Month: marzo 2012

Massimo De Felice- nomina Presidente INAIL

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02769
Atto n. 3-02769

Pubblicato il 29 marzo 2012
Seduta n. 702

LANNUTTI , MUSI , CASTRO , VIESPOLI , NEROZZI , PASSONI , DI NARDO , FERRARA , GARAVAGLIA Massimo , FLERES , DE ANGELIS , THALER AUSSERHOFER , PETERLINI , VITA , PORETTI , MARAVENTANO , TOFANI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

si apprende da notizie di agenzia che il Consiglio dei ministri ha avviato la procedura per la nomina a presidente dell’Inail del professor Massimo De Felice, ordinario all’università La Sapienza di Roma ed esperto di matematica finanziaria e valutazione e controllo delle imprese di assicurazione;

in un lancio dell’agenzia di stampa AdnKronos del 27 marzo 2012, intitolato “Inail: Massimo De Felice verso la presidenza”, si comunica che l’ordinario di matematica finanziaria e di valutazione e controllo delle imprese di assicurazione dell’università La Sapienza di Roma è destinato a diventare presidente dell’Inail. Vi si legge: «Su proposta del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, è stata infatti avviata dal Cdm la procedura per la nomina di De Felice a presidente dell’Istituto nazionale per l’assistenza contro gli infortuni sul lavoro. Settori di interesse scientifico di De Felice sono i sistemi di calcolo parallelo e distribuito in ambito Solvency, rischio di credito e solvency capital requirement creditizio, tecniche di ottimizzazione di tipo parallelo in ambito assicurativo e finanziario. Tra i numerosi studi e le pubblicazioni, De Felice si è occupato di modelli statistici per il controllo delle compagnie di assicurazione, in particolare di ‘internal model’ delle imprese di assicurazione, mercato delle rendite vitalizie, minimi garantiti nelle polizze vita, assicurazione e “corporate governance”, finanza dell’assicurazione sulla vita, controllo del rischio finanziario nell’assicurazione sulla vita, strumenti finanziari innovativi e profili di rischio»;

il professor De Felice, tra gli altri incarichi ricoperti, è stato consigliere di amministrazione di Intesa Vita, l’assicurazione del gruppo Intesa Sanpaolo; membro dell’organismo di vigilanza di Alleanza assicurazioni; membro del Consiglio di amministrazione e dell’organismo di vigilanza di Fondi Alleanza SpA; oltre ad aver svolto attività di consulenza e di formazione presso Aip, Alleanza assicurazioni, Ania (l’associazione tra le imprese assicurative), Banca del Piemonte, Cisalpina Previdenza, Groupama, Isvap, La Fondiaria assicurazioni, Ina, InaSim, Ras, Poste Vita, gruppo Reale Mutua, Sara, Sai, Unipol GF;

il Civ (Consiglio di indirizzo e di vigilanza) dell’Inail ha dato il via libera il 30 dicembre 2011 al bilancio Inail che, malgrado gli effetti della recessione, ha prodotto un avanzo finanziario di 376 milioni di euro. Nel via libera al bilancio di previsione 2012, il Civ, entrando nel merito delle cifre, ha previsto una flessione del volume delle entrate contributive pari al 2,56 per cento, ampiamente compensata, tuttavia, da una sostanziosa riduzione delle uscite (del 5,26 per cento). Nel complesso, dunque, il saldo resta positivo e si prevede un avanzo finanziario di 376 milioni di euro. Superano il miliardo di euro gli accantonamenti a garanzia del pagamento delle rendite. Ancora, il bilancio 2012 vede l’Inail investire maggiori risorse per il miglioramento delle prestazioni sanitarie a favore dei lavoratori infortunati e tecnopatici (impegnando per questo programma 120 milioni di euro in ragione d’anno) e per il sostegno finanziario delle imprese che investono in prevenzione (225 milioni di euro). Da segnalare, infine, i 120 milioni di euro assegnati al finanziamento della missione “ricerca”;

considerato che:

il 26 marzo 2012 “Il Sole-24 ore Radiocor”, in un lancio dal titolo “Inail: Cgil, De Felice presidente? Attenzione a conflitto di interessi”, scrive: «la Cgil apprezza il criterio seguito in ordine alla professionalità e al profilo accademico, ma l’apprezzamento sarebbe ben maggior se fosse certa la natura esclusiva dell’incarico con conseguenti dimissioni del professore dai ruoli e dalle funzioni che attualmente ricopre in altri ambiti. Lo afferma una nota della Cgil a proposito della designazione dei nuovi vertici Inail. “La sicurezza delle dimissioni del professore – sostiene Corso Italia – fugherebbe ogni sospetto di conflitto di interessi. L’Inail è l’istituto che si occupa della salute e della sicurezza dei lavoratori e ad esso va garantita l’assoluta funzione pubblica, che sola può dare la garanzia del rispetto e della tutela degli interessi e dei diritti dei lavoratori”»;

nel momento in cui viene scelto un prestigioso accademico di valutazione delle imprese assicurative, si ritiene indispensabile che il Governo rassicuri sul fatto che non voglia regredire a un’idea, invero superata da tempo, di un’Inail confinato nella dimensione esclusiva di istituto assicurativo, trascurando le altre due sue missioni core, cioè la prevenzione degli infortuni e delle tecnopatie a monte e il reinserimento professionale dei lavoratori infortunati e tecnopatici a valle,

si chiede di sapere:

se non si ritenga che il professor De Felice, sul cui curriculum non vi è nulla da dire, non sia portatore di un poderoso conflitto di interessi, nel ramo delle assicurazioni private;

se non si ritenga che la scelta di Massimo De Felice sia funzionale ad una possibile futura privatizzazione dell’Inail;

se il Governo, prima di procedere a qualsiasi nomina all’interno dell’Istituto, non abbia il dovere di riferire con urgenza sulle linee guida che si intendono perseguire nel campo delle assicurazioni sugli infortuni sul lavoro.

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Pescasseroli

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07206
Atto n. 4-07206

Pubblicato il 29 marzo 2012
Seduta n. 702

LANNUTTI – Al Ministro dell’interno. -

Premesso che:

a quanto risulta all’interrogante in ordine alla conduzione del Servizio tecnico del Comune di Pescasseroli (L’Aquila), caratterizzata da inefficienze, da inerzie non giustificate, da connivenze, da illegalità diffuse, quando non si concretizza in fattispecie penalmente rilevanti come rappresentato con i tre atti di sindacato ispettivo, 4-06914, 4-07077 e 3-02744, si sono verificati i seguenti eventi di seguito riportati;

soltanto a fine dicembre 2011, a seguito dell’indagine della Procura della Repubblica del Tribunale di Sulmona in tema di edificazione abusiva, il responsabile del Servizio tecnico si sarebbe visto costretto ad emettere le ordinanze di abbattimento di 320 bungalow, di tre villini in muratura e di uno in legno costruiti in tre campeggi, forniti di rete idrica, di scarichi fognari e di allacci elettrici e per il gas. Campeggi che sono sorti decine di anni or sono e si sono via via ampliati in ambiti di interesse agricolo-paesaggistico, silvo-zootecnico ed in aree verdi di rispetto dei corsi d’acqua comprese nel territorio del Parco nazionale; campeggi a cui manca il nulla osta di compatibilità ambientale dell’ente Parco dell’Abruzzo, del Molise e del Lazio per quasi tutte le istanze di condono e di sanatoria;

le istanze di condono e di sanatoria sarebbero state caldeggiate e sostenute irritualmente dal responsabile del Servizio tecnico-area urbanistica, con particolare attenzione per il campeggio S. Andrea che ha tra i proprietari il signor G. Gentile, assessore all’urbanistica del Comune di Pescasseroli sino allo scioglimento del Consiglio, portatore di un evidente conflitto di interesse;

il responsabile del Servizio tecnico-area urbanistica scrive, con nota del 2 maggio 2011, protocollo n. 2579, all’ente Parco per perorare le richieste del campeggio S. Andrea. Avrebbe fatto pressione perché venisse rilasciato il nulla osta di compatibilità con affermazioni gravi, contra legem, secondo cui, in precedenti situazioni, pur ritenendo insufficiente la documentazione tecnica, il Parco “avrebbe rilasciato comunque il nulla osta di compatibilità ambientale”;

il signor Gentile, assessore all’urbanistica, con nota del 19 aprile 2011, al fine di farsi accogliere le istanze di condono e di sanatoria, chiedeva all’ente Parco di sollevare dall’incarico di svolgere il relativo procedimento amministrativo il responsabile del competente ufficio, geometra S.R.;

non si è provveduto per quanto di competenza del Servizio tecnico ad avviare i procedimenti amministrativi per ottemperare agli obblighi derivanti dalla sentenza del TAR de L’Aquila del febbraio 2011 in ordine all’abbattimento dei due fabbricati ecomostri, siti in viale Santa Lucia, sentenza che ha condannato il Comune al pagamento di 3.000 euro a favore dei ricorrenti;

sono state emesse altre sentenze del TAR Abruzzo, sempre in tema di edilizia, che impongono il pagamento di sanzioni e di refusione dei contributi unificati per varie migliaia di euro a carico del Comune;

un gran numero di istanze per i condoni edilizi (istituiti con le leggi n. 47 del 1985, n. 724 del 1994 e con il decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003 relativo agli anni 1985 e 1995) sono tuttora inevase, tranne quelle che usufruiscono di un percorso privilegiato,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ravvisi interrogato l’esistenza dei presupposti di fatto e delle condizioni giuridiche per esercitare il suo potere di intervento con la promozione delle opportune iniziative finalizzate alla nomina di un commissario ad acta per ricondurre il Servizio tecnico del Comune di Pescasseroli alla normalità ed alla correttezza amministrativa, ed anche volte ad impegnare l’attuale commissario prefettizio perché, nel procedere all’accertamento dei fatti come richiesto nelle precedenti interrogazioni, vengano valutate, alla luce delle nuove disposizioni di legge, le responsabilità amministrativo-contabili e disciplinari dei dipendenti inadempienti;

se non ritenga che sussistano gli elementi per aprire una inchiesta che accerti la natura dei rapporti tra l’assessore all’urbanistica ed il responsabile del relativo Servizio tecnico;

se non ritenga necessario procedere all’acquisizione degli atti e della documentazione in base alla quale la precedente Giunta ha deliberato la stabilizzazione dell’attuale responsabile del Servizio tecnico.

