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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02683
Atto n. 3-02683 (in Commissione)

Pubblicato il 28 febbraio 2012
Seduta n. 681

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

«Il tetto-Monti agli stipendi dei supermanager di stato fa acqua da tutte le parti» scrive “Blitz Quotidiano” in un articolo del 27 febbraio 2012, perché «il limite fissato a 295 mila euro lordi l’anno deciso dal governo rischia di non poter essere applicato. Limite che un “inguacchio” lo definisce Sergio Rizzo sul “Corriere della Sera” dello stesso giorno non tiene conto di una norma del precedente governo, quella che avrebbe dovuto equiparare gli stipendi degli alti dirigenti pubblici alla media europea». Per intenderci la stessa tortuosa e ambigua procedura che affidava al Presidente dell’Istat Giovannini l’indagine sugli emolumenti in Europa per stabilire il taglio alle buste paga dei parlamentari;

si legge ancora: «Dimenticanza incomprensibile: la commissione Giovannini era stata istituita dal ministro Tremonti nell’agosto 2011 con il compito di fornire “le informazioni per livellare, rispetto alla media europea, le retribuzioni di cariche elettive e di figure apicali nella Pubblica Amministrazione”. Compito di difficile realizzazione, certo, ma il cui scopo è sufficientemente chiaro da non giustificare il pastrocchio successivo. Il tetto Monti dovrà tener conto oppure no dei risultati che scaturiranno dall’inchiesta in Europa di Giovannini? Non conosciamo quelle medie, ma, per dire, in Francia l’omologo di Giuseppe Vegas alla autorità di controllo dei mercati finanziari prende 150 mila euro lordi annui, dopo che nel 2010 alla sua busta paga è stata applicata una riduzione del 35%. Prima di allora era il più pagato: adesso il commissario alla sanità francese prende di più, 206 mila euro lordi, così come il suo collega all’energia, 192 mila euro lordi. Un ministro non può arrivare a più di circa 330 mila euro lordi l’anno, può cumulare un altro incarico per un valore massimo di 1,5 volte il suo stipendio ministeriale, per un totale di circa 495 mila euro l’anno lordi. In Italia, poi, esiste la complicazione supplementare della mancanza di equità nella razionalizzazione dei costi: i manager delle società partecipate degli enti locali sono esclusi dal tetto-Monti. I quali, fra l’altro, cumulano più stipendi, di fatto aggirando il limite che la legge impone: in teoria il dirigente di una municipalizzata non potrebbe prendere più del sindaco. Non è così: l’ex amministratore dell’Ama di Roma, Franco Panzironi, di cumulo in cumulo era arrivato a 545 mila euro lordi l’anno, uno stipendio di quattro volte superiore a quello di Gianni Alemanno. Senza contare i “privilegi” connessi con le amministrazioni provinciali, comunali, regionali, in nome della loro autonomia. E infatti: sempre a Roma la struttura di quattro persone guidata dal generale dei carabinieri Mario Mori denominata Comitato per la sicurezza e voluta direttamente dal sindaco, costa oltre un milione di euro l’anno. L’amministratore delegato della Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi, Giuseppe Bonomi, intasca 645 mila euro lordi l’anno. Il capo dell’ufficio legislativo in Calabria, Nicola Durante, riceve 176 mila euro l’anno più la busta paga da magistrato del Tar, per volontà del governatore Scopelliti. La stessa carica al ministero “vale” 60 mila euro l’anno. Ma al consigliere calabro, essendo intangibile l’autonomia regionale, nessuno toccherà un euro o un cumulo»;

considerato che:

per quanto risulta all’interrogante, tra i manager che guadagnano più di 294.000 euro, giustamente elencati sulla stampa per esigenze di trasparenza, sembra siano stati esentati – come al solito – i tecnocrati della Banca d’Italia, che oltre ad aver creato danni ai correntisti ed ai risparmiatori con la loro contiguità manifesta con le banche vigilate, hanno emanato provvedimenti ad hoc a misura di banchieri, come l’abrogazione recente del divieto di rimborso anticipato dei bond bancari, continuando a godere di arcaici privilegi e di una consolidata rete di protezione da parte dei mass media alle loro quotidiane malefatte. Gli stipendi dei vertici della Banca d’Italia, come i 757.000 del governatore Visco, i 593.000 euro del direttore Saccomanno e i 441.000 euro della signora Tarantola, eccedono di gran lunga i tetti ai guadagni fissati per i pubblici stipendi, a meno che il regime dell’Istituto non sia assogettato ad un regime di extraterritorialità giuridica, incompatibile con la politica di rigore e con i provvedimenti “lacrime e sangue” alla quale sono stati sottoposti ed assoggettati i cittadini e le famiglie;

inoltre risulta all’interrogante che la Banca d’Italia, con oltre 7.000 dipendenti di prim’ordine, ma di scarsa impiegabilità, ha avuto bisogno di assegnare circa 147 contratti di consulenza di qualche milione di euro, forse per accontentare qualche clientela, oppure per rendere meno accessibili le istanze dei consumatori e risparmiatori, che sempre più si rivolgono in giudizio per tutelare i loro diritti;

