Why Not -rinvio a giudizio de Magistris – Genchi

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06679
Atto n. 4-06679

Pubblicato il 25 gennaio 2012
Seduta n. 663

LANNUTTI – Al Ministro della giustizia. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi sono stati rinviati a giudizio dal Tribunale di Roma e il 27 aprile 2012 dovranno presentarsi davanti al Giudice per il reato di abuso d’ufficio;

si legge in un articolo de “il Fatto Quotidiano” del 22 gennaio 2012: «Avete presente la Procura di Roma? A parte pochi pm che non guardano in faccia nessuno, è la Procura che in questi anni è riuscita a far archiviare i reati di qualunque politico le capitasse a tiro. Soprattutto uno: B. Archiviato perché scarrozzava sugli aerei di Stato menestrelli (…), nani e ballerine. Archiviato perché mobbizzava il marito della sua amante Virginia Sanjust. Archiviato perché raccomandava le papi girls a Raifiction. (…) Archiviato perché minacciava il suo uomo all’Agcom per far chiudere Annozero. Archiviato sempre, a prescindere. Avantieri però un politico è riuscito a farlo rinviare a giudizio: Luigi De Magistris, che va a processo con il suo ex consulente Gioacchino Genchi per abuso d’ufficio. Che han fatto i due manigoldi? Abusato di voli di Stato, raccomandato favorite, perseguitato mariti di amanti, (…) minacciato authority perché violassero i loro doveri istituzionali? No, molto peggio: nel 2007, quando seguivano a Catanzaro l’inchiesta “Why Not”, acquisirono dalle compagnie telefoniche i dati sui tabulati telefonici di 8 parlamentari (…) senz’aver chiesto il permesso al Parlamento, violandone l’immunità. Un ingenuo domanderà: come fai a sapere che questo o quel numero telefonico è di un parlamentare? Prima acquisisci i dati dalla compagnia e poi, se scopri che l’intestatario è un eletto, chiedi alle Camere l’autorizzazione a usarlo. Invece i pm e i gip di Roma devono essere dei medium: appena vedono un numero, intuiscono subito che appartiene a un parlamentare. Dunque non si spiegano perché De Magistris e Genchi chiedessero a Tim o Vodafone o Wind di chi fosse un numero: dovevano saperlo prima, per scienza infusa. In caso contrario, è abuso d’ufficio. Ora, dal 1997 l’abuso non è più reato, a meno che non produca un vantaggio patrimoniale o un danno a qualcuno. Ma il pm Caperna e il gup Callari il danno l’han trovato: i parlamentari avrebbero subìto “un danno ingiusto consistente nella conoscibilità di dati esterni di traffico relativi alle loro comunicazioni”. Cioè: si è saputo a chi telefonavano. Il solito ingenuo obietterà: ma il danno, ammesso che esista, i parlamentari se lo sono procurato da soli, visto che nessuno li obbligava a chiamare persone così poco raccomandabili da danneggiarli una volta emerse. Se non fosse un processo, ci sarebbe da ridere. Anche perché sugli eventuali reati dei pm di Catanzaro è competente la Procura di Salerno, non di Roma. E qui le risate raddoppiano: perché l’inchiesta romana la aprì Achille Toro, già in rapporti con personaggi emersi in “Why Not”, poi costretto a lasciare la magistratura per lo scandalo della cricca; e perché dall’accusa di abuso d’ufficio (…), De Magistris era già stato inquisito a Salerno, ben prima di Roma, e archiviato. Ora verrà riprocessato a Roma per lo stesso reato. I giudici della Capitale hanno affermato la propria competenza con argomenti vari e variabili. 1) Fra le parti offese, ci sarebbe il Parlamento (ma poi si sono scordati di citare all’udienza i presidenti delle Camere). 2) Il primo tabulato incriminato arrivò da Wind con sede a Roma (falso: arrivò da Vodafone con sede a Pozzuoli). 3) Siccome i dati le compagnie li trasmettono criptati, non si sa se Genchi li decrittò nel suo ufficio a Palermo o da qualche altra parte. Dunque, nel dubbio, è competente il pm che ha aperto la prima inchiesta. Dunque Salerno? In teoria sì, però per Salerno il reato non c’è. Dunque si ritenta a Roma: vedi mai che almeno lì si trovi un giudice disposto a condannare»;

considerato che:

il pubblico ministero Achille Toro è lo stesso magistrato che si è dovuto dimettere, quando venne indagato per i suoi rapporti con la cosiddetta P4. Un magistrato che ha dimostrato sin dal primo momento i suoi pregiudizi contro Genchi. Basta ricordare che emise un’ordinanza di sequestro di tutto il materiale che Genchi usava per lavorare (anche quello non coinvolto nel reato; in pratica impedì al consulente informatico di lavorare per settimane) e che si rifiutò di consegnarglielo quando la Corte di cassazione annullò il sequestro in quanto illegittimo;

sull’emergere di fatti sempre più inquietanti sulla Procura della Repubblica di Roma, che sembrano confermare la sua nomea di “porto delle nebbie”, come dalle inchieste su “appaltopoli” e G8, l’interrogante ha presentato numerosi atti di sindacato ispettivo (2-00175, 2-00169, 4-02753, 4-05743) che ad oggi non hanno ricevuto risposta,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive previste dalla legge al fine di verificare eventuali responsabilità disciplinari commesse nell’ambito della vicenda giudiziaria richiamata.

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