della corruzione. Ciò che ha spinto il premier Mario Monti, domenica 20 novembre, a emettere una nota con cui si chiedevano in modo implicito ma chiaro le dimissioni di Guarguaglini, il presidente che ha sempre negato ogni coinvolgimento nel malaffare senza poter però smentire di essere quantomeno distratto. E così sono trascorsi dieci giorni di braccio di ferro. Guarguaglini, perso l’onore, ha pensato bene di salvare almeno la cassa. E si è rifiutato di dimettersi per non perdere la sontuosa liquidazione che gli spettava di diritto per la risoluzione anticipata del contratto. Il governo avrebbe potuto cacciarlo senza dargli una lira invocando la giusta causa, ma Monti ha scelto la linea sobria. Ha trattato, facendo scendere le pretese dell’esperto manager dai 12-15 milioni di partenza a più modesti 5,5 milioni lordi. Per la precisione 4 milioni sono l’indennità compensativa per la risoluzione anticipata del rapporto, e 1, 5 per un patto di non concorrenza della validità di un anno. Tecnicamente Guarguaglini non si è dimesso, ma ha aperto una trattativa del tipo “quanto mi date se mi dimetto?”. Uno spettacolo edificante per i 74 mila dipendenti del gruppo che adesso temono per il proprio posto di lavoro. Monti ha scelto di dare per ora piena fiducia all’amministratore delegato Giuseppe Orsi, che Guarguaglini voleva fortissimamente trascinare con sé nella disgrazia. Ma Orsi da oggi è anche presidente e ha i pieni poteri. Non è ancora chiaro se si tratti di una soluzione transitoria o se il governo ha deciso di scommettere sull’uomo che, secondo la protesta di Antonio Di Pietro, “è il massimo della rappresentazione spartitoria dei partiti nelle aziende pubbliche”. Orsi è salito al vertice sei mesi fa su indicazione della Lega Nord, che oggi è all’opposizione. Fin dall’inizio è entrato in rotta di collisione con Guarguaglini imponendo con i conti trimestrali di fine settembre l’esposizione di pesantissime perdite causate dalla gestione operativa del presidente. Il suo programma è noto: ridimensionare Finmeccanica avviando verso la cessione la Ansaldo-Breda (treni), la Ansaldo Sts (segnalamento ferroviario), alcuni pezzi dell’americana Drs e l’Ansaldo Energia. Cura dimagrante per concentrarsi nei due settori chiave: aeronautica e “sistemi di difesa”, l’eufemismo per dire armi. Finmeccanica a pezzi e posti di lavoro in pericolo. Un ringraziamento a Guarguaglini ci stava proprio bene. Forse quel comunicato era un saggio della rinomata ironia sottile del professor Monti»;

anche l’incarico di Marina Grossi alla Selex è sempre più in bilico visto che anche lei è indagata per corruzione e false fatturazioni nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti corrotti all’Enav. Giuseppe Orsi avrebbe già chiesto le sue dimissioni,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che, in un momento come quello che sta vivendo il Paese di profonda crisi economica per cui si interviene sulle pensioni e si chiedono tagli e sacrifici a tutta la popolazione, sia alquanto scandaloso che l’ex presidente Guarguaglini venga premiato con una liquidazione di oltre 5 milioni di euro per aver portato quasi al disastro l’azienda che ha guidato ed essere coinvolto in inchieste giudiziarie che gettano ombre sempre più pesanti sulla legalità e sulla correttezza del suo operato;

quali siano i motivi per cui si ritiene di riconoscere un premio, come è già successo molte altre volte, senza riservarsi di valutare se l’intervento ha svolto il suo compito con competenza e diligenza, e se non si intenda vigilare perché nelle riservate sale aziendali i consiglieri d’amministrazione e i sindaci facciano il loro mestiere non assecondando giochi di potere;

quali opportune iniziative di competenza intenda assumere affinché i manager siano sottoposti ad azioni di responsabilità quando si adoperano per portare le aziende in alto nelle cronache giudiziarie e in basso nelle classifiche finanziarie coinvolgendole in scandali, come nel caso di quelli in Finmeccanica, che oltre a Pier Francesco Guarguaglini hanno avuto come protagonista anche la moglie Marina, amministratore delegato della controllata Selex sistemi integrati, invece di essere ricompensati con superliquidazioni.

