Roma progetto Magastore quartiere Infernetto

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06677
Atto n. 4-06677

Pubblicato il 25 gennaio 2012
Seduta n. 663

LANNUTTI – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che:

come si apprende da notizie diffuse sul web, il consorzio di bonifica Tevere e Agro Romano (CBTAR) ha comunicato alla Provincia di Roma che non è mai stato consultato dal Comune di Roma per chiedere il parere idraulico di competenza sul mega centro commerciale dell’Esselunga (oltre centomila metri cubi) che dovrebbe sorgere lungo la Via Cristoforo Colombo, angolo Via Canale della Lingua, località Infernetto. Pertanto lo stesso CBTAR ha chiesto alla Provincia di Roma (Dip.to IV, Ser. II, Ufficio Difesa Suolo) di essere informato su eventuali pareri rilasciati in merito all’argomento;

il Comune di Roma non si è mai preoccupato dell’impatto idrogeologico in un’area fortemente a rischio, che ha visto proprio all’Infernetto la morte tragica di un uomo il 20 ottobre 2011, malgrado da 9 anni interloquisca con la Regione Lazio su questo progetto. Mai ha coinvolto il CBTAR, nel cui statuto (2001) sono attribuite funzioni e compiti dettati proprio dalle leggi regionali per assicurare la “elaborazione dei piani territoriali ed urbanistici;

si legge infatti su “Romanotizie”, in un articolo del 10 gennaio 2012: «Ben tre Presidenti del Municipio XIII, Davide Bordoni, Paolo Orneli e oggi Giacomo Vizzani, hanno mostrato totale disinteresse verso questo cruciale passaggio amministrativo che inerisce la sicurezza e l’incolumità pubblica e privata. La Regione Lazio deve ancora pronunciarsi, ma voci di corridoio parlano di pressioni di qualche assessore al Comune di Roma perché si realizzi al più presto l’ennesimo mega centro commerciale, contraddicendo così quanto sostenuto nel 2008 dall’Assessore alle Politiche del Commercio e Sviluppo del Litorale, Davide Bordoni, che chiedeva la limitazione di nuove aperture. Siamo di fronte all’ennesimo progetto timbrato e firmato dall’Ing. Renato Papagni, che nella relazione tecnica ha dichiarato incredibilmente che “i canali (in cui sorgerà la mega struttura) appartengono al reticolo di drenaggio della bonifica di Ostia, che convoglia le acque superficiali verso il fiume Tevere”, quando invece tutti sanno che le acque vanno al mare»;

l’ingegnere Renato Papagni, ex presidente dell’Assobalneari, è stato destituito dall’incarico nel mese di ottobre 2011 per violazione del codice etico di Federturismo ed era già invischiato nello scandalo dei mondiali di nuoto come progettista e coordinatore tecnico di alcuni impianti pubblici natatori;

“Il Fatto Quotidiano” scrive sul nuovo ipermercato targato Esselunga: «Un progetto avviato dieci anni fa: nel 2002, i “Patti territoriali Ostia-Fiumicino”, cioè l’accordo promosso dalla Regione Lazio, finalizzato a promuovere lo sviluppo locale, sono un ottimo meccanismo per proporre un mega progetto su un terreno vasto (12 ettari), ma in una zona quanto mai depressa (ergo, grosse difficoltà di urbanizzazione). Un parco acquatico? Per la famiglia Loconte, proprietaria del terreno, e la Lazio Consulting srl (società proponente), sarebbe meglio un centro commerciale da dare poi in gestione ad un grande brand. Forse i posti di lavoro da garantire sarebbero di più, e di conseguenza più ingenti i finanziamenti regionali. I santi alla Regione contano, e la proposta, con la promessa di finanziare altre opere, viene accettata. La realizzazione del nuovo parco commerciale è legata al corridoio di mobilità di una nuova cittadella (centralità urbana Acilia-Madonnetta), che il gruppo Pirelli Re costruirà. Chi entrerà nell’importante progetto avviato, avrà dunque l’onere di finanziare la ristrutturazione della mobilità locale (alcune rotatorie e un sottopasso). Nessuno però vuole il nuovo centro commerciale. A partire dai residenti. “Oggi, nel raggio di due chilometri troviamo almeno una dozzina di centri commerciali più o meno grandi”, dicono. “Non ce ne facciamo nulla di quel mostro gigantesco, che finirà anzi per congestionare il traffico”. Contrari anche i commercianti. “Caleranno immediatamente i fatturati dei piccoli negozi, costretti quindi a chiudere – denuncia l’Ascom (Associazione dei commercianti del litorale di Roma). E di conseguenza si perderanno almeno il triplo dei posti di lavoro che creerebbe il nuovo centro commerciale”. Ma il problema più grande per quella zona riguarda il rischio idrogeologico. Con una struttura di quella portata, tutta l’acqua piovana confluirebbe nei tre canali artificiali. “Occorrerebbero, come avviene in alcune zone ad alto rischio (come questa) – dice l’ingegnere Andrea Schiavone, presidente di LabUr (Laboratorio di Urbanistica) – delle piscine di contenimento che raccolgono l’acqua piovana e la rilasciano gradualmente nel terreno (che una parte la trattiene e la restante la scarica nel fosso)”. Contrariamente, e peggio ancora se si cementifica, tutta l’acqua confluisce direttamente nel canale. “Un ettaro di terreno libero (che funge quindi da spugna) – ci spiega il direttore del Cbtar (Consorzio Bonifica Tevere e Agro Romano), Dario Matturro – restituisce al canale nove litri di acqua al secondo. Se quello stesso ettaro viene cementificato, si avrà un ritorno di acque nel canale dieci volte superiore”. A quel punto, nel caso di un’abbondante pioggia, il rischio che esondi diventa quasi una certezza. Inoltre per la gittata delle fondamenta, in quella zona paludosa, “bisognerebbe pompare acqua dal sottosuolo per settimane intere” fa notare il presidente di LabUr. Ciò comporterebbe il prosciugamento della falda della Tenuta Presidenziale di Castelporziano (riconosciuta Riserva naturale), collocata appena sopra l’area, la risalita del cuneo salino (l’area si trova sotto il livello del mare) e il conseguente inaridimento della flora boschiva. A tutto questo però ci si penserà magari in futuro, adesso bisogna andare avanti. Sembra essere questo l’imperativo, quando partono le prime conferenze di servizio propedeutiche»;

la zona interessata alla costruzione del nuovo centro commerciale è un’area agricola quasi al livello del mare che ha più volte cambiato destinazione urbanistica per permetterne l’edificabilità ma che tutti sanno essere soggetta a facili allagamenti, subito a ridosso delle case di via Gargiulo. Neppure è stato affrontato il problema dell’avanzamento del cuneo salino dovuto all’abbassamento delle acque di falda, a quanto risulta all’interrogante nel silenzio assoluto dell’ABT (Autorità di bacino del fiume Tevere),

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei motivi per cui il Comune di Roma in questi dieci anni non si è mai preoccupato del problema idraulico del territorio e degli ulteriori problemi che questa megastruttura, il mega centro commerciale che non vuole nessuno per il suo impatto sul territorio, provocherebbe al già delicato equilibrio idrogeologico dell’Infernetto, un quartiere soggetto negli ultimi tempi a devastanti eventi edilizi;

quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo affinché sia garantita la sicurezza del territorio del quartiere interessato dal progetto del grande centro commerciale per non assistere ad un?ennesimo atto amministrativo da parte del Comune di Roma e della Regione Lazio, in cui non si tiene conto non solo della volontà dei cittadini e delle associazioni di categoria, ma anche della sicurezza idrogeologica.

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