Sottosegretario Milone

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02596
Atto n. 3-02596

Pubblicato il 18 gennaio 2012
Seduta n. 659

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

la cosiddetta casta politica viene denigrata quotidianamente, anche per proprie precise responsabilità ed assenza di reazioni, da alcuni mezzi di informazione, a giudizio dell’interrogante servili, collegati direttamente o indirettamente a banche ed altri potentati economici, dai molteplici conflitti di interesse, così distogliendo l’attenzione dalle “supercaste” di tecnocrati ed ottimati, anche presenti nel cosiddetto Governo dei tecnici, che possono continuare tranquillamente ad operare per perseguire interessi di parte, coltivare il mero affarismo, incompatibili con l’interesse generale ed il bene comune;

in un articolo pubblicato sul “Corriere della Sera” in data 3 dicembre 2012 dal titolo: “È meglio se Milone rimane fuori. Da Tangentopoli a Fintecna gli affari del sottosegretario Nominato alla Difesa aveva un ruolo anche nella società del Tesoro”, Sergio Rizzo scrive un articolo che racconta la commistione tra politica, affari e perfino ambienti mafiosi. «Da qualunque punto di vista si guardi la cosa, non è normale. Non è normale che un ministro dia udienza al suo sottosegretario e al termine dell’incontro il ministero emetta un comunicato. E di che tenore, poi. Ansa, primo dicembre: “Il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, ha ricevuto oggi il sottosegretario Filippo Milone. Durante il “cordiale colloquio” il sottosegretario ha voluto tra l’altro ringraziare il ministro per le manifestazioni di considerazione e di fiducia che sono – riferisce il sottosegretario Milone – indispensabili per la proficua collaborazione”. Riletto in controluce, quel comunicato che getta acqua sul fuoco fa capire intanto una cosa. Che il fuoco c’è. Non era del resto difficile accorgersene. Era opportuno nominare sottosegretario alla Difesa l’ex consigliere dell’ex ministro Ignazio La Russa sei giorni dopo che già era stata resa nota quella intercettazione telefonica fra i manager di Finmeccanica Lorenzo Borgogni e Marco Forlani (costui incidentalmente figlio dell’ex segretario Dc Arnaldo Forlani)? Eccone un frammento. Marco: “Senti mi ha chiamato Filippo eh, che dice su, su quel discorso che facciamo ogni anno della loro offerta di partito a Milano eccetera…”. Borgogni: “Di partito? Del ministero!”. Marco: “…Credo sia una cosa del Pdl, no? Dice che te ne ha parlato a te pure”. Il giorno seguente al giuramento dei sottosegretari Fiorenza Sarzanini riferisce sul Corriere che “durante l’interrogatorio di sabato scorso di fronte al pm Paolo Ielo a Borgogni è stato chiesto di chiarire a che titolo avrebbe versato soldi a Filippo Milone, ex capo della segreteria di La Russa”. E per ora fermiamoci qui, in attesa dei risultati di quel chiarimento. Ma è appena il caso di sottolineare come la Finmeccanica sia il principale fornitore della Difesa. E come lo stesso Milone fosse consigliere di una società di quel gruppo, la Ansaldo Sts: settore trasporti. Incarico dal quale ha rassegnato le dimissioni una volta nominato al governo. Ma non l’unico che il sottosegretario, per la serie conflitti d’interessi, ha avuto nelle aziende pubbliche. Qualche anno fa, per esempio, è transitato nel consiglio di amministrazione delle Poste. Mentre non abbiamo ancora notizia ufficiale delle sue eventuali dimissioni dal collegio sindacale di una società che si chiama Quadrifoglio Real Estate srl. Collegio presieduto curiosamente dal presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua. La società in questione appartiene a Fintecna Immobiliare, cioè al Tesoro che è il proprietario del gruppo Fintecna. Holding statale che secondo gli esperti del settore potrebbe avere un ruolo importante nell’operazione di dismissione del patrimonio pubblico. Comprese magari le caserme della Difesa»;

