Fallimento IMAIE

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06660
Atto n. 4-06660

Pubblicato il 24 gennaio 2012
Seduta n. 662

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per i beni e le attività culturali e del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

su un articolo pubblicato sul quotidiano “Linkiesta” del 24 gennaio 2012 si legge di «un cortometraggio» che rivela la vicenda del fallimento dell’Imaie, l’Istituto per la tutela dei diritti di artisti, interpreti ed esecutori, che dal 2009 è stato messo in liquidazione e che, di fatto, non ha mai pagato agli iscritti gli introiti raccolti in anni di attività;

l’Imaie, istituito negli anni ’70, aveva il compito di raccogliere, gestire e ripartire i diritti connessi al diritto d’autore. All’Istituto, cioè, spettava l’onere di raccogliere e ridistribuire i proventi maturati dagli artisti, dagli interpreti e dai produttori per l’utilizzazione in pubblico delle loro registrazioni discografiche o delle loro opere cinematografiche;

Marco Marsili su “La Voce” ricostruisce la vicenda: «Ammonta a tre milioni di euro il compenso per i liquidatori dell’Istituto mutualistico artisti interpreti esecutori, l’ente preposto dalla legge alla tutela ed alla riscossione dei diritti connessi degli artisti. Il presidente dell’Imaie Edoardo Vianello, uomo legato ad An, non è stato in grado di superare le divisioni che hanno impedito, di fatto, la realizzazione degli obiettivi per i quali l’ente stesso era stato costituito per legge nel 1992, in ossequio ad una direttiva comunitaria, acquisendo la personalità giuridica due anni dopo. Il prefetto di Roma Pecoraro ne ha disposto l’estinzione lo scorso 30 aprile “per impossibilità di raggiungere lo scopo”. Nel decreto prefettizio si evidenziano le “persistenti difficoltà nel perseguimento degli obiettivi statutari, di natura e di consistenza tale da concretizzare, allo stato, la assoluta incapacità e la conseguente impossibilità dell’istituto di raggiungere lo scopo statutario”. Pecoraro ricorda “le carenze ed i conflitti” che ne hanno causato l’intervento, e denuncia la mancanza di “capacità gestionali” e il “disfunzionamento” strutturale dell’ente. L’Imaie, fortemente voluto dalle rappresentanze dello spettacolo di Cgil, Cisl, e Uil, che ne sono stati i fondatori, ha accumulato, negli anni, “elevatissime cifre” (132 milioni di euro secondo il bilancio 2007), come ha ricordato il prefetto nel suo decreto di estinzione, e “mai versate agli aventi diritto”. Però ha elargito, nel solo 2007, prima che un’ordinanza del Tribunale di Roma ne bloccasse, di fatto, la distribuzione, 7 milioni di euro a sostegno di “iniziative culturali” di alcuni soci. L’Imaie ha impugnato al Tar del Lazio il decreto del prefetto, ottenendo, in via cautelare, un’ordinanza sospensiva lo scorso 21 maggio. Una settimana dopo, il prefetto di Roma confermava la decisione di mettere in liquidazione l’lmaie ed il presidente del Tribunale di Roma, Paolo De Fiore, nominava commissari liquidatori l’avv. Giovanni Galoppi, il prof. Enrico Laghi e l’avv. Giuseppe Tepedino, attribuendo i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione, ed un compenso di un milione di euro ciascuno. Il 3 giugno il Tar del Lazio, su istanza dell’Imaie, sospendeva in via provvisoria il decreto del prefetto, ed il successivo 18 giugno accoglieva il ricorso dell’ente, e annullava il decreto del prefetto e del presidente del Tribunale di Roma. Contro l’ordinanza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, il Ministero dell’Interno e quello per i Beni e le attività culturali presentavano ricorso al Consiglio di Stato, che il 14 luglio ha accolto l’appello, respingendo l’istanza cautelare del Tar, e confermando, di fatto, il decreto di liquidazione del prefetto, e la nomina dei tre commissari. L’ordinanza del Consiglio di Stato mette fine alla breve ma travagliata gestione dell’Imaie, che ha accumulato a bilancio, in pochi anni 132 milioni di euro di spettanza degli artisti (cantanti, musicisti, attori), senza riuscire a trovare un accordo, tra le componenti sindacali e politiche, per la ripartizione dei proventi. L’attività più rilevante è stata una “spartizione” delle ingenti somme elargite per la “promozione di attività culturali”, che venivano destinate alle iniziative di pochi nomi, che ricorrevano regolarmente ogni anno tra i beneficiari delle decisioni del Cda, mentre altre proposte venivano sistematicamente bocciate. In totale sono stati elargiti contributi per 7 milioni di euro solo nel 2007, oltre il triplo rispetto all’anno precedente, mentre per il 2008 i fondi sono stati bloccati a causa di un’ordinanza del Tribunale Civile di Roma, che ha dichiarato l’illegittimità delle elezioni dei consiglieri di amministrazione Roberto Bonacini, Saverio Mattei, Carlo Molfese, Marisa Solinas, eletti nell’Assemblea dei delegati dei soci del 21 agosto dell’anno scorso. Questa gestione clientelare ha portato, negli scorsi mesi, alla perquisizione degli uffici dell’Imaie con l’ipotesi di truffa aggravata, ed all’iscrizione nel registro degli indagati di una trentina di persone, beneficiarie dei 7 milioni di contributi»;

