Gruppo Fon-Sai Ligresti-Consob-Isvap-Bankitalia

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02755
Atto n. 3-02755

Pubblicato il 27 marzo 2012
Seduta n. 699

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

il debito di 1,1 miliardi di euro del gruppo Fon-Sai Ligresti è stato prodotto da una gestione “allegra” della famiglia e dalle generose consulenze, ma, a giudizio dell’interrogante, soprattutto dagli omessi controlli di Isvap e della Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob). Scrive Jody Vender, il primo finanziere in Italia, che 30 anni fa ha investito sulle idee per promuovere un nuovo modo di finanziarle con il venture capital, in un articolo pubblicato su “il Fatto Quotidiano” il 23 marzo 2012 dal titolo: “Ligresti, dov’era la Consob?”;

si legge: «Martedì 20 marzo è stata resa pubblica sul sito di Fondiaria-Sai la Relazione del Collegio Sindacale (ai sensi dell’art. 2408 c.c.) a seguito di una denuncia di un grosso investitore estero (Amber) di “fatti censurabili” che riguardano l’acquisto dell’Atahotels e di numerose attività immobiliari della famiglia Ligresti, compensi e consulenze di vario genere, sempre alla famiglia Ligresti, il tutto per svariate centinaia di milioni in pochi anni. Tutto questo salta fuori non solo a causa della denuncia ma per il fatto che proprio in questi giorni si decide il salvataggio del secondo gruppo assicurativo del paese e auspicabilmente l’uscita di scena del suo azionista di controllo, la famiglia Ligresti per l’appunto. È impossibile sintetizzare in poche righe gli effetti non certo positivi di queste operazioni e l’incredibile disinvoltura con la quale si sono mischiati gli interessi di una grossa compagnia assicurativa quotata e gli interessi del suo azionista di controllo (risicato tra l’altro, visto che l’effettiva quota posseduta dalla famiglia Ligresti è nel mondo del 18%). Se vi aspettate che attacchi la famiglia Ligresti per la disinvoltura con cui ha confuso le tasche vi sbagliate: il punto è un altro ed è molto più grave del fatto di dovere constatare ancora una volta che l’avidità porta gli individui a commettere molte cose censurabili sia sotto il profilo etico che giuridico. Mentre accadevano le cose dov’era il Consiglio di Amministrazione in cui sedevano molti non-Ligresti, dov’era il Collegio Sindacale, dov’era la Consob, l’Isvap, la Società di revisione, etc.? Insomma dov’erano tutti quelli che avrebbero dovuto controllare che Fondiaria-Sai fosse gestita nell’interesse di tutti i soci e più in generale, per dirlo all’anglosassone, di tutti gli Stakeholders? Dulcis in fundo le banche. Fondiaria-Sai era stata lautamente finanziata da Mediobanca, le varie holding super indebitate della famiglia Ligresti avevano generosamente ricevuto enormi capitali dalle banche tanto per le attività extra Fondiaria quanto per mantenere il controllo del gruppo (sic!). Possibile che non si siano accorte che il gruppo era gestito male e che l’azionista di controllo mischiava le tasche contribuendo a rendere la situazione complessiva di un importante gruppo assicurativo sempre più precaria fino ad arrivare ad un vero e proprio salvataggio? Non sono indignato più di tanto per i signori Ligresti (…) [ma] con tutti quelli che avrebbero dovuto controllare e non l’hanno fatto, hanno chiuso gli occhi e forse qualcuno ha anche aperto le tasche. Morale della favola: le regole sulla carta ci sono ma chi deve applicarle deve avere la schiena dritta»;

considerato che:

il 28 dicembre 2010 Maria Grazia Gerina pubblica un articolo su “l’Unità” dal titolo «Il “triangolo” tra Cardia, Alemanno e Ligresti», in cui si legge: «Parentopoli romana: l’ultimo pargolo d’arte approdato sul Titanic capitolino è il figlio dell’ex numero uno della Consob. E sullo sfondo il re del mattone a Roma» e «Non solo cubiste, fiorai, pugili. L’ultimo “figlio d’arte” approdato sul Titanic capitolino è un nome eccellente. Si chiama Marco Cardia. Dice niente? È il pargolo (classe 1963) dell’ex numero uno di Consob, Lamberto Cardia, ora presidente di Ferrovie dello Stato. Ed è appena stato promosso, con tanto di complimenti del sindaco, al vertice di Assicurazioni di Roma. Uno dei “gioiellini” del Gruppo Comune di Roma: 80 dipendenti, un volume di affari di circa 60 milioni di euro, AdiR è la cassaforte assicurativa, che copre il Comune e le sue aziende, Ama, Atac, Acea, con in più un’offerta di polizze auto rivolta ai dipendenti comunali»;