si continua a leggere: «Ma Milone occupa anche una seconda poltrona del giro Fintecna immobiliare. Si tratta di un posto nel consiglio di amministrazione di Alfiere spa. È la società che Fintecna ha al 50% assieme ad alcuni privati riuniti nella Progetto Alfiere spa. Sono la Lamaro appalti della famiglia Toti, la Astrim di Alfio Marchini, il fondo immobiliare Fimit guidato da Massimo Caputi, la Tecnimont, la Immobiliare Fondiaria Sai di Salvatore Ligresti e la Eurospazio, i cui azionisti sono custoditi in due fiduciarie. Alfiere è l’impresa che dovrebbe realizzare un massiccio investimento immobiliare a Roma, con la trasformazione di tre torri alte 62 metri e di altri edifici al quartiere Eur, dove un tempo c’era il ministero delle Finanze, su progetto di Renzo Piano. Un’operazione fondiaria appetitosa, che prevede fra l’altro la realizzazione di locali commerciali e ben 350 appartamenti. Che cosa c’entra Milone? C’entra evidentemente per Ligresti, costruttore e finanziere siciliano. Come siciliane sono le radici del sottosegretario, comunque milanese di nascita, e di La Russa. E la terra è un legame formidabile, a giudicare dai fatti. Il figlio di La Russa, Antonino Geronimo, è consigliere di amministrazione della holding di Ligresti Premafin. E Milone è presidente di Quintogest, impresa controllata da Fondiaria Sai. Nonché consigliere della Sviluppo Centro est, società fra Ligresti, Toti e i costruttori Santarelli. Ma in passato è stato molto di più. Negli anni ruggenti del tramonto della Prima Repubblica gestisce la Grassetto, poi finita come tutte le grandi imprese di costruzione nel vortice delle inchieste di Tangentopoli. E lui s’immola. A partire dal tintinnìo delle manette fino ai processi per corruzione subisce tutte le traversie di quella stagione. Da Messina a Napoli, ad Asti, a Padova. Sperimentando, a seconda dei casi, praticamente ogni brivido che la ruota della giustizia sa offrire: la prescrizione, l’assoluzione in secondo grado, la condanna definitiva con lo zuccherino della “riabilitazione”. Per non farsi mancare proprio nulla, nel 1995 Milone arriva a mettere su con il futuro capo di una nuova Dc, Giuseppe Pizza, poi ritrovato nel 2008 al governo Berlusconi come sottosegretario all’Istruzione, una ditta di impianti elettrici. Che però dopo qualche anno va per aria. (…) Si narra che la sua carriera nelle costruzioni sia cominciata nell’impresa di Gaetano Graci. Proprio lui, uno dei Cavalieri di Catania, costruttori siciliani per decenni sulla cresta dell’onda quando negli anni Novanta vengono investiti dalle tempeste giudiziarie. A un certo punto Milone si trova addirittura in mano una piccola quota del 5%, chissà perché, in un’azienda di commercio all’ingrosso di carni di Placido Filippo Aiello, il genero di Graci. Finché nel 1993 la Ge.c.al. (così si chiama quella) va in liquidazione. Per completezza d’informazione va detto che due anni dopo Aiello e il suocero si beccano una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. L’accusa dice che Cosa nostra aveva investito dei soldi nelle attività imprenditoriali di famiglia. Aiello patteggia 24 mesi. Passano dieci anni e la Guardia di Finanza lo accusa di aver trasferito in Svizzera 700 mila euro in barba alle regole del Fisco. Ma questa è un’altra storia. Composto l’intero quadro non può tuttavia che restare il dubbio: era proprio opportuna la nomina di Milone?»;