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Rigassificatore Brindisi

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07208
Atto n. 4-07208

Pubblicato il 29 marzo 2012
Seduta n. 702

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa, ed in particolare da “Linkiesta” del 28 marzo 2012, che «Sul progetto del rigassificatore di Brindisi nell’area di Capo Bianco, British Gas Italia ha denunciato gli 11 anni di stallo politico-amministrativo per i permessi, annunciando di rinunciare all’investimento da 800 milioni di euro e circa mille posti di lavoro, ma nelle prossime settimane la storia potrebbe cambiare e confermare a molti che le dichiarazioni dell’ad Luca Manzella a Il Sole 24 Ore sono state per lo più uno sfogo per spingere il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, a convocare dopo due anni di stand-by la conferenza dei servizi definitiva»;

si legge ancora: «L’impianto, se realizzato, avrà una capacità annua di 6 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto (gnl), corrispondenti a 8 miliardi di metri cubi l’anno di gas naturale da immettere in rete e pari al 10% circa del consumo nazionale. Il progetto prevede: un terminale di rigassificazione con due serbatoi di stoccaggio per una capacità di 160mila metri cubi e vaporizzatori ad acqua di mare; un pontile per le navi metaniere sulla nuova colmata sul mare; una zona trappole e un metanodotto agganciato alla Rete nazionale dei gasdotti; una cabina di consegna e un elettrodotto collegato alla rete elettrica esterna al sito. La vicenda non si è inceppata per dettagli. Tutto si è arenato su due scogli importanti venuti fuori entrambi nel 2007: l’inchiesta penale a Brindisi e la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via). Il 12 febbraio di quell’anno, infatti, la procura di Brindisi, nell’ambito di un’operazione condotta dagli agenti della Digos della questura brindisina e dai militari della Guardia di finanza, pone sotto sequestro la colmata ricavata davanti al porto esterno per l’ipotesi di occupazione abusiva di area demaniale e, con l’accusa di corruzione e falso, fa scattare gli arresti per l’ex sindaco di Brindisi Giovanni Antonino, l’imprenditore marittimo Luca Scagliarini, e i domiciliari per tre ex dirigenti della British Gas perché, come spiegato dall’allora procuratore brindisino, Giuseppe Giannuzzi, “sarebbe stata costituita una società di comodo che si chiama Iss, riconducibile a Antonino e a Scagliarini, alla quale sarebbero stati fatturati da British Gas lavori che poi non sarebbero stati eseguiti, per agevolare l’iter di approvazione del rigassificatore”. La Via al rigassificatore, invece, è stata approvata soltanto a luglio 2010 perché nel 2003 il governo Berlusconi, in accordo con la Regione Puglia presieduta allora da Raffaele Fitto, dà il via libera al progetto (decreto 17032 del ministero Attività produttive) tramite una legge semplificativa che ne ammorbidiva il vincolo e al contrario invece di quanto prescritto dalle direttive europee (337/85 sulla Via e 62/96 sulla comunicazione ai territori). Tant’è che nell’ottobre 2007, dopo che la Commissione europea arriva addirittura a deliberare la costituzione in mora della procedura d’infrazione già aperta contro l’Italia (su ricorso della Provincia di Brindisi), il governo Prodi è costretto a congelare tutte le carte, chiedendo poi all’azienda di adeguarsi ai dettami comunitari. La sentenza del Tribunale di Brindisi è ora attesa per il 13 aprile prossimo dopo l’ultimo rinvio disposto il 16 marzo scorso per lo sciopero degli avvocati: i giudici dovranno pronunciarsi sulla assoluzione con formula piena per tutte le accuse di corruzione e falso (ormai prescritte) come chiesto dalla difesa, sulla confisca della colmata realizzata sul mare e la revoca delle concessioni come voluto invece dai pubblici ministeri Giuseppe De Nozza e Silvia Nastasia. Prima della sentenza, però, il progetto dovrebbe incassare un altro tassello importante dell’ampio puzzle burocratico: è il Nulla osta di fattibilità (Nof) richiesto per la seconda volta da British Lng (la società creata ad hoc per il progetto) alla luce delle modifiche all’impianto autorizzativo e che con ogni probabilità sarà rilasciato entro fine marzo dal Comitato tecnico regionale del Comando dei Vigili del Fuoco della Puglia sulla base di un rapporto di sicurezza e dopo l’esame di un gruppo tecnico provinciale, tra cui Regione, Provincia, Comune, Arpa e Inail. L’atto rientra nell’ambito delle procedure di prevenzione degli incendi in attività a rischio d’incidente rilevante secondo la normativa “Seveso”. L’area scelta è, infatti, all’interno di un Sito inquinato di interesse nazionale (Sin) sottoposto a bonifica e in ogni caso in un polo industriale già attraversato da tre centrali termoelettriche, di cui due a carbone (Enel a Cerano e Edipower a Costa Morena) e una a ciclo combinato (EniPower nel Petrolchimico). Col via libera sul piano della sicurezza e con l’eventuale esito positivo del processo penale in primo grado per British Lng, la strada verso la costruzione dell’impianto sarebbe del tutto in discesa e i tecnici del ministero dello Sviluppo economico avrebbero tre ragioni in più per convocare la conferenza dei servizi Stato-Regioni e decidere così se rinnovare o ritirare l’autorizzazione unica alla costruzione e all’esercizio dell’impianto. Inchiesta a parte, il tavolo ministeriale è atteso in ogni caso dal luglio 2010, da quando cioè i ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali hanno approvato la nuova Via con una mole di prescrizioni poste, secondi gli esperti, a tutela del territorio e delle popolazioni. Come, in particolare, l’interramento dei serbatoi di stoccaggio non previsto all’inizio: dovranno ora essere nascosti sotto il livello del mare scavando buche da 27,5 metri (3,5 metri quota media fuori terra) per “mitigare l’impatto paesaggistico» e «contribuire ad una ridefinizione delle aree industriali interessate”. Il calendario dei permessi si è allungato però anche sulle disposizioni di Via. A far ricorso è stata la stessa Brindisi Lng che ha chiesto al Tar del Lazio (qui pure i controricorsi di Regione, Provincia e Comune di Brindisi) di annullare i diktat del Mise sulle costose modifiche ai serbatoi e, nel dettaglio, di non sottoporre a ennesima Via il progetto di utilizzo dei materiali di completamento della colmata, incluso il conferimento di quelli inquinati a discarica, qualora i lavori “dovessero interessare materiali in posto sottostanti la colmata già realizzata”. Anche se i ricorsi sono poi diventati di fatto secondari perché nel frattempo l’azienda, con 250 milioni di euro già investiti sul sito, ha deciso sostanzialmente di accettare le nuove misure e, con integrazioni documentali, è riuscita ad ottenere dal ministero dell’Ambiente anche quanto chiesto sulle attività di scavo per interrare i serbatoi. Il progetto quindi non può dirsi ancora fallito, ma anche se in Galles l’altro “impianto gemello” di British Gas è stato autorizzato, costruito e messo in funzione nel giro di cinque anni, a Brindisi il tempo dei permessi, politica a parte, è volato via anche per tutto questo»;

considerato che il Presidente della Regione Puglia, commentando l’annuncio della British Gas di voler andare via da Brindisi, si è così espresso, come si può leggere in un articolo di “la Repubblica” del 6 marzo 2012: “Tutte le imprese che chiedono procedure rapide e snelle, hanno il sacrosanto diritto di ottenerle. Procedure di autorizzazioni di progetti troppo lunghe infatti non giovano né al territorio né alle aziende che decidono di investire. Vorrei sottolineare però che la vicenda del rigassificatore di Brindisi con tutto questo, c’entra molto poco”. Ed inoltre: “Se infatti la British Gas ha avuto problemi con l’insediamento dell’impianto di rigassificazione nel porto di Brindisi, questi non sono dipesi certamente dalla lentezza della macchina burocratica, bensì dalla pretesa della British di eludere le procedure di valutazione ambientale e di imporre, per il suo rigassificatore, un luogo da sempre e da tutti giudicato inidoneo. Una scelta quindi compiuta, caparbiamente, contro la sensibilità della comunità e contro tutti i pareri formali degli enti locali coinvolti (comune, provincia, regione). Una strada impervia e prepotente, senza alcuna apertura al dialogo e al confronto, che non ha lasciato scampo ad un progetto che a tutti è apparso dubbio sin dal primo momento. Debbo anche ricordare sommessamente che questa vicenda è attualmente interessata da un procedimento penale proprio a causa di alcune presunte irregolarità nel rilascio delle procedure autorizzative. La vicenda del rigassificatore insomma più che riguardare il grande tema della modernizzazione della macchina burocratica del paese, che è cosa ben più seria, mi sembra riguardi invece una iniziativa che è apparsa sin da subito ai brindisini e ai pugliesi, un’iniziativa avventurosa e molto poco attenta al sistema delle regole e dei diritti ambientali”,

si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere al fine di garantire, in ogni caso, la massima tutela ambientale, il rispetto e l’attuazione delle direttive europee, al di là di ogni responsabilità che potrà emergere dai procedimenti giudiziari in corso.

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Ripristinare Falso in Bilancio

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07207
Atto n. 4-07207

Pubblicato il 29 marzo 2012
Seduta n. 702

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia. -

Premesso che:

la presa di posizione del dottor Francesco Greco, uno dei massimi esperti in materia di criminalità economica e societaria, ha confermato l’essenzialità del ripristino del delitto di falso in bilancio, sostanzialmente depenalizzato dal Governo Berlusconi, per un efficace contrasto alla criminalità economica;