su “L’espresso” del 7 febbraio 2008, in un articolo dal titolo “Manovre in casa Ligresti. Il finanziere ridisegna le attività assicurative immobiliari. La Borsa è perplessa. Ora la palla va alla Consob guidata da Cardia. Che rischia un conflitto di interessi in famiglia…”, Vittorio Malagutti scriveva: «Nelle prossime settimane, quando il presidente della Consob Lamberto Cardia affronterà il corposo dossier del riassetto del gruppo Ligresti, non è escluso che si trovi ad incrociare un professionista dal cognome famigliare. Famigliare nel vero senso della parola, perché Marco Cardia, 44 anni, figlio del numero uno della Commissione di controllo sulla Borsa, vanta da anni stretti rapporti con le aziende del finanziere siciliano Salvatore Ligresti. Cardia junior, tra l’altro, è un professionista di fiducia dell’Immobiliare Lombarda, la società quotata in Borsa controllata da Ligresti tramite Fondiaria-Sai. Partirà da qui, come annunciato nei giorni scorsi, l’operazione che dovrebbe ridisegnare l’organigramma del gruppo che fa capo alla holding Premafin. In breve, l’azionista di maggioranza lancerà un’Offerta pubblica d’acquisto sulla Immobiliare Lombarda, forte di patrimonio in palazzi e terreni valutato oltre 800 milioni oltre a quote importanti in alcuni progetti di sviluppo in aree urbane di grande pregio come Citylife e le Varesine a Milano, l’ex Manifattura Tabacchi a Firenze e Torre Spaccata a Roma. (…) A Cardia padre, nel suo ruolo istituzionale, toccherà valutare l’operazione sul piano della trasparenza e dell’informativa al mercato. Suo figlio invece finirà per diventare parte in causa di quella stessa girandola societaria. Cardia junior infatti, che di mestiere fa l’avvocato, è stato designato dall’Immobiliare Lombarda nel comitato di tre professionisti che vigila sull’organizzazione societaria in base alla legge 231 del 2001 (responsabilità penale delle aziende). Anche la Premafin, tra tanti professionisti con competenze in questo specifico settore, ha scelto proprio il figlio del presidente della Consob per affidargli un incarico nel comitato di controllo istituito dalla legge 231. Bussando alle porte del gruppo Ligresti l’avvocato Cardia è poi riuscito a soddisfare brillantemente le sue esigenze immobiliari. Da qualche tempo ha trasferito la sua residenza nel quartiere Parioli a Roma, in un elegante palazzo dato in affitto dalla Milano assicurazioni, controllata da Fondiaria-Sai. Ed è targata Ligresti anche la proprietà della sede milanese dello studio legale Cardia, non lontano dalla stazione Centrale. Sulla carta è tutto in regola. Nessuna legge vieta ai figli dei commissari Consob di accettare incarichi retribuiti da aziende sottoposte al controllo della Commissione. Nel mondo della finanza, però, esistono norme che, in materia, fissano con precisione alcuni principii in materia di incompatibilità. Il codice di autodisciplina delle aziende quotate, per esempio, prescrive che il consigliere di amministrazione di una società quotata in Borsa non può dirsi ‘indipendente’ se un suo parente stretto (figli compresi, ovviamente) “ha o ha avuto nell’esercizio precedente una significativa relazione commerciale, finanziaria o professionale” con la società in questione o con un soggetto che la controlla. Viene da chiedersi, allora, se le stesse garanzie di indipendenza non debbano valere, a maggior ragione, anche per i cinque commissari dell’Authority di controllo sui mercati. Nei mesi scorsi aveva già provocato qualche imbarazzo ai piani alti della Commissione la notizia che il figlio del presidente era a libro paga della Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani per un incarico di consulenza da oltre 200 mila euro all’anno. Fiorani, come noto, è poi finito nel mirino della magistratura penale e della stessa Consob per una serie di gravissime irregolarità. Adesso invece emergono i rapporti con Ligresti, uno dei ‘grandi vecchi’ della finanza nazionale, presente in alcuni degli snodi decisivi del potere economico, da Mediobanca, al Corriere della sera all’Unicredito. Va detto che l’avvocato Cardia si trova in buona compagnia. L’Immobiliare Lombarda, una società di modeste dimensioni con meno di 600 milioni di capitalizzazione borsistica, viene gestita da uno dei consigli di amministrazione più affollati della Borsa italiana. L’organismo presieduto da Paolo Ligresti, con suo padre Salvatore alla presidenza onoraria, può contare su 20 membri, un numero di componenti pari a quello del board delle Generali, mentre colossi come la Fiat o Mediaset non vanno oltre i 15 amministratori ciascuno»;