considerato che secondo un articolo pubblicato dal quotidiano “la Repubblica” il 18 gennaio 2012, il Sottosegretario di Stato per la difesa Filippo Milone «fa parte del collegio sindacale della Quadrifoglio Re Srl, che si occupa di riqualificare le ex manifatture tabacchi di varie città, controllata dalla statale Fintecna e costituita insieme a Pirelli Re. È poi nella gestione della Sviluppo Centro est, nata per la riqualificazione di 60 ettari in zona Torre Spaccata a Roma, controllata dall’Immobiliare lombarda (Fonsai-Ligresti) e dalla Lamaro Appalti Spa (società di costruzione dei fratelli Toti). Nella Federservizi immobiliare, controllata al cento per cento da Assoimmobiliare, il cui ufficio stampa però, a domanda precisa, non rivela nulla sul suo ruolo. Ancora, in una cooperativa edilizia, il Consorzio Prampolini. E soprattutto, nel Progetto Alfiere Spa: Milone è nel cda della società che ha in mano la grandiosa opera di trasformazione delle tre torri e di una vasta area dell’Eur, a Roma, ridisegnata da Renzo Piano. Dentro ci sono ancora una volta Fintecna, l’immobiliare di Ligresti e i fratelli Toti. Le strade di Milone e Ligresti si incontrano anche quando si parla di vino. Milone risulta infatti nella gestione della Colpetrone e della Santa Maria del Fico srl (tutto di proprietà di Saiagricola)»;

considerato che a giudizio dell’interrogante occorrerebbe appurare:

se risponda al vero che Filippo Milone abbia iniziato la sua carriera nelle costruzioni nell’impresa di Gaetano Graci, uno dei Cavalieri di Catania, costruttori siciliani per decenni sulla cresta dell’onda quando negli anni ’90 vengono investiti dalle tempeste giudiziarie, al punto da trovarsi in mano una piccola quota del 5 per cento di un’azienda di commercio all’ingrosso di carni, la Ge.cal di Placido Filippo Aiello, il genero di Graci, fino a quando nel 1993 non va in liquidazione;

se egli abbia dato le dimissioni per incompatibilità dal collegio sindacale di una società denominata Quadrifoglio Real Estate Srl, appartenente al gruppo Fintecna immobiliare, che potrebbe avere un ruolo importante nell’operazione di dismissione del patrimonio pubblico, caserme comprese e dove si ritrova Presidente del collegio sindacale il noto collezionista di poltrone e Presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua;

se sia vero che Milone occupi anche un’altra poltrona nel consiglio di amministrazione di Alfiere SpA, del gruppo Fintecna immobiliare, e che la stessa Fintecna detiene il 50 per cento delle quote, assieme ad altri privati riuniti nella Progetto Alfiere SpA, come la Lamaro appalti della famiglia Toti, la Astrim di Alfio Marchini, il fondo immobiliare Fimit guidato da Massimo Caputi, la Tecnimont, l’immobiliare Fondiaria Sai di Salvatore Ligresti e la Eurospazio, i cui azionisti sono custoditi in due fiduciarie;

se risponda al vero che la stessa Alfiere SpA sarebbe l’impresa incaricata di realizzare un massiccio investimento immobiliare a Roma, con la trasformazione di edifici nel quartiere Eur, dove un tempo c’era il Ministero delle finanze, su progetto dell’architetto Renzo Piano;

se sia vero che sia stata acquisita agli atti giudiziari una conversazione compromettente fra i manager di Finmeccanica Lorenzo Borgogni e Marco Forlani su dazioni di denaro, e che, come riferisce sul “Corriere della Sera” Fiorenza Sarzanini, durante un interrogatorio, il pubblico ministero Paolo Ielo abbia chiesto a Borgogni, il factotum di Guarguaglini, di chiarire a che titolo avrebbe versato soldi a Filippo Milone, ex capo della segreteria del ministro La Russa,

si chiede di sapere quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che incarichi delicati siano affidati a personalità che si trovano in situazioni, anche potenziali, di conflitto di interesse e che abbiano evidenziato prossimità ad interessi particolari ed affari al limite della liceità, e che facciano ipotizzare la possibilità che non siano in grado di perseguire esclusivamente gli interessi più generali del Paese.

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