AD Patuano- Telecom Truffa Sim Card

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07156
Atto n. 4-07156

Pubblicato il 22 marzo 2012
Seduta n. 698

LANNUTTI , MUSI – Ai Ministri dello sviluppo economico, dell’economia e delle finanze e dell’interno. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa (“la Repubblica” del 21 marzo 2012) che nell’ambito dell’inchiesta che vede coinvolta la Telecom per truffa sulle sim card i pubblici ministeri Carducci e Cajani della procura di Milano stanno indagando su dipendenti e dealer per associazione a delinquere, ricettazione e falso, per vicende legate a “ingiusti profitti” per 231 milioni di euro realizzati dalla società nel 2008;

si legge che: «Telecom Italia è indagata dalla procura di Milano in virtù della legge 231 sulla responsabilità degli enti, nell’ambito di una inchiesta su una presunta truffa relativa alle sim card. Un avviso di garanzia è stato recapitato anche a Marco Patuano, amministratore delegato della società, in quanto suo legale rappresentante. I reati su cui sta indagando la procura di Milano, nell’ambito dell’inchiesta su un centinaio di dipendenti di Telecom Italia per irregolarità nella gestione delle sim card, sono associazione per delinquere, ricettazione e falso. Nel dettaglio, gli iscritti nel registro degli indagati sono 99, di cui 14 dipendenti del gruppo di tlc. Dalle indagini, coordinate dai pm di Milano Massimiliano Carducci e Francesco Cajani, sarebbe emerso che la società ha tratto un ingiusto profitto nel 2008 di circa 231 milioni di euro. L’avviso di garanzia a Patuano appare un atto dovuto in quanto come amministratore delegato della società ne è il rappresentante legale, ma i fatti su cui sta indagando la procura risalgono, a quanto appreso, a prima della sua nomina al vertice del gruppo di telecomunicazioni. Secondo quanto ricostruito dalla procura, lo scopo della macchinazione operata dagli indagati era l’attivazione di schede telefoniche al fine di ricevere maggiori incentivi, in quanto più sim card venivano attivate più i bonus per i dipendenti Telecom erano elevati. Le schede venivano attivate intestandole a persone inesistenti (con la conseguente falsificazione di documenti) o a persone ignare. I rivenditori della Telecom le vendevano poi a prezzo maggiorato a persone che avevano interesse a non comparire come intestatari di una scheda telefonica e in molti casi venivano usate anche per commettere reati (specialmente di natura informatica). Queste operazioni portavano vantaggio ai dipendenti Telecom in termini di incentivi, alla stessa Telecom, perché aumentava la sua quota di mercato e perché queste schede generavano comunque traffico, e ai rivenditori. Telecom Italia, infatti, risulta indagata per la legge 231 sulla responsabilità degli enti sotto due profili. Il primo riguarda il fatto di non aver adottato efficaci modelli di gestione e organizzazione per prevenire la commissione di reati da parte di dirigenti in posizioni apicali (i responsabili del canale etnico) e il secondo per non aver vigilato in modo adeguato perché i loro sottoposti (11 indagati) non si comportassero scorrettamente. L’inchiesta chiusa oggi dai pm Massimiliano Carducci e Francesco Cajani è partita da un accertamento dei carabinieri di Busto Arsizio, che scoprirono alcune schede vendute sottobanco da dei rivenditori e, attraverso accertamenti, arrivarono a un collegamento diretto con un dipendente della Telecom Italia. Nel pomeriggio Telecom ha diffuso un comunicato nel quale si definisce “parte lesa” nella vicenda sulla presunta maxi truffa e “si costituirà parte civile nei confronti di tutti gli imputati”. La contestazione di illecito amministrativo – sottolinea Telecom – è stata notificata all’amministratore delegato Marco Patuano “nella sua esclusiva qualità di rappresentante legale della società”. “La società – prosegue la nota – precisa che, nell’ambito di questo procedimento, aveva presentato già nel 2008, in qualità di parte offesa, due atti di denuncia-querela e sin dalla fase di avvio delle indagini aveva provveduto a sospendere i 14 dipendenti (nessuno dei quali dirigente) che risultavano all’epoca coinvolti e che risultano oggetto dell’attuale procedimento giudiziario»,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga opportuno, per quanto di propria competenza, tenuto conto della rilevanza dell’interesse pubblico alla corretta gestione della rete e dell’archivio di tutto il traffico telefonico nella disponibilità dell’azienda in parola ed indipendentemente da ogni accertamento delle responsabilità di persone fisiche o giuridiche sul piano giudiziario, assumere le opportune iniziative affinché siano rafforzate le disposizioni volte ad assicurare le idonee garanzie risarcitorie da parte dell’azienda nei confronti di tutti i cittadini qualora fossero accertati danni agli utenti, per violazione di privacy o utilizzo di identità dei consumatori;

quali iniziative voglia adottare il Governo al fine di garantire la sicurezza delle comunicazioni rispetto agli illeciti di cui in premessa, onde prevenire il ripetersi di abusi a danno degli utenti.

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