Pescara – biblioteca Avv. Magno

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06448
Atto n. 4-06448

Pubblicato il 15 dicembre 2011
Seduta n. 647

LANNUTTI – Al Ministro per i beni e le attività culturali. -

Premesso che:

è giunta all’interrogante la segnalazione di una cittadina, Marina Campana Magna, che lamenta di aver avuto vari, e alla fine inutili, contatti con soprintendenze abruzzesi e strutture pubbliche preposte, tra cui la Provincia e il Comune di Pescara, in merito alla cospicua biblioteca, dettagliatamente inventariata, appartenuta a suo suocero, avvocato Pasquale Galliano Magno, difensore della vedova Matteotti nel processo di Chieti;

in particolare la richiesta della cittadina era per l’apertura di una stanza dedicata che potesse ospitare la biblioteca e i documenti inediti di Velia Matteotti, oltre alle veline della comparsa conclusionale dell’avvocato Modigliani e al carteggio tra i due legali, ritenuti molto interessanti da vari esperti, tra cui il professor Benegiamo che intende pubblicare aggiornamenti sull’argomento, e a una pregevole raccolta di dischi in vinile e altro materiale che identifica gli aspetti culturali dell’epoca;

si tratta di una raffinata raccolta di ben oltre 5.000 titoli di cui molti di pregio e rari, risalenti al periodo dalla metà del Seicento in poi, di argomento vario, dai testi giuridici, ai classici latini, all’arte, al teatro, alla musica con inusuali libretti d’opera, alla medicina all’arte, alla religione, alla letteratura, tutti rilegati in pelle con iniziali impresse; uno spaccato di vita e di cultura dell’epoca, contenuti in circa trenta metri quadri di libreria in noce nazionale di ottima fattura, più due librerie in abete di 14 metri quadri circa;

la documentazione contiene preziose raccolte di dischi, alcuni dei quali addirittura in cartone, con i discorsi di Mussolini e altro, oltre a importanti documenti inediti che dovrebbero portare a un aggiornamento delle notizie storiche relative al processo: il difensore di Matteotti a Chieti risulta essere erroneamente l’avvocato Modigliani di Roma, ma la documentazione in questione e le lettere scritte da Velia Matteotti e da Modigliani stesso, salvate dalle perquisizioni, dimostrerebbero che non è così;

i 5.000 volumi, disposti in circa 45 metri quadrati di librerie, sono stati valutati 100.000 euro e sono attualmente conservati nello studio privato del figlio Carlo Eugenio, che però sarà chiuso a breve a causa di gravi problemi di salute;

la signora ha ricevuto tantissime proposte di acquisto da parte di mercanti e bibliofili che, però, non ha preso in considerazione, perché questo significherebbe smembrare quanto suo suocero ha unito, studiato, chiosato con le sue glosse e amato per tutta una vita; purtroppo, tra breve, a causa della riconsegna dei locali, il bene non sarà più facilmente visionabile né vivibile se imballato in un deposito;

il direttore generale della Soprintendenza alle belle arti di Roma ha ritenuto estremamente interessante la biblioteca e ha scritto alla sede di Pescara perché se ne interessasse, ma, nonostante i sopralluoghi e un tiepido interessamento, a tutt’oggi non è accaduto nulla, se non un blocco dei beni da parte della Soprintendenza;

il problema è stato posto all’attenzione, oltre che della Soprintendenza, del sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, in quanto il padre del sindaco era stato praticante nello studio legale di Galliano Magno, ma, come racconta Marina Campana, dopo le promesse iniziali, si è alzato un muro di silenzio dovuto alla mancanza di liquidità nelle casse del Comune;

considerato che:

l’avvocato Magno ebbe il coraggio di assumere la difesa della vedova Matteotti nel periodo in cui il processo venne spostato a Chieti, descritta all’epoca come “città della camomilla”, ma che tale non era: era invece nota per essere una città interamente fascista. I pochi dissidenti, una trentina circa, erano noti e controllati a vista. In processo l’avvocato Magno presentò la rinuncia dei familiari a costituirsi a seguito delle violente pressioni esercitate dal regime sulla famiglia stessa e soprattutto sul suo avvocato, che venne picchiato e intimidito in tutti i modi e rischiò di non poter più esercitare la professione, ma tenne fede fino in fondo al suo incarico per la difesa di ogni diritto spettante ai familiari, subendo con grande dignità le ripetute intimidazioni e le successive perquisizioni per eliminare ogni traccia delle difese;

l’avvocato Magno non venne radiato dall’albo, come minacciato e previsto, ma dovette abbandonare Chieti per proteggere la sua famiglia e trasferirsi a Pescara. Qui trasportò e arricchì, da appassionato bibliofilo quale era la sua ampia biblioteca, conservata fino ad ora dal figlio, anche lui avvocato. Ebbe peraltro vari incarichi di rilievo: tra l’altro fu amministratore del patrimonio del’on. Giacomo Acerbo, benché di fede politica opposta nel periodo in cui l’onorevole venne incarcerato; riaprì e riorganizzò la FEA (ferrovia Penne – Pescara) dopo la guerra, dirigendola per vari anni riferendo direttamente all’on. Ugo La Malfa, ma fu interlocutore anche di Rita Montagnana e di Togliatti, Di Grieco, Scoccimarro e Terracini, nonché dell’onorevole Silvio Paolucci, repubblicano, al quale scrisse molti dei discorsi pronunciati alla Camera; fu Presidente di zona del Comitato di Liberazione Nazionale e Viceprefetto politico nominato dagli alleati e, soprattutto, non si arricchì mai, perché fece politica come servizio alla città,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che una raffinata raccolta di 5.000 volumi antichi e lettere autografe non possa rischiare di essere smembrata e perdersi tra le bancarelle dei mercatini di antiquariato;

se, alla luce dei fatti esposti in premessa, ritenga che vi siano i presupposti per valutare, attraverso la Soprintendenza di Pescara, la possibilità di rilevare l’imponente biblioteca dell’avvocato Pasquale Galliano Magno al fine di mantenere e valorizzare il decritto patrimonio culturale mettendolo a disposizione per la consultazione dei cittadini della Regione nonché rendendo giustizia alla memoria del legale antifascista che, dopo l’arrivo degli alleati a Pescara, fu nominato viceprefetto della città.

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