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Riforma pensioni

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06378
Atto n. 4-06378

Pubblicato il 5 dicembre 2011
Seduta n. 641

LANNUTTI – Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

la riforma delle pensioni, invece di andare sulla strada dell’equità, sembra avere aspetti molto negativi sui pensionati che hanno maturato diritti acquisiti dopo 40 anni di lavoro;

in un articolo pubblicato su “La Repubblica”, il 24 novembre 2011, riassunto dal titolo: “Crescita e pensioni, la Fornero si presenta ‘Riforma già fatta, serve equità sui sacrifici’”. Il neoministro del Welfare illustra le linee guida dell’azione del Governo: «”Sulla previdenza cambiamento c’è stato, ma bisogna accelerare”. Bersani entusiasta: “Primo intervento convincente su tutto”. La riforma delle pensioni “è già stata largamente fatta, ma necessita di tempi più accelerati” di quelli previsti. Lo ha spiegato il ministro del Lavoro Elsa Fornero intervenendo all’assemblea della Confederazione nazionale dell’artigianato citando gli elementi di forza su cui può contare l’Italia per uscire dalla crisi. Altri punti sono poi il risparmio delle famiglie e l’imprenditoria. In occasione della sua prima uscita pubblica, il ministro ha voluto anche elencare i principi fondamentali “che rappresenteranno l’azione di questo governo e del mio ministero”. Capisaldi che si chiamano “rigore finanziario, equità degli interventi e crescita”. Secondo la Fornero, quando si parla di rigore non si intende “nella dimensione quantitativa, ma una diversa cultura del rapporto tra individui e spesa pubblica, un elemento su cui lavorare molto anche con un’azione educativa. Il rigore, quindi, deve essere associato a uno stile d’azione improntato sempre alla sobrietà”. Per il ministro, inoltre, “i sacrifici devono essere calibrati alla capacità di singoli e gruppi di supportarli, perché non possono più essere i deboli a sopportare la parte peggiore dei sacrifici” mentre per quanto riguarda la crescita, “ci saranno stimoli che dovranno tendere alla rimozione all’attenuazione di tutti quei lacci e lacciuoli che hanno mortificato crescita e opportunità di questo paese”, ha concluso. La Fornero ha parlato poi degli incidenti sul lavoro. “La sicurezza deve rimanere e resterà centrale nell’azione del governo, è un mio impegno”, ha detto. Ricordando l’elevato numero di vittime sul lavoro, in particolare le sette di ieri, il ministro ha ribadito che “numeri di questo tipo impongono uno sforzo collettivo di reazione e impongono di affrontare e risolvere nodi che sono incompatibili con la dignità umana”. Un’uscita pubblica che ha pienamente convinto Pierluigi Bersani. “Il primo intervento della ministra è stato veramente notevole sia nel merito sia nei toni”, ha commentato il segretario del Pd a margine dei lavori dell’assemblea della Cna»;

considerato che:

in un lancio di agenzia del 30 novembre 2001, la Cgil, il maggior sindacato dei lavoratori, considera “inaccettabili” le ipotesi circolate sugli interventi che il Governo sta mettendo a punto in materia di pensioni. «”Senza interventi sulla crescita e senza una vera svolta sull’equità – dice il segretario confederale Vera Lamonica – il Paese non esce dalla condizione difficile che si è determinata. Il ventilato blocco dell’adeguamento all’inflazione delle pensioni in essere è esattamente il contrario dell’equità perché colpisce le fasce più deboli, già impoverite dalla caduta del potere d’acquisto di salari e pensioni, e non in grado di reggere ulteriori colpi”. “Se sono vere le anticipazioni – dice ancora Vera Lamonica – l’approccio ai temi più generali della previdenza sarebbe ancora una volta basato sulla volontà di fare esclusivamente cassa con le pensioni, e sarebbe anche la dimostrazione che il tema giovani viene usato solo strumentalmente, e non per dare risposte effettive”. La Cgil conferma la sua netta opposizione a cancellare il tetto dei 40 anni, peraltro già oltre 41 con la finestra mobile, e a ulteriori anticipazioni dell’innalzamento dell’età per le donne del settore privato. Il sindacato chiede di affrontare i privilegi e le disparità che “non sono legati al lavoro dipendente e vanno affrontati sul serio” a partire dalla parificazione delle aliquote tra dipendenti e autonomi. Infine la Cgil chiede che in materia previdenziale ci sia un confronto e, auspica Lamonica, ” il consenso, delle parti sociali”. “Se le misure alla fine fossero davvero quelle che oggi sono sulle prime pagine – conclude – non saremmo neanche di fronte a ipotesi di riforma ma a puri e semplici interventi di cassa, senza alcun profilo di discontinuità rispetto a quanto avvenuto nel recente passato»;

