RAI-pagamento canone apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00429
Atto n. 2-00429

Pubblicato il 21 febbraio 2012
Seduta n. 676

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

la Rai, un’azienda a giudizio dell’interpellante lottizzata che sempre di più ammannisce cattiva informazione e servizi spesso “taroccati” e strappalacrime per inseguire il feticcio dell’audience, ha sfornato l’ennesimo balzello, a carico di imprese, studi professionali ed uffici, per imporre un pesante tributo sul possesso non solo degli apparecchi televisivi, ma anche di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale, inclusi monitor per il personal computer, videofonini, videoregistratori, Ipad, addirittura sistemi di videosorveglianza, telefonini che si collegano ad Internet, con una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 fino a 6.000 euro all’anno a carico di oltre 5 milioni di utenti per un controvalore di un miliardo di euro annui;

a giudizio dell’interpellante, è l’ennesima vergogna, l’ennesimo tentativo di scippo con destrezza che deve essere respinto al mittente, da parte del Ministro dello sviluppo economico Corrado Passera, al quale Adusbef e Federconsumatori si appellano, per evitare l’ennesimo salasso;

«Non ci risulta – hanno affermato i presidenti di Adusbef e Federconsumatori – che il Ministero dello sviluppo economico abbia deliberato l’assoggettamento dei personal computer, dei videofonini e di altri apparati utilizzati per il lavoro, non certo per lo svago, al pagamento del canone Tv; per questo tutti coloro che hanno ricevuto richieste di pagamento, come aziende ed uffici professionali del canone TV da parte della RAI per la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell’ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti, non paghino nulla e se avessero già pagato si rivolgano alle associazioni dei consumatori, che impugneranno l’intimazione di pagamento – qualora si insista – alla Consulta, per la tutela legale oltre ad un eventuale risarcimento dei danni»;

sul “Corriere della sera” on line del 20 febbraio 2012 si può leggere: «”Arrivo in ufficio e trovo la segretaria ridere di fronte al canone Rai per l’ufficio. Quattrocentododici euro”. Una sollevazione popolare (…) attraverso centinaia di post su Twitter avanza creando una campagna (…) senza giri di parole (…) Ma non solo Internet. Anche politici (bipartisan) e associazioni dei consumatori. Tutti in coro, ognuno con i suoi toni, dicono “no” alla richiesta della Rai a imprenditori e liberi professionisti di pagare il canone se possiedono un computer con connessione internet. L’azienda di Stato si riferisce – addirittura – al regio decreto legge del 21 febbraio 1938, n. 246: “Chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento”. (…) Sia dal Popolo della libertà che dal partito democratico sono arrivate critiche alla campagna di comunicazione lanciata dall’emittente di Stato. “Il combinato disposto di una serie di articolati consentirebbe di esigere il canone anche da chi ha un semplice Ipad, una patente stortura”, ha spiegato in una nota Bruno Murgia, deputato del Pd, che già nel 2007 ha presentato alla Camera un proposta di legge per esentare dal canone i proprietari di pc, videofonini e palmari. “Pretendere denari da chi paga regolarmente il canone per le proprie abitazioni non è tollerabile”, ha sottolineato, senza contare che “la pressione fiscale ha già superato il livello di guardia”. Sulla stessa linea Giancarlo Sangalli, senatore Pd. “Si sta veramente esagerando”, ha detto in un comunicato, “presenterò un’interrogazione al presidente Monti nella sua qualità di ministro dell’Economia. In un momento di così grave difficoltà per numerose imprese, l’imposizione dell’ennesima tassa è del tutto fuori luogo”. “Se la Rai pensa di fare cassa con le aziende e i lavoratori autonomi possessori di pc si sbaglia di grosso” ha detto il presidente dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario. “È probabile che le aziende non acquistino pc o iphone per vedere Sanremo in live streaming. Più probabile – conclude Belisario – che questi siano, oggi, strumenti indispensabili di lavoro. Inviare il bollettino per il pagamento del canone al popolo delle partite Iva, inoltre, è una beffa che si aggiunge al danno di quei tantissimi che sono stati costretti ad aprire una posizione invece di essere assunti. Il canone va pagato e va combattuta l’evasione ma basta con balzelli e stravaganze”»;

si legge ancora: «Per Rete Imprese Italia chi non paga è soggetto a pesanti sanzioni e a controlli da parte degli organi di vigilanza. “Quella del canone speciale Rai è una richiesta assurda perché vengono “tassati” strumenti come i computer che gli imprenditori utilizzano per lavorare e non certo per guardare i programmi Rai. Tanto più se si considera che il Governo spinge proprio sull’informatizzazione per semplificare il rapporto tra imprese e Pubblica Amministrazione. In questo momento di gravi difficoltà per i nostri imprenditori, di tutto abbiamo bisogno tranne che di un altro onere così pesante e ingiustificato”»;

considerato che:

secondo la Rai, dovrebbero pagare il canone i seguenti apparati di ricetrasmissione: televisione, videoregistratore, registratore dvd, computer (indipendentemente dalla presenza di una scheda televisiva o di una connessione Internet ), videofonino, tvfonino, monitor di qualsiasi tipo anche in assenza di un computer, decoder, monitor del citofono, modem, navigatore satellitare, videocamera, macchina fotografica digitale;