nel 2010, il Governo Berlusconi ha costituito un “nuovo Imaie”. Il nuovo ente, anch’esso a gestione pubblica, non è altro che la riproposizione sotto altro nome del precedente istituto. Con lo stesso quadro direttivo e, come è facile immaginare, con gli stessi problemi. In pratica la questione, anziché essere affrontata direttamente, è stata semplicemente rinviata;

a seguito dell’estinzione dell’Imaie, gli aventi diritto, decine di migliaia di musicisti e attori italiani e stranieri, non hanno ancora ricevuto chiarimenti in merito ai criteri della liquidazione e della riscossione dei compensi loro spettanti;

dopo anni di proteste vane e promesse disilluse, oltre mille tra attori, musicisti e interpreti di vario genere, hanno deciso di costituire un’associazione alternativa, la Artisti 7607, con lo scopo di rompere il monopolio detenuto dall’Istituto;

si legge nel citato articolo pubblicato su “Linkiesta”: «”Abbiamo deciso di occuparci in prima persona della gestione dei nostri diritti connessi”, ha spiegato l’attore Claudio Santamaria alla presentazione dell’iniziativa, tenutasi giovedì 19 febbraio a Roma. “Stiamo facendo sul serio: abbiamo già mandato un elenco dei nostri iscritti a Sky, Mediaset, Rai e Siae e Rti ha già risposto che ci incontrerà”. “Se viene ritrasmesso un nostro film, una legge europea prevede un diritto per l’interprete connesso al diritto d’autore. In Italia, questo diritto non è mai stato riconosciuto”, ha aggiunto Elio Germano, intervenuto in collegamento telefonico. L’associazione nasce proprio per rimediare a questa “anomalia italiana” e, da oggi, costituisce un’alternativa per l’artista che non vuole essere costretto ad avvalersi dell’Istituto pubblico»;

