Crac Deiulemar

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06940
Atto n. 4-06940

Pubblicato il 23 febbraio 2012
Seduta n. 679

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

tredicimila risparmiatori, ma purtroppo le cifre sono soltanto provvisorie, sarebbero rimasti coinvolti nel caso Deiulemar;

la Deiulemar è la compagnia campana attiva nel trasporto marittimo di merci e passeggeri, un vero e proprio colosso dei mari che gestisce oltre 60 navi e fatturati da centinaia di milioni di euro;

è emerso che la società ha emesso titoli per centinaia di milioni di euro fuori da qualsiasi controllo, mentre in parallelo faceva certificare i bilanci da Kpmg e emetteva obbligazioni regolari, prestiti che rischiano di non essere rimborsati per il crac della società di Torre del Greco. Ora si cerca un equilibrio fra esigenze dei risparmiatori e il mantenimento dell’attività imprenditoriale e intanto la compagnia ha chiuso i propri uffici per l’assedio degli obbligazionisti;

si legge su un articolo pubblicato su “Linkiesta” il 23 febbraio 2012: «La Procura di Torre Annunziata ha aperto un’indagine sul crac Deiulemar. Contro ignoti, per ora, e tra mille cautele. (…) La notizia è stata confermata e dettagliata a “Linkiesta” direttamente dal procuratore capo di Torre Annunziata, Diego Marmo: “Confermo che sul caso Deiulemar è stato aperto un fascicolo, che, ad ora, raccoglie l’esposto presentato dalla società (con cui il nuovo amministratore delegato aveva reso nota l’emissione, nel passato, di titoli obbligazionari irregolari, nda) e quello di un obbligazionista. Per il momento non sono state definite ipotesi di reato né iscritti nomi di persone o società indagate; dagli elementi finora emersi si potrebbe pensare alla truffa, ma è un mare magnum che necessita maggiori approfondimenti, perché il caso interessa l’intera comunità torrese. Quindi agiremo con celerità, non posso e non voglio fermare chi intenda presentare querele, ma presteremo grande attenzione agli interessi dei piccoli risparmiatori utilizzando la massima cautela possibile”»;

si legge ancora nel citato articolo che lunedì scorso si è tenuto un primo incontro «tra la nuova proprietà e i rappresentanti degli obbligazionisti. “Non ci sono state grandi novità” ha aggiunto il collega Pino Colapietro (Comitato degli Obbligazionisti della Deiulemar). “Ci è stato detto che Deiulemar non potrà avanzare proposte prima che sia finito il censimento del debito, che è giunto al 30% e che sembrerebbe ridimensionare il numero degli obbligazionisti coinvolti a circa 7.500 persone (è il numero di chi si è finora prenotato per il censimento, nda). La mia impressione, del tutto personale, è che Deiulemar finirà per individuare come unica strada percorribile la proposta di creare una newco ad azionariato diffuso, con conversione in azioni delle obbligazioni e conferimento di beni e attività delle varie realtà facenti capo ai soci della compagnia. Se così sarà occorrerà valutare adeguatamente i termini di conversione e i beni sul piatto. Per queste ragioni ho esortato Deiulemar a smettere di parlare di obbligazioni ‘regolari’ ed ‘irregolari’ – tutti i creditori vanno trattati alla stessa maniera, perché comune è stato l’affidamento alla società – e a fornirci un dettagliato elenco dei beni che i soci sono disposti a mettere a disposizione. Per i risparmiatori l’invito è di aderire ai comitati tecnici (e gratuiti), i soli in grado di gestire un’eventuale offerta concordataria, che passerebbe necessariamente per sedi giudiziarie” (…) anche l’avvocato dell’Unione Consumatori Antonio Cardella ha ritenuto “interlocutorio” l’ultimo incontro e “ancora in alto mare ogni progetto risolutivo”. Per questo, avanzando dubbi sul fatto che “l’ammontare dei debiti sia del tutto ignoto”, ha auspicato che la prossima riunione – fissata non prima di 15-20 giorni proprio per dare tempo a Deiulemar – “sia più significativa”. “Assai deludente” ha definito il meeting Cacchione: “Non ci è stato detto se, quali e quanti siano i debiti della compagnia diversi dalle obbligazioni, non è stato chiarito quali beni i soci siano pronti a sacrificare e si è rimasti assolutamente sul vago sulla tempistica, mentre definirei ‘alchimia’ la perdurante differenziazione fra obbligazioni regolari ed irregolari. Avviare azioni giudiziarie è allo stato dei fatti prematuro e non intendiamo farlo prima che sia stata fatta chiarezza. Però, di fronte ad atteggiamenti di chiusura o rinvii sine die, sarà inevitabile ricorrervi”. Dal canto suo Roberto Maviglia, nuovo amministratore unico di Deiulemar, ha ribadito che “il denaro legato ai titoli irregolari non è mai passato nella disponibilità della società né nei suoi conti, che sono quindi regolari”, che “è intenzione dei soci formalizzare il proprio impegno a mettere a disposizione i rispettivi beni” e che “una soluzione sarà ipotizzabile solo una volta che il censimento abbia chiarito il valore dei debiti. In ogni caso ogni progetto dovrà rispondere a tre requisiti: salvare la continuità aziendale, evitare la cessione di beni prima di una loro rivalutazione, e garantire la liquidità dello strumento scelto (cioè gli obbligazionisti dovranno poter cedere facilmente e con soddisfazione titoli e beni di cui eventualmente entrassero in possesso con la ristrutturazione, nda)”»;

