Month: marzo 2012

Gruppo Fon-Sai Ligresti-Consob-Isvap-Bankitalia

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02755
Atto n. 3-02755

Pubblicato il 27 marzo 2012
Seduta n. 699

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

il debito di 1,1 miliardi di euro del gruppo Fon-Sai Ligresti è stato prodotto da una gestione “allegra” della famiglia e dalle generose consulenze, ma, a giudizio dell’interrogante, soprattutto dagli omessi controlli di Isvap e della Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob). Scrive Jody Vender, il primo finanziere in Italia, che 30 anni fa ha investito sulle idee per promuovere un nuovo modo di finanziarle con il venture capital, in un articolo pubblicato su “il Fatto Quotidiano” il 23 marzo 2012 dal titolo: “Ligresti, dov’era la Consob?”;

si legge: «Martedì 20 marzo è stata resa pubblica sul sito di Fondiaria-Sai la Relazione del Collegio Sindacale (ai sensi dell’art. 2408 c.c.) a seguito di una denuncia di un grosso investitore estero (Amber) di “fatti censurabili” che riguardano l’acquisto dell’Atahotels e di numerose attività immobiliari della famiglia Ligresti, compensi e consulenze di vario genere, sempre alla famiglia Ligresti, il tutto per svariate centinaia di milioni in pochi anni. Tutto questo salta fuori non solo a causa della denuncia ma per il fatto che proprio in questi giorni si decide il salvataggio del secondo gruppo assicurativo del paese e auspicabilmente l’uscita di scena del suo azionista di controllo, la famiglia Ligresti per l’appunto. È impossibile sintetizzare in poche righe gli effetti non certo positivi di queste operazioni e l’incredibile disinvoltura con la quale si sono mischiati gli interessi di una grossa compagnia assicurativa quotata e gli interessi del suo azionista di controllo (risicato tra l’altro, visto che l’effettiva quota posseduta dalla famiglia Ligresti è nel mondo del 18%). Se vi aspettate che attacchi la famiglia Ligresti per la disinvoltura con cui ha confuso le tasche vi sbagliate: il punto è un altro ed è molto più grave del fatto di dovere constatare ancora una volta che l’avidità porta gli individui a commettere molte cose censurabili sia sotto il profilo etico che giuridico. Mentre accadevano le cose dov’era il Consiglio di Amministrazione in cui sedevano molti non-Ligresti, dov’era il Collegio Sindacale, dov’era la Consob, l’Isvap, la Società di revisione, etc.? Insomma dov’erano tutti quelli che avrebbero dovuto controllare che Fondiaria-Sai fosse gestita nell’interesse di tutti i soci e più in generale, per dirlo all’anglosassone, di tutti gli Stakeholders? Dulcis in fundo le banche. Fondiaria-Sai era stata lautamente finanziata da Mediobanca, le varie holding super indebitate della famiglia Ligresti avevano generosamente ricevuto enormi capitali dalle banche tanto per le attività extra Fondiaria quanto per mantenere il controllo del gruppo (sic!). Possibile che non si siano accorte che il gruppo era gestito male e che l’azionista di controllo mischiava le tasche contribuendo a rendere la situazione complessiva di un importante gruppo assicurativo sempre più precaria fino ad arrivare ad un vero e proprio salvataggio? Non sono indignato più di tanto per i signori Ligresti (…) [ma] con tutti quelli che avrebbero dovuto controllare e non l’hanno fatto, hanno chiuso gli occhi e forse qualcuno ha anche aperto le tasche. Morale della favola: le regole sulla carta ci sono ma chi deve applicarle deve avere la schiena dritta»;

considerato che:

il 28 dicembre 2010 Maria Grazia Gerina pubblica un articolo su “l’Unità” dal titolo «Il “triangolo” tra Cardia, Alemanno e Ligresti», in cui si legge: «Parentopoli romana: l’ultimo pargolo d’arte approdato sul Titanic capitolino è il figlio dell’ex numero uno della Consob. E sullo sfondo il re del mattone a Roma» e «Non solo cubiste, fiorai, pugili. L’ultimo “figlio d’arte” approdato sul Titanic capitolino è un nome eccellente. Si chiama Marco Cardia. Dice niente? È il pargolo (classe 1963) dell’ex numero uno di Consob, Lamberto Cardia, ora presidente di Ferrovie dello Stato. Ed è appena stato promosso, con tanto di complimenti del sindaco, al vertice di Assicurazioni di Roma. Uno dei “gioiellini” del Gruppo Comune di Roma: 80 dipendenti, un volume di affari di circa 60 milioni di euro, AdiR è la cassaforte assicurativa, che copre il Comune e le sue aziende, Ama, Atac, Acea, con in più un’offerta di polizze auto rivolta ai dipendenti comunali»;