prosegue l’articolo: «”L’urgenza di costituire un nuovo Istituto”, si legge in un documento diffuso da Artisti 7607, “derivava dalla volontà di salvare i lavoratori del vecchio Imaie. Il Parlamento, però, non ha fatto altro che riproporre un modello già rivelatosi del tutto inefficiente”. “Anche la gestione è rimasta la stessa”, spiega Francesco Schlitzer, manager di VerA, società di relazioni istituzionali per l’impresa che ha sposato la battaglia di libertà di Artisti 7607. “Come se quelli che hanno causato il fallimento del primo Imaie, fossero improvvisamente diventati capaci di gestire la situazione”. L’associazione di artisti chiede la liberalizzazione del mercato dei diritti connessi, così come avviene nel resto d’Europa, dove la situazione è radicalmente diversa. Uno studio condotto nel 2005 dall’Unione Europea ha infatti rivelato che, solo per quanto riguarda il settore musicale, esistono ben 152 enti in 25 stati. Il mercato è libero e gli autori, sia musicali che cinematografici, possono costituirsi in società private o scegliere, tra quelle esistenti, la più adatta a tutelare i loro interessi. “Non è scritto da nessuna parte che i diritti connessi al diritto d’autore debbano essere gestiti pubblicamente, né tantomeno in regime di monopolio”, spiega Schlitzer. “Nel resto d’Europa è l’artista a decidere. Perché qui si cerca il collettivismo dall’alto a ogni costo?”. La battaglia dell’associazione Artisti 7607, che prosegue ormai dal 2010, comincia a dare i primi frutti. Lo scorso 16 dicembre il Parlamento ha ratificato un ordine del giorno, presentato dalla deputata De Micheli (Pd), che impegna il governo a modificare, entro tre mesi da quella data, la situazione normativa per quanto riguarda la gestione dei diritti connessi al diritto d’autore “al fine di abrogare tutte le disposizioni contraddittorie che oggi ostacolano di fatto il libero esercizio della attività di impresa in questo mercato”. Un primo successo, ma non basta. L’associazione teme che, ancora una volta, non si giunga ad una soluzione definitiva e per questo ha deciso di rilanciare la sua battaglia, costituendo a sua volta una società di gestione dei diritti. Con la speranza che questa scelta conduca ad un ripensamento complessivo del mercato. “Abbiamo provato per tanti anni di migliorare l’Imaie dall’interno, cercando di obbligarlo alla trasparenza” ha concluso Elio Germano. “Ma alla fine abbiamo deciso per un’altra strada, che forse obbligherà l’Istituto ad un atteggiamento diverso”»;

considerato che:

a distanza di due anni non è dato sapere quale sia lo stato della gestione commissariale. In particolare non è noto se sia stato predisposto lo stato passivo con individuazione degli artisti creditori;

non è noto se si sia proceduto a pagamenti ed a quanto essi ammontino, mentre molti soggetti certamente creditori non hanno ricevuto alcuna somma;

non è possibile sapere quale sia la somma attualmente a disposizione dei commissari;

ai sensi dell’articolo 7, comma 2, del decreto-legge n. 64 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 100 del 2010, al termine della procedura di liquidazione sono trasferiti, tra l’altro, al nuovo Imaie, posto sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri per i beni e le attività culturali e del lavoro e delle politiche sociali, l’eventuale residuo attivo e i crediti maturati,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo abbia adottato al fine di fare fede all’impegno assunto per promuovere la modificazione della situazione normativa relativa alla gestione del diritto d’autore, con l’abrogazione delle disposizioni contraddittorie che oggi ostacolano di fatto il libero esercizio della attività di impresa in questo mercato;

se, alla luce dei fatti esposti in premessa, non intenda adottare le opportune iniziative al fine di acquisire maggiori dettagli sulla situazione economica e finanziaria dell’Imaie in liquidazione e sulla gestione commissariale, in particolare sull’entità delle somme sin qui pagate dai commissari e su quanto residui attualmente sul conto di gestione;

quali iniziative, e con quali tempi, intenda intraprendere al fine di risolvere definitivamente la situazione in difesa dell’autonomia e della dignità di una categoria dei lavoratori del mondo dello spettacolo;

se non ritenga, inoltre, opportuno intraprendere le necessarie iniziative per mettere gli artisti in condizione di conoscere i tempi relativi alla liquidazione dei loro diritti;

quali iniziative intenda assumere al fine di liberalizzare il mercato restituendo agli artisti la gestione delle risorse finanziarie relative ai loro diritti connessi per evitare il procedere di enti fucina di sperperi e di clientele politiche e sindacali.

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