il 18 gennaio 2012, lo stesso Vittorio Malagutti scrive su “il Fatto Quotidiano” un articolo dal titolo “Politici, banchieri, avvocati e prefetti: tutti a busta paga nella storia del gruppo Ligresti”, in cui si legge: «La vendita dell’impero finanziario targato Fondiaria-Sai della famiglia originaria di Paternò significa, tra le altre cose, la parola fine su parcelle milionarie, consulenze legali e lavoro ben retribuito dal colosso finanziario»;

si legge inoltre: «E gli orfani, chi ci pensa adesso agli orfani? Perché Salvatore Ligresti e famiglia, gratificati da 70 milioni e passa di buonuscita (paga Unipol), se la caveranno alla grande anche quando sarà stata definita, forse già nei prossimi giorni, la vendita del loro impero finanziario targato Fondiaria-Sai. Dopo la famiglia però vengono i famigli. Amici e parenti. Quasi sempre gente importante. Politici, banchieri, avvocati, professionisti vari, perfino prefetti della Repubblica. Ligresti per loro è stato un punto di riferimento. Dall’ingegnere di Paternò hanno ricevuto case, incarichi professionali e societari con tanto di lauti compensi, a volte milionari.In cima alla lista ci sono i La Russa (…). Mentre Vincenzo La Russa, consigliere di Fondiaria-Sai, tra il 2008 e il 2010 ha presentato all’incasso fatture per 1,3 milioni pagate dalla compagnia di assicurazioni. Quello tra i La Russa e i Ligresti è un legame che si può definire storico. Si tramanda di padre in figlio, ormai da tre generazioni (…). Un’amicizia condita da affari e parcelle. Ne sa qualcosa anche Filippo Milone, catanese (…), che grazie al rapporto strettissimo con entrambe le famiglie è rimbalzato addirittura fino alla poltrona di sottosegretario alla Difesa. Prima di arrivare al governo chiamato da Mario Monti, il (quasi) sessantenne Milone ha sempre lavorato nelle società immobiliari targate Ligresti. Inizia da qui, con il sottosegretario di fresca nomina, una curiosa “saga dei prefetti” che a vario titolo nell’arco di quasi mezzo secolo hanno incrociato i Ligresti. Il padre di Milone, Antonino, era viceprefetto a Milano una cinquantina di anni fa, quando il futuro padrone di Fondiaria concluse i primi affari immobiliari nella metropoli, grazie anche ai rapporti con il senatore missino Antonino La Russa (padre di Ignazio) e il finanziere, anche lui catanese, Michelangelo Virgillito. Da Milone padre si arriva fino all’attuale ministro degli Interni, Annamaria Cancellieri, che ha lavorato a lungo alla prefettura del capoluogo lombardo, collaborando tra gli altri negli anni Ottanta con l’allora prefetto Enzo Vicari. Una volta lasciati gli incarichi pubblici, Vicari diventò amministratore di alcune società del gruppo Ligresti. Dopo Vicari, morto nel 2004, un altro ex prefetto milanese come Bruno Ferrante trovò lavoro nel gruppo del finanziere immobiliarista siciliano. Pure l’attuale prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, successore di Ferrante nel 2005, ha ottimi rapporti con la famiglia Ligresti. In particolare suo figlio Stefano, avvocato, è grande amico dei figli di Ligresti e anche di Geronimo La Russa. Si torna così ai giorni nostri con Piergiorgio Peluso, attuale direttore generale di Fondiaria, che è figlio del ministro Cancellieri. Fino a un anno fa, prima di approdare al gruppo assicurativo, Peluso ha lavorato come direttore generale al gruppo Unicredit, grande creditore di Ligresti. Quest’ultimo è stato anche padrone di casa del manager. L’erede del ministro ha infatti vissuto a lungo in una bella casa del centro di Milano di proprietà del gruppo Fondiaria. Del resto Ligresti, che controlla attraverso le sue società di uno sterminato patrimonio immobiliare, ha sempre avuto un’attenzione particolare verso un certo tipo di inquilini. A Roma in un palazzo dei Parioli si erano sistemati», tra gli altri, «l’ex direttore generale della Rai, Mauro Masi. Qualche anno fa ha trovato casa in un immobile di Ligresti anche Marco Cardia, avvocato, figlio dell’allora presidente della Consob, Lamberto. Già che c’era l’immobiliarista di Paternò penso bene di offrire al rampollo del numero uno della Consob alcuni incarichi professionali. Prontamente accettati dal diretto interessato. E a proposito di padri e figli va segnalato tra gli amministratori di società della galassia Ligresti anche Luigi Pisanu (…). Nell’elenco c’è posto anche per Simone Tabacci, che è consigliere d’amministrazione della Milano assicurazioni, controllata da Fondiaria. Suo padre Bruno, una lunga carriera politica alle spalle, attuale assessore della giunta Pisapia a Milano, vive in un appartamento del gruppo Ligresti nella torre Velasca, grattacielo a pochi metri dal Duomo. I La Russa ovviamente non sono gli unici avvocati del gruppo Ligresti. A consigliare e assistere le aziende di famiglia troviamo da almeno un decennio un peso massimo come Carlo D’Urso, uno dei legali di riferimento dell’alta finanza nazionale. Lo studio D’Urso viaggia a 1,5 milioni di compensi all’anno. Infine, a proposito di famigli come non ricordare i parenti dei gran capi del gruppo Fondiaria? Carriera assicurata, ad esempio, per Fabio Marchionni. Suo padre Fausto per dieci fino a gennaio del 2011 è stato amministratore delegato della compagnia di assicurazioni. Poi c’è Alessandra Talarico, figlia di Antonio, classe 1942, strettissimo collaboratore del patron Salvatore, e Barbara De Marchi, moglie di Paolo Ligresti. Insomma, tutto in famiglia. Almeno fino a quando i Ligresti non avranno ammainato la bandiera»;