un articolo de “Il Sole 24 ore” del 4 dicembre 2011 riferisce che: «Nel provvedimento approvato dal consiglio dei ministri è prevista la cancellazione del meccanismo delle “finestre mobili”, operativo dal gennaio scorso (12 mesi dalla maturazione dei requisiti per ricevere l’assegno, se si è dipendenti; 18 se si è autonomi). Le donne andranno in pensione di vecchiaia nel 2018 a 66 anni (65 oltre i 12 mesi di finestra, che saranno assorbiti). “Lo Stato non ci dice quando dobbiamo sposarci”, ha detto il ministro Fornero. “Introduciamo flessibilità nell’uscita, tenendo conto che l’Europa ci chiede di innalzare l’età del ritiro”. La fascia di flessibilità per l’età pensionabile delle donne sarà tra i 63 e i 70 anni, con un sistema di incentivi e disincentivi. Quanto invece agli uomini, l’età di 66 anni per la pensione di vecchiaia è prevista da subito. Addio anche ai 40 anni di contribuzione per l’uscita. Scatta infatti la pensione di anzianità a qualsiasi età a 42 anni + 1 mese di contributi per gli uomini e 41 anni + un mese per le donne. Contributivo per tutti Arriva l’estensione del metodo di calcolo contributivo pro rata per tutti. Infine, il ministro Fornero ha parlato di un aumento delle aliquote contributive dei lavoratori autonomi, anche se non ha fornito indicazioni su quanto varrà questo incremento. Ci sarà “un sacrificio” per l’indicizzazione dell’inflazione a partire dal 2012, però “salvando le pensioni minime” e – ha precisato il presidente Monti, affiancando il ministro Fornero commossa e sopraffatto per qualche istante dalla tensione – grazie al prelievo sui capitali scudati sarà in salvo anche la rivalutazione delle pensioni pari al doppio del minimo»,

si chiede di sapere:

se a giudizio del Ministro in indirizzo la riforma, con il blocco dell’adeguamento all’inflazione delle pensioni in essere, non sia esattamente il contrario dell’equità perché colpisce le fasce più deboli, già impoverite dalla caduta del potere d’acquisto di salari e pensioni, e non in grado di reggere ulteriori colpi;

se la cancellazione del tetto dei 40 anni, che già arriva ad oltre 41 con la finestra mobile, con ulteriori anticipazioni dell’innalzamento dell’età per le donne del settore privato, non costituisca una fortissima iniquità per i lavoratori che si aspettano vengano affrontati i privilegi e le disparità che non sono legati al lavoro dipendente e vanno affrontati a partire dalla parificazione delle aliquote tra dipendenti e autonomi;

se, nella riforma, non sarebbe opportuno prevedere l’unificazione della casse autonome di previdenza, dall’Enpam, all’Enasarco, dai geometri ai ragionieri e commercialisti, come quelle degli ingegneri, giornalisti, veterinari, e di altre categorie conferendo gli attivi ad un Fondo autonomo gestito dai Dicasteri dell’economia e del lavoro, con la soppressione di ben 22 costosi consigli di amministrazione, collegi sindacali ed organi sociali, con evidenti economie di scala;

se il Governo, a giudizio dell’interrogante pronto a cancellare i diritti acquisiti dei lavoratori, non debba mostrare analoga sensibilità nei riguardi degli evasori e dei riciclatori di denaro, graziati da uno scudo fiscale criminale, vero e proprio riciclaggio di Stato, imponendo una patrimoniale del 20 per cento sui 105 miliardi di capitali rientrati con l’aliquota del 5 per cento, e non debba dare prova di un senso di equità chiamando le banche e altri intermediari che hanno consentito il rientro di fungere da sostituti di imposta, reperendo ben 21 miliardi di euro.

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Direttore TG1 Augusto Minzolini

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06357
Atto n. 4-06357

Pubblicato il 30 novembre 2011
Seduta n. 640

LANNUTTI – Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

tornano alla ribalta le disinvolte spese del direttore del TG1 Augusto Minzolini, proprio nel momento in cui il Tg1, ammiraglia della Rai, perde ascolti e share a favore della concorrenza e del TG3 e viene considerato da alcune ricerche un TG di terz’ordine. Scrive Goffredo De Marchis su “La Repubblica” del 30 novembre 2011, in un pregevole articolo dal titolo “Da Capri a Cortina, 1.500 euro in 5 giorni. Le carte che accusano Minzolini”: «”Augusto Minzolini e Mauro Masi la chiamano “incomprensione amministrativa”. Un innocuo pasticcio da 74.636,90 euro sperperati in un anno dal “direttorissimo”usando la carta di credito aziendale della Rai. Non ci siamo capiti e finiamola lì. Ma il procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna lo chiama peculato e il Nucleo di polizia tributaria della Capitale addirittura truffa aggravata (reato punibile con la reclusione da 1 a 5 anni). Il quadro probatorio sembra non lasciare scampo a Minzolini. All’”incomprensione amministrativa” è legata la sua sorte di direttore del Tg1. Martedì il giudice delle indagini preliminari decide sulla richiesta di rinvio a giudizio. Se dà il via libera al processo, Minzolini ha le ore contate»;

