Finmeccanica-Repubblica Panama

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00448
Atto n. 2-00448

Pubblicato il 28 marzo 2012
Seduta n. 700

LANNUTTI – Ai Ministri degli affari esteri e della giustizia. -

Premesso che i rapporti di affari tra Finmeccanica, la Repubblica di Panama, Walter Lavitola e l’ambasciatore Placido Vigo, sono sempre più avvolti nel mistero. Scrivono Alessandro Ferrucci e Antonio Massari su “il Fatto Quotidiano” del 25 marzo 2012: «Le credenziali del dottor Placido Vigo sono: ricca e dettagliata corrispondenza con Valter Lavitola, detto “Valterino”, durante l’anno 2010. L’oggetto delle conversazioni: affari tra le imprese italiane e lo stato panamense. Parliamo di miliardi su miliardi. Chi meglio di Vigo poteva rispondere al faccendiere, latitante da fine agosto 2011, su cosa accadeva nello stretto? Nessuno. Dal 2006 è lui, ambasciatore italiano a Panama, la figura apicale di ogni affare, rapporto, tra la politica e le imprese nostrane e il governo locale. Lo stesso Placido Vigo, nonostante gli scandali e le inchieste che hanno coinvolto l’ex direttore dell’Avanti!, da circa un mese è stato promosso da Giulio Terzi a capo della Segreteria Particolare del Ministro degli Esteri, dove “cura l’agenda e la corrispondenza del Ministro, nonché i rapporti personali dello stesso in relazione al suo incarico”, come spiega il sito esteri.it . Lavora quindi a stretto, strettissimo contatto con il successore di Franco Frattini alla Farnesina. È alle dirette dipendenze di Terzi. È nei suoi uffici. Ha la sua fiducia. Passo indietro. Torniamo al 2010. Lo stato di Panama è sempre più un’appendice italiana. La costruzione di cinque ospedali. Una fornitura di elicotteri. Investimenti nel campo dell’energia. E ancora la realizzazione di 14 chilometri di metropolitana. Ma soprattutto: un nuovo canale sullo Stretto. Solo per la metro parliamo di cifre che superano il miliardo e mezzo. Della partita fa parte il gotha italiano dell’imprenditoria: Impregilo, Astaldi, Ghella, Ansaldo e altri. I rumors danno i “nostri” in pole per le assegnazioni rispetto ai colossi brasiliani e statunitensi, di solito padroni nella zona. La politica e la grande stampa italiana assegnano il merito a Placido Vigo, considerato il vero regista del successo per il raddoppio del Canale made in Italy. È al centro di tutto, quindi. Telefonate, fax, e-mail, incontri. Cene di lavoro, viaggi. Sa e vede. Ottimo tessitore. Nel frattempo trova anche il tempo per rassicurare Valter Lavitola. La corrispondenza tra i due è fitta. Affettuosa. Confidenziale. L’ambasciatore si firma con “un tuo Placido”. Non solo, lo scambio tra i due dimostra che il latitante s’è mosso addirittura perché Italia e Panama stringessero un accordo bilaterale per l’esenzione “dalla doppia imposizione”: un accordo che avrebbe consentito, alle società dei due Paesi, di pagare le tasse una sola volta e non due, cioè nei due rispettivi stati. Una convenzione giudicata da Tommaso Di Tanno, professore di diritto tributario internazionale, “un errore. A Panama non c’è trasparenza nelle operazioni finanziarie, le società non hanno l’obbligo di depositare il bilancio, tutte le azioni sono al portatore”. Questo aspetto non è affrontato nella corrispondenza. “Caro Valter”, scrive l’ex ambasciatore Vigo, “ho parlato con il Vice Ministro degli Esteri, Alvaro Aleman (…). Mi è stato confermato che occorre firmare due originali in lingua italiana, spagnola e inglese; poi all’Italia resta una copia in originale (delle tre versioni) e una a Panama. Ti invio la versione spagnola preparata dai panamensi e che mi è stata ora trasmessa”. Anche in questo caso, un passaggio alla Farnesina, come avverte l’ambasciatore, dev’essere fatto: “Prima di essere firmata , deve essere controllata ed approvata dal Contenzioso Diplomatico del Ministero degli Esteri. L’Ufficio del Consigliere Diplomatico di Palazzo Chigi può chiederlo alla Farnesina. Un caro abbraccio tuo Placido”. Lavitola incalza. È l’affare della vita, nulla va lasciato intentato. Nel frattempo l’ambasciatore Vigo partecipa all’organizzazione del viaggio del presidente panamense, Ricardo Martinelli, in Italia e pone le basi per la successiva visita di Silvio Berlusconi nello stato dello Stretto. Come finisce? Nel maggio del 2010 l’allora ministro degli Esteri, Frattini, atterra all’aeroporto di Panama. Un mese dopo è la volta di Berlusconi e del Sottosegretario Paolo Bonaiuti. In ambo i casi, con loro, c’è Valter Lavitola. Da quei viaggi nacque l’accordo per combattere l’evasione fiscale e contribuire alla sicurezza di Panama. A suggello un cadeau dello Stato italiano a quello panamense: 6 navi da guerra del valore di 35 milioni di euro. Il tutto a corollario del contratto siglato da Finmeccanica (il colosso statale chiamato in causa dalle inchieste delle procure di Napoli e Bari) per il pattugliamento elettronico delle coste panamensi. Valore 165 milioni di euro. Se in generale il diplomatico deve essere un ottimo mediatore, sicuramente Vigo ha fatto bene il suo lavoro. E il ministro Terzi lo ha ricompensato»;