scrive Giovanni Pons su “la Repubblica” del 24 marzo 2012, in un articolo intitolato “Autorità con gli occhi bendati”: «Che cosa avranno da dire Isvap, Consob e Banca d’Italia sulla relazione dei sindaci di Fondiaria Sai in risposta alla denuncia del fondo Amber ex art. 2408? Comprendiamo un certo imbarazzo per non aver mai eccepito niente alla gestione dei Ligresti, per oltre dieci anni gestori-padroni nella seconda compagnia del paese. Ma forse sarebbe ora di aprire gli occhi prima di un sempre più vociferato intervento della magistratura. E per sgombrare il campo dal sospetto di un’Isvap sempre più prona alle necessità dei Ligresti e di Mediobanca e una Consob già inciampata in consigli inappropriati. Anche perché chi sta sopportando i costi di tutta questa vicenda sono i detentori delle polizze Fonsai, che l’Isvap dovrebbe tutelare, e gli azionisti di minoranza delle società, che la Consob dovrebbe proteggere»,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo quale sia stato il ruolo svolto dalla Consob presieduta da Lamberto Cardia nel vigilare un gruppo quotato in borsa che aveva offerto così tanti vantaggi all’avvocato Marco Cardia, suo diretto discendente, per cercare di evitare un debito di 1,1 miliardi di euro prodotto da “allegre” consulenze offerte a Salvatore Ligresti (40 milioni di euro) ed ai suoi rampolli per svariate decine di milioni di euro;

se risulti quale sia stata l’attività di vigilanza svolta dalla Banca d’Italia sulle attività delle banche creditrici, compresa Mediobanca, che hanno erogato ingenti affidamenti di centinaia di milioni di euro, sottraendoli ad altre imprese più sane e meritevoli, senza valutare la meritorietà del credito ed i rischi assunti;

se risulti quali ragioni abbiano indotto l’Isvap, l’autorità di vigilanza presieduta da Giannini, a sottovalutare le perdite di bilancio e lo scivolamento del gruppo sotto i criteri fissati su patrimonio e riserve di vigilanza, a giudizio dell’interrogante rimanendo inerte di fronte allo scempio delle regole e delle leggi, posto che solo nel dicembre 2011 troncava i rapporti incestuosi tra Premafin e Fondiaria Sai, vietando i doppi incarichi della famiglia Ligresti ed i diversi ruoli che i suoi esponenti ricoprono nella lunga filiera che fa capo a Premafin, in un conflitto di interessi che per anni ha governato i rapporti tra la holding di famiglia e la controllata compagnia assicurativa;

quali ragioni hanno indotto le silenti, e a giudizio dell’interpellante forse compiacenti, autorità, quali Isvap, Consob e Banca d’Italia, ad omettere precisi interventi resi noti dalla relazione dei sindaci di Fondiaria Sai in risposta alla denuncia del fondo Amber, tenuto conto che non hanno mai eccepito alcunché alla gestione dei Ligresti, per oltre 10 anni gestori-padroni della seconda compagnia del Paese, che ha prodotto costi e danni enormi agli azionisti minori, che la Consob dovrebbe tutelare, ed a quei detentori delle polizze Fonsai, che l’Isvap dovrebbe proteggere;

quali urgenti misure il Governo intenda promuovere, per quanto di competenza, al fine di tutelare gli azionisti minori, gli assicurati e i risparmiatori coinvolti nella vicenda;

se risulti al Governo che sia stata la rete di protezione e di interessi descritti, che è riuscita a coinvolgere partiti, autorità e clientele, a generare un disavanzo di gestione di tali proporzioni sul quale sembra incombere l’intervento della magistratura, a giudizio dell’interrogante l’unica in grado di intervenire per assicurare alla giustizia veri e propri manutengoli del potere economico-finanziario, che si sono arricchiti a danno degli azionisti, dei risparmiatori e degli assicurati.

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