Presidente Isvap Giannini

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00432
Atto n. 2-00432

Pubblicato il 22 febbraio 2012
Seduta n. 677

LANNUTTI – Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

a giudizio dell’interpellante il presidente dell’Isvap Giancarlo Giannini, proveniente dal mondo delle assicurazioni, ha improntato la sua gestione sulla più totale opacità e, fatto salvo un recentissimo ravvedimento operoso in merito ad un diniego sull’obbligo di polizze vita imposte dalle banche per contrarre un mutuo, non è riuscito, durante il suo lungo e lucroso mandato che vorrebbe prorogare, ad offrire una tutela minimale agli assicurati, né a cercare di calmierare le tariffe delle polizze obbligatorie RC Auto, aumentate del 190 per cento dal momento della loro liberalizzazione;

l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni private (Isvap), si legge nell’homepage del sito, “opera per garantire la stabilità del mercato e delle imprese di assicurazione, nonché la trasparenza dei prodotti nell’interesse degli assicurati e degli utenti in generale”, ma risulta all’interpellante che non ha mai garantito i diritti dei consumatori, al punto da essere accusato, a torto o a ragione, di contiguità con le compagnie vigilate;

in un articolo pubblicato su “Affari & Finanza” di “la Repubblica” del 9 marzo 2009, dal titolo: “I consumatori attaccano l’Isvap ma c’è anche chi la difende”, Luisa Grion traccia un bilancio in chiaroscuro di un chiacchierato istituto: «C’è chi pensa che se sparisse domani ne guadagneremmo tutti un taglio del 10 per cento sulle tariffe, e chi si domanda dove fosse mai andato a finire quando ha consentito, per anni, la vendita di prodotti assicurativi che non offrivano la minima tutela ai consumatori. C’è chi da tempo ne chiede l’abolizione e chi pensa che le sue competenze dovrebbero passare subito all’Antitrust. No, eccezioni a parte, non è decisamente buono il rapporto che corre fra le associazioni dei consumatori e l’Isvap, l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni private. L’obiettivo dichiarato è chiaro (…). Eppure fra i diretti interessati molti pensano che l’istituto autonomo dal 1982 non porti a termine il suo compito ed alcuni sostengono addirittura che operi in piena connivenza di intenti con le compagnie assicurative (…). Non solo non va a fondo quando dovrebbe, ma ostacola pure chi invece ci prova. Ha duramente criticato l’Antitrust quando si è permessa di dire che le compagnie assicurative agivano in cartello, sostenendo che quella materia era di sua competenza. Si schiera facilmente dalla parte degli assicuratori, piuttosto che degli assicurati»;

sulla vicenda Fonsai-Premafin, come ricordato dall’interpellante in vari atti di sindacato ispettivo (4-06771, 2-00404, 4-06726), l’Isvap non sembra aver correttamente vigilato sui bilanci delle compagnie che creavano perdite enormi, anche per finanziare gli hobby dei rampolli dell’ingegner Ligresti come il famoso cavallo Toulon preso in leasing da Unicredit per assecondare le voglie di cavalcata di una delle figlie, creando un buco di bilancio di ben 1,1 miliardi di euro nell’ultimo anno;