l’articolo prosegue: in 77 pagine di informativa la Guardia di finanza «ricostruisce dettaglio per dettaglio la vicenda della carta di credito aziendale usata indebitamente dal direttore del Tg1. Un lavoro certosino, che scava nella vita privata del giornalista quando questa è stata foraggiata dai soldi pubblici della Rai. Incrocio di ricevute sequestrate a Roma e Torino, verbali di interrogatorio, corrispondenza interna: su queste basi la procura ha messo sotto indagine Minzolini per peculato escludendo la truffa. Il 6 dicembre sarà un’impresa far passare un vorticoso e invidiabile elenco di località di vacanza, spese allegre, misteriosi informatori, ristoranti e alberghi di extra lusso con i quali si potrebbe scrivere una breve guida Michelin, come un piccolo equivoco senza importanza. “La restituzione è irrilevante” Nel dossier si ritrovano molti particolari già conosciuti. Le mete delle trasferte del direttorissimo: week end a Capri, Barcellona, Ischia, Cortina, Cannes, Sanremo, Venezia, Marrakech, Dubai, Londra, Palma de Majorca, Amburgo, Monaco, Saturnia, Il Cairo. Il totale speso per questi viaggi e addebitato sulla carta di credito aziendale: 74.636,90 euro in poco più di un anno, dal 28 luglio 2009 al 30 novembre 2010, quando scoppia lo scandalo e la Rai ritira la carta a Minzolini. Di questa cifra il giornalista ha restituito 65.341,33 euro in 5 tranche: 2000 trattenuti sullo stipendio di febbraio 2011, 63.330,76 con tre assegni da marzo a maggio dello stesso anno, 1134 versati nel giugno scorso. Ma, precisa la polizia tributaria, ai fini del reato “è irrilevante la successiva avvenuta restituzione in cassa della somma”. Il doppio rimborso spese?Il pasticcio dunque si complica. La lettura delle carte offre infatti altri particolari inediti. Le Fiamme gialle segnalano l’ipotesi di truffa aggravata per alcuni casi in cui Minzolini ha ottenuto un doppio rimborso: quello registrato per la carta di credito e quello a forfait, “richiesto e ottenuto dallo stesso Minzolini, per un importo complessivo di 1637,16 euro”. In pratica, il direttore pagava il ristorante con il denaro aziendale attraverso la carta ma chiedeva anche il rimborso della diaria. Negli alberghi più belli e nelle località più lussuose, in 12 occasioni Minzolini “ha fruito di pernottamenti per 2 persone” e dieci volte è stato giustificato dall’azienda. Il direttore si portava il lavoro a letto. Ma sull’informatore o l’informatrice che Minzolini ospitava nella sua stanza c’è il buio pesto. Nemmeno la Finanza è riuscita a saperne di più. Le “schede alloggiati”, come si chiamano in gergo i verbali delle Questure che registrano le presenze in hotel sulla base dei documenti presentati alla reception, non hanno fornito alcuna risposta. L’identità della Mata Hari è destinata a rimanere un mistero. “Uso quasi quotidiano della carta”?Per legittimi motivi di riservatezza, Minzolini non rivela i nomi degli ospiti dei suoi pranzi o dei suoi aperitivi. Fa una sola eccezione e in questo modo risparmia 3.166,50 euro dalla somma restituita a Viale Mazzini. La cifra, si giustifica il giornalista, è riferita a pasti con il vicedirettore di Libero Franco Bechis. “L’analisi delle spese – scrivono le Fiamme gialle – ha consentito di evidenziare un uso quasi quotidiano della carta di credito in esame”. La usava anche quando non lavorava? Dal 28 luglio 2009 al 30 novembre 2010 Minzolini risulta “assente dal servizio” solo 5 giorni: il 29 e 30/8/2009, il 2 giugno, 29 giugno e 1 novembre 2010. In queste giornate spende 1527,70 euro pasteggiando nei ristoranti di Roma La Vecchia pineta, Mirabelle, Flame, Cesare, Harry’s Bar, Gallura, Palazzo Manfredi, Girarrosto Fiorentino. “Senza autorizzazione” pranza al ristorante di Fiumicino “Bastianelli al Molo” 14 volte in un anno per una spesa di 2351,70 euro. Paga la Rai.Gli alberghi migliori?I numeri sono un incubo per il direttorissimo. Quelli del Tg1 in caduta libera di spettatori. E quelli delle note spese. Ma nel giro del mondo di Minzolini colpiscono anche gli indirizzi. Un concentrato della migliore tradizione alberghiera planetaria. A Venezia cambia e prova diversi alberghi: Gritti Palace, Bauer il Palazzo, Boscolo. Poi c’è il Cap d’Antibes beach (Cannes), il Carlo IV (Praga), il Four Season (Firenze), il Capri Tiberio Palace, il Principe di Savoia (Milano), Baglioni Hotel (Londra), Atlantis (Dubai), Vier Jahreszeiten Kempinski (Monaco).Dodici volte la carta di credito lo segnala in un luogo di vacanza, ma lui risulta in servizio. Il sistema registra. Dopo le prime notizie sull’inchiesta, “Minzolini rettifica la sua posizione considerandosi a riposo”. Tutto questo è solo un pasticcio interno? Incomprensione amministrativa è una formula studiata da Masi e Minzolini con il contributo degli avvocati per tirarsi fuori dai guai.Eppure Minzolini, nello scambio burocratico di lettere, non rinuncia a uno strappo. Scrive il 19 marzo 2011 (e la Finanza annota): “Di questo cortocircuito l’azienda avrebbe potuto avvertirmi prima e non aspettare 18 mesi…”. A Masi girano le scatole, si capisce dalla replica: “P. S.: un’amichevole precisazione. È più che evidente che la tua affermazione è sicuramente una semplificazione giornalistica e come tale la intendo”. Schermaglie ininfluenti sulla decisione di martedì”»;

