INPGI-Fondi immobiliari

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06908
Atto n. 4-06908

Pubblicato il 21 febbraio 2012
Seduta n. 676

LANNUTTI – Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

l’Inpgi, la cassa di previdenza dei giornalisti, ha un vasto patrimonio immobiliare concentrato soprattutto a Roma che conta 2.472 unità, delle quali 2.170 sono abitazioni, per un valore, fino al 2008, di 692 milioni di euro;

per quanto riguarda i fondi immobiliari scriveva un articolo de “il Sole-24 ore” del 2 marzo 2009: «”Nell’ambito della gestione separata, più nota come Inpgi 2 – afferma il presidente dell’ente, Andrea Camporese – stiamo per acquistare dalla Sopaf quote del fondo Fip per un controvalore di 30 milioni di euro. La gestione separata ha infatti un patrimonio di 178 milioni e non c’è presenza di immobili. Il nostro consulente, Mangusta Risk, ci ha suggerito di inserire investimenti real estate fino a un massimo del 17,52%”. Il numero di quote da acquistare non viene reso noto ma prendendo a riferimento il Nav (patrimonio netto) al 31 dicembre scorso del fondo Fip, pari a circa 140mila pro quota, le porzioni acquistate dovrebbero essere di poco superiori alle 200 unità. Con i 30 milioni di euro del fondo Fip, è stata così quasi del tutto saturata (16,9%) la fetta di mattone stabilita per l’Inpgi 2. Ma cos’è il Fondo immobili pubblici (Fip appunto)? Creato nel 2004, è “il primo fondo di investimento promosso dalla Repubblica italiana – si legge nel sito web – e si inserisce in un più ampio processo di privatizzazione realizzato dal ministero Economia e Finanze”. A gestirlo è la Sgr Investire Immobiliare (Banca Finnat). Le quote del fondo sono state poi collocate tra gli investitori istituzionali. La Sopaf, guidata da Giorgio Magnoni, è stata una delle società che nel 2005 ha partecipato al collocamento: attraverso la controllata lussemburghese Five Stars aveva rilevato 450 “pezzi” del Fip per un controvalore di 57 milioni di euro. Più di recente, però, sempre la Sopaf ha comprato e rivenduto porzioni di Fip: nella trimestrale consolidata al 30 settembre 2008, emerge che sono state acquistate 209 quote per un controvalore di 29 milioni e 215 mila euro. Quote rivendute nello stesso trimestre con una plusvalenza di 881mila euro. I prezzi? Bastano due semplici divisioni: acquistate a circa 140mila euro, le quote sono state rivendute a 144mila euro ciascuna»;

pertanto osservando i bilanci della Sopaf e ad altre notizie pubblicate dalla stampa italiana, “il Sole-24 ore” in primis, e internazionale, si scopre che le 224 quote FIP vendute da Sopaf all’Inpgi per 30 milioni di euro (al valore unitario di 133.929 euro) «non erano le uniche in pancia alla Sopaf. La società aveva acquistato all’avvio del FIP 450 quote per un valore di 57 milioni (valore unitario di carico di 126.667 euro). Ma aveva anche effettuato compravendite e operazioni in derivati forward su queste quote realizzando cospicui ricavi (10 milioni solo nel primo trimestre 2009) e incassandone le cedole (600mila euro)» (si veda “ADGNews 24″ del 18 febbraio 2012);

si legge inoltre nel citato articolo pubblicato su “ADGNews”: «Nelle prime settimane del 2009, appena prima della cessione di quote di FIP a INPGI, Sopaf aveva acquistato dalla società austriaca Immowest del gruppo Immofinanz 800 quote del fondo FIP (una partecipazione pari al 6% del totale del Fondo) al valore di 80 milioni di euro, con un prezzo unitario per quota di 100mila euro. Operazione stranissima, questa, perché il gruppo austriaco Immofinanz aveva comprato quella stessa partecipazione del 6% di FIP, anni prima, per 100 milioni»;

considerato che a giudizio dell’interrogante non sono chiari:

il motivo per cui il gruppo austriaco vendette la partecipazione a inizio 2009 a Sopaf con uno “sconto” (cioè, per gli austriaci, una perdita secca) di 20 milioni di euro;

come mai SOPAF vendette subito dopo le quote all’Inpgi e a quale prezzo. Ossia al prezzo di carico delle quote acquisite all’avvio del FIP (126.667 euro l’una) o a quello a cui le aveva avute “a sconto” dagli austriaci (100.000 euro l’una). Visto che se Sopaf le avesse vendute su una base di carico nel proprio bilancio di 100.000 euro l’una, avrebbe realizzato, su 30 milioni di ricavi, ben 7 milioni e mezzo di utile, cioè un profitto del 33 per cento pagato ovviamente dall’Inpgi e da tutti i suoi iscritti;

perché, allora, nella delibera di acquisto del presidente Camporese si presenta l’affare come lucroso per l’istituto, si parla di “sconto” del 4,39 per cento e si dice che il valore unitario certificato delle quote FIP era di oltre 140.000 euro l’una. Questa valutazione non pare essere sicura se si considera che il valore unitario della quota del Fondo, pubblicato ufficialmente da FIP, al 31 dicembre 2008 era pari a 138.552,563 euro;