in data 19 marzo 2008, la Direzione centrale normativa e contenzioso dell’Agenzia delle entrate si è dichiarata incompetente, come già la Rai, indicando il Ministero delle comunicazioni quale soggetto competente in materia: “In merito agli apparecchi il cui possesso determina l’obbligo di corrispondere il canone per l’abbonamento televisivo – risponde l’Agenzia – si fa presente che detta attività esula dalla competenza istituzionale della scrivente, in quanto spetta al Ministero delle Comunicazioni procedere a tale individuazione. In ragione di ciò, al predetto Ministero, con nota 67800 del 2007, è stato chiesto di fornire precisazioni riguardo la problematica in trattazione”. Altrettanti quesiti sono stati posti, in alcune regioni, alla rispettiva Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate: le risposte sono state inizialmente contraddittorie, con alcune che dicevano che bisognava pagare e altre no, ma, dopo lo “sbandamento” iniziale, anche con comunicazioni di correzione alle missive precedenti, si sono tutte allineate all’attesa di un chiarimento da parte del Ministero competente;

sono state presentate al Ministero delle comunicazioni molte interrogazioni parlamentari sull’argomento (si vedano ad esempio gli atti della Camera dei deputati 4-03226, 4-05224, 4-05376, 4-05609; l’atto del Senato 4-00029 nella XVI Legislatura). Il Sottosegretario di Stato pro tempore per lo sviluppo economico ha risposto solo all’ultima di tali interrogazioni, ma non ha chiarito né disposto quali apparecchi. Ha infatti concluso la risposta come segue: “In considerazione del fatto che non sussiste ancora una interpretazione univoca circa la individuazione degli apparecchi, diversi dai televisori tradizionali, atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni, si ritiene opportuno procedere ad un approfondimento tecnico-giuridico della questione, anche attraverso il confronto con il Ministero dell’economia e delle finanze, l’Agenzia delle entrate e la concessionaria del servizio pubblico”;

non risulta che il Ministero, a seguito di tale approfondimento tecnico-giuridico e relativo confronto, abbia deliberato l’assoggettamento del personal computer al pagamento del canone;

nonostante ciò, a partire dal febbraio 2012, numerose aziende e uffici hanno ricevuto una missiva da parte della Rai in cui si richiede il pagamento del canone TV da parte della Rai per la detenzione di “uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell’ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti”;

la Rai non può di propria iniziativa riscuotere il canone per apparecchi diversi dal televisore tradizionale senza previa decisione in tal senso del competente Ministero dello sviluppo economico;

in ogni caso, la discriminazione fra computer collegati e non collegati in rete non ha alcun fondamento normativo, poiché il canone è dovuto per la detenzione di apparecchi “atti o adattabili”;

il computer è uno strumento ormai indispensabile allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, e l’inclusione dello stesso fra gli apparecchi tassati significherebbe di fatto imporre una nuova imposta sul lavoro;

anche durante il festival di Sanremo con i massimi ascolti, la Rai ha mandato in onda uno spot che invita a pagare il canone Rai a tutti i soggetti che utilizzano personal computer ed altri strumenti tecnologici usati prevalentemente per finalità ed attività lavorative, con la promessa di poter detrarre tali odiosi balzelli dalla dichiarazione dei redditi. Una campagna che prosegue a reti unificate, a giudizio dell’interpellante per indurre buona parte dei 5 milioni di soggetti ad adempiere ad un vero e proprio abuso,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda chiarire se il canone Rai debba essere pagato per il possesso dei richiamati strumenti tecnologici, come pretenderebbe la Rai, che ha promosso una campagna di informazione dai contenuti secondo l’interpellante chiaramente estortivi a danno di almeno 5 milioni di imprese e di consumatori, che non utilizzano strumenti tecnologici per guardare la tv di Stato, ma esclusivamente per finalità di lavoro, volti ad assoggettare gli apparecchi elettronici al pagamento del balzello;

se imporre il pagamento di un canone di abbonamento a videoregistratore, registratore dvd, computer senza scheda tv ma con connessione ad Internet , computer senza scheda tv e senza connessione Internet , videofonino, tvfonino, Ipod e apparecchi mp3-mp4 provvisti di schermo, monitor a sé stanti (senza computer annesso), monitor del citofono, modem, decoder, videocamera, macchina fotografica digitale, non costituisca un abuso per far gravare su utenti e consumatori i costi di una gestione fallimentare di una Rai lottizzata, che a giudizio dell’interpellante non ha mai garantito il pluralismo dell’informazione, ma guardato agli esclusivi interessi di alcuni partiti di riferimento, che nominando i vertici Rai hanno contribuito ad un’indecorosa spartizione;

quali misure urgenti di competenza il Governo intenda adottare, per rimediare ad un comportamento a giudizio dell’interpellante illegittimo della concessionaria del servizio pubblico, che oltre a vessare gli utenti del servizio pubblico ed a perseguitarli con minacce, anche se non dispongono di un apparecchio televisivo e non intendono possederlo per non rendersi complici spettatori di una TV faziosa ed arrogante, pretende di far pagare un canone speciale a quegli utenti e consumatori che utilizzano strumenti tecnologici per pure finalità di lavoro.

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