scrive “il Fatto Quotidiano” del 29 marzo 2012: «In un Paese che Monti vorrebbe già iper liberista e dove la prima piaga da combattere resta l’evasione fiscale, il governo si dice pronto a immolarsi sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma non muove un muscolo per ripristinare il reato di falso in bilancio. Francesco Greco, procuratore aggiunto di Milano davanti alla Commissione giustizia della Camera, l’ha messa giù dura: “Non si può pensare di contrastare la corruzione e l’evasione fiscale senza lo strumento del reato di falso in bilancio”. È inutile, in buona sostanza, che ci si ostini a pensare di poter costruire una nuova cornice legislativa per la corruzione, senza, però, inasprire le pene per i corrotti e senza ripristinare quanto cancellato da Berlusconi. Anche perché “la legislazione sulla trasparenza contabile – ha sottolineato ancora Greco – ci è richiesta da tutti gli organismi internazionali che si sono occupati di criminalità organizzata”. Pensare di farne a meno, dunque, è pura utopia. “A Milano – ecco l’esempio più calzante portato da Greco – le iscrizioni nel registro degli indagati per il reato di falso in bilancio sono passate da 146 del 2000 con 54 rinvii a giudizio a 8 del 2012 con zero rinvii a giudizio; è la migliore dimostrazione di una riforma che funziona, non ci sono più reati”. D’altra parte, è la cronaca quotidiana che ci dimostra dell’esistenza ancora molto forte di un problema di falsificazione dei bilanci e per Greco, che a Milano gode ultimamente di un panorama particolarmente vivace sull’argomento, l’idea è quella che “sia dimostrabile un trend in aumento della criminalità economica” con un incremento del “180% delle frodi fiscali e dell’80% delle bancarotte”. Negli ultimi tre anni, ha spiegato Greco, i reati per criminalità economica “sono cresciuti del 35% e tutti presuppongono una copertura contabile. Ad esempio, per l’esportazione di capitali è necessario un occultamento in bilancio di fondi neri; il bilancio è la carta d’identità di una società, così come pretendiamo che tutti i cittadini abbiano una carta d’identità anche le società devono avere un documento di riconoscimento corretto”. La legalità economica, secondo Greco, “è il principale fattore di crescita di un Paese”. Perché è attraverso questa carta – e non certo attraverso la licenziabilità più facile dei lavoratori – che si attirano i capitali e gli investimenti stranieri sul territorio nazionale. Così come non è possibile esimersi, sempre secondo Greco, da una capillare lotta alla corruzione senza incidere sui tempi di prescrizione. Dice, a questo proposito, il procuratore di Milano: “Credo che sia necessario che per i reati di corruzione si superino i tempi di prescrizione attuali fissati in sette anni e mezzo; la concussione è un problema marginale, non è il centro del problema se vogliamo lottare contro la corruzione”, perché “se oggi scopro un reato di corruzione commesso nel 2005, è in prescrizione; se fai una grande riforma ci metti dentro anche la concussione, se devi fare una piccola riforma perché i tempi non ci sono, allora bisogna tener conto dei punti nevralgici”. Ecco perché anche a parere di Di Pietro, riproporre come priorità la riforma del falso in bilancio “è più urgente per ridare fiducia al Paese degli interventi sull’articolo 18″. Ma il Pdl ieri ha annusato l’aria in Commissione giustizia e ha capito che la situazione sta per precipitare. Dal loro punto di vista, ovviamente. La ministra della Giustizia Severino, è infatti decisa a imprimere un’accelerata al ddl corruzione lavorando in commissione la parte “più delicata” del provvedimento a partire dalla settimana che inizia il 16 aprile, ossia le misure di prevenzione e di quelle penali. Intanto, venerdì prossimo la guardasigilli ha convocato i capigruppo alla Camera per discutere di tutto il pacchetto giustizia (decreto-legge anti-corruzione, responsabilità civile dei magistrati intercettazioni). In via dell’Umiltà hanno subito drizzato le antenne, timorosi che il Governo possa “forzare la mano” e dar vita a un testo “precofenzionato” proprio su questi temi così cari a Silvio Berlusconi. “Non accettiamo nulla a scatola chiusa”, ha subito messo le mani avanti Cicchitto, ma di certo i tecnici pidiellini si vedranno prima del vertice con la Severino per decidere le prossime mosse»;

considerato che

la corruzione costa al Paese 60 miliardi di euro all’anno;

l’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, recante attuazione della direttiva 2006/70/CE e della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, ha definito il «riciclaggio». Segnatamente, lo ha inteso come la conversione o il trasferimento di beni, effettuati essendo a conoscenza che essi provengono da un’attività criminosa o da una partecipazione a tale attività, allo scopo di occultare o dissimulare l’origine illecita dei beni medesimi o di aiutare chiunque sia coinvolto in tale attività a sottrarsi alle conseguenze giuridiche delle proprie azioni, nonché l’occultamento o la dissimulazione della reale natura, provenienza, ubicazione, disposizione, movimento, proprietà dei beni o dei diritti sugli stessi, effettuati essendo a conoscenza che tali beni provengono da un’attività criminosa o da una partecipazione a tale attività. Rientrano in tale condotta anche l’acquisto, la detenzione o l’utilizzazione di beni essendo a conoscenza, al momento della loro ricezione, che tali beni provengono da un’attività criminosa o da una partecipazione a tale attività, nonché la partecipazione ad uno degli atti di cui sopra, l’associazione per commettere tale atto, il tentativo di perpetrarlo, il fatto di aiutare, istigare o consigliare qualcuno a commetterlo o il fatto di agevolarne l’esecuzione. Risulta quindi evidente come rispetto all’origine delittuosa dei capitali oggetto di movimentazione ed ai fini degli obblighi di segnalazione in capo agli intermediari finanziari e non finanziari, l’elemento nuovo introdotto dal legislatore del 2007 rispetto alla nozione penalistica consista nella mancanza dell’inciso «fuori dei casi di concorso nel reato». Ciò determina la rilevanza delle cosiddette condotte di «autoriciclaggio». In tale linea, con circolare dell’agosto 2008 del comando generale della Guardia di finanza ai reparti operativi si è già evidenziato l’obbligo della segnalazione dell’operazione sospetta, anche quando il reato presupposto e quello di riciclaggio sono commessi dal medesimo soggetto. Tuttavia l’autoriciclaggio, in quanto tale, non ha ancora autonoma rilevanza nell’ ordinamento penale vigente. L’autore o il compartecipe del reato presupposto non risulta, quindi, punibile per il reato di riciclaggio, mentre può esserlo il terzo estraneo al reato presupposto che cooperi con il reo nel riciclaggio;

il Senato ha approvato la convenzione di Strasburgo sulla corruzione stipulata il 27 gennaio 1999 (Atto Senato 850), quindi dopo oltre 12 anni dalla firma;

questo dovrebbe indurre il Parlamento a ripristinare il reato di falso in bilancio che ha depenalizzato il Governo Berlusconi, e dunque a ristabilire quella legalità diffusa in ogni condotta sociale su cui poggiano le strutture basilari dello Stato di diritto;

la corruzione è intesa dall’Unione europea come una minaccia per la democrazia e pertanto deve essere sanzionabile in tutte le sue articolazioni. La convenzione del 1999, ai fini della prevenzione di atti di corruzione impone la chiarezza e la fedeltà dei bilanci rispetto alla situazione finanziaria delle società. Sarà quindi eliminata la non punibilità delle false comunicazioni sociali inferiori al 5 per cento del risultato economico di esercizio. È sconcertante confrontare la leggerezza con cui si è cancellato il grave reato di false comunicazioni sociali e invece l’importanza che al fenomeno criminoso dà l’Unione europea,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative il Governo intenda assumere al fine di promuovere il ripristino del reato di falso in bilancio e l’introduzione di pene più severe e tempi di prescrizione più lunghi per i reati societari, tali da permettere che la magistratura disponga di strumenti adeguati per i reati contro il patrimonio che inquinano il sistema economico;

quali iniziative intenda intraprendere per accrescere la lotta alla corruzione anche sostenendo l’accelerazione dell’iter delle proposte di legge anticorruzione che traducono in norme le indicazioni contenute nella convenzione, a cominciare dalla reintroduzione del falso in bilancio e dei delitti in materia societaria, all’introduzione di nuove figure di delitto indispensabili per contrastare il fenomeno, quali l’auto-riciclaggio, presentate dal gruppo Italia dei Valori.

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Gruppo Fondiaria Sai -Linkiesta

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07185
Atto n. 4-07185

Pubblicato il 28 marzo 2012
Seduta n. 700

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che “Linkiesta”, giornale on line, ricostruisce la vicenda di Fondiaria Sai: «La compagnia assicurativa ha perso quasi 2 miliardi e mezzo di euro negli ultimi tre esercizi. C’è stato il Grande Crollo del 2007-2008, certo. Ma nel caso della filiera controllata dalla famiglia Ligresti, dalla holding Premafin alle controllate a cascata Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni, c’è molto, molto di più. Ed è tutto acclarato nei documenti ufficiali. Tutto pubblico. Consegnata da Mediobanca ai Ligresti dieci anni fa, aggirando gli obblighi di Opa come si scoprì dopo qualche tempo, oggi Fondiaria sta per essere dirottata nelle mani del gruppo Unipol. Sempre con la regia di Mediobanca, che è principale azionista di Generali, primo assicuratore italiano. Sempre senza Opa. L’Isvap, che per anni non ha condotto una sola ispezione in casa Ligresti, manda lettere buone per avvalorare l’esenzione dall’Opa. La fusione fra Unipol Assicurazioni, FonSai, Milano e la stessa Premafin, consentirà a soci di quest’ultima di esercitare il diritto di recesso. In sostanza, i Ligresti potranno defilarsi chiedendo la liquidazione della loro quota Premafin (ossia 287.303.808 azioni circa) a un prezzo pari “alla media aritmetica dei prezzi di chiusura nei sei mesi che precedono la pubblicazione dell’avviso di convocazione dell’assemblea”, a oggi circa 0,25-26 euro. In soldoni, vuol dire 70 milioni. Con tante grazie per tutti gli altri azionisti, ai quali sarà scaricato il debito di circa 380 milioni della Premafin. 1. Sulle quotazioni di Premafin ci sarebbe molto da verificare. Per la bellezza di venti anni Ligresti padre ha nascosto alla Consob di essere il referente di alcuni trust costituiti in paradisi fiscali che oggi risultano intestati di una quota del 20% di Premafin. Il 16 dicembre 2011 Consob chiese all’interessato di comunicarlo. Dopo due mesi di mesi di inutile attesa ha dovuto farlo la stessa commissione (vedi comunicato Consob del 22 febbraio 2012). In linea teorica, occultare informazioni di questo tenore al mercato potrebbe avere alterato il normale corso delle quotazioni. È solo un’ipotesi, ovviamente: ma come facciamo a saperlo se né la Consob né la Procura di Milano ce lo dicono? È poi in atto un fenomeno che, almeno all’apparenza, si fa beffe della legge di gravità. Premafin tuttora capitalizza circa 150 milioni, con un prezzo unitario prossimo a 0,4 euro. Come è possibile se la società ha un valore netto dell’attivo (net asset value) pari a zero, anche a valutare la partecipazioni Fon-Sai a tre volte il prezzo di mercato? 2. Nel bilancio 2011 di Fondiaria Sai è spuntato un onere negativo per 810 milioni spiegato come “rivalutazione del carico residuo delle riserve sinistri del ramo RC Auto”. Significa, in breve, che in precedenza il costo dei risarcimenti è stato sottovalutato e rinviato nel futuro, senza effettuare i dovuti accantonamenti, come impongono le norme sui bilanci. Agli investitori potrebbe perciò essere stata data un’informazione o falsa o incompleta o comunque fuorviante, che potrebbe avere influito sulle quotazioni, con tutte le conseguenze del caso sulle responsabilità degli amministratori. Anche qui è solo un’ipotesi. Ma solo la Consob e la magistratura possono dire se queste sono ipotesi plausibili in astratto o se è ciò che si è effettivamente verificato, con tutte le conseguenze in termini di responsabilità per gli amministratori. Certo, è curioso che nessuna altra compagnia sia incappata in questi problemi, no? 3. Nel prospetto per l’aumento di capitale di giugno 2011, viene segnalato che “la sempre maggiore diffusione nel territorio nazionale delle tabelle di risarcimento dei danni fisici originariamente adottate dal Tribunale di Milano ha determinato un imprevisto incremento dei costi medi dei sinistri pagati ed ha comportato, nel 2010, la necessità di operare un adeguamento delle riserve sinistri per un importo di circa Euro 615 milioni al lordo degli effetti fiscali e dei terzi. Eventuali integrazioni delle riserve tecniche che dovessero manifestarsi negli esercizi futuri potrebbero avere dunque conseguenze negative sulla redditività della società e conseguentemente sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della medesima”. La pubblicazione del prospetto è stata autorizzata il 22 giugno 2011. Ma il 7 giugno la Corte di Cassazione aveva stabilito l’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale delle tabelle del tribunale di Milano. Era su tutti i principali giornali e riviste di settore. Come mai il prospetto non è stato integrato per fornire una stima dell’impatto? Due settimane non erano sufficienti o si rischiava di compromettere l’aumento di capitale? Anche qui non è questione di lana caprina: perché quelle azioni sono finite anche in portafoglio a fondi di investimento e a fondi pensioni, e quindi a perderci sono i risparmiatori. 4. Ultimo punto, e forse il più dolente: le numerose operazioni in conflitto di interesse fra esponenti della Ligresti e le relative aziende, da un lato, e la compagnia assicurativa, dall’altro. Uno scandalo nello scandalo emerso grazie a una denuncia in quattro punti presentata da Amber: un fondo straniero. Già questo dettaglio dovrebbe far arrossire, oltre gli organi societari di controllo, le autorità di vigilanza e tutti i fondi italiani azionisti di Fondiaria Sai e la loro associazione Assogestioni. Ad ogni modo, dopo anni di silenzio, i sindaci di Fon-Sai hanno dovuto mettere nero su bianco anni e anni di pratiche di pessima gestione, in cui, per citare un caso, Salvatore Ligresti ha percepito 40 milioni per fare da consulente a Fon-Sai anche in operazioni in cui le sue società personali erano controparti della compagnia. La galleria degli orrori correlati è esposta nella Relazione del collegio sindacale ex articolo 2408 del Codice civile all’assemblea del 19 marzo 2012. I fatti dunque sono noti. Trovare chi li metta in fila per capire se siano stati rispettati i diritti degli azionisti e le regole del mercato è un’altra cosa. Forse il “fascicolo” aperto da più di un anno dalla Procura di Milano non ha ancora ricevuto le informazioni necessarie dalle autorità di vigilanza, anche se il più è già ammesso esplicitamente nei documenti ufficiali. Forse, nessuno ha voglia disturbare il manovratore. Forse è tutto regolare e sbaglia il mercato nel valutare così poco i titoli Fon-Sai. Però, finché questi aspetti non saranno del tutto chiari, non lamentiamoci se poi la gente non viene a investire o scappa dall’Italia. Non è per l’articolo 18, ma perché in Italia, sovente, la legalità non è assicurata»;