su “L’espresso” del 7 febbraio 2008, in un articolo dal titolo “Manovre in casa Ligresti. Il finanziere ridisegna le attività assicurative immobiliari. La Borsa è perplessa. Ora la palla va alla Consob guidata da Cardia. Che rischia un conflitto di interessi in famiglia…”, Vittorio Malagutti scriveva: «Nelle prossime settimane, quando il presidente della Consob Lamberto Cardia affronterà il corposo dossier del riassetto del gruppo Ligresti, non è escluso che si trovi ad incrociare un professionista dal cognome famigliare. Famigliare nel vero senso della parola, perché Marco Cardia, 44 anni, figlio del numero uno della Commissione di controllo sulla Borsa, vanta da anni stretti rapporti con le aziende del finanziere siciliano Salvatore Ligresti. Cardia junior, tra l’altro, è un professionista di fiducia dell’Immobiliare Lombarda, la società quotata in Borsa controllata da Ligresti tramite Fondiaria-Sai. Partirà da qui, come annunciato nei giorni scorsi, l’operazione che dovrebbe ridisegnare l’organigramma del gruppo che fa capo alla holding Premafin. In breve, l’azionista di maggioranza lancerà un’Offerta pubblica d’acquisto sulla Immobiliare Lombarda, forte di patrimonio in palazzi e terreni valutato oltre 800 milioni oltre a quote importanti in alcuni progetti di sviluppo in aree urbane di grande pregio come Citylife e le Varesine a Milano, l’ex Manifattura Tabacchi a Firenze e Torre Spaccata a Roma. (…) A Cardia padre, nel suo ruolo istituzionale, toccherà valutare l’operazione sul piano della trasparenza e dell’informativa al mercato. Suo figlio invece finirà per diventare parte in causa di quella stessa girandola societaria. Cardia junior infatti, che di mestiere fa l’avvocato, è stato designato dall’Immobiliare Lombarda nel comitato di tre professionisti che vigila sull’organizzazione societaria in base alla legge 231 del 2001 (responsabilità penale delle aziende). Anche la Premafin, tra tanti professionisti con competenze in questo specifico settore, ha scelto proprio il figlio del presidente della Consob per affidargli un incarico nel comitato di controllo istituito dalla legge 231. Bussando alle porte del gruppo Ligresti l’avvocato Cardia è poi riuscito a soddisfare brillantemente le sue esigenze immobiliari. Da qualche tempo ha trasferito la sua residenza nel quartiere Parioli a Roma, in un elegante palazzo dato in affitto dalla Milano assicurazioni, controllata da Fondiaria-Sai. Ed è targata Ligresti anche la proprietà della sede milanese dello studio legale Cardia, non lontano dalla stazione Centrale. Sulla carta è tutto in regola. Nessuna legge vieta ai figli dei commissari Consob di accettare incarichi retribuiti da aziende sottoposte al controllo della Commissione. Nel mondo della finanza, però, esistono norme che, in materia, fissano con precisione alcuni principii in materia di incompatibilità. Il codice di autodisciplina delle aziende quotate, per esempio, prescrive che il consigliere di amministrazione di una società quotata in Borsa non può dirsi ‘indipendente’ se un suo parente stretto (figli compresi, ovviamente) “ha o ha avuto nell’esercizio precedente una significativa relazione commerciale, finanziaria o professionale” con la società in questione o con un soggetto che la controlla. Viene da chiedersi, allora, se le stesse garanzie di indipendenza non debbano valere, a maggior ragione, anche per i cinque commissari dell’Authority di controllo sui mercati. Nei mesi scorsi aveva già provocato qualche imbarazzo ai piani alti della Commissione la notizia che il figlio del presidente era a libro paga della Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani per un incarico di consulenza da oltre 200 mila euro all’anno. Fiorani, come noto, è poi finito nel mirino della magistratura penale e della stessa Consob per una serie di gravissime irregolarità. Adesso invece emergono i rapporti con Ligresti, uno dei ‘grandi vecchi’ della finanza nazionale, presente in alcuni degli snodi decisivi del potere economico, da Mediobanca, al Corriere della sera all’Unicredito. Va detto che l’avvocato Cardia si trova in buona compagnia. L’Immobiliare Lombarda, una società di modeste dimensioni con meno di 600 milioni di capitalizzazione borsistica, viene gestita da uno dei consigli di amministrazione più affollati della Borsa italiana. L’organismo presieduto da Paolo Ligresti, con suo padre Salvatore alla presidenza onoraria, può contare su 20 membri, un numero di componenti pari a quello del board delle Generali, mentre colossi come la Fiat o Mediaset non vanno oltre i 15 amministratori ciascuno»;

il 18 gennaio 2012, lo stesso Vittorio Malagutti scrive su “il Fatto Quotidiano” un articolo dal titolo “Politici, banchieri, avvocati e prefetti: tutti a busta paga nella storia del gruppo Ligresti”, in cui si legge: «La vendita dell’impero finanziario targato Fondiaria-Sai della famiglia originaria di Paternò significa, tra le altre cose, la parola fine su parcelle milionarie, consulenze legali e lavoro ben retribuito dal colosso finanziario»;

si legge inoltre: «E gli orfani, chi ci pensa adesso agli orfani? Perché Salvatore Ligresti e famiglia, gratificati da 70 milioni e passa di buonuscita (paga Unipol), se la caveranno alla grande anche quando sarà stata definita, forse già nei prossimi giorni, la vendita del loro impero finanziario targato Fondiaria-Sai. Dopo la famiglia però vengono i famigli. Amici e parenti. Quasi sempre gente importante. Politici, banchieri, avvocati, professionisti vari, perfino prefetti della Repubblica. Ligresti per loro è stato un punto di riferimento. Dall’ingegnere di Paternò hanno ricevuto case, incarichi professionali e societari con tanto di lauti compensi, a volte milionari.In cima alla lista ci sono i La Russa (…). Mentre Vincenzo La Russa, consigliere di Fondiaria-Sai, tra il 2008 e il 2010 ha presentato all’incasso fatture per 1,3 milioni pagate dalla compagnia di assicurazioni. Quello tra i La Russa e i Ligresti è un legame che si può definire storico. Si tramanda di padre in figlio, ormai da tre generazioni (…). Un’amicizia condita da affari e parcelle. Ne sa qualcosa anche Filippo Milone, catanese (…), che grazie al rapporto strettissimo con entrambe le famiglie è rimbalzato addirittura fino alla poltrona di sottosegretario alla Difesa. Prima di arrivare al governo chiamato da Mario Monti, il (quasi) sessantenne Milone ha sempre lavorato nelle società immobiliari targate Ligresti. Inizia da qui, con il sottosegretario di fresca nomina, una curiosa “saga dei prefetti” che a vario titolo nell’arco di quasi mezzo secolo hanno incrociato i Ligresti. Il padre di Milone, Antonino, era viceprefetto a Milano una cinquantina di anni fa, quando il futuro padrone di Fondiaria concluse i primi affari immobiliari nella metropoli, grazie anche ai rapporti con il senatore missino Antonino La Russa (padre di Ignazio) e il finanziere, anche lui catanese, Michelangelo Virgillito. Da Milone padre si arriva fino all’attuale ministro degli Interni, Annamaria Cancellieri, che ha lavorato a lungo alla prefettura del capoluogo lombardo, collaborando tra gli altri negli anni Ottanta con l’allora prefetto Enzo Vicari. Una volta lasciati gli incarichi pubblici, Vicari diventò amministratore di alcune società del gruppo Ligresti. Dopo Vicari, morto nel 2004, un altro ex prefetto milanese come Bruno Ferrante trovò lavoro nel gruppo del finanziere immobiliarista siciliano. Pure l’attuale prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, successore di Ferrante nel 2005, ha ottimi rapporti con la famiglia Ligresti. In particolare suo figlio Stefano, avvocato, è grande amico dei figli di Ligresti e anche di Geronimo La Russa. Si torna così ai giorni nostri con Piergiorgio Peluso, attuale direttore generale di Fondiaria, che è figlio del ministro Cancellieri. Fino a un anno fa, prima di approdare al gruppo assicurativo, Peluso ha lavorato come direttore generale al gruppo Unicredit, grande creditore di Ligresti. Quest’ultimo è stato anche padrone di casa del manager. L’erede del ministro ha infatti vissuto a lungo in una bella casa del centro di Milano di proprietà del gruppo Fondiaria. Del resto Ligresti, che controlla attraverso le sue società di uno sterminato patrimonio immobiliare, ha sempre avuto un’attenzione particolare verso un certo tipo di inquilini. A Roma in un palazzo dei Parioli si erano sistemati», tra gli altri, «l’ex direttore generale della Rai, Mauro Masi. Qualche anno fa ha trovato casa in un immobile di Ligresti anche Marco Cardia, avvocato, figlio dell’allora presidente della Consob, Lamberto. Già che c’era l’immobiliarista di Paternò penso bene di offrire al rampollo del numero uno della Consob alcuni incarichi professionali. Prontamente accettati dal diretto interessato. E a proposito di padri e figli va segnalato tra gli amministratori di società della galassia Ligresti anche Luigi Pisanu (…). Nell’elenco c’è posto anche per Simone Tabacci, che è consigliere d’amministrazione della Milano assicurazioni, controllata da Fondiaria. Suo padre Bruno, una lunga carriera politica alle spalle, attuale assessore della giunta Pisapia a Milano, vive in un appartamento del gruppo Ligresti nella torre Velasca, grattacielo a pochi metri dal Duomo. I La Russa ovviamente non sono gli unici avvocati del gruppo Ligresti. A consigliare e assistere le aziende di famiglia troviamo da almeno un decennio un peso massimo come Carlo D’Urso, uno dei legali di riferimento dell’alta finanza nazionale. Lo studio D’Urso viaggia a 1,5 milioni di compensi all’anno. Infine, a proposito di famigli come non ricordare i parenti dei gran capi del gruppo Fondiaria? Carriera assicurata, ad esempio, per Fabio Marchionni. Suo padre Fausto per dieci fino a gennaio del 2011 è stato amministratore delegato della compagnia di assicurazioni. Poi c’è Alessandra Talarico, figlia di Antonio, classe 1942, strettissimo collaboratore del patron Salvatore, e Barbara De Marchi, moglie di Paolo Ligresti. Insomma, tutto in famiglia. Almeno fino a quando i Ligresti non avranno ammainato la bandiera»;