considerato che:

sul sito Dagospia, in un articolo del 30 novembre 2011 intitolato: “Dagoreport. La sera del tracollo del tg1 al 16% avrebbe dovuto condurre Romita, ma era a Belluno a presentare la mostra dei gelatai” si legge: «Dopo l’edizione straordinaria del Tg1 per promuovere i pannolini Angelini, un’altra presentazione particolare vede protagonista di nuovo Attilione Romita. Domenica scorsa, infatti, nel giorno del tracollo del Tg1 finito al 16% con quasi cinque punti di distacco dal Tg5 di Clementone Mimun (colpa del traino, ha detto Minzo), il popolare conduttore del tg dell’ammiraglia Rai è planato niente meno che a Longarone, in provincia di Belluno, per presentare la Mostra internazionale del gelato artigianale. Il “Corriere delle Alpi” riporta anche le sue parole pronunciate all’inaugurazione dell’evento: “Una manifestazione prestigiosa, la più antica fiera del settore, che farà di Longarone per i prossimi giorni la capitale mondiale del gelato”. Per poter presenziare dai gelatai, si sussurra a Saxa Rubra, Romita si è fatto spostare il turno di conduzione: per l’edizione delle 20 di domenica, infatti, ci sarebbe dovuto essere lui, invece è andata in video in sostituzione la giovane Mariasilvia Santilli. Chissà se il vice direttore responsabile dell’edizione impallinata, Gennaro Sangiuliano, si è mangiato un gelato per far passare l’i arrabbiatura del minimo storico»;

in un lancio dell’Agenzia Ansa del 30 novembre 2011, dal titolo: Minzolini, mie trasferte autorizzate dall’Azienda”, si legge: «A Cortina sono andato per un confronto con Enrico Mentana nell’ambito della rassegna Cortina incontra; a Marrakech per il festival del cinema invitato dal governo marocchino; a Capri per incontrare un noto imprenditore. Tutte trasferte autorizzate dall’azienda”. Lo precisa Augusto Minzolini in una nota in cui replica all’inchiesta di oggi de ‘La Repubblica’ in cui si parla del rapporto della Guardia di Finanza sulle carte di credito aziendali usate dal direttore del Tg1. Minzolini spiega: “Si mettono tre località che nell’immaginario collettivo sono considerate esotiche o di lusso per dimostrare che il sottoscritto ha sperperato soldi pubblici omettendo di dire il motivo”. “Leggo oggi su La Repubblica – prosegue il direttore del Tg1 – il solito esempio di giornalismo che usa il meccanismo mediatico-giudiziario per liquidare quello che viene ritenuto un avversario. Con il tono scandalistico dei soliti noti vengono riportate notizie trite e ritrite da due anni sui giornali in vista di un appuntamento processuale che interessa il sottoscritto. Non perdo tempo per stare appresso al copia-incolla dell’intera informativa giudiziaria (naturalmente questo è un giornalismo che nella tradizione dà voce solo all’accusa), ma mi limito a fare un commento sul titolo” che cita appunto le tre località: Capri, Cortina e Marrakech. Oltre a dire che sono “tutte trasferte autorizzate dell’azienda” Minzolini aggiunge: “probabilmente il direttore de La Repubblica in questi anni ha girato più di me ma sono affari suoi”. “Nell’articolo – continua – si afferma che la Finanza ipotizzava la ‘truffa’ senza spiegare che un’ipotesi del genere era talmente campata in aria che neppure il Pm l’ha presa in considerazione”.”Infine, si dice – afferma Minzolini – che è stata irrilevante la restituzione delle somme fatta non perché quelle spese non siano giustificate ma perché per una prassi presente in Rai (ma se La Repubblica leggesse le carte della difesa si accorgerebbe che tale procedura tra i direttori del Tg1 è stata applicata solo al sottoscritto) veniva richiesto il nome dell’ospite nei pranzi di rappresentanza, contravvenendo ad ogni esigenza di privacy e di riservatezza delle fonti”. “Di questa prassi – spiega ancora il direttore del Tg1 – per due anni non ne sono stato informato e appena sono stato messo al corrente della procedura ho messo mano al portafoglio restituendo quasi 70 mila euro”. Infine, “visto che l’aria è quella del processo mediatico e l’altro giorno sono stato processato per aver perso con il Tg5 grazie all’handicap fornitomi come traino da Rai1, dato che la Repubblica non lo fa, riporto i dati di ieri che sono uguali anche a quelli del giorno prima: il Tg1 ha vinto con il diretto concorrente sia nell’edizione delle 13,30 che in quella delle 20»;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