considerato che a giudizio dell’interrogante sarebbe auspicabile venire a conoscenza di eventuali tempestive informazioni da parte delle autorità vigilanti che hanno potuto e/o possano favorire lo svolgimento delle indagini nel pieno rispetto dei diritti degli azionisti e delle regole del mercato,

si chiede di sapere:

se risulti corrispondente al vero quanto evidenziato dall’articolo de “Linkiesta”;

quali misure urgenti di competenza il Governo intenda adottare per rafforzare la credibilità e la trasparenza di Autorità di vigilanza, spesso, a giudizio dell’interrogante, contigue con i vigilati, al fine di garantire i diritti degli assicurati, del mercato e dei risparmiatori.

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Monte dei Paschi di Siena creditrice e debitrice di se stessa

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07176
Atto n. 4-07176

Pubblicato il 28 marzo 2012
Seduta n. 700

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

Mario Gerevini sul “Corriere della Sera” scrive sulla vicenda che porta il Monte dei Paschi di Siena, l’istituto che ha appena annunciato tagli al personale per far fronte alle troppe spese per la banca, ad essere al tempo stesso creditore e debitore di se stesso;

si legge nel citato articolo: «Gli intrecci senesi talvolta sfiorano il paradosso. Può una banca essere al tempo stesso creditrice e debitrice di se stessa e autopignorarsi? La risposta è alla periferia nord di Roma dove si sta realizzando una grande operazione immobiliare. Il progetto della Eurocity Sviluppo Edilizio prevede la costruzione di un quartiere residenziale con 4 torri da 16 piani alte 61 metri più altre tre torri minori e 7 edifici; 253 mila metri cubi su un’area di 65mila metri quadrati. Eurocity apparteneva a una società della famiglia Ligresti, la Im.Co., indebitata (80 milioni) con Mps e Intesa Sanpaolo. All’inizio del 2010, con i Ligresti già in difficoltà, Eurocity viene rilevata per 110 milioni (debito compreso) da una newco, la Casal Boccone, che si fa carico di onorare un vecchio (2007) preliminare d’acquisto della Sansedoni (braccio immobiliare di Fondazione Mps). A quel punto il finanziamento passa di mano e tutte le garanzie rinnovate: terreni ipotecati e pignorato il 100% della Casal Boccone, nuova proprietaria dell’area. Le banche, si sa, vogliono garanzie. Solo che in questo caso è un circolo vizioso. La Casal Boccone, beneficiaria del finanziamento da 80 milioni (euribor a 6 mesi +1,75%, Mps banca agente), altro non è che un veicolo controllato al 67% dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena e al 22% direttamente dalla sua banca. Resta l’11% in capo all’Unieco di Reggio Emilia. Sembrava un assetto provvisorio, ma oggi è ancora così. E in caso di inadempienza di Eurocity-Casal Boccone, ovvero di Fondazione e banca? All’articolo 12 del contratto si dice che Banca Mps può “intraprendere ogni azione giudiziaria…”. Per tutelarsi sarà inesorabile contro se stessa»,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali siano le sue valutazioni;

se risulti essere prassi degli istituti bancari procedere a finanziamenti architettati in modo da porre gli stessi, allo stesso tempo, nella condizione di creditore e debitore, e se risulti al Governo un intervento delle autorità vigilanti a riguardo;

se quanto praticato da Monte dei Paschi di Siena risulti essere avvenuto nel rispetto dei canoni della prudente gestione del credito e del risparmio;

se, nelle opportune sedi di competenza, il Governo non intenda avviare un monitoraggio e promuovere l’adozione di una normativa sanzionatoria sulle sofferenze bancarie derivanti da erogazioni ed affidamenti deliberati fuori dai criteri prudenziali sulle meritorietà del credito ad alcuni grandi gruppi industriali, da tempo “decotti”, ma tenuti in vita da robuste iniezioni di denaro, mediante fidi incautamente rinnovati, se non aumentati;

se non ritenga doveroso attivare un osservatorio sul credito, in considerazione dell’accentuarsi della crisi dei mercati e delle borse, da cui possa emergere quale sia l’esatto ammontare di incagli e sofferenze e quali siano le prime 20 imprese affidate da un sistema bancario, che, invece di finanziare i migliori talenti che vogliono intraprendere un’attività, nonché piccole e medie imprese e famiglie, continua ad erogare disinvolti affidamenti agli Zunino, ai Zaleski ed ai Ligresti, mettendo a repentaglio il sudato risparmio depositato in banca;

quali misure urgenti di competenza intenda attivare per evitare intrecci societari della solita “cricca” di imprenditori, adusi a gestire un capitalismo di relazione utilizzando le banche ed il risparmio sudato dei depositanti per realizzare i propri affari a danno delle regole del mercato e dei diritti dei consumatori, risparmiatori e piccoli azionisti.

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Rai- Trasferta in Asia del Pres. Monti

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07189
Atto n. 4-07189

Pubblicato il 28 marzo 2012
Seduta n. 700

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

come si legge su “Libero” on line del 27 marzo 2012 che per la trasferta in Asia del Presidente Monti, dopo litigate e «telefonate ai politici di riferimento (di tutti gli schieramenti) e scenate dei giornalisti “papabili” con i rispettivi direttori, (…) l’ha spuntata il Tg1: la squadra Rai sarà composta da due persone» del Tg1 «(giornalista e operatore, più un uomo per il Gr Radio Rai. In totale saranno tre le persone» che beneficeranno dell’aereo di Stato fornito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con un costo per la Rai di 2.500 euro ad ospite tra vitto, alloggio, diaria e rimborsi spese e pasti esclusi;

si legge ancora nel citato articolo che, poiché «i posti sul volo di Stato sono limitati» la Rai avrebbe deciso di «spedire dall’altra parte del mondo altre dieci persone (del Tg2, del Tg3 più rispettivi operatori, tecnici del suono) che voleranno su normali aerei di linea. L’aereo partirà da Roma, quindi arriverà e Seoul, Tokyo e Pechino, prima di tornare nella capitale. Per un totale che nella più rosea delle ipotesi si aggira intorno ai 3mila euro, che moltiplicati per 10 fanno trentamila euro (somma decisamente rivista al ribasso). Dagospia sottolinea come “la Rai – con una pattuglia di almeno 13 persone – spenderà per seguire la trasferta asiatica» del Presidente del Consiglio dei ministri «minimo 35mila euro di solo aereo (il conto è al ribasso, più verosimilmente si arriverà sui 45.000 euro). Il tutto esclusi alberghi, vitto, taxi, diaria per servizio fuori sede e le solite ‘varie ed eventuali’ a piè di lista… (…) Però viale Mazzini manderà ben quattro troupe: il Tg1, il Tg2, il Tg3 e RadioRai (…)”. La Rai, continua Dagospia, tra voli, alberghi, vitto, diaria e rimborsi vari “per un minimo di 13 stipendiati che saranno almeno 15 se non di più”, arriverà a spendere “qualcosa più, qualcosa meno, intorno ai 100mila euro»;

considerato che:

Mediaset e Sky hanno deciso di comprare le immagini a prezzi irrisori dai circuiti internazionali con una spesa per la copertura asiatica che ammonterà al massimo a un migliaio di euro da sborsare in diritti televisivi;

riporta “Dagospia” che l’azienda pubblica avrebbe «un bilancio tecnicamente “in pari” ma che in realtà, secondo i ben informati, nasconde voragini da far paura»;

in un precedente atto di sindacato ispettivo l’interrogante chiedeva spiegazioni su quanto portato alla luce dalla stampa relativamente ai costi sommersi dell’azienda che allargano il grande buco delle casse delle Rai (atto 4-06768);