scrive Giovanni Pons su “la Repubblica” del 24 marzo 2012, in un articolo intitolato “Autorità con gli occhi bendati”: «Che cosa avranno da dire Isvap, Consob e Banca d’Italia sulla relazione dei sindaci di Fondiaria Sai in risposta alla denuncia del fondo Amber ex art. 2408? Comprendiamo un certo imbarazzo per non aver mai eccepito niente alla gestione dei Ligresti, per oltre dieci anni gestori-padroni nella seconda compagnia del paese. Ma forse sarebbe ora di aprire gli occhi prima di un sempre più vociferato intervento della magistratura. E per sgombrare il campo dal sospetto di un’Isvap sempre più prona alle necessità dei Ligresti e di Mediobanca e una Consob già inciampata in consigli inappropriati. Anche perché chi sta sopportando i costi di tutta questa vicenda sono i detentori delle polizze Fonsai, che l’Isvap dovrebbe tutelare, e gli azionisti di minoranza delle società, che la Consob dovrebbe proteggere»,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo quale sia stato il ruolo svolto dalla Consob presieduta da Lamberto Cardia nel vigilare un gruppo quotato in borsa che aveva offerto così tanti vantaggi all’avvocato Marco Cardia, suo diretto discendente, per cercare di evitare un debito di 1,1 miliardi di euro prodotto da “allegre” consulenze offerte a Salvatore Ligresti (40 milioni di euro) ed ai suoi rampolli per svariate decine di milioni di euro;

se risulti quale sia stata l’attività di vigilanza svolta dalla Banca d’Italia sulle attività delle banche creditrici, compresa Mediobanca, che hanno erogato ingenti affidamenti di centinaia di milioni di euro, sottraendoli ad altre imprese più sane e meritevoli, senza valutare la meritorietà del credito ed i rischi assunti;

se risulti quali ragioni abbiano indotto l’Isvap, l’autorità di vigilanza presieduta da Giannini, a sottovalutare le perdite di bilancio e lo scivolamento del gruppo sotto i criteri fissati su patrimonio e riserve di vigilanza, a giudizio dell’interrogante rimanendo inerte di fronte allo scempio delle regole e delle leggi, posto che solo nel dicembre 2011 troncava i rapporti incestuosi tra Premafin e Fondiaria Sai, vietando i doppi incarichi della famiglia Ligresti ed i diversi ruoli che i suoi esponenti ricoprono nella lunga filiera che fa capo a Premafin, in un conflitto di interessi che per anni ha governato i rapporti tra la holding di famiglia e la controllata compagnia assicurativa;

quali ragioni hanno indotto le silenti, e a giudizio dell’interpellante forse compiacenti, autorità, quali Isvap, Consob e Banca d’Italia, ad omettere precisi interventi resi noti dalla relazione dei sindaci di Fondiaria Sai in risposta alla denuncia del fondo Amber, tenuto conto che non hanno mai eccepito alcunché alla gestione dei Ligresti, per oltre 10 anni gestori-padroni della seconda compagnia del Paese, che ha prodotto costi e danni enormi agli azionisti minori, che la Consob dovrebbe tutelare, ed a quei detentori delle polizze Fonsai, che l’Isvap dovrebbe proteggere;

quali urgenti misure il Governo intenda promuovere, per quanto di competenza, al fine di tutelare gli azionisti minori, gli assicurati e i risparmiatori coinvolti nella vicenda;

se risulti al Governo che sia stata la rete di protezione e di interessi descritti, che è riuscita a coinvolgere partiti, autorità e clientele, a generare un disavanzo di gestione di tali proporzioni sul quale sembra incombere l’intervento della magistratura, a giudizio dell’interrogante l’unica in grado di intervenire per assicurare alla giustizia veri e propri manutengoli del potere economico-finanziario, che si sono arricchiti a danno degli azionisti, dei risparmiatori e degli assicurati.

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high frequency trading

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07169
Atto n. 4-07169

Pubblicato il 27 marzo 2012
Seduta n. 699

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

il fenomeno dell’high frequency trading, oggetto di precedenti atti di sindacato ispettivo, che riesce a manipolare i corsi dei mercati azionari, preoccupa l’autorità di borsa americana che ha avviato un’inchiesta;

in un articolo intitolato “La Sec indaga sul rapid trading”, Federico Rampini, corrispondente da New York, racconta sul quotidiano “la Repubblica” del 23 marzo 2012 il dubbio dell’autorità sul crollo della Apple. Si legge: «L’Authority Usa vuole gettare un fascio di luce sulle aree meno trasparenti della finanza, tra cui spicca proprio il mondo delle transazioni ad alta frequenza, quello dove acquisti e vendite avvengono in frazioni di secondo, spesso per gli stessi titoli. Fermato il collocamento in Borsa della Bats, la Borsa alternativa di New York, dopo il crollo dei titoli Apple»;