dopo le inchieste giornalistiche, le indagini della Guardia di finanza e la richiesta della Procura di Roma di rinvio a giudizio sulle disinvolte spese del direttore del TG1 Minzolini, quest’ultimo dovrebbe essere rimosso dalla del TG1 della Rai, che sta perdendo appeal, share, ascolti e credibilità, proprio a causa di una gestione attenta ad occultare le notizie scomode al potere, ma molto solerte nell’assecondare alcune pubblicità occulte a favore di alcune aziende, specie nel settore turistico, che ne ricambiano i favori;

l’Ordine nazionale dei giornalisti o l’Ordine regionale al quale è iscritto il direttore del TG1, Augusto Minzolini, ha il dovere di aprire un’inchiesta tesa a verificare la deontologia professionale di un giornalista che, oltre a fare strame delle regole di correttezza e trasparenza della pubblica informazione, è accusato dai magistrati di aver approfittato della carta di credito aziendale per disinvolte spese a carico degli utenti che pagano un salato canone e che pretendono una informazione obiettiva e trasparente dei fatti e degli accadimenti riportati dal TG1;

è inquietante che lo storico Tg1 Economia, in onda nei giorni feriali dopo il TG1 delle 13,30, che in passato dedicava importanti servizi ai consumatori-utenti, specie nel delicato settore di frodi, truffe ed abusi, distruzione del risparmio anche ospitando il parere delle associazioni dei consumatori e degli altri soggetti delegati non solo della società civile, sotto la direzione di Minzolini abbia appaltato divulgazioni di notizie senza alcun contraddittorio ad alcuni soggetti delle solite compagnie di giro, con la finalità di effettuare un vero e proprio lavaggio del cervello, fiaccando in tal modo il senso critico degli ascoltatori indottrinati dall’ideologia del debito e della spesa facile;

occorre restituire al servizio pubblico Rai, specie al TG1, prestigio e dignità, lesi da un direttore nominato dal precedente Governo, non per esplicare le capacità critiche e di narrazione insite nel giornalismo e nella deontologia professionale di un giornalista equidistante con il potere, con tutti i poteri economici e politici, ma per “addormentare” le coscienze, occultare la realtà, addolcire la pillola delle fatiche quotidiane delle famiglie vittime della crisi sistemica, passare le veline del potere e del Governo di turno facendo ritenere che la crisi non c’è mai stata, che i ristoranti sono sempre pieni e le famiglie sono molto contente di andare in vacanza e di fare la fila sulle autostrade nei weekend, in un formidabile lavaggio del cervello a memoria d’uomo dai tempi dell’agenzia Stefani,

si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere affinché la Rai si faccia carico di dar seguito agli impegni in tema di pluralità di informazione ed efficienza gestionale, previsti dal vigente contratto di servizio, che la gestione di Minzolini ha sino ad ora disatteso.