in un articolo de “Il Fatto Quotidiano” del 27 marzo 2012 si legge: «Il direttore generale Lorenza Lei è in campagna elettorale, a caccia di un improbabile secondo mandato in Rai. Ci prova, nonostante la sponda politica che l’aveva proiettata ai vertici di viale Mazzini, cioè berlusconiani e cardinali amici, sia più gracile. Al tempo di professori e tecnici, funziona benissimo, pensa, la sobrietà dei toni e l’austerità nei conti: “Sono fiera di aver raggiunto il pareggio del bilancio per l’esercizio 2011 dopo cinque anni di perdite”, ripete ossessivamente fra interviste ufficiali e incontri ufficiosi. Un’azienda moribonda che trasmette segnali di vita, però, non va incensata e soprattutto sottovalutata. Quando ha chiesto udienza al sottosegretario Antonio Catricalà per sondare le intenzioni del governo, forse Lorenza Lei avrà dimenticato di spiegare il terribile 2012 che s’abbatte sul servizio pubblico, già azzoppato per un debito consolidato di oltre 350 milioni di euro. La concessionaria Sipra ha ripreso la raccolta pubblicitaria con cifre negative: -17 per cento nel primo trimestre – e qui ballano 100 milioni di euro se la tendenza non migliora – mentre l’anno scorso ha racimolato a fatica 980 milioni. Poi Catricalà, che ha respinto l’offensiva del direttore generale con qualche imbarazzo, dovrebbe sapere che le previsioni di spesa indicano un buco di 100 milioni di euro, un capitale che può trasformarsi in debito se viale Mazzini non decide di tagliare le già martoriate risorse per le reti e i programmi. La Lei ha avuto la fortuna di guidare l’azienda durante un anno dispari, quando non ci sono diritti sportivi da acquistare né eventi particolari, così può vantare le sue mirabolanti ricostruzioni finanziarie. Ma nel 2012 vanno staccati assegni per 150 milioni di euro perché la Rai, seppur ridimensionata per quantità e qualità di palinsesto dal satellite di Sky, deve mandare in onda gli Europei di calcio e le Olimpiadi di Londra. Dunque, quei 4 milioni di euro di attivo che dovrebbero risplendere nel bilancio 2011 in arrivo nel Consiglio di amministrazione, mentre le casse si dilaniano in più crepe, valgono nient’altro che briciole: nulla in mezzo ai 350 milioni di euro di debiti pregressi e 200 milioni di possibili perdite fra le voci di spesa che non ritornano e la raccolta pubblicitaria estremamente preoccupante. Tonfi clamorosi come la serie televisiva Barbarossa – 13 % di share domenica sera – non aiutano il lavoro di Sipra. Qualcuno poteva avvisare che il film leghista, voluto fortemente da Bossi e costato 6, 8 milioni di euro a viale Mazzini, al cinema non l’aveva visto nessuno. Evidentemente nemmeno Lorenza Lei. Sempre riservata e silenziosa, appena il governo di Mario Monti ha iniziato a parlare di rinnovo del Cda, la Lei ha scoperto la voce e la diplomazia. Ha più volte parlato a Palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi, ieri avrebbe anche sollecitato (…) dichiarazioni di Angelino Alfano in sua difesa (…). Lo spirito di Bruxelles (rigore, rigore, rigore…) che pervade viale Mazzini soffre quando l’azienda spedisce gruppi di giornalisti al seguito di Mario Monti in Asia ed evapora completamente quando – venerdì e sabato prossimo a Firenze – andrà in scena Screenings Florence. Padroni di casa il sindaco Matteo Renzi e il consigliere Giorgio Van Straten (Pd), seminari e convegni, Bruno Vespa a moderare, e poi un bellissimo aperitivo sulle terrazze che dominano piazza della Signoria, cena di gala nel salone dei Cinquecento per 250 invitati e un pranzo al Circolo Canottieri»;

considerato altresì che a giudizio dell’interrogante sono difficilmente spiegabili i motivi per cui ci saranno quattro testate differenti e relativi giornalisti per coprire il medesimo evento e per la stessa azienda, quando sarebbe stato molto più economico spedire in Asia un solo operatore video delle cui immagini avrebbero potuto usufruire i diversi Tg della Rai;

considerati, infine, gli impegni assunti sulla base del Contratto di servizio tra la Rai e il Ministro dello sviluppo economico, con specifico riferimento alla trasparenza nella gestione economico-finanziaria del servizio pubblico,

si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere al fine di evitare ogni forma di spreco nella gestione dell’azienda pubblica, pagata con il canone dei cittadini, tali da innescare un’inversione di tendenza significativa nella dirigenza che, a giudizio dell’interrogante, fino ad oggi ha solo saccheggiato l’azienda e praticato una informazione di parte, in violazione dell’oggettività ed obiettività dell’informazione, usando il servizio pubblico per assecondare le proprie clientele.

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Finmeccanica-Repubblica Panama

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00448
Atto n. 2-00448

Pubblicato il 28 marzo 2012
Seduta n. 700

LANNUTTI – Ai Ministri degli affari esteri e della giustizia. -

Premesso che i rapporti di affari tra Finmeccanica, la Repubblica di Panama, Walter Lavitola e l’ambasciatore Placido Vigo, sono sempre più avvolti nel mistero. Scrivono Alessandro Ferrucci e Antonio Massari su “il Fatto Quotidiano” del 25 marzo 2012: «Le credenziali del dottor Placido Vigo sono: ricca e dettagliata corrispondenza con Valter Lavitola, detto “Valterino”, durante l’anno 2010. L’oggetto delle conversazioni: affari tra le imprese italiane e lo stato panamense. Parliamo di miliardi su miliardi. Chi meglio di Vigo poteva rispondere al faccendiere, latitante da fine agosto 2011, su cosa accadeva nello stretto? Nessuno. Dal 2006 è lui, ambasciatore italiano a Panama, la figura apicale di ogni affare, rapporto, tra la politica e le imprese nostrane e il governo locale. Lo stesso Placido Vigo, nonostante gli scandali e le inchieste che hanno coinvolto l’ex direttore dell’Avanti!, da circa un mese è stato promosso da Giulio Terzi a capo della Segreteria Particolare del Ministro degli Esteri, dove “cura l’agenda e la corrispondenza del Ministro, nonché i rapporti personali dello stesso in relazione al suo incarico”, come spiega il sito esteri.it . Lavora quindi a stretto, strettissimo contatto con il successore di Franco Frattini alla Farnesina. È alle dirette dipendenze di Terzi. È nei suoi uffici. Ha la sua fiducia. Passo indietro. Torniamo al 2010. Lo stato di Panama è sempre più un’appendice italiana. La costruzione di cinque ospedali. Una fornitura di elicotteri. Investimenti nel campo dell’energia. E ancora la realizzazione di 14 chilometri di metropolitana. Ma soprattutto: un nuovo canale sullo Stretto. Solo per la metro parliamo di cifre che superano il miliardo e mezzo. Della partita fa parte il gotha italiano dell’imprenditoria: Impregilo, Astaldi, Ghella, Ansaldo e altri. I rumors danno i “nostri” in pole per le assegnazioni rispetto ai colossi brasiliani e statunitensi, di solito padroni nella zona. La politica e la grande stampa italiana assegnano il merito a Placido Vigo, considerato il vero regista del successo per il raddoppio del Canale made in Italy. È al centro di tutto, quindi. Telefonate, fax, e-mail, incontri. Cene di lavoro, viaggi. Sa e vede. Ottimo tessitore. Nel frattempo trova anche il tempo per rassicurare Valter Lavitola. La corrispondenza tra i due è fitta. Affettuosa. Confidenziale. L’ambasciatore si firma con “un tuo Placido”. Non solo, lo scambio tra i due dimostra che il latitante s’è mosso addirittura perché Italia e Panama stringessero un accordo bilaterale per l’esenzione “dalla doppia imposizione”: un accordo che avrebbe consentito, alle società dei due Paesi, di pagare le tasse una sola volta e non due, cioè nei due rispettivi stati. Una convenzione giudicata da Tommaso Di Tanno, professore di diritto tributario internazionale, “un errore. A Panama non c’è trasparenza nelle operazioni finanziarie, le società non hanno l’obbligo di depositare il bilancio, tutte le azioni sono al portatore”. Questo aspetto non è affrontato nella corrispondenza. “Caro Valter”, scrive l’ex ambasciatore Vigo, “ho parlato con il Vice Ministro degli Esteri, Alvaro Aleman (…). Mi è stato confermato che occorre firmare due originali in lingua italiana, spagnola e inglese; poi all’Italia resta una copia in originale (delle tre versioni) e una a Panama. Ti invio la versione spagnola preparata dai panamensi e che mi è stata ora trasmessa”. Anche in questo caso, un passaggio alla Farnesina, come avverte l’ambasciatore, dev’essere fatto: “Prima di essere firmata , deve essere controllata ed approvata dal Contenzioso Diplomatico del Ministero degli Esteri. L’Ufficio del Consigliere Diplomatico di Palazzo Chigi può chiederlo alla Farnesina. Un caro abbraccio tuo Placido”. Lavitola incalza. È l’affare della vita, nulla va lasciato intentato. Nel frattempo l’ambasciatore Vigo partecipa all’organizzazione del viaggio del presidente panamense, Ricardo Martinelli, in Italia e pone le basi per la successiva visita di Silvio Berlusconi nello stato dello Stretto. Come finisce? Nel maggio del 2010 l’allora ministro degli Esteri, Frattini, atterra all’aeroporto di Panama. Un mese dopo è la volta di Berlusconi e del Sottosegretario Paolo Bonaiuti. In ambo i casi, con loro, c’è Valter Lavitola. Da quei viaggi nacque l’accordo per combattere l’evasione fiscale e contribuire alla sicurezza di Panama. A suggello un cadeau dello Stato italiano a quello panamense: 6 navi da guerra del valore di 35 milioni di euro. Il tutto a corollario del contratto siglato da Finmeccanica (il colosso statale chiamato in causa dalle inchieste delle procure di Napoli e Bari) per il pattugliamento elettronico delle coste panamensi. Valore 165 milioni di euro. Se in generale il diplomatico deve essere un ottimo mediatore, sicuramente Vigo ha fatto bene il suo lavoro. E il ministro Terzi lo ha ricompensato»;

considerato che:

il 23 gennaio 2012 il Presidente della Repubblica di Panama Ricardo Martinelli ha pubblicato su Internet una lettera firmata da Massimo Pugnali, dirigente di Finmeccanica, e recapitata al suo Governo per tramite dell’Ambasciata italiana di Panama con oggetto una lettera inviata da Finmeccanica con la commessa del 2010 riguardante radar, cartografia digitale ed elicotteri che negli scorsi mesi è stata argomento di dure polemiche politiche a Panama, dove si accusa il Governo di aver celato nella suddetta commessa una mega tangente;

il Presidente di Panama, sia sul sito Internet del suo Governo che su altri mezzi di comunicazione, ha affermato più volte che la lettera era chiarificatrice della questione, perché proveniente dal Governo italiano stesso; mentre in realtà, a quanto risulta all’interrogante, trattandosi di un fatto noto anche alla pubblica opinione, la lettera non è proveniente dal Governo italiano ma da Finmeccanica, recapitata solo per tramite dall’Ambasciata italiana di Panama,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni che hanno indotto il Ministro degli affari esteri a promuovere a capo della segreteria Placido Vigo, che sembrerebbe essere persona di fiducia di Lavitola, l’ex direttore de “L’Avanti” inseguito da un mandato di cattura emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli per reati gravissimi;

se risulti rispondente al vero che nel maggio 2010 importanti membri del Governo italiano allora in carica firmarono un accordo tra Panama e l’Italia per la costruzione di cinque ospedali, una fornitura di elicotteri, investimenti nel campo dell’energia, la realizzazione di 14 chilometri di metropolitana ed un nuovo canale sullo stretto, appalti miliardari aggiudicati dal gotha italiano dell’imprenditoria, come Impregilo, Astaldi, Ghella, Ansaldo, eccetera, che la spuntarono sui colossi brasiliani e statunitensi, grazie alla mediazione di Walter Lavitola ed a Placido Vigo, considerato il vero regista del successo per il raddoppio del Canale made in Italy, oggetto di missive confidenziali ed affettuose, tra l’ambasciatore e lo stesso Vigo;