si legge inoltre: «Un nuovo incidente altamente sospetto colpisce il mondo dello High Frequency Trading, e le sue varie diramazioni chiamate anche Rapid Trading, High Speed o anche Rapid-Fire. Il collocamento in Borsa della società Bats, specializzata appunto nel Rapid Trading, è stato bloccato dopo che clamorosi errori hanno provocato un improvviso crollo del 10% nelle azioni Apple, e altre fluttuazioni “selvagge” in titoli di ampia diffusione. L’impazzimento delle quotazioni ha avuto breve durata, ma viene a coincidere con le notizie su un’inchiesta delle autorità di vigilanza in questo settore. Tutte queste transazioni hanno a che fare con la capacità di muovere ordini di acquisto e vendita ad altissima velocità grazie a sistemi informatici ad hoc. Gli ordini vengono concentrati da società specializzate; e avvengono su “piattaforme” riservate, diverse dalla Borsa normale. Da tempo queste forme di speculazione hanno attirato l’attenzione delle autorità di vigilanza, perché si sospetta che possano nascondere vaste zone di abuso. Ora l’ultima inchiesta è quella aperta dalla Sec, la Securities and Exchange Commission che è il più importante organo di controllo sui mercati finanziari americani. Il braccio operativo della Sec che si occupa di far rispettare le regole, sta indagando per appurare se alcune società specializzate nel Rapid Trading abbiano approfittato illecitamente dei propri rapporti con le Borse computerizzate (le piattaforme speciali di cui sopra) per avere un vantaggio a scapito degli investitori normali. La Sec vuole gettare un fascio di luce sulle aree meno trasparenti della finanza, tra cui spicca proprio il mondo delle transazioni ad alta frequenza, quello dove acquisti e vendite avvengono in frazioni di secondo, spesso per gli stessi titoli (che vengono “posseduti” solo per pochissimi istanti). Una delle società al centro dell’inchiesta è la Bats, iniziali di Better Alternative Trading System. La Bats ha sede a Lenexa nel Kansas: quando si opera nel mondo dell’alta frequenza si usano soprattutto i supercomputer e non c’è alcun bisogno di pagare gli affitti stratosferici per una sede a Wall Street. La Bats è anche una matricola appena quotata in Borsa, il suo primo collocamento è avvenuto giovedì scorso. Il suo nome è del tutto sconosciuto per il grande pubblico; eppure si è conquistata il terzo posto per volume di scambi tra le Borse americane, dopo il New York Stock Exchange e il Nasdaq. Da sola la Bats movimenta l’11% di tutte le azioni che vengono scambiate sui mercati Usa ogni giorno. L’inchiesta aperta dalla Sec s’inserisce in una serie di procedimenti avviati dopo il “flash crash” del maggio 2010, un evento tuttora sospetto perché in pochi istanti le Borse ebbero delle oscillazioni estreme, attribuite all’epoca a “errori e disfunzioni” nei sistemi informatici. Da allora la Sec ha intensificato la sua attenzione verso questo mondo. Tra i sospetti che riguardano la Bats c’è la possibilità che alcuni operatori agiscano di concerto, in collusione fra loro per manipolare i mercati e limitare la competizione. La Sec vuole vederci chiaro nelle comunicazioni tra alcune piattaforme, le società di trading specializzate nelle transazioni ad alta frequenza, e coloro che gestiscono i sistemi informatici come la Direct Edge Holdings di Jersey City. Combinate fra loro, la Bats e la Direct Edge Holdings arrivano a muovere fino al 20% di tutti i titoli scambiati sui mercati americani. Il vantaggio di questi operatori consiste nel disporre di tutte le informazioni con qualche frazione di secondo di anticipo sul resto del mercato. In passato altre inchieste hanno riguardato la pratica diffusa che consiste nel lanciare e poi cancellare ordini di acquisto o vendite, approfittando “nell’intermezzo” della propria conoscenza sull’impatto che gli ordini esercitano sui prezzi»;

sul sito “finanzalive” un articolo pubblicato l’8 novembre 2008 tratta di una nuova piattaforma unica per gli scambi sui mercati azionari di Milano e Londra, che «accoglierà gli azionisti lunedì prossimo in Borsa. A partire dall’apertura settimanale del 10 novembre, infatti, la contrattazione delle azioni quotate sui mercati di Borsa Italiana e in particolare Mta ed Expandi, verrà trasferita su TradElect del London Stock Exchange. Anche il resto dei mercati attualmente presenti sulla piattaforma “Affari” di Borsa Italiana verrà traferito sul TradElect ma solo nel corso del 2009. Secondo gli analisti del settore, garantire un accesso semplificato ad un unico sistema di contrattazione per i mercati di Borsa Italiana e London Stock Exchange, porterà notevoli vantaggi agli azionisti, assicurando loro soprattutto la presenza di un mercato liquido ed efficiente. La creazione della piattaforma unica tra Londra e Milano rientra negli accordi siglati tra i due mercati nel giugno del 2007»,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo che fenomeni di rapid trading, high speed o anche rapid-fire legati all’high frequency trading siano segnalati anche nei mercati italiani, interconnessi con le borse di tutto il mondo dalla borsa valori di Milano, che dal 2008 utilizza una nuova piattaforma unica per gli scambi sui mercati azionari di Milano e Londra;

se risulti che le società di trading specializzate nelle transazioni ad alta frequenza, come la Bats, e coloro che gestiscono i sistemi informatici, come la Direct Edge Holdings di Jersey City, che combinate fra loro arrivano a muovere fino al 20 per cento di tutti i titoli scambiati sui mercati americani, con il vantaggio di poter disporre di tutte le informazioni con qualche frazione di secondo di anticipo sul resto del mercato, che lanciano e poi cancellano, in un battito di ali, ordini di acquisto o vendite, approfittando “nell’intermezzo” della propria conoscenza sull’impatto che gli ordini esercitano sui prezzi, stiano operando anche sui mercati italiani, manipolando in tal modo i regolari corsi;

se risulti che siano state assunte in proposito iniziative da parte della Consob, che a giudizio dell’interrogante non è mai riuscita a porre in essere una seria azione di contrasto ai fenomeni fraudolenti verso il mercato ed i risparmiatori, come dimostra l’ultimo scandalo dei Ligresti o di Deiulemar, agendo al contrario in conflitto di interessi rispetto ai vigilati anche per acquisirne vantaggi ed altre utilità;

se il Governo non intenda intervenire con atti di competenza per svelare quei segmenti oscuri della finanza, tra i quali spiccano le transazioni ad alta frequenza, dove acquisti e vendite avvengono in frazioni di secondo, spesso per gli stessi titoli, che vengono “posseduti” solo per pochissimi istanti, per alterare i normali corsi azionari, manipolare i mercati, abbattere o gonfiare i valori di borsa per conseguire enormi profitti, con la finalità di frodare i mercati e con esso i risparmiatori investitori.

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INARCASSA

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07168
Atto n. 4-07168

Pubblicato il 27 marzo 2012
Seduta n. 699

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

l’Inarcassa è stata fondata nel 1958 come ente pubblico per la previdenza ed assistenza per gli ingegneri ed architetti liberi professionisti;

dal 1995 è un’associazione privata, basata su uno statuto predisposto dal comitato nazionale dei delegati e approvato dai Ministeri vigilanti;