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Nuova sede Provincia di Roma

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06358
Atto n. 4-06358

Pubblicato il 30 novembre 2011
Seduta n. 640

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che la sede della Provincia di Roma sarà trasferita nella torre «Europarco», progettata da studio Transit. In particolare si tratta di una torre nel quartiere Eur-Torrino dove 50.000 metri quadri ospiteranno tutti gli uffici dell’ente con un costo di 263 milioni di euro;

la Provincia di Roma nel 2010 ha varato una manovra di bilancio da 597,83 milioni di euro e, malgrado una riduzione di 116 milioni, ancora vanta circa 880 milioni di debiti;

a quanto si legge in un articolo pubblicato su “Il Corriere della Sera” dell’8 ottobre 2011, Nicola Zingaretti commenta così il cambio di sede dell’amministrazione: «”La nuova sede è la dimostrazione che le cose possono cambiare, per far funzionare lo Stato”. (…) “Si chiude la Babele delle 12 sedi, si promuove una macchina amministrativa più efficiente, si accorciano i tempi per pratiche e spostamenti, si migliora la vita dei dipendenti, si risparmiano milioni di euro ed energia. È la conclusione di un percorso iniziato nel 2005 con la felice intuizione di Enrico Gasbarra”»;

il trasloco non piace ai lavoratori. Il sindacato di base Usb da mesi sta conducendo una battaglia contro l’acquisto della megatorre sita in una zona già ampiamente compromessa per la congestione del traffico urbano, l’insufficienza dei mezzi di trasporto urbano e l’abuso edilizio che ha segnato gravemente il territorio;

considerato che:

il nuovo volto della Capitale si sta modellando con centri commerciali, grattacieli, nuovi uffici, centri direzionali e abitazioni. Fiumi di cemento conquistano terreni e costantemente nuovi palazzi sorgono in tutte le periferie romane. La capitale sta cambiando molto, il settore dell’edilizia è in fermento, grandi opere sono state realizzate e altre sono in cantiere e in progettazione;

per le grandi imprese di costruzioni sono tempi d’oro. La gran parte dei vasti progetti sono infatti condotti dalle ditte famose nell’edilizia romana come i Caltagirone, Parnasi, Toti, Scarpellini, Bonifaci e Pirelli Re;

un articolo de “Il Sole 24 ore” del maggio 2010 riportava: «Tra meno di due anni, chi entrerà a Roma passando per il quartiere dell’Eur sarà salutato da un colosso di 120 metri d’altezza. È il grattacielo Eurosky che ieri è stato ufficialmente presentato, proprio nel cantiere dove sono iniziate le opere di fondazione. Il primo grattacielo residenziale della Capitale avrà 30 piani, è stato promosso dall’impresa romana Parsitalia Real Estate (famiglia Parnasi) ed è firmato dall’architetto Franco Purini (studio Purini-Thermes). L’investimento necessario, stima l’amministratore delegato Luca Parnasi, “supera abbondantemente i cento milioni”»;

l’intervento cade nella centralità di Castellaccio, dove Parsitalia ha già ultimato, fra l’altro, la nuova sede del Ministero della salute e il mega centro commerciale Euroma2;

a breve, accanto alla torre di Purini, partirà una seconda torre a destinazione direzionale (progettata dallo Studio Transit) interamente prenotata dalla Provincia di Roma. Non solo. Un terzo e un quarto edificio – sempre uffici – sorgeranno ai piedi delle due torri: uno per la sede della società capitolina del trasporto locale, l’altro per il quartier generale della compagnia assicuratrice francese Groupama;

Parsitalia ha ceduto l’investimento a Bnp Paribas Reim Sgr che, attraverso il fondo immobiliare Upside, creato ad hoc, finanzierà l’operazione. Nel fondo di Bnp confluiranno anche tutti i nuovi edifici di prossima realizzazione nell’area;

nel 1991 la Parsitalia Srl (società a responsabilità limitata) ha sede a Roma. Il presidente è stato Sandro Parnasi. Nel 1991 la Parsitalia ha un capitale di circa 150 miliardi di lire e un patrimonio attivo di 1.050 miliardi. Nell’agosto 1991 Parsitalia Srl acquista dalla fallimentare “Sgi Sogene” la “Sogene casa” versando ai liquidatori ben 205 miliardi di lire di cui 50 in contanti e il resto rateizzate in 2 anni. Dalla “Sogene casa” Sandro Parnasi acquista un terreno in zona Tormarancio a Roma, terreni a Pomezia, quote del 30 e 49 per cento di società immobiliari in Calabria, in Abruzzo a Monte Mario con un’indennità di esproprio di 40 – 50 miliardi;

si legge su un articolo sul blog “Lumenlux” del 10 settembre 2006: «L’immobiliare “Sogene” è stata creata nel 1974 dal Banco di Roma. La “Sogene” è appartenuta al Vaticano prima e poi a Michele Sindona fino al crack del 1974. Poi “Sogene” appartenne a un gruppo di costruttori di Roma. Nel 1977 passo alla finanziaria Eurfin del finanziere e massone e cavaliere del lavoro Arcangelo Belli (…)»;