se risulti rispondente al vero che, nell’accordo per combattere l’evasione fiscale e contribuire alla sicurezza di Panama, giudicato un errore da Tommaso di Tanno, uno dei maggiori tributaristi, lo Stato italiano suggellò un generoso cadeau a quello panamense, con 6 navi da guerra del valore di 35 milioni di euro, quale corollario del contratto siglato da Finmeccanica, chiamato in causa dalle inchieste delle Procure di Napoli e Bari, per il pattugliamento elettronico delle coste panamensi, del valore di 165 milioni di euro;

se risulti rispondente al vero che siano state pagate tangenti, sotto forma di commissioni, per suggellare l’accordo e quali siano stati i beneficiari di un accordo tra le imprese italiane e lo Stato panamense, e quale sia stato il ruolo giocato dal faccendiere Lavitola, latitante da fine agosto 2011, con l’ambasciatore italiano a Panama, figura apicale di ogni affare, rapporto, tra la politica e le imprese nostrane e il Governo locale;

se non si ritenga che la designazione di Placido Vigo, nonostante gli scandali e le inchieste che hanno coinvolto l’ex direttore de “L’Avanti”, da circa un mese promosso da Giulio Terzi a capo della Segreteria particolare del Ministro degli affari esteri, dove “cura l’agenda e la corrispondenza del Ministro, nonché i rapporti personali dello stesso in relazione al suo incarico”, come spiega il sito esteri.it, potesse essere evitata con un minimo di ordinaria diligenza;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare anche per chiarire i rapporti tra il latitante Lavitola e l’ambasciatore Placido Vigo, in particolare sui danni arrecati alle istituzioni italiane dalle dichiarazioni del Presidente di Panama, che ha attribuito al Governo italiano comunicazioni provenienti da Finmeccanica riguardanti un affare che potrebbe occultare l’ennesima maxi tangente.

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Prof. Luigi Frati

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00445
Atto n. 2-00445

Pubblicato il 27 marzo 2012
Seduta n. 699

LANNUTTI – Ai Ministri della salute e dell’istruzione, dell’università e della ricerca. -

Premesso che:

in un articolo di Claudio Alberti intitolato: “Luigi Frati, lo Schettino dell’Università?” pubblicato sul blog “Roma MAXI” si legge: «L’accusa di nepotismo portata avanti dall’inchiesta del Corriere della Sera è gravissima. Il Rettore de La Sapienza potrebbe essere indegno come il comandante della Concordia». La videoinchiesta del “Corriere della Sera” sul nepotismo della facoltà di Medicina dell’università La Sapienza mette in luce un possibile meccanismo a dir poco disdicevole. «Al centro di tutto ci sarebbe (uso il condizionale, ve lo dico, forse solo per scrupolo) il rettore Luigi Frati. Se le accuse suggerite dall’inchiesta dovessero rivelarsi fondate, non sarebbe azzardato dire che Frati è lo Schettino dell’Università italiana. Il comandante della Costa Concordia aveva l’amante a bordo, Frati porta la moglie in Facoltà. Tra le due, la seconda è senza dubbio la più grave, perché Frati oltre alla moglie ha portato anche la figlia e il figlio. E mentre l’amante di Schettino dopotutto non poteva fare troppi danni, una docente universitaria può farne tantissimi agli studenti italiani. E mentre io non ho mai pagato lo stipendio all’amante di Schettino, lo faccio da tempo alla moglie e alla famiglia di Frati, e come me tutti voi che leggete. Come Schettino è venuto meno al suo ruolo, abbandonando la nave e probabilmente causando la morte di molte delle persone a bordo, allo stesso tempo l’aver imposto il figlio come primario a Latina senza che questi ne avesse merito, e aver consentito che nella sua unità il tasso di mortalità dei pazienti fosse più del doppio della media, metterebbe sulla coscienza del Rettore la responsabilità di morti innocenti, la vita di sfortunati pazienti che, come i viaggiatori della Costa non avevano colpe per la negligenza di Schettino, in questo caso non avevano colpe per l’inettitudine di un raccomandato. Mi piacerebbe avere la possibilità di far parlare Frati con i familiari delle vittime dell’équipe del figlio, chissà se hanno qualcosa da chiedergli. Come Schettino, poi, Frati avrebbe giocato a prenderci in giro. Ricordate la telefonata del comandante con la Capitaneria? Bene, non c’è molta differenza tra le scuse pietose di Schettino per non risalire a bordo e i tentativi, altrettanto pietosi, di Frati di piazzare il figlio in una corsa contro il tempo, contro la riforma Gelmini, contro il TAR, contro tutti. Come Schettino – che aveva più volte ripetuto il rito del saluto all’isola del Giglio – anche Frati era “recidivo”, come dimostra il numero di persone col suo cognome all’interno dell’Università. Come Schettino, soprattutto, Frati sarebbe indegno di ricoprire il suo incarico (…). Purtroppo dell’indegnità del primo ci siamo accorti dopo che la sua nave è affondata: con La Sapienza siamo ancora in tempo, possiamo salvarla prima che Frati le faccia fare la fine della Concordia»;

la trasmissione “Report” di Milena Gabanelli ha mandato in onda il 25 marzo 2012 l’ennesimo servizio su Luigi Frati dopo l’inchiesta su “Parentopoli” all’università La Sapienza, che il 15 maggio 2012 aveva posto l’accento sullo scandalo di concorsi pubblici e università. Il caso di Luigi Frati, rettore de La Sapienza di Roma, è una delle manifestazioni dei problemi più gravi, più radicati e condannati da tutti, a prescindere dall’area politica di appartenenza. Si parla del fenomeno di quello che molti chiamano “Parentopoli” e dei cosiddetti baroni. Il problema è tornato ancora una volta sotto i riflettori grazie alla richiamata puntata di “Report”. Nel programma si è parlato di concorsi per diventare notai, per diventare magistrati e professori universitari. Nell’angolo “Com’è andata a finire” infatti, un aggiornamento sull’inchiesta “Concorso nel reato” di Sabrina Giannini, trattata nella puntata del 15 maggio 2011, la trasmissione “Report” è tornata sulla vicenda del Magnifico rettore dell’Università La Sapienza di Roma Luigi Frati, a quasi un anno dopo il servizio “Concorso nel reato” nel corso della quale era stata mostrata la fulminea carriera dei suoi parenti più stretti tutti precocemente saliti sul gradino più alto della carriera accademica nella stessa facoltà di cui Frati è stato Preside per 16 anni. Frati inoltre, in qualità di Preside ieri e oggi Rettore, continua a mantenere altri importanti incarichi: primario (ma non presente), direttore scientifico della clinica privata Neuromed e presidente di una associazione. Senza che nulla sia cambiato. Nell’inchiesta di Sabrina Giannini, aggiornata a maggio 2011, si legge: «Ci eravamo occupati di parentopoli nell’Università, e spiccavano i parenti del Magnifico Rettore della Sapienza, Luigi Frati. Il Magnifico Rettore però è anche direttore scientifico di una clinica privata e primario del reparto di oncologia dell’Umberto I. Bene, l’anno scorso avevamo documentato – e adesso rivedremo qualche spezzone – del fatto che dentro quel reparto sembrava non mettere piede. Lo stipendio però lo incassa lo stesso… È passato quasi un anno: cosa è successo? Qualcuno, nell’interesse dei pazienti, ha trovato il coraggio di esporsi. (…) Tanto per fare un esempio: mentre questo paziente stava male nel reparto a causa dei farmaci, il primario forse si stava occupando proprio di quei farmaci, ma con chi li produce traendone profitto, ossia le case farmaceutiche. E non solo in veste di primario, ma per propri interessi personali. Infatti Luigi Frati è da anni il presidente dell’Accademia della medicina, un’associazione che si avvaleva di una agenzia di servizi: la Forum Service. Il giro di affari della Forum Service è nell’ordine di milioni di euro l’anno. Tre mesi dopo il nostro servizio l’Accademia della medicina non compariva più tra i soci. Resta il fatto che l’associazione di cui Frati è presidente riceve donazioni anche dalle case farmaceutiche che vendono al Policlinico i farmaci destinati al reparto oncologico che dirige: 800 mila euro di forniture a trimestre. Ma questo dato l’avevamo trovato noi, perché nel sito dell’Accademia non compariva l’elenco dei donatori (…) Luigi Frati è anche direttore scientifico della clinica privata Neuromed, dove a fargli da vice è un altro medico del Policlinico, Mario Manfredi. Alla clinica, che è in provincia di Isernia, arrivano anche pazienti dal Policlinico di Roma, con relativo disagio e costo per la sanità del Lazio.» Intervistato, così risponde – tra l’altro- Tommaso Longhi – direttore generale del Policlinico Umberto I 2001- 2003: «Intorno a luglio, giugno del 2003 sono stato investito da alcune interrogazioni del Consiglio regionale della regione Lazio (…) sulle attività assistenziali espletate dal professor Frati, preside della facoltà di medicina allora, e oncologo nella facoltà di medicina. Lui, senza autorizzazione, era contestualmente professore ordinario di oncologia, nonché preside della facoltà di medicina, direttore, quindi primario, dell’oncologia A del Policlinico e direttore scientifico di Neuromed, ma in più nemmeno firmava le cartelle cliniche. Centinaia di cartelle cliniche non firmate. Quindi, in sostanza, che vuol dire? Che lui non si assumeva nemmeno la responsabilità medico-legale dei pazienti oncologici che arrivavano al suo reparto. Allora, che cos’ho fatto? Intanto l’ho dichiarato decaduto dal ruolo primariale e ho informato con un esposto la Procura della Repubblica di Roma su queste evenienze. Poi io sono andato da un’altra parte, non sono stato più al Policlinico, e ho saputo per via indiretta che era stato archiviato. (…) Un’archiviazione che, pur escludendo ogni responsabilità penale di Frati, conferma che era tenuto a rispettare il rapporto di esclusività con il servizio pubblico, quindi con il Policlinico. Eppure ha continuato per anni a mantenere il doppio incarico. Cos’hanno fatto i direttori generali che sono seguiti a Tommaso Longhi? Hanno modificato gli accordi con Frati oppure hanno fatto finta di non vedere? (…) Se un magistrato la venisse a chiamare lei testimonierebbe esattamente questa versione?» chiede Sabrina Giannini, ponendo la domanda a Maria Luisa Basile, medico nel reparto di oncologia del Policlinico Umberto I. «Guardi, quando si dice la verità, quando si lavora in maniera onesta, nel rispetto delle regole, nel rispetto degli altri, con senso di responsabilità, non si ha paura. Cioè, uno dice la verità e la verità vera e io non ho paura e risponderò: è la verità»;