Inarcassa è alimentata dai versamenti obbligatori, calcolati in percentuale sui redditi prodotti dai professionisti e da contributi minimi in misura fissa;

attualmente l’ente eroga circa 14.000 pensioni ed ha circa 160.000 iscritti;

l’asset allocation al 2011 ha una classe immobiliare che rappresenta il 25 per cento dell’intero patrimonio, avendo l’ente centinaia di immobili sparsi su tutto il territorio nazionale;

a garanzia delle prestazioni previdenziali dei propri iscritti, l’ente deve amministrare al meglio il proprio patrimonio immobiliare, ma è evidente che in considerazione della sua natura esso non possa svolgere un’attività speculativa;

risulta all’interrogante che l’Inarcassa, snaturando le sue funzioni, abbia inteso per lo meno in un caso tra quelli conosciuti, di tentare di svolgere un’attività speculativa che mal si concilia con la natura stessa dell’ente e con le altre finalità attribuitegli;

in particolare una società commerciale denominata Sardinia parking Srl che gestisce da oltre 12 anni un’importante autorimessa pubblica multipiano sita a Roma in via Sicilia 174 e cioè nel cuore commerciale di Roma a due passi da piazza Fiume e da via Veneto, si è vista richiedere alla scadenza del contratto un canone di locazione pari a 800.000 euro oltre a garanzie di varia natura nella misura di 1.000.000 euro a fronte del precedente canone pari a 240.000 euro;

in altre parole l’Inarcassa ha posto a tale impresa quale conditio sine qua non per la prosecuzione dell’attività il canone di quasi 4 volte superiore a quello fino a quel momento corrisposto;

la società commerciale di Roma dà lavoro a 7 dipendenti, e quindi 7 famiglie in caso di cessazione dell’attività si troveranno sulla strada;

la pretesa dell’Inarcassa non può che apparire all’interrogante evidentemente speculativa e contraria, tra l’altro, ai canoni di mercato che per l’immobile suddetto non possono che essere pari a 300-400.000 euro;

a giudizio dell’interrogante comportamenti come quello descritto, oltre che contrattualmente scorretti, sono deleteri per la stessa economia nazionale in quanto forieri dell’accrescimento, in modo smisurato, dei livelli dei prezzi contribuendo così anche all’aumento del costo della vita che certamente non giova all’economia nazionale ed alle famiglie;

tali comportamenti sono altresì suscettibili di distruggere le piccole imprese che, come è noto, sono il tessuto connettivo dell’economia nazionale,

si chiede di sapere il Governo quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di garantire agli iscritti un’attività di vigilanza più accurata e maggiore trasparenza sul comportamento dell’Inarcassa per evitare il ripetersi di situazioni, come quella descritta, non certamente meritevoli di tutela.

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Marta Valente-Terremoto L’Aquila

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07160
Atto n. 4-07160

Pubblicato il 22 marzo 2012
Seduta n. 698

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri. -

Premesso che:

il “Corriere della Sera”, in un articolo del 22 marzo 2012, riporta la storia di Marta Valente, la studentessa salvata dopo 23 ore trascorse sotto le macerie a L’Aquila, in seguito al tragico terremoto del 2009;

«Diciotto furono gli studenti che hanno perso la vita. Come le migliori amiche di Marta, Federica Moscardelli e Serena Scipione, e l’altra inquilina che condivideva con lei l’appartamento, Ivana Lannutti»;

un anno fa Marta Valente «ha completato gli studi nell’ateneo del capoluogo abruzzese e si è laureata in Ingegneria gestionale con il massimo dei voti, la lode e una menzione speciale. Subito dopo, ha vinto un dottorato di ricerca nella stessa università e trovato lavoro all’interno di una società consortile che gestisce in Abruzzo il Polo di innovazione del settore agroalimentare (..) a distanza di quasi tre anni dall’incubo del 6 aprile, la ragazza denuncia: sono stata dimenticata dallo Stato. Malgrado il terremoto l’abbia danneggiata dentro e fuori, consegnandole tra i ricordi più cattivi una vasta e impressionante cicatrice sulla testa e la quasi totale insensibilità del piede sinistro, lei non gode dello status di terremotata. “È stata data importanza alla ricostruzione delle prime e delle seconde case ma non alla ricostruzione personale di chi, come noi, ha subito danni realmente documentabili”, dice a Corriere.it. Dopo essere stata estratta dalle macerie, Marta è stata ricoverata in strutture ospedaliere per 102 giorni. Una volta uscita, ha dovuto pagare anche parte delle spese mediche e farmacologiche sostenute per i danni causati dal sisma. Non è stata mai risarcita per la perdita di tutti i suoi beni personali o per il calvario a cui da allora si sottopone, quotidianamente o periodicamente, tra sedute di fisioterapia e riabilitazione per recuperare il normale movimento delle gambe, interventi chirurgici per migliorare il danno estetico alla testa, terapie per metabolizzare lo choc subito a livello psicologico. Finora ha speso più di centomila euro. (…) Le è stata riconosciuta un’invalidità del 75% ma, racconta lei stessa, “non essendo residente nei comuni del cosiddetto cratere, non ho avuto la possibilità di accedere alle agevolazioni concesse ai residenti, ad eccezione del contributo di 200 euro per autonoma sistemazione che, nel mio caso, è stata più che altro ospedaliera”. Marta Valente (…) con l’aiuto del suo avvocato, Tommaso Navarra, ha scritto al Presidente della Repubblica, chiedendo tutele per quei terremotati che la burocrazia ha dimenticato. “Non chiediamo elargizioni – spiega l’avvocato – vogliamo solo che chi è colpito da eventi naturali sia tutelato in qualche modo dalla comunità e soprattutto che la sua sofferenza morale, fisica e materiale venga riconosciuta”. Due le risposte avute dal Capo dello Stato tramite la Prefettura di Teramo. La prima per dimostrare a Marta “solidale vicinanza” e la seconda per informarla che “questa sede – così si legge nella lettera del Segretariato Generale della Presidenza – ha provveduto a segnalare al Dipartimento della Protezione Civile quanto auspicato dalla stessa in ordine all’estensione di agevolazioni analoghe a quelle previste per i residenti nel territorio colpito dal sisma nonché ad iniziative volte a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro delle persone che hanno subito gravi lesioni personali”. La lettera del Presidente della Repubblica è datata 29 settembre 2010. Da allora, racconta Marta, non sono arrivati segnali né dalla Protezione civile né dalla struttura commissariale o da altro ente e organo deputato a farlo»,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo intenda assumere affinché vengano tutelati coloro che sono stati colpiti da catastrofi naturali;

quali iniziative intenda adottare al fine di estendere a Marta Valente agevolazioni analoghe a quelle previste per i residenti nel territorio colpito dal sisma affinché le venga riconosciuta la sua sofferenza morale, fisica e materiale;

se, in seguito alla segnalazione del Capo dello Stato, vi siano state iniziative del Dipartimento della protezione civile o di altro organo competente a riguardo.