Glauco Maggi, in un articolo su “La Stampa” del 27 febbraio, racconta che «Il mattone americano del mercato reale si sta risvegliando, dicono i numeri di gennaio, ma la spia più significativa della ripresa non viene dai movimenti dei prezzi (leggero calo) e delle vendite (buon incremento) delle case, quanto dalle mosse degli investitori, fondi ed hedge fund, nel settore del “mattone finanziario”. Sì, proprio quei famigerati bond “subprime” (tossici) che nessuno voleva più tre anni fa e che hanno affondato le borse e fatto fallire la Lehman Brothers. L’interesse verso gli Mbs (Mortgage Backed Securities, titoli basati sui mutui) è tornato, e ad animare il trend ci sono alcuni di quei gestori che avevano visto giusto nello scommettere contro, quando la bolla si stava gonfiando, e ora si fidano ancora del loro fiuto per anticipare la corsa (futura ma sicura) di queste obbligazioni. Ad attirarli è un mix di quotazioni molto basse, di sperabile miglioramento dell’economia, e di rinascente fiducia nel mercato immobiliare. L’associazione nazionale degli intermediari americani (Nar) ha comunicato qualche giorno fa che a gennaio gli scambi di case già sul mercato sono aumentati del 4,3% a un tasso annuo di 4,57 milioni, il più alto dal maggio del 2010. Le vendite di case sono cresciute del 13% nell’ultimo semestre, e anche se non è ancora in vista il livello dei 6 milioni di affari che viene considerato ottimale dagli esperti in una economia florida, “il trend è chiaramente verso l’alto”, commenta Ian Shepherdson, capo economista di High Frequency Economics. A incoraggiare ci sono pure le prospettive del mercato del lavoro. Se cresce come negli ultimi due o tre mesi (a gennaio si sono aggiunti 243 mila posti, e il tasso di disoccupati è sceso all’8,3%) le famiglie che possono pagare i loro mutui aumentano, e le case ipotecate diminuiscono. È appunto ciò che interessa a quegli investitori in bond sorretti dai mutui, che infatti hanno iniziato a comprare. Greg Lippman era un trader di Deutsche Bank che capì con pochi altri, nel 2006-2007, che il mattone stava scoppiando e che le obbligazioni costruite sui mutui andavano vendute “short”, guadagnando con quella scommessa negativa. Oggi ha una finanziaria con altri partner, e insieme a fondi comuni come Fidelity e a vari hedge funds fa parte di una avanguardia di speculatori che puntano su quegli stessi titoli per cavalcarne il rialzo, dopo aver goduto del tracollo. I prezzi dei bond sono ancora tanto scontati che persino se i prezzi delle case calano ancora del 10%, e i mutui falliti aumentano, questi investitori sono convinti di trarne un profitto. In un rapporto spedito ai suoi clientela, citato dal New York Times, Lippman ha spiegato: “Data la sua significativa sottoperformance nel 2011, noi crediamo che il prodotto (gli Mbs Ndr) ha una quotazione così scontata rispetto al mercato che non si vedeva da tanto tempo”. In aggiunta ai dati confortanti sul mercato del mattone, pure la notizia recentissima che le grandi banche hanno accettato di pagare 26 miliardi di dollari ai governi statale e federale per chiudere le cause sulle vendite scorrette di mutui ai consumatori è stata letta come un ulteriore e forte segnale di ritorno alla normalità. Di qui l’idea di Lippman, e degli altri neospeculatori, di esporsi pesantemente ai bond ex tossici. La corsa alla nuova Bolla è partita»;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

gli stipendi del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che con i suoi 757.000 euro guadagna più del doppio del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che percepisce 300.000 euro all’anno, o della dottoressa Tarantola, che percepisce 441.000 euro, seppur assoggettati ad un taglio del 10 per cento, dovrebbero rientrare nel tetto dei 295.000 euro, stabiliti come guadagno massimo per i manager pubblici;

le autorità di vigilanza dovrebbero prestare attenzione alla nuova bolla speculativa che sta ripartendo negli Stati Uniti nel settore dei fondi ed hedge fund, ossia quel “mattone finanziario” dei famigerati mutui “subprime” (tossici) che nessuno voleva più tre anni fa e che hanno affondato le borse e fatto fallire la Lehman Brothers, e che stanno tornando d’attualità verso gli Mbs (Mortgage Backed Securities, titoli basati sui mutui), che tornano ad animare il trend speculativo per anticipare la corsa (futura ma sicura) di queste obbligazioni già in partenza intossicate,

si chiede di sapere se al Governo risulti il numero dei dirigenti della Banca d’Italia che percepiscono stipendi superiori al limite di 295.000 euro all’anno, e se il regime stipendiale dell’Istituto sia effettivamente sottratto al tetto previsto per i dirigenti pubblici, ed in caso affermativo quale sia la ragione di esentare tale personale dai tagli alle retribuzioni che invece colpiscono manager e lavoratori pubblici, e dai sacrifici cui sono sottoposti i cittadini italiani a seguito di una delle più gravi crisi economiche a giudizio dell’interrogante per precise responsabilità dei banchieri e delle compiacenti autorità vigilanti, che non hanno attivato alcuna misura per prevenire la creazione del denaro dal nulla, delle piramidi finanziarie di derivati OTC (over the counter).

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