considerato che:

il 23 gennaio 2012 il Presidente della Repubblica di Panama Ricardo Martinelli ha pubblicato su Internet una lettera firmata da Massimo Pugnali, dirigente di Finmeccanica, e recapitata al suo Governo per tramite dell’Ambasciata italiana di Panama con oggetto una lettera inviata da Finmeccanica con la commessa del 2010 riguardante radar, cartografia digitale ed elicotteri che negli scorsi mesi è stata argomento di dure polemiche politiche a Panama, dove si accusa il Governo di aver celato nella suddetta commessa una mega tangente;

il Presidente di Panama, sia sul sito Internet del suo Governo che su altri mezzi di comunicazione, ha affermato più volte che la lettera era chiarificatrice della questione, perché proveniente dal Governo italiano stesso; mentre in realtà, a quanto risulta all’interrogante, trattandosi di un fatto noto anche alla pubblica opinione, la lettera non è proveniente dal Governo italiano ma da Finmeccanica, recapitata solo per tramite dall’Ambasciata italiana di Panama,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni che hanno indotto il Ministro degli affari esteri a promuovere a capo della segreteria Placido Vigo, che sembrerebbe essere persona di fiducia di Lavitola, l’ex direttore de “L’Avanti” inseguito da un mandato di cattura emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli per reati gravissimi;

se risulti rispondente al vero che nel maggio 2010 importanti membri del Governo italiano allora in carica firmarono un accordo tra Panama e l’Italia per la costruzione di cinque ospedali, una fornitura di elicotteri, investimenti nel campo dell’energia, la realizzazione di 14 chilometri di metropolitana ed un nuovo canale sullo stretto, appalti miliardari aggiudicati dal gotha italiano dell’imprenditoria, come Impregilo, Astaldi, Ghella, Ansaldo, eccetera, che la spuntarono sui colossi brasiliani e statunitensi, grazie alla mediazione di Walter Lavitola ed a Placido Vigo, considerato il vero regista del successo per il raddoppio del Canale made in Italy, oggetto di missive confidenziali ed affettuose, tra l’ambasciatore e lo stesso Vigo;

se risulti rispondente al vero che, nell’accordo per combattere l’evasione fiscale e contribuire alla sicurezza di Panama, giudicato un errore da Tommaso di Tanno, uno dei maggiori tributaristi, lo Stato italiano suggellò un generoso cadeau a quello panamense, con 6 navi da guerra del valore di 35 milioni di euro, quale corollario del contratto siglato da Finmeccanica, chiamato in causa dalle inchieste delle Procure di Napoli e Bari, per il pattugliamento elettronico delle coste panamensi, del valore di 165 milioni di euro;

se risulti rispondente al vero che siano state pagate tangenti, sotto forma di commissioni, per suggellare l’accordo e quali siano stati i beneficiari di un accordo tra le imprese italiane e lo Stato panamense, e quale sia stato il ruolo giocato dal faccendiere Lavitola, latitante da fine agosto 2011, con l’ambasciatore italiano a Panama, figura apicale di ogni affare, rapporto, tra la politica e le imprese nostrane e il Governo locale;

se non si ritenga che la designazione di Placido Vigo, nonostante gli scandali e le inchieste che hanno coinvolto l’ex direttore de “L’Avanti”, da circa un mese promosso da Giulio Terzi a capo della Segreteria particolare del Ministro degli affari esteri, dove “cura l’agenda e la corrispondenza del Ministro, nonché i rapporti personali dello stesso in relazione al suo incarico”, come spiega il sito esteri.it, potesse essere evitata con un minimo di ordinaria diligenza;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare anche per chiarire i rapporti tra il latitante Lavitola e l’ambasciatore Placido Vigo, in particolare sui danni arrecati alle istituzioni italiane dalle dichiarazioni del Presidente di Panama, che ha attribuito al Governo italiano comunicazioni provenienti da Finmeccanica riguardanti un affare che potrebbe occultare l’ennesima maxi tangente.

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