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San Marino-Fiduciarie

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02752
Atto n. 3-02752 (in Commissione)

Pubblicato il 22 marzo 2012
Seduta n. 698

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

sul “Giornale.sm” di San Marino del 16 marzo 2013 è scritto tra l’altro: «Proprio nella giornata in cui la Commissione finanze, con un ordine del giorno, “prende atto dell’insussistenza di condizioni di incompatibilità a capo agli esponenti” di Banca Centrale, una serie di dubbi sui vertici di Bcsm vengono posti dal senatore dell’Italia dei valori Elio Lannutti. Il senatore, mercoledì, ha presentato un’interpellanza ai ministri per l’Economia e per lo Sviluppo economico, nella quale ripercorre una serie di vicende italiane che trovano legami con San Marino. Da Gemma a Bisignani, da Tommaso Di Lernia alla vicenda Carisp-Delta-Sopaf per arrivare fino alla cassetta di sicurezza che ha rivelato al suo interno il crocifisso attribuito a Michelangelo: Lannutti traccia una serie di linee e chiede se ci siano ‘poteri occultìi’ che tramano attraverso il Titano “per facilitare il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite dentro gli istituti bancari con il favore della Banca Centrale e il coinvolgimento diretto dei suoi massimi rappresentantiPartendo dalla P4 e dall’affaire Delta-Sopaf-Cassa di risparmio che “non ha esaurito i suoi effetti”. Si ritorna così all’incontro romano dell’ex segretario di Stato per le Finanze, Gabriele Gatti, e dell’ex presidente Crrsm, Gilberto Ghiotti, con Vittorio Farina, “stretto collaboratore di Bisignani”. Ma anche alle dichiarazioni alla trasmissione Report di Tommaso Di Lernia sui sei milioni di tangenti per manager Enav. Di cui uno passato per il Titano, in Fin Project. Lannutti passa poi agli attuali vertici di Bcsm, “transitati presso lo studio Gemma e Finproject, azionista di Fingestus che ha avuto rapporti intensi con Banca commerciale sammarinese”. Non solo. “Ambedue hanno collaborato con la società di leasing di Capitalia, la Leasingroma”. Di cui “anche il dottor Gemma è stato consulente”. Giannini, uscito da Leansingroma, “risulta aver collaborato nello studio del noto commercialista romano, già console onorario di uno Stato africano, così come il professor Clarizia, che ha addirittura posto la propria base professionale proprio in via Bellini a Roma”. Gemma è stato consulente anche del gruppo di Renato Farina “che ha avuto tra i suoi più fidati consulenti Luigi Bisignani” e sembra, primo colpo di scena, sia stato “decisivo” nella nomina di Giannini e Clarizia, “non si comprende per quali motivi e scopi”. Insomma per Lannutti “risulta evidente un intreccio di oscuri interessi assai rilevanti che mal si conciliano con le funzioni e le prerogative di una Banca Centrale”. Sulla scena entra poi Vincenzo Tavano, ex tenente colonnello dell’esercito, in carcere per avere fornito informazioni a Stefano Ricucci sulle mosse della Guardia di finanza. Tavano era “advisor del gruppo Fingestus-Karnak-Bi Holding di Marco Bianchini”, in carcere a Rimni per l’inchiesta Criminal Minds. E Clarizia e fratello hanno lavorato come consulenti per Fingestus e Karnak. Nell’intreccio di fatti e personaggi irrompe la Valtur commissariata. Chi ha messo lì il 18 ottobre 2011 il ministro Paolo Romani, oltre a Daniele Discepolo e Stefano Coen? Ovviamente “Andrea Gemma, parente di Sergio Gemma che fino al 2002 era stato presidente del collegio sindacale della stessa Valtur»;

Sergio Gemma, il noto commercialista al centro degli oscuri intrecci, oltre ad avere avuto una serie di rapporti con Mario Giannini, ha prestato la sua opera come consulente della Fondazione Roma, presieduta dal cavaliere di Croce di giustizia, barone di Culcasi ed altre innumerevoli cariche interne ed estere, Emmanuele Francesco Maria Emanuele;

considerato che:

in un articolo pubblicato sul “Corriere della Sera” del 23 marzo 2012, Mario Gerevini, torna sulle fiduciarie di San Marino;

si legge infatti: «Dentro le fiduciarie. Nomi e cognomi dei titolari dei conti. Il truffatore, il fallito, l’imprenditore della moda con 50 negozi nel mondo, i fratelli torinesi con le sponde in Uruguay, albergatori e perfino un narcotrafficante. Tutti ex evasori che con lo scudo hanno sanato la loro posizione. Pensavano di restare anonimi. Ma un sospetto boom di mandati fiduciari ha fatto scattare l’ispezione dell’Uif-Bankitalia che ha rilevato violazioni e irregolarità. Le carte sono finite in tre Procure», cioè Bologna, Genova e Rimini;

si legge ancora: «Le due società fiduciarie in questione sono la Sofir di Bologna e la Compagnia fiduciaria di Genova (Cfg). Entrambe private e non legate a gruppi bancari. Hanno scudato per conto dei clienti centinaia di milioni, in gran parte da San Marino. È soprattutto la Sofir a finire nel mirino dell’unità antiriciclaggio di Bankitalia per una lunga serie di irregolarità nell’identificare i fiducianti e la provenienza del denaro. La Sofir nasconde segreti di mezza Emilia- Romagna con almeno 500 aziende intestate. Tra queste anche la Teti, la finanziaria dell’ex Unipol Giovanni Consorte. E caso vuole che alla Sofir facesse capo, per conto terzi, anche la Research control system (Rcs), apparecchi per intercettazioni: quella della famosa frase (Fassino-Consorte) “Abbiamo una banca!”. Scarpe, design e soldi black. Stilista di scarpe dai tacchi vertiginosi, oggetti da 500 euro. Origini riminesi, Giuseppe Zanotti “nel 2000 – recita la biografia ufficiale – apre la prima boutique a Milano. Seguono New York, Parigi, Londra, Mosca, Dubai, per un totale di circa 50 punti vendita nel mondo”. Show room in via Montenapoleone e soldi a San Marino, sotto forma di liquidità e partecipazioni (schermate da un’altra fiduciaria) in Asset Banca. Poi il tutto (quota della moglie compresa) è stato regolarizzato. Totale: 2,5 milioni di “ex nero”. Stesso percorso per tre signore, madre e figlie, proprietarie dei tre Toni Hotels a Rimini. Anche loro azioniste occulte di Asset. A San Marino avevano 4,5 milioni. Il fallito e l’Uruguay. L’azienda fallisce, dipendenti e creditori restano col cerino in mano e lui, l’imprenditore, che fa? Regolarizza i soldi sottratti al Fisco, 1,2 milioni detenuti alla Cassa di San Marino. Si chiama Arturo Spini, la Sofir «dimenticò» l’adeguata verifica. E così anche per un altro fiduciante scudato, Fabio Porcellini, indagato dalla Procura di Forlì e collegato a Flavio Carboni. L’elenco è lungo ma i fratelli torinesi Walter e Marco Ceresa spiccano per importi e internazionalità. Il primo è, tra l’altro, presidente di Iren Energia, una delle principali controllate del gruppo Iren, quotato in Borsa. Gestiscono il loro patrimonio da due fondazioni del Liechtenstein (Match Point e Gae Stars stiftung), hanno quote in società uruguaiane, hanno scudato polizze assicurative e perfino un credito in contenzioso con la Privat Bank di Zurigo. Avevano nascosto al Fisco ben 18 milioni. La Sofir glieli ha scudati tra molte irregolarità. E ha chiuso due occhi quando Giovanni Battista Lancini, finanziere che tentò la scalata al Verona Calcio, aveva acceso un mandato per far rientrare da San Marino oltre 2 milioni. Lancini aveva precedenti penali per truffa. E Nicola Femia, mai segnalato dalla Sofir? Aprì il mandato fiduciario 2008-108 per “coprire” le quote della società Tecnoslot, un enorme volume d’affari nei videogame. Femia è stato condannato e arrestato per reati gravi, è considerato un narcotrafficante legato alla ‘ndrangheta della Locride. La Sofir ha fatto finta di non vedere. Anche a questo servono le fiduciarie»,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo che San Marino abbia protetto e continui a proteggere le fiduciarie come la Sofir di Bologna e la compagnia fiduciaria di Genova, che hanno scudato centinaia di milioni di euro, specie da San Marino, e che vantano clienti come lo stilista Giuseppe Zanotti i fratelli torinesi Walter e Marco Cerasa;