considerato che il 26 marzo 2012 sull’edizione on line di “Informa Molise” è uscito un articolo dal titolo: “Petraroia: sollecito accesso agli atti su primari, consulenze esterne e facoltà di medicina”, in merito alla trasmissione “Report”, andata in onda il 25 marzo 2012, dove si è fatto riferimento «al Prof. Luigi Frati, Rettore dell’Università La Sapienza, circa il conflitto di interesse tra i suoi incarichi pubblici di Preside della Facoltà di Medicina nello stesso Ateneo, Primario presso il Policlinico Umberto I e la sua funzione di Direttore Scientifico del Neuromed di Pozzilli (IS) e/o di consulente del medesimo IRCCS molisano per un svariati anni, tanto è vero che in occasione delle audizioni dell’ultimo Piano Sanitario Regionale del 2008, il Prof. Luigi Frati intervenne in Quarta Commissione proprio in rappresentanza del NEUROMED; acquisito che presso le strutture ospedaliere pubbliche e private del Molise ci sono diverse Unità Operative Complesse prive di Primario assunti con contratto a tempo indeterminato o impegnati nell’esclusivo svolgimento di quella funzione, nel mentre prevalgono casi di Primari a termine o con più funzioni tra incarichi in diversi Ospedali, Facoltà Universitarie e varie consulenze che spaziano tra ruoli pubblici e privati; tenuto conto che in base alla riforma universitaria “Gelmini” le Facoltà di Medicina sono orientate a strutturarsi per sottoscrivere specifiche intese per i posti letto, l’utilizzo dei plessi ospedalieri, la cooperazione con il sistema sanitario pubblico ed il relativo riparto del Fondo Regionale di copertura dei costi stante l’assoluta inadeguatezza dei finanziamenti erogati dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica»; nel citato articolo si sollecita la consegna in copia degli atti inerenti gli intercorsi e prolungati rapporti avuti dal Prof. Lugi Frati con l’Istituto Neuromed di Pozzilli (IS) formalmente protocollati presso le competenti sedi della Regione Molise, dell’Assessorato alla Sanità e dell’ASREM; l’elenco dei Primari assunti con contratto a tempo indeterminato e con rapporto esclusivo che dirigono Reparti o Unità Operative Complesse presso gli Ospedali Pubblici e Privati convenzionati della Regione Molise; l’elenco dei Primari con contratti a termine e quelli che svolgono contestualmente più funzioni presso diverse strutture ospedaliere pubbliche e private o in carico a Facoltà Universitarie, con relative responsabilità ricoperte e compensi percepiti a vario titolo, ragione o causa, comunque rimborsati direttamente o indirettamente dall’ASREM; copia delle intese intercorrenti tra la Regione Molise, l’Azienda Sanitaria Regionale e le Facoltà Universitarie de La Sapienza di Roma, dell’Università Cattolica, dell’Università S. Pio V, dell’Università del Molise e di altri eventuali Atenei convenzionati con relativi Statuti, Accordi, costi, attribuzione di funzioni, assegnazioni di strumentazione e disponibilità di personale o spazi logistici; copia di Convenzioni sottoscritte con Facoltà di Medicina in applicazione della riforma universitaria ” Gelmini ” tese ad assegnare posti letto, personale, spazi, strumenti e riconoscere rimborsi per tali finalità a valere sul Fondo Sanitario Regionale; copia di atti assunti dal Commissario ad Acta e dal Direttore Generale dell’ASREM tese a rimuovere conflitti d’interesse tra pubblico e privato, a superare primariati spot di medici provenienti da fuori regione e che permangono frettolosamente nei reparti a loro affidati nelle nostre strutture ospedaliere, a consolidare dirigenze mediche con contratti a tempo indeterminato per assicurare massima funzionalità, efficienza ed autonomia nella gestione delle Unità Operative Complesse»;

considerato altresì che a giudizio dell’interrogante sono oscure le ragioni che hanno indotto la magistratura ad archiviare una notizia di reato così lampante che riguarda un potente barone, Luigi Frati, che utilizza le strutture pubbliche come fossero suoi feudi privati,

si chiede di sapere:

se ai Ministri in indirizzo risulti rispondente al vero che il rettore Luigi Frati abbia ignorato i suoi pazienti del reparto di Oncologia dell’Umberto I a Roma che accusavano disturbi a causa dei farmaci, mentre si stava occupando proprio degli stessi farmaci, con le case farmaceutiche, al fine di trarne profitto;

se risulti vero che non solo in veste di primario, ma per propri interessi personali, Luigi Frati è da anni il presidente dell’Accademia della medicina, un’associazione che si avvaleva di un’agenzia di servizi, la Forum Service, con un giro di affari di milioni di euro all’anno e che, a tre mesi dal primo servizio di “Report”, l’Accademia della medicina non compariva più tra i soci;

se sia vero che l’associazione di cui Frati è presidente riceve donazioni anche dalle case farmaceutiche che vendono al Policlinico i farmaci destinati al reparto oncologico che egli dirige, dato portato alla luce dall’inchiesta di “Report”, considerato che nel sito della richiamata Accademia non compariva l’elenco dei donatori, e al contempo lo stesso Frati svolge anche la funzione di direttore scientifico della clinica privata Neuromed, dove a fargli da vice è un altro medico del Policlinico, Mario Manfredi;

se risulti vero che alla clinica Neuromed, in provincia di Isernia, vengono dirottati pazienti dal Policlinico di Roma, con relativo disagio e costo per la sanità del Lazio, e quali risulti essere le ragioni di questi comportamenti;

quali misure urgenti si propria competenza il Governo intenda attivare per promuovere la decadenza dalle sue funzioni del professor Luigi Frati, come già auspicato dall’ex direttore del Policlinico Tommaso Longhi nel giugno 2003, visto che lo stesso Frati era preside della facoltà di Medicina allora ed oncologo nella facoltà di Medicina, senza autorizzazione, ed era contestualmente professore ordinario di oncologia, nonché preside della facoltà di Medicina, direttore, quindi primario del reparto di oncologia A del Policlinico e direttore scientifico di Neuromed, ed inoltre non firmava le cartelle cliniche, non assumendosi neppure la responsabilità medico-legale dei pazienti oncologici che arrivavano al suo reparto;

se il Governo, tenuto conto dei due servizi di “Report”, non ritenga opportuno trasmetterli alla Corte dei conti al fine di promuovere la valutazione del danno erariale derivante da tali comportamenti, ed alla Procura della Repubblica di Roma, per permettere la verifica di profili penalmente rilevanti che coinvolgono un rettore che utilizza strutture pubbliche sia per collocare i propri familiari, che per far conseguire eventuali affari a case farmaceutiche aduse a sistemi noti di comparaggio ed a speculare sul dolore e sulle disgrazie degli ammalati.

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San Marino-Maurizio Faraone

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00446
Atto n. 2-00446

Pubblicato il 27 marzo 2012
Seduta n. 699

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze, della giustizia e dell’interno. -

Premesso che:

dal 19 settembre 2006 San Marino aderisce all’Organizzazione internazionale di polizia criminale – Interpol. In conformità con lo statuto dell’Organizzazione, San Marino si è dotato di un proprio Ufficio centrale nazionale preposto alla cooperazione internazionale di polizia nel rispetto degli accordi vigenti. L’Ufficio, alle dipendenze del Segretario di Stato per gli affari esteri, assicura il collegamento con gli organismi degli altri Stati membri che agiscono nella veste di Uffici centrali nazionali, nonché con il Segretariato generale dell’Organizzazione stessa;

il direttore dell’Ufficio centrale nazionale Interpol della Repubblica di San Marino, nominato dal Congresso di Stato nella seduta del 7 maggio 2007, è il dottor Maurizio Faraone, che, nello svolgimento delle attività dell’Ufficio, è coadiuvato da personale dei Corpi di polizia sammarinesi;

l’11 luglio 2007 Fiorenzo Stolfi, Segretario di Stato per gli affari esteri e Valeria Ciavatta, Segretario di Stato per gli affari interni, hanno presentato, ai comandanti di Gendarmeria, Polizia civile e Guardia di Rocca, Maurizio Faraone, responsabile Interpol per San Marino;

in data 13 marzo 2012, il consigliere Federico Pedini Amati, esponente del Partito socialista sanmarinese, presentava un’interpellanza al Governo ed in particolare al Segretario di Stato per gli affari esteri, sul ruolo svolto dall’Interpol di San Marino, con riferimento a recenti articoli apparsi sui mezzi d’informazione sammarinesi ed italiani, in particolare sul quotidiano la “Tribuna Sammarinese” in data 12 marzo 2012 relativi ai servizi svolti dal Comandante dell’Ufficio centrale nazionale della Repubblica di San Marino per l’Interpol, riguardo ai trattamenti economici, agli incarichi e i ruoli, in merito alle mansioni specifiche svolte attualmente e in passato dal dottor Maurizio Faraone; alle relazioni annuali fatte dai funzionari dell’Interpol e consegnate al Governo, al rinnovo del contratto alle relazioni annuali elaborate e prodotte agli organi preposti, alle segnalazioni di rilievo, non coperte da segreto, prodotte con la finalità di contribuire a fare piena luce su questioni di rilevanza criminale nella Repubblica di San Marino, infine se avesse prestato la sua opera nei Servizi segreti italiani e in caso affermativo da quanto tempo;

a fine febbraio 2012 è stato sottoscritto un accordo di collaborazione tra il Governo di San Marino e il Governo italiano sulla cooperazione per la prevenzione e la repressione della criminalità, da parte del Ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri e dei Segretari di Stato agli affari esteri, Antonella Mularoni, e agli affari interni, Valeria Ciavatta, per prevenire e contrastare i fenomeni malavitosi. L’accordo offre la possibilità di accedere alle Forze dell’ordine sammarinesi, alle scuole di polizia e ai corsi di formazione che vedono la polizia italiana ai primi posti in quanto a competenza e specializzazione;