a quanto risulta all’interpellante, la comoda poltrona di presidente Isvap, crocevia del potere finanziario ed assicurativo, continua a fare gola al suo occupante, al punto tale da indurlo a porre in essere tutti gli artifici per prorogarne la scadenza, come risulta da un articolo pubblicato su “La Repubblica” in data 18 febbraio 2012: «A sole 24 ore dalla richiesta dell’Isvap, Sator e Palladio hanno fatto pervenire le loro risposte all’authority sul patto di consultazione siglato sull’8% delle azioni Fondiaria Sai. Allo stesso tempo l’authority che deve avere a cuore la stabilità e la solidità del sistema assicurativo non ha ancora ricevuto alcun documento sul piano di rafforzamento patrimoniale che Fondiaria Sai dovrebbe portare avanti attraverso l’intervento di Unipol, nonostante la lettera dell’Isvap che lo richiedeva sia stata spedita il 10 gennaio scorso. Così come nulla si sa dell’aumento di capitale di Premafin riservato a Unipol, da cui dovrebbe partire tutta l’operazione architettata da Mediobanca e Unicredit in qualità di grandi creditori della compagnia assicurativa. L’unica cosa concreta, al momento, sono le convocazioni delle rispettive assemblee di Fonsai e Unipol chiamate a deliberare gli aumenti di capitale da complessivi 2,2 miliardi. Un comportamento sbilanciato che sta mettendo sempre più sotto i riflettori la gestione di Giancarlo Giannini all’Isvap. La prova delle tensioni interne all’istituto viene anche da un infuocato comunicato sindacale che denuncia un colpo di mano della dirigenza sulla nuova ristrutturazione interna dell’authority dopo che quella del 2003 è stata disattesa. “Non interessa l’efficienza del lavoro e una migliore organizzazione scrivono congiuntamente Fisac-Cgil, Fiba-Cisl, Uilca-Uil e Snfia – ciò che interessa è altro: creare un sistema di potere e di controllo e far trovare al nuovo presidente una struttura blindata, con tutte le caselle che contano ben coperte”. Ma ecco il colpo di scena. Giannini dovrebbe scadere a maggio e non essere più rieleggibile ma, a quanto risulta da fonti autorevoli, in Parlamento si stanno muovendo pedine per facilitare una sua proroga di altri due anni. Il piano è portato avanti da alcuni parlamentari che stanno progettando una modifica della legge in vigore per separare la carica di presidente dell’Istituto da quella di direttore generale. La modifica consentirebbe la conferma alla presidenza di Giannini e l’ascesa di Flavia Mazzarella alla direzione generale. Un piano che secondo alcuni non sarebbe slegato dalla vicenda Fonsai-Ligresti sulla quale l’Isvap è intervenuta la prima volta soltanto a marzo 2011 e sulla quale sarà chiamata a esprimersi quando il piano di rafforzamento sarà presentato nella sua versione definitiva. Sempre che non sia già saltato, viste le difficoltà degli ultimi giorni. Oltre all’incursione di Palladio e Sator, infatti, desta non poche preoccupazioni la ventilata fusione di Premafin con 320 milioni di debiti in Fonsai. L’operazione assomiglia a un “leverage” applicato a una società assicurativa nella quale i titolari delle polizze dovrebbero essere tutelati alla stregua di veri e propri creditori. Forse anche per questo motivo Unipol avrebbe chiesto a Unicredit e alle banche creditrici di trasformare una parte di quei crediti in capitale, fatto che però non è stato digerito bene dalla banca di piazza Cordusio. La quale avrebbe aperto canali di comunicazione con i due nuovi azionisti Roberto Meneguzzo e Matteo Arpe per sondare eventuali soluzioni alternative»,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza delle motivazioni degli omessi controlli dei bilanci del gruppo Ligresti da parte dell’Isvap, presieduta da Giancarlo Giannini, le cui carenze hanno prodotto un deficit da 1,1 miliardi di euro, e delle ragioni che hanno indotto l’Isvap a muovere i primi rilievi soltanto nel marzo 2011, quando la disinvolta gestione ed il “saccheggio” dei gruppi assicurativi non potevano più essere evitati;

se sia al corrente delle tensioni interne all’Istituto manifestate da un comunicato sindacale che denuncia un colpo di mano della dirigenza sulla nuova ristrutturazione interna dell’authority, dopo che quella del 2003 è stata disattesa, poiché, hanno scritto congiuntamente Fisac-Cgil, Fiba-Cisl, Uilca-Uil e Snfia, non interessano l’efficienza del lavoro e una migliore organizzazione, ma la creazione di un sistema di potere e di controllo, per far trovare al nuovo presidente una struttura blindata, con tutte le caselle che contano ben coperte;

se intenda assicurare la propria indisponibilità a sostenere eventuali proposte di modifica della normativa vigente che possano consentire a Giannini di continuare a svolgere – per un ulteriore mandato – l’incarico di presidente dell’Isvap;

quali misure urgenti di competenza intenda attivare per evitare che autorità importanti come l’Isvap vengano manovrate dai grandi gruppi economici, per rendere meno contendibile il mercato e più onerosi i costi e le tariffe addossate ai consumatori.

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