se risponda al vero che la Sofir di Bologna abbia offerto la propria fiducia anche a narcotrafficanti legati alla ‘ndrangheta, come Nicola Femia;

se risulti quale ruolo abbia avuto la banca centrale di San Marino nel perseguire le attività di antiriciclaggio, come quella che ha visto la Sofir a finire nel mirino dell’unità antiriciclaggio della Banca d’Italia per una lunga serie di irregolarità nell’identificare i fiducianti e la provenienza del denaro;

se risponda al vero che la Sofir nasconderebbe i segreti di mezza Emilia-Romagna, con almeno 500 aziende intestate, tra le quali la Teti, finanziaria dell’ex Unipol Giovanni Consorte, e se sia vero che alla stessa Sofir facesse capo anche la Research control system (Rcs);

se sia vero che l’imprenditore di origini riminesi, Giuseppe Zanotti, abbia regolarizzato 2,5 milioni di euro con lo scudo fiscale, analogamente ad altre tre signore, madre e figlie, proprietarie dei tre Toni Hotels a Rimini, anche loro azioniste occulte di Asset Banca, che avevano a San Marino 4,5 milioni;

se risulti che anche Arturo Spini abbia scudato soldi sottratti al fisco, ben 1,2 milioni di euro detenuti alla Cassa di San Marino, con la Sofir, che dimenticò l’adeguata verifica, analogamente ad un altro fiduciante scudato, Fabio Porcellini, indagato dalla Procura di Forlì e collegato a Flavio Carboni;

se risulti che i fratelli torinesi Walter e Marco Ceresa che gestiscono il loro patrimonio da due fondazioni del Liechtenstein (Match Point e Gae Stars stiftung) ed hanno quote in società uruguaiane nonché scudato polizze assicurative e perfino un credito in contenzioso con la Privat Bank di Zurigo, abbiano scudato ben 18 milioni di euro occultati al fisco;

se sia vero che la Sofir abbia scudato con molteplici irregolarità anche il “nero” di Giovanni Battista Lancini, finanziere con precedenti penali per truffa che tentò la scalata al Verona Calcio, che aveva dato un mandato per far rientrare da San Marino oltre 2 milioni di euro, analogamente a Nicola Femia, mai segnalato dalla Sofir, che gli aprì il mandato fiduciario 2008-108 per “coprire” le quote della società Tecnoslot, un enorme volume d’affari nei videogame;

quali misure urgenti di competenza il Governo intende attivare per indurre la banca centrale di San Marino, diretta dai Giannini e dai Clarizia, ad effettuare un’attenta azione di vigilanza preventiva sugli ingenti capitali che transitano nelle compiacenti casse di banche e fiduciarie, spesso frutto di evasione fiscale, o proventi di attività di riciclaggio anche nella disponibilità della criminalità organizzata e di noti faccendieri.

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AD Patuano- Telecom Truffa Sim Card

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07156
Atto n. 4-07156

Pubblicato il 22 marzo 2012
Seduta n. 698

LANNUTTI , MUSI – Ai Ministri dello sviluppo economico, dell’economia e delle finanze e dell’interno. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa (“la Repubblica” del 21 marzo 2012) che nell’ambito dell’inchiesta che vede coinvolta la Telecom per truffa sulle sim card i pubblici ministeri Carducci e Cajani della procura di Milano stanno indagando su dipendenti e dealer per associazione a delinquere, ricettazione e falso, per vicende legate a “ingiusti profitti” per 231 milioni di euro realizzati dalla società nel 2008;

si legge che: «Telecom Italia è indagata dalla procura di Milano in virtù della legge 231 sulla responsabilità degli enti, nell’ambito di una inchiesta su una presunta truffa relativa alle sim card. Un avviso di garanzia è stato recapitato anche a Marco Patuano, amministratore delegato della società, in quanto suo legale rappresentante. I reati su cui sta indagando la procura di Milano, nell’ambito dell’inchiesta su un centinaio di dipendenti di Telecom Italia per irregolarità nella gestione delle sim card, sono associazione per delinquere, ricettazione e falso. Nel dettaglio, gli iscritti nel registro degli indagati sono 99, di cui 14 dipendenti del gruppo di tlc. Dalle indagini, coordinate dai pm di Milano Massimiliano Carducci e Francesco Cajani, sarebbe emerso che la società ha tratto un ingiusto profitto nel 2008 di circa 231 milioni di euro. L’avviso di garanzia a Patuano appare un atto dovuto in quanto come amministratore delegato della società ne è il rappresentante legale, ma i fatti su cui sta indagando la procura risalgono, a quanto appreso, a prima della sua nomina al vertice del gruppo di telecomunicazioni. Secondo quanto ricostruito dalla procura, lo scopo della macchinazione operata dagli indagati era l’attivazione di schede telefoniche al fine di ricevere maggiori incentivi, in quanto più sim card venivano attivate più i bonus per i dipendenti Telecom erano elevati. Le schede venivano attivate intestandole a persone inesistenti (con la conseguente falsificazione di documenti) o a persone ignare. I rivenditori della Telecom le vendevano poi a prezzo maggiorato a persone che avevano interesse a non comparire come intestatari di una scheda telefonica e in molti casi venivano usate anche per commettere reati (specialmente di natura informatica). Queste operazioni portavano vantaggio ai dipendenti Telecom in termini di incentivi, alla stessa Telecom, perché aumentava la sua quota di mercato e perché queste schede generavano comunque traffico, e ai rivenditori. Telecom Italia, infatti, risulta indagata per la legge 231 sulla responsabilità degli enti sotto due profili. Il primo riguarda il fatto di non aver adottato efficaci modelli di gestione e organizzazione per prevenire la commissione di reati da parte di dirigenti in posizioni apicali (i responsabili del canale etnico) e il secondo per non aver vigilato in modo adeguato perché i loro sottoposti (11 indagati) non si comportassero scorrettamente. L’inchiesta chiusa oggi dai pm Massimiliano Carducci e Francesco Cajani è partita da un accertamento dei carabinieri di Busto Arsizio, che scoprirono alcune schede vendute sottobanco da dei rivenditori e, attraverso accertamenti, arrivarono a un collegamento diretto con un dipendente della Telecom Italia. Nel pomeriggio Telecom ha diffuso un comunicato nel quale si definisce “parte lesa” nella vicenda sulla presunta maxi truffa e “si costituirà parte civile nei confronti di tutti gli imputati”. La contestazione di illecito amministrativo – sottolinea Telecom – è stata notificata all’amministratore delegato Marco Patuano “nella sua esclusiva qualità di rappresentante legale della società”. “La società – prosegue la nota – precisa che, nell’ambito di questo procedimento, aveva presentato già nel 2008, in qualità di parte offesa, due atti di denuncia-querela e sin dalla fase di avvio delle indagini aveva provveduto a sospendere i 14 dipendenti (nessuno dei quali dirigente) che risultavano all’epoca coinvolti e che risultano oggetto dell’attuale procedimento giudiziario»,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga opportuno, per quanto di propria competenza, tenuto conto della rilevanza dell’interesse pubblico alla corretta gestione della rete e dell’archivio di tutto il traffico telefonico nella disponibilità dell’azienda in parola ed indipendentemente da ogni accertamento delle responsabilità di persone fisiche o giuridiche sul piano giudiziario, assumere le opportune iniziative affinché siano rafforzate le disposizioni volte ad assicurare le idonee garanzie risarcitorie da parte dell’azienda nei confronti di tutti i cittadini qualora fossero accertati danni agli utenti, per violazione di privacy o utilizzo di identità dei consumatori;

