RAI – parentopoli Vicedirettore Comanducci

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06424
Atto n. 4-06424

Pubblicato il 13 dicembre 2011
Seduta n. 644

LANNUTTI – Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

si apprende da un articolo de “Il fatto quotidiano” del 12 dicembre 2011 che: «Alla vigilia della soluzione del “caso Tg1“, in Rai si fanno nuovamente i conti di quanto i costi della politica abbiano gravato, negli anni, sui bilanci dell’azienda. Minzolini – è noto – resterà in Rai nonostante il “licenziamento” dalla poltrona più alta del Tg1 perché è stato assunto con la qualifica di caporedattore con funzioni di direttore, dunque non può essere allontanato dall’azienda come lo sarebbe stato se avesse avuto, invece, il contratto da direttore e basta. La Rai, quindi, si terrà Minzolini fino alla pensione, a 550 mila euro l’anno più benefit. Ma il “direttorissimo”, come lo ha sempre chiamato il Cavaliere, in fondo è solo la punta dell’iceberg. Sono anni che i berlusconiani in Rai gravano in modo pesantissimo sui bilanci aziendali. Ce n’è uno che vale più di cento, in particolare, ed è ormai prossimo alla pensione, ma con speranze di rientrare direttamente al settimo piano di viale Mazzini come consigliere del prossimo cda. È Gianfranco Comanducci, vice direttore generale per gli acquisti e lo sviluppo commerciale, uomo di Previti in Rai, che nel corso degli anni non solo ha “blindato” contrattualmente ed economicamente i “famigli” del Cavaliere in azienda, ma ha anche provveduto a mettere al sicuro se stesso e i suoi affetti più cari, dalla moglie fino alla tata della figlia. Ebbene, Comanducci (assunto in Rai come annunciatore, più volte sull’orlo del licenziamento per il modo disinvolto con cui ha sempre svolto il suo mestiere fin dagli esordi) ha scalato i vertici Rai solo per meriti politici. Il momento più alto del suo “mandato” è stato durante l’era della direzione generale di Flavio Cattaneo (2003 al 2006) quando, come direttore Risorse Umane, mise a posto un sacco di posizioni di amici. E anche familiari. Stiamo parlando di una vera “dinasty” Rai che si è dipanata nel corso degli anni, sotto gli occhi di tutti ma senza che nessuno in Rai gridasse allo scandalo. Ora, però, visti i conti sempre più magri dell’azienda, pare che il clima intorno a questi potentati stia cambiando. Comanducci, dunque. Si parte dalla moglie, Anna Maria Callini, nominata dirigente in azienda nonostante il parere contrario dell’allora direttore generale Claudio Cappon. Si passa per la cognata (sorella della moglie, Ida Callini), promossa funzionario proprio dell’uffico Risorse Umane, da pochi mesi in pensione, e per il cognato della moglie (Claudio Callini) assunto come tecnico e poi passato in un batter d’occhio a cineoperatore giornalista a tutti gli effetti; un salto di retribuzione di oltre il 40 per cento. E si arriva alla nipote (figlia della sorella), che per superare una regola Rai che blocca l’assunzione ai figli dei dipendenti, è stata presa nella consociata per la pubblicità Sipra. Dove – e qui si tocca veramente il punto più alto – c’è stata una new entry davvero fenomenale: alla direzione Sipra è stata presa anche una signora di buone speranze (Barbara Palmieri). Che non aveva particolari qualità se non quella di essere stata la “tata” della figlia. Comanducci, insomma, è un vicedirettore generale Rai che negli anni ha saputo ottimizzare nel modo “migliore” il proprio potere di fonte politica in azienda. Padrone indiscusso anche del “Circolo sportivo dei dipendenti Rai”, un gioiello sul Tevere, che ha trasformato in un luogo quasi esclusivo. Poco prima che Cattaneo lasciasse la Rai, Comanducci provvide a blindare (economicamente) le posizioni di alcuni degli uomini i cui nomi sarebbero poi finiti in un’indagine della magistratura di Milano sul crac Hdc. Si tratta del gruppo di persone poi ribattezzati dalla stampa “struttura Delta”, che è stata smantellata, ma solo in apparenza. Ebbene, nel 2005 Flavio Cattaneo lasciò viale Mazzini per diventare amministratore delegato di Terna, poco prima della vittoria di Prodi alle elezioni del 2006. Ad un passo dall’uscio della direzione generale Rai, Comanducci fece firmare a Cattaneo una serie di lettere indirizzate a Clemente Mimun, allora direttore del Tg1, Fabrizio Del Noce, [...] e Carlo Nardello. Nelle lettere c’era scritto che, in caso di “cambio di ruolo” all’interno dell’azienda (un passaggio di direzione o altro, per intendersi), quest’ultima avrebbe dovuto pagare a ciascuno di loro, a titolo “di indennizzo”, ben 36 mensilità, tre anni di stipendio. Cifre, ovviamente, molto alte considerati i livelli di stipendio dei dirigenti in questione, che avrebbero reso – questa era l’obiettivo di Comanducci su ordine di Berlusconi – inamovibili gli “uomini Delta” all’interno di strutture chiave come, appunto, il Tg1 oppure la fiction (Del Noce) o il marketing strategico [...] Del Noce è ancora alla fiction, Nardello è stato nominato solo pochi giorni fa allo Sviluppo Strategico ed è il dirigente più pagato della Rai (la Corte dei Conti ha minacciato di comminare multe all’azienda se non fosse stato ricollocato dopo la chiusura di Raitrade, dove era amministratore delegato). Quanto a Clemente Mimun, prima di lasciare la Rai per Mediaset, il direttore del Tg5 fece valere la lettera firmata da Cattaneo, ma il nuovo direttore generale Cappon si rifiutò di riconoscerla, tanto che è ancora in corso un contenzioso tra Rai e Mimun dove “ballano” più di due milioni di euro»;