«La positività dell’incontro – si legge su un comunicato della Segreteria di Stato per gli affari interni della Repubblica di San Marino del 1° marzo 2012 – fa ben sperare per la grande disponibilità offerta dal Viminale, non solo negli ambiti pur importantissimi dell’Accordo, ma su più larga scala e anche per gli indispensabili contributi e collaborazioni nel percorso intrapreso da San Marino nella lotta alla criminalità, per il riordino dei corpi e per la normativa antimafia. L’occasione della trasferta romana è stata propizia anche per ringraziare il Capo della Polizia di Stato italiana, Prefetto Antonio Manganelli, per il suo proficuo impegno nella definizione dei problemi legati alla vendita delle armi: anche per questa materia le massime autorità italiane hanno dimostrato disponibilità e fiducia verso le autorità sammarinesi. Il Direttore dell’Ufficio Interpol a San Marino, Maurizio Faraone, entrando nello specifico dell’Accordo ha evidenziato che attraverso di esso sarà possibile accedere in modo più rapido, secondo protocolli predefiniti e nell’ambito di canali istituzionalizzati, alle informazioni contenute nella banca dati della Polizia italiana. La collaborazione di fatto già esistente, anche in virtù della Convenzione del 1939 e dell’adesione sammarinese ad Interpol, ha proseguito Faraone, sarà potenziata con l’obiettivo di rendere sempre più efficaci le azioni di prevenzione e investigazione sui fenomeni delittuosi. L’Accordo, nello stabilire che la collaborazione avverrà in via principale attraverso il canale Interpol, prevede l’individuazione di un “punto di contatto” idoneo per il reciproco e rapido scambio di informazioni, con le massime garanzie. L’intesa è molto ampia, ha proseguito Faraone, e ci consentirà di attingere alle grandissime risorse dei corpi di polizia italiani non solo per combattere più efficacemente la criminalità organizzata, ma anche per elevare il livello di sicurezza dei due Stati e favorire la prevenzione di ogni forma criminosa»;

si legge su: “San Marino Notizie” del 26 gennaio 2012: «La magistratura sammarinese deve aprire autonomamente propri filoni di indagine, senza aspettare l’iniziativa italiana. In generale è necessario uno scatto d’orgoglio di tutti i lavoratori e dei cittadini per salvare il paese, tutelare i diritti sindacali e democratici e rinnovare i contratti di tutti i settori. (…) La criminalità è entrata anche nel tessuto dell’economia reale, e non solo nel sistema finanziario, come dimostra la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il responsabile della Karnak. Probabilmente la presenza malavitosa è più grande di quanto possiamo immaginare. È l’allarme lanciato dalla riunione congiunta di oggi dei direttivi della CSdL. La lotta alla criminalità, dunque, diventa sempre più una emergenza e una priorità per il nostro paese. L’inquinamento malavitoso dell’economia sammarinese, rappresenta anche un freno allo sviluppo; nessun investitore serio verrà nel nostro paese sapendo che il sistema San Marino è sotto la lente di ingrandimento della magistratura italiana. Occorre quindi un’azione a vasto raggio per ripulire completamente l’economia sammarinese; in tal senso la magistratura sammarinese deve aprire propri filoni di indagine, e non limitarsi ad aspettare le iniziative della giustizia italiana»;

considerato che:

la Repubblica di San Marino è uno snodo cruciale di buona parte delle attività illecite, dai traffici di droga ed armi al riciclaggio del denaro ed altre attività oggetto di numerose inchieste delle Procure della Repubblica, in particolare una recente indagine, denominata “Criminal Minds”, su una presunta corruzione di giudici, finanzieri e militari in tutta Italia e San Marino. Leggendo l’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari di Rimini, dottoressa Fiorella Casadei, relativa all’indagine Criminal Minds, si individuano i nomi dei soggetti coinvolti, tra cui l’imprenditore sammarinese Marco Bianchini, ora in carcere a San Marino in attesa di estradizione;

il 20 marzo 2012 su “Libertas” è pubblicato un articolo dal titolo: «Criminal minds, spuntano 490 mila euro per allietare il Natale dei “fedelissimi” che avrebbero dovuto aiutare Marco B. Dalle carte di Ricciardi emergerebbe una presunta colossale corruzione di giudici, finanzieri e militari in tutta Italia e San Marino», in cui si legge: «Fra la documentazione arrivata dal Monte spiccano fra le altre cose una lettera intestata di Interpol a firma del segretario generale indirizzata ad Antonio Manganelli, capo della polizia italiana. C’è poi una nota relativa ai dati anagrafici dell’ex comandante della gendarmeria Achille Zechini. Ancora una lettera firmata da Antonio Manganelli indirizzata al segretario generale Interpol Roland K. Noble. Documentazione che gli inquirenti mettono in relazione alle intercettazioni telefoniche dello stesso Zechini con Riccardo Ricciardi, dove quest’ultimo si vanta in qualche modo di avere dato una “spinta” alla carriera dell’ex gendarme oggi in forza alla questura di Rimini. Nelle carte di Ricciardi invece viene tirato in ballo un altro militare. Si tratta di un curriculum vitae del Capitano dei carabinieri Aniello Claudini, che fino a poco tempo fa stava a Rimini ed era dato quale possibile successore di Zechini alla guida della gendarmeria quando il governo sammarinese aveva fatto di tutto per liberarsi di quest’ultimo, senza però riuscirci. (…) In realtà la parte più interessante della documentazione trovata in possesso del Ricciardi è quella relativa a documenti bancari dell’istituto di Credito Bank Centralità Malta ed alcuni manoscritti che farebbero pensare all’adesione di Marco Bianchini ad una società più o meno segreta. Tanto che la domanda sorge spontanea: Bianchini era una vittima di questa sorta di associazione? È stato truffato? O al contrario si tratta di una messinscena per sviare le indagini? Gli investigatori stanno cercando di chiarire questi e altri aspetti compreso il fatto se Karnak potesse godere di appoggi in ambienti politici e giudiziari per vincere appalti o condizionare procedimenti giudiziari. (…) Nella corposa documentazione c’è anche un elenco di decreti ingiuntivi pronti per il deposito su Roma a favore di Karnak, compresi gli interessi. Si parla di crediti vantati per quasi sette milioni di euro e interessi per oltre 3 milioni. Di questi sette milioni, circa un terzo dei presunti crediti vantati, sarebbero verso ministeri dello Stato italiano. La situazione degli interessi è aggiornata al 2008. Crediti vengono vantati dall’universo Karnak anche verso una primaria agenzia stampa per 82 mila euro. La stessa agenzia di stampa assoldata in passato dal governo sammarinese. (…) Tornando alla società segreta – o presunta tale – maltese, è interessante una lettera del 2009 che Bianchini invia a colui che viene chiamato “padre”. Bianchini nella missiva col “padre”, si lamenta di “Riccardo” (Ricciardi?): “Non mi sottraggo alla mia responsabilità – scrive Bianchini – in merito al tuo avvertimento sulla possibilità di esplosione di Riccardo, che alla fine si è concretizzata”. E nella lettera si vede una specie di ravvedimento da parte del Bianchini che a un certo punto scrive: “Oggi sono convinto più che mai sulle cose da fare, chiudere il prima possibile, perché è un qualcosa che non mi si addice”. Scrive ancora Bianchini: “Come sto? Male, ma con tutta la pazienza che avete avuto con me, nell’insegnarmi a stare al mondo, come potrei non reagire e poi come sempre mi hai ripetuto (padre) non devo sentirmi solo”. Bianchini dunque è la vittima o il carnefice? A questa pseudo associazione segreta l’ex patron di Karnak avrebbe negli anni elargito milioni di euro (…). Intanto a leggere i passi di un’altra lettera inviata “all’illustre Cavaliere Marco B.” da parte di un fantomatico “presidente del supremo Consiglio, Cavaliere Gaetano G.” viene davvero da strabuzzare gli occhi. Si utilizza un gergo tipico da associazione massonica con riferimenti a “Sante Messe”, fra sacro e profano. Insomma appare chiaro che ci si trova di fronte ad un documento che va codificato e che probabilmente racchiude un messaggio comprensibile solamente agli affiliati. Quello che si capisce abbastanza bene invece è un riferimento al “Natale” e ad alcuni presunti regali da fare ai “fedelissimi”. Si parla di migliaia di euro – c’è addirittura una tabella piuttosto eloquente – che sarebbero stati donati o da donare nientemeno che a giudici di vari tribunali sparsi per l’Italia, finanzieri, poliziotti, dipendenti dell’agenzia delle entrate e addirittura “incursori sammarinesi”»,

si chiede di sapere:

se lo snodo cruciale della Repubblica di San Marino, riguardante attività illecite, dai traffici di droga ed armi al riciclaggio del denaro ed altre attività oggetto di numerose inchieste delle Procure della Repubblica, in particolare la recente indagine Criminal Minds su una presunta corruzione di giudici, finanzieri e militari in tutta Italia e San Marino, desti preoccupazione nel Governo;

se risulti che nell’inchiesta dei giudici di Rimini, in particolare della dottoressa Fiorella Casadei, relativa all’indagine citata, dove vengono individuati nomi dei soggetti coinvolti, tra cui l’imprenditore sammarinese Marco Bianchini, siano coinvolti anche appartenenti all’Interpol ed il capitano dei carabinieri Aniello Claudini, in forza a Rimini e candidato a succedere al comandante Zechini alla guida della gendarmeria, quando il Governo sammarinese aveva fatto di tutto per liberarsene senza però riuscirci;

se, a giudizio del Governo, documenti bancari dell’istituto di Credito Bank Centralità Malta ed alcuni manoscritti che farebbero pensare all’adesione di Marco Bianchini ad una società più o meno segreta rappresentino un ulteriore indizio a carico di taluni professionisti italiani, facenti parte di ben note cricche, volte a facilitare il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite dentro gli istituti bancari, a giudizio dell’interrogante con il favore della Banca centrale ed il coinvolgimento diretto dei suoi massimi rappresentanti;

se il Governo non ritenga che anche il frutto di loschi affari e di tangenti corrisposte da alcune grandi imprese italiane sia dissimulato all’interno delle banche di San Marino, utilizzate per lavare e riciclare il denaro proveniente da attività illecite;

se risulti che il direttore dell’Ufficio centrale nazionale Interpol della Repubblica di San Marino, nominato dal Congresso di Stato nella seduta del 7 maggio 2007, dottor Maurizio Faraone, coadiuvato da personale dei Corpi di Polizia sammarinesi, che ha avuto un ruolo nell’accordo del 29 febbraio 2012 con l’Italia per accedere in modo più rapido, secondo protocolli predefiniti e nell’ambito di canali istituzionalizzati, alle informazioni contenute nella banca dati della Polizia italiana, che ha rinnovato una collaborazione di fatto già esistente, in virtù della Convenzione del 1939, abbia già conseguito risultati nella lotta alla criminalità organizzata, o se, per elevare il livello di sicurezza dei due Stati e favorire la prevenzione di ogni forma criminosa, confidi nell’esclusiva competenza e nelle risorse della polizia italiana;

se risulti che, nelle numerose inchieste penali che riguardano San Marino, compreso un istituto di vigilanza privato gestito da un ex carabiniere, caveau sotterranei con 150 cassette di sicurezza, prestanomi russi, segreti di Stato libici ed il tesoro nascosto da Hugo Balestrieri, ex ufficiale di Marina massone e piduista ricercato per riciclaggio dalla Procura di Reggio Calabria, siano coinvolti anche altri nomi eccellenti, altri imprenditori, banchieri, finanzieri, avvocati, professionisti e servizi italiani;

se risulti che il comandante Maurizio Faraone abbia contribuito a disvelare questioni di rilevanza criminale, oppure le abbia occultate, e se risulti rispondente al vero che abbia prestato la sua opera nei servizi segreti italiani;

quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare per fare piena luce su quanto esposto al fine di interrompere intrecci e collusioni disvelando un sistema di cricche, faccendieri e massoni che calpestano il diritto per perseguire i loro esclusivi interessi a danno dei cittadini onesti e della legalità, e fornendo un contributo alla lotta alla corruzione ed alla criminalità economica.

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