considerato inoltre che scriveva il “Corsera Magazine” il 3 febbraio 2009: «Mercato immobiliare in crisi. Magnoni ricorre a soci forti che non badano a spese e non badano neanche alle loro perizie interne. In Italia si è infatti sparsa la voce che lo studio tecnico di INPGI presieduto dall’Ing. Francesco Imbimbo e l’Avv. Pietro Manetta effettua perizie immobiliari, di cui l’intero Consiglio di Amministrazione non tiene conto. Di pochi mesi infatti l’acquisto della nuova sede di ODG in Via Parigi 11 periziata dall’ingegner Francesco Imbimbo per 5.5 milioni ed acquistata poche ore dopo a 7.7 milioni, un aumento vertiginoso del 40% mentre il mattone scende in tutto il mondo. Un miracolo per il venditore Agrilatte srl partecipata da Unalat srl, un miracolo si sarà detto anche il banchiere Magnoni che per le sue quote non di latte ma di mattoni forse era in cerca di partners è il caso di dire, senza troppi peli sulla perizia? Inpgi infatti secondo alcune dichiarazioni rese dal Presidente Andrea Camporese sarebbe intenzionato ad effettuare un investimento immobiliare di 30 milioni nella Sopaf di Magnoni e precisamente rilevando alcune quote del fondo FIP acquistate dal fondo Sopaf nel 2005 durante il boom immobiliare. Ci domandiamo se l’Ing. Francesco Imbimbo abbia partecipato insieme all’Avv. Pietro Manetta dell’ufficio tecnico immobiliare alla realizzazione delle due diligence per verificare se i valori di libro delle quote del fondo FIP siano in linea con i valori attuali delle proprietà immobiliari detenute in portafoglio e comunque non edulcorati come appaiono moltissimi immobili acquistati durante il boom immobiliare. Dai prezzi del 2005 il valore degli immobili in Italia è sceso almeno del 30%. E’ lo stesso sconto che ha concesso la Sopaf di Magnoni per rivendere le sue quote antiche all’INPGI? I giornalisti italiani sono stati informati? Ci domandiamo infatti chi controlla i vertici di INPGI nelle loro trattative immobiliari,quando come appare il Consiglio di amministrazione di INPGI alle volte sottoscrive procure speciali per l’acquisto anche di singoli immobili? Quale organo dovrebbe controllare la discrezionalità sui prezzi di acquisto, posto che in Via Parigi il prezzo di acquisto è risultato più alto del 40% da quello della perizia? Ricordiamo infatti che per l’acquisto di Via Parigi il Consiglio di amministrazione di INPGI deliberava una procura speciale al Presidente Gabriele Cescutti che a suo insindacabile giudizio rilanciò di oltre 2.2. milioni di euro il prezzo della perizia realizzata dal suo stesso ufficio tecnico. Come mai un così lauto regalo alla società venditrice? Come mai inoltre il Presidente Gabriele Cescutti smentiva l’intervento di un mediatore che al contrario risultava addirittura citato nella medesima delibera del Consiglio di amministrazione di INPGI che gli affidava la procura per l’acquisto della sede di ODG? E come mai il Presidente Lorenzo Del Boca smentiva il Cescutti confermando l’intervento del mediatore nelle trattative che si era strenuamente battuto per far accettare condizioni decisamente più convenienti per INPGI e ODG? Quale soggetto apicale smentisce le perizie tecnico estimative dell’unico ufficio interno di INPGI preposto alla valutazione immobiliare? O forse l’Ing. Imbimbo è l’uomo dei miracoli e le sue perizie si trasformano durante la notte e comunque prima dei regali ai venditori?»,

si chiede di sapere:

quali risultino essere i motivi per cui l’Inpgi abbia acquistato quote del fondo FIP rilevate da una controllata lussemburghese del gruppo Sopaf nel pieno del boom immobiliare e le abbia rivendute con laute plusvalenze ad investitori istituzionali; quale risulti essere la strategia di un ente come Inpgi che ha motivato l’acquisto in seconda battuta di quote di fondi con valori a libro altissimi quando sul mercato oggi si possono acquistare immobili ad uso ufficio a prezzi di gran lunga più convenienti;

chi risulti essere stato l’autore della certificazione del valore unitario della quota del fondo FIP (oltre 140.000 euro) che presentò l’acquisto di quote FIP da parte di Inpgi come “un affare”;

chi siano Francesco Imbimbo e Pietro Manetta e quale sia stato il loro ruolo in questa operazione;

perché, nonostante la stampa economica e internazionale ne avesse parlato diffusamente, nessuno a quanto pare dentro l’Inpgi si sia dedicato a capire come mai, appena poche settimane prima di cedere quote di FIP a Inpgi, Sopaf avesse acquistato dal gruppo austriaco quote di FIP per un valore inferiore del 20 per cento a quello pagato dagli austriaci e comunque inferiore di oltre il 33 per cento al prezzo pagato dall’Inpgi a Sopaf solo pochi giorni dopo;

nell’acquisto di quote di FIP per 30 milioni di euro, del febbraio 2009, con una delibera firmata dal presidente Camporese, chi avrebbe fatto l’affare, se l’Inpgi o la Sopaf che avrebbe guadagnato 7,5 milioni su 30 di ricavi;

se i Ministri in indirizzo, a cui sono affidati compiti di ispezione e controllo, abbiano compiuto attività di sorveglianza ed ispezione su una gestione basata su investimenti troppo rischiosi per degli enti che hanno l’obiettivo di garantire le pensioni e non di generare alti rendimenti;

quali iniziative intendano assumere al fine di garantire agli iscritti delle Casse controlli più accurati e maggiore trasparenza su ciò che accade all’interno delle gestioni.

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