considerato che:

quello che è emerso, secondo le ricostruzioni di Maviglia e dell’avvocato Pino Colapietro, rappresentante del Comitato obbligazionisti Deiulemar, è che, accanto ai certificati obbligazionari regolarmente emessi, la compagnia e i suoi amministratori hanno continuato a rilasciare titoli simili ad obbligazioni al portatore, intestati alla società e da essa regolarmente onorati fino a poche settimane fa, ma totalmente al di fuori delle norme sulle emissioni e, a quanto risulta, dai bilanci della società stessa. Tanto che ad oggi non si sa quanto sia l’ammontare delle obbligazioni circolanti, quante quelle “regolari” e quali le “irregolari” né come distinguere fra esse. Secondo le stime di Colapietro – assolutamente provvisorie, perché la società ha avviato un ‘censimento’ dei titoli senza il cui esito non si possono avere certezze – sarebbero circa 13.000 i risparmiatori coinvolti, per un ammontare di obbligazioni vicino ai 500 milioni di euro. Cifra su cui Maviglia non si esprime, pur riconoscendo che è certo che le obbligazioni emesse siano ben più di quelle iscritte a bilancio;

scrive “Il Journal” il 10 febbraio 2012: «La Deiulemar è stata gestita in maniera dilettantesca dal punto di vista finanziario, con i bilanci ritoccati appositamente per mettere in mostra una situazione positiva che in realtà non esisteva: il punto è proprio questo, ai risparmiatori sono stati promessi rendimenti eccezionali (fino al 7% netto) e le continue emissioni di bond hanno fatto crescere la stima degli stessi nei confronti della compagnia. La ricostruzione degli ultimi anni di vita della Deiulemar ha però raccontato una storia diversa. Le emissioni obbligazionari erano sì regolari, ma anche totalmente al di fuori dalle regole di bilancio: la vicenda è paradossale, in quanto al momento non è ancora possibile capire quanti siano i titoli regolari e quanti non lo siano, insomma non si può quantificare il mucchio di “carta straccia” che è in possesso degli ignari risparmiatori. È un altro duro colpo alla credibilità nei confronti della finanza, il problema sta tutto in queste gestioni completamente caserecce, prive di controlli e quindi inefficienti. Il “pasticciaccio brutto” della Deiulemar riempie ancora una volta le pagine nere dei crack finanziari italiani: si parla di cinquecento milioni di euro di bond irregolari ed esiste un comitato a difesa dei cittadini coinvolti, ma le soluzioni non sono né facili né di breve durata. In effetti, la società dovrà soddisfare tutti i propri creditori per salvarsi, il tutto compatibilmente alle esigenze di bilancio e, si spera vivamente, nel rispetto dei risparmiatori che avevano riposto la massima fiducia nelle obbligazioni»;

a giudizio dell’interrogante:

in uno Stato di diritto dove funzionano i contrappesi, le Authority finanziarie – nel caso di specie la Consob – avrebbero il dovere di prevenire crac finanziari e industriali ed evitare sia la spoliazione dei beni aziendali sia l’intervento della magistratura a presidio dei diritti dei risparmiatori e dei lavoratori;

non dovrebbero sfuggire all’attività di vigilanza l’emissione e il collocamento delle obbligazioni “fantasma” che sono state distribuite a piene mani a Torre del Greco;

la Consob sarebbe dovuta intervenire presso il gruppo Deiulemar al fine di evitare l’ennesimo crac finanziario di un gruppo quotato in borsa, nonché per chiedere trasparenza societaria e dei piani industriali prima del precipitare della situazione aziendale;

considerato inoltre che diversi organi di stampa hanno riportato la notizia che la società, per soddisfare la moltitudine di creditori, sarebbe intenzionata a mettere a disposizione le proprie risorse immobiliari,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di come sia stato possibile che un impero dello shipping, con oltre 60 navi gestite fra proprietà e noleggi, fatturati da centinaia di milioni di euro, attività di livello internazionale, sia stato costruito emettendo titoli di dubbia consistenza giuridica, per centinaia di milioni di euro, senza registrare la quantità e l’ammontare degli stessi, il tutto in parallelo ad operazioni di sofisticata ristrutturazione dell’architettura societaria, alla certificazione dei bilanci (da parte di una big come Kpmg) e all’emissione di obbligazioni;

quali azioni il Governo intenda porre in essere, nell’ambito delle proprie competenze, al fine di assicurare il rispetto e la verifica costante della correttezza, trasparenza, compiutezza e tempestività delle comunicazioni delle società al mercato e alle autorità di vigilanza;

quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere affinché non siano i cittadini a pagare di tasca loro per la leggerezza ed il mancato senso di responsabilità di coloro che possono aver condotto gestioni scellerate del gruppo Deiulemar, a cui numerosi cittadini hanno dato fiducia con i loro investimenti credendo nella robustezza della società.

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