Prodotti derivati – Arrestato consulente Regione Calabria

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06434
Atto n. 4-06434

Pubblicato il 14 dicembre 2011
Seduta n. 645

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia, nell’ambito dell’indagine conoscitiva della 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato sull’utilizzo e la diffusione degli strumenti di finanza derivata e delle cartolarizzazioni nelle pubbliche amministrazioni, sono quasi 500 gli enti locali che, a fine marzo 2009, utilizzavano strumenti derivati. Tra la fine del 2005 e la fine del 2007, sulla base dei dati tratti dalla Centrale dei rischi, il numero di enti che utilizzavano strumenti derivati, quasi sempre swap di tasso di interesse, è fortemente aumentato, da 349 a 669, per scendere a 474 a fine 2008. Alla fine di marzo 2009 le amministrazioni locali che utilizzavano strumenti finanziari derivati con controparti operanti in Italia erano 496. Si trattava di: 13 Regioni, 28 Province e 440 Comuni;

per quanto riguarda la distribuzione geografica, le amministrazioni con una maggiore esposizione in derivati sono quelle campane (229 milioni), seguite da quelle del Piemonte e del Lazio (rispettivamente 185 e 126 milioni). Alla stessa data facevano ricorso a contratti in strumenti finanziari derivati anche 7 università, 3 enti del comparto sanitario (Aziende sanitarie locali e Aziende ospedaliere), 3 comunità montane, una associazione teatrale e una società regionale operante nel settore della viabilità;

il valore nozionale, sulla base delle segnalazioni statistiche di vigilanza, è cresciuto a ritmi sostenuti negli anni scorsi, passando da circa 0,1 miliardi di euro alla fine del 2000 a circa 33 miliardi alla fine del 2006. Il valore nozionale dei derivati stimato oggi, a causa della crisi sistemica e delle forti oscillazioni dei mercati e dei tassi, potrebbe superare 52 miliardi di euro. Le banche, soprattutto estere, che hanno collocato derivati avariati e prodotti ad alto grado di tossicità agli enti locali, fornivano moduli contrattuali in inglese rinviando alle Cortes inglesi la soluzione delle relative controversie. Una sentenza del Consiglio di Stato ha di recente stabilito che il Foro competente è quello italiano. In un articolo pubblicato da “Il Sole 24 Ore” del 12 dicembre 2011 dal titolo: “Consulente della Regione Calabria arrestato a Roma per truffa. Sotto inchiesta la banca Nomura”, il bravissimo Claudio Gatti descrive le fasi delle indagini che hanno portato alle misure restrittive: parla di una svolta in una delle varie inchieste giudiziarie legate alle operazioni in derivati degli enti territoriali. «Il consulente della Regione Calabria è stato arrestato ieri mattina (…) per truffa aggravata, frode in pubblica fornitura e falsità ideologica», e la banca giapponese Nomura è stata «iscritta nel registro degli indagati per violazione della 231, la legge che estende alle società la responsabilità per il reato di truffa a danno di enti pubblici. (…) Era il lontano 2007 quando Il Sole 24 Ore mise per la prima volta il dito sulla piaga di quei derivati», denunciando l’uso spericolato di strumenti finanziari spesso incompresi, e soprattutto gli aspetti incestuosi della triangolazione tra banche internazionali, amministratori pubblici e consulenti privati;

si legge ancora nel citato articolo: «L’8 settembre di quell’anno, focalizzammo la nostra attenzione su tre swap fatti dalla Regione Calabria. Più in particolare sulla banca Nomura, che ci risultava aver registrato fortissimi profitti, e» sul consulente Massimiliano «Napolitano, amministratore e proprietario di ConsulEnti Srl, società di consulenza a cui la Regione aveva affidato un incarico di assistenza sul debito». Napolitano è stato arrestato a Roma da agenti del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano, che da anni indaga sui prodotti derivati. «È stato inoltre eseguito il sequestro preventivo di circa due milioni e mezzo di euro, di cui 1,8 su un conto corrente di Nomura», a sua volta iscritta nel libro degli indagati. «A chiedere, e ottenere» dal Gip Antonio Rizzuti, queste misure «sono stati i sostituti procuratori di Catanzaro Gerardo Dominijanni e Domenico Guarascio, che la primavera scorsa hanno acquisito il fascicolo aperto da Alfredo Robledo, il procuratore aggiunto di Milano che con le sue inchieste sui derivati degli enti territoriali ha fatto da apripista per molti suoi colleghi». Nel settembre 2007, intervistato da “Il Sole 24 Ore”, «Napolitano aveva ammesso di essere “grande amico” di Mauro Pantaleo, l’allora dirigente del Settore bilancio che aveva gestito e ratificato i tre swap per la Regione, di avergli fatto da consulente in quelle operazioni e di avere avuto prima lo stesso Pantaleo e poi sua moglie come soci in ConsulEnti. Ma aveva negato di essere stato pagato dalla sua controparte, e cioè dall’istituto giapponese. “Nomura non ci ha mai pagato. Con Nomura non ho rapporti”, ci disse. Non era vero. Per quei tre swap, che a Nomura hanno fruttato ben 25 milioni di euro in profitti, almeno dieci volte più della norma, Napolitano ha ricevuto almeno 2,5 milioni di euro. Indirettamente. Perché, con l’attiva partecipazione dei funzionari di Nomura Andrea Giordani e Armando Vallini (entrambi poi dimessisi), quei pagamenti furono fatti attraverso una serie di schermi societari utilizzati sia in Italia che all’estero». L’unico a uscire indenne da quella infausta triangolazione è Mauro Pantaleo, ex socio di Napolitano in ConsulEnti. In questi anni ha lasciato la Regione e si è trasferito a lavorare per una delle controparti finanziarie, Barclays Capital, dove è advisor nei rapporti con gli enti locali italiani. Insomma, tratta con gli amministratori pubblici,

si chiede di sapere:

se il Governo sia al corrente della gigantesca truffa perpetrata da banche estere ed italiane a danno di quasi 500 enti locali, oggetto di indagini della magistratura penale – anche a seguito della raffica di denunce inoltrate dall’Adusbef – in particolare l’indagine condotta dal pubblico ministero della Procura di Milano Alfredo Robledo che ha rinviato a giudizio alcune banche per i danni inferti al Comune di Milano;

se non ritenga opportuno costituirsi, attraverso l’Avvocatura dello Stato, parte civile nei numerosi procedimenti penali, come nel caso descritto nel citato articolo;

se non ritenga che l’uso spericolato di strumenti finanziari spesso incompresi, come dimostrano i fatti esposti in premessa, sia stata la principale causa della crisi di indebitamento;

quali misure urgenti intenda attivare, sia per l’adozione del regolamento da parte del Ministro dell’economia e delle finanze che non sia, come richiesto dalla Consob, vessatorio per i contraenti, sia per offrire soluzioni più idonee alle esigenze degli enti locali, che, dopo essere stati indotti, anche con metodi fraudolenti, a sottoscrivere prodotti tossici proposti dalle banche subendo danni notevoli, subiscono la beffa del rinvio, sine die, dell’adozione dei regolamenti, a meno che questi non vengano redatti ad uso e consumo delle stesse banche.

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