in seguito alla pubblicazione dell’articolo una esponente politica del Popolo della Libertà replica sullo stesso quotidiano affermando che quanto scritto contiene alcune falsità relativamente al suo trascorso rapporto lavorativo con la Rai. In particolare sempre su “Il fatto quotidiano” del 12 dicembre si legge la sua precisazione: «1) Non ho mai ricevuto alcuna lettera da parte dell’allora Direttore Generale della Rai Flavio Cattaneo destinata a “blindare (economicamente)” la mia posizione dirigenziale in Rai; 2) Non sono mai stata al centro di alcuna indagine della magistratura di Napoli in cui è stato coinvolto Agostino Saccà; 3) Non è mai esistita alcuna Struttura Delta, che, come per moltissime altre cose, è parto esclusivo della fantasia “investigativa” di uno specifico quotidiano. Secondo me dovreste verificare le cose che scrivete, lo dico per la qualità della vostra copiosa produzione editoriale. Magari, se vi serve qualche informazione, chiamatemi senza problemi»;

a sua volta “Il fatto quotidiano” precisa rispondendo all’esponente politico coinvolto come segue: “Prendiamo atto volentieri del fatto che lei non ha ricevuto, come altri berlusconiani in Rai, alcuna lettera dal direttore Cattaneo. Probabilmente perché lei è stata la prima della cosiddetta “struttura Delta” (il copyright non è come lei ricorda del Fatto Quotidiano) a lasciare la Rai in seguito allo scandalo intercettazioni Hdc scoppiato nel novembre 2007 – i fatti risalivano al 2005. Il 30 novembre del 2007 infatti la Rai, in attesa di chiarimenti, decise di sospenderla dalla Direzione del Marketing Strategico. Una sospensione contestata, con tanto di minaccia di causa contro, la Rai che si è poi risolta con un divorzio consensuale, sulla base di un accordo di cui si ignorano i contenuti economici. Il nome “struttura Delta”, come lei ricorda, è poi stato per la prima volta utilizzato da Repubblica e poi ripreso da quasi tutti i quotidiani per indicare una sorta di team che all’interno della Rai agiva a volte accordandosi con la concorrenza»,

si chiede di sapere con riferimento agli aspetti di competenza del Ministro in indirizzo sulla base del contratto di servizio con la Rai:

quali siano, alla luce dei fatti esposti in premessa, le valutazioni del Governo;

se risulti che il vicedirettore per gli acquisti e lo sviluppo commerciale, ex annunciatore Rai, Comanducci avrebbe fatto assumere in Rai tutta la famiglia raccomandando moglie, cognata, cognato, nipote e tata della figlia;

quali iniziative, alla luce di quanto esposto in premessa, il Governo intenda assumere per combattere il familismo, piaga del Paese, soprattutto quando persino nella principale azienda di comunicazione in Italia si arrivano ad assumere addirittura le tate delle figlie;

se sia a conoscenza di iniziative della Rai atte ad accertare eventuali responsabilità del vicedirettore Comanducci, anche per quanto concerne militanze in organizzazioni nonché forme di collusione o connivenza;

se sia a conoscenza delle suddette lettere fatte firmare da Comanducci a Cattaneo con l’obiettivo di rendere inamovibili gli “uomini Delta” all’interno di strutture chiave;

se corrisponda al vero che il direttore del Tg1 resterà per sempre in Rai perché, essendo stato assunto con la qualifica di caporedattore con funzioni di direttore, non può essere mandato via come se avesse avuto, invece, il contratto da direttore, e la Rai, pertanto, conserverà Minzolini fino alla pensione a 550.000 euro l’anno più benefit;

quali iniziative, considerato che la Rai negli anni ha fatto fronte ad ingenti esborsi economici per coprire veri e propri “comandati” della politica, ma soprattutto per pagare dirigenti che hanno solo ed esclusivamente perseguito il proprio tornaconto personale e del proprio dante causa nel Palazzo senza aver mai pensato al bene dell’azienda, intenda intraprendere il Governo al fine di restituire al servizio pubblico radiotelevisivo, finanziato con il canone dei cittadini, prestigio e dignità nonché quei profili di obiettività, trasparenza e correttezza nell’informazione lesi da una gestione a giudizio dell’interrogante tanto personalistica quanto faziosa.

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