tra le operazioni di Parsitalia a quanto risulta dal citato articolo ci sono anche: «la Tenuta Tor Marancia del Municipio Xi è parco pubblico – I costruttori Parnasi cedono 190 ettari al Comune e, in cambio, costruiranno un immenso centro commerciale come da prg. Il Wwf: “La gestione resti ora all’Ente Parco”; la vicenda di Via Caterina Troiani del Municipio XII – Proteste dei cittadini di via Caterina Troiani per la possibile costruzione di tre palazzine nell’area (per convenzione destinata a servizi) compresa tra il Comprensorio Torrino nord e quello di Mostacciano. Tutto cominciava dopo le ferie estive, quando si è divulgata la notizia che la Parsitalia, sulla base di diritti edificatori precedentemente acquisiti, era in procinto di ottenere la ricollocazione su via Troiani di circa 40.000 metri cubi; nuova multisala UGC a Roma Nord – Nuova struttura da 14 sale per UGC Ciné Cité: una multisala nel Centro Commerciale “Porta di Roma”, che sta sorgendo in zona Vigne Nuove a ridosso del GRA. Per Porta di Roma srl (società controllata dai gruppi Parsitalia e Lamaro Appalti) l’accordo rappresenta il completamento del settore “cultura e tempo libero” che si va ad aggiungere alla già vasta offerta della grande struttura commerciale che si sviluppa su 130.000 mq. G.L.A.; oltre 300 negozi apriranno nella primavera del 2007 e affiancheranno le grandi catene come IKEA (già in funzione), Auchan e Leroy Merlin; la Consulta dei pensionati ha deciso di proporre a tutti i consiglieri Comunali la firma di un ordine del giorno per la salvaguardia del Pineto – I sottoscritti Consiglieri Comunali preso atto della volontà della Amministrazione di procedere ad una globale chiusura del contenzioso con la Soc.. S.E.P., Società Edilizia Pineto, con l’intervento di altro soggetto giuridico, la S.p.A. “Parsitalia” e con le conseguenze che al Comune verrebbe trasferito in proprietà l’intera estensione del Pineto (162 Ha. circa), alla SEP (ex Torlonia) circa Lit. 100 miliardi, alla Parsitalia che interverrebbe economicamente per tale somma (si tenga presente che, nel frattempo, una società del suo gruppo ha “opzionato” le azioni della S.E.P.) sarebbe riconosciuta dal Comune di Roma, con regolare concessione comunale, l’edificabilità di circa 750.000 mc. in località “Pescaccio”; Montesacro: riaperto il “Pratone delle Valli” – Il IV Municipio si riappropria così, in maniera definitiva, di un spazio fondamentale, per anni al centro di progetti immobiliari e solo recentemente “recuperato” grazie alla mobilitazione dei comitati di quartiere e delle associazioni ambientaliste; solo nel 2003 il Comune, grazie ad un accordo con la Società Parsitalia (allora proprietaria dell’area), riuscì a fissare una convenzione sui termini della compensazione edificatoria per il “Pratone delle Valli”. In cambio della zona verde, che venne ceduta al Comune stesso, la Società Parsitalia ottenne terreni, edificabili, in altre zone della città per un valore immobiliare corrispondente a quello ceduto; sulla Colombo nasce l’”Eur 2″, un quartiere di 800 mila metri cubi – Si tratterà in gran parte di nuovi alberghi, zone uffici e servizi su 63 ettari del costruttore Parnasi. Uno svincolo per un quartiere di 800 mila metri cubi. Le nuove edificazioni non saranno di impatto piccolo, sono circa 800 mila nuovi metri cubi – dunque quanto otto nuovi alberghi Hilton, secondo il metro di misura dell’ambientalismo storico – e si tratterà in gran parte di nuovi alberghi, multisala, uffici, centri commerciali e parcheggi, ma poche case, in 63 ettari del gruppo Parsitalia del costruttore Parnasi. Nello stesso “pacchetto” anche circa 70 mila metri cubi più verso Spinaceto, ma per case private»;

considerato altresì che a giudizio dell’interrogante:

il piano di acquisto della nuova sede della Provincia di Roma rischia di appesantire in maniera eccesiva i bilanci dello stesso ente;

non sono chiari i motivi per cui la provincia venda una parte del proprio patrimonio immobiliare e proceda all’acquisto di un’imponente struttura nella zona dell’Eur;

vista la profonda e allarmante crisi economica che richiede urgentemente al Paese tagli ai costi delle amministrazioni e della politica, tra cui, a giudizio dell’interrogante, la necessaria abolizione delle province, appare azzardato il piano della Giunta capitolina per l’acquisto della nuova sede della Provincia di Roma,

si chiede di sapere se il Governo non ritenga che sia necessario assumere idonee iniziative di competenza affinché anche gli enti locali salvaguardino e valorizzino il patrimonio immobiliare esistente invece di favorire i principali soggetti operanti nel settore edile.

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