quali iniziative voglia adottare il Governo al fine di garantire la sicurezza delle comunicazioni rispetto agli illeciti di cui in premessa, onde prevenire il ripetersi di abusi a danno degli utenti.

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Voli di Stato

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07148
Atto n. 4-07148

Pubblicato il 22 marzo 2012
Seduta n. 698

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa. -

Premesso che

il Presidente del Consiglio dei ministri Monti ha ordinato di pubblicare sul web tutti i voli di Stato;

per tale ragione, a giudizio dell’interrogante, dopo anni di superlavoro, gli aerei del 31° stormo, il reparto dell’Aeronautica che si occupa del trasporto delle autorità, hanno cominciato a ridurre la loro attività. In un articolo del settimanale “L’espresso” (pubblicato nel relativo sito Internet il 20 marzo 2012) si legge che nei primi due mesi del 2012 ci sono state soltanto 300 ore di volo: nel 2011 erano state 600 e due anni fa ben 900. Tanto che ora palazzo Chigi spera di risparmiare oltre 23 milioni da questa sforbiciata a carburante e manutenzione;

un altro articolo del 16 marzo 2012 si sofferma sulla figura di Raffaele Di Loreto «funzionario dalla tripla vita e dai tripli privilegi», insediatosi a palazzo Chigi nel 1985 grazie alla fiducia di Bettino Craxi e confermato dal nuovo Governo; si legge che «Di Loreto è un pensionato dell’Aeronautica militare, un dirigente della Presidenza del Consiglio dei ministri e l’amministratore della compagnia aerea più misteriosa, quella dei Servizi Segreti, costata quasi 40 milioni di euro solo nel 2010 (..) quando un ministro o un sottosegretario hanno bisogno di un passaggio celeste, lui è sempre pronto a mettersi a disposizione. È stato lui ad autorizzare il circo volante dell’era berlusconiana, con ballerine di flamenco, olgettine assortite e cantanti napoletani che affollavano la navetta Roma-Olbia al seguito del premier a Villa Certosa. Grazie a Di Loreto nessuno restava mai a terra: sfruttava i suoi superpoteri per trovare sempre un bimotore disponibile, bruciando milioni e milioni di euro. Tutto perfettamente legale, tutto terribilmente caro»;

l’articolo prosegue affermando che per aggirare la decisione dei voli di Stato pubblicati on line viene offerta una soluzione molto discreta mettendo a disposizioni gli aerei dei servizi segreti;

si legge inoltre che il feudo personale di Raffaele Di Loreto è la Cai. «Da anni la compagnia dei Servizi è una SpA: formalmente registrata come una società charter per non tradirne la vera natura. I bilanci vengono approvati negli uffici distaccati di Palazzo Chigi, mentre gli atti raccontano la storia ufficiale del vettore di copertura. Con alcune scelte che lasciano sbalorditi, a partire dai professionisti ingaggiati. A presiedere il collegio dei sindaci che devono vigilare sui conti c’è un commercialista con parecchie grane giudiziarie: Ascanio Turco, studio a Matera e buone entrature nella capitale, è stato condannato in primo grado a due anni e sei mesi di carcere per il crac della Hdc del sondaggista berlusconiano Luigi Crespi ed è finito nei guai in Molise per una storia di regali agli ispettori del Fisco. Per carità, nessuna sentenza definitiva: ma forse l’intelligence dovrebbe rivolgersi a figure al di sopra di ogni sospetto. Ed è inquietante rilevare chi è il notaio che da un decennio autentica gli atti della Air Spioni: Gianluca Napoleone, il professionista delle case della Cricca, incluso l’appartamento di Claudio Scajola con vista sul Colosseo. Stando alle indagini, Napoleone ha eseguito il rogito di altri immobili finanziati dal giro del costruttore Anemone, tra cui quello di un generale dei Servizi. Di soldi nella Cai ne girano tanti. Il capitale sociale è di 40 milioni, con quote date in pegno a Intesa Sanpaolo. Il fatturato nel 2010 è stato di 28 milioni: ossia quello che lo Stato ha pagato per le missioni segrete dei Falcon. Il gioco della contabilità sotto copertura fa sì che spunti pure un utile di 2 milioni. I dipendenti invece costano poco più di 10 milioni, metà dei quali per gli equipaggi dei jet. Quindi ai contribuenti la gestione della squadriglia top secret è venuta oltre 38 milioni di euro. Spiccano alcune delle voci in bilancio. Anzitutto il compenso di Di Loreto: 149.000 euro l’anno, a cui si sommano i 118.000 dello stipendio di Palazzo Chigi e una cifra simile come pensione da colonnello. Ci sono poi 470.000 euro per consulenze non meglio specificate. Altre 448.000 per soggiorni e alberghi e 190.000 per le auto del personale. In realtà lo staff resta contenuto rispetto alle missioni svolte: 87 operatori; piloti e tecnici d’alto livello, che gestiscono tutta l’attività e la manutenzione della flotta. Numeri che sottolineano l’efficienza della struttura. Il problema è come viene utilizzata. Sono stati frequenti i casi di missioni senza senso: trireattori mandati a trasportare una squadra ad Abu Dhabi – il trampolino per l’Afghanistan – fatti tornare vuoti a Ciampino e rispediti negli Emirati a recuperare i passeggeri dopo sole 36 ore. (…) In genere, questi dispendiosi tour de force sarebbero serviti per mettere l’aereo a disposizione di qualche sottosegretario e scarrozzarlo da Roma a Parma o Imperia. Sul web si trovano foto dei Falcon dei Servizi sorpresi a Firenze o Napoli, città a un’ora di Frecciarossa dalla capitale: spedizioni sprecone, coperte dal segreto di Stato. altrettanto discutibile è la gestione degli acquisti, interamente nelle mani di Di Loreto: compra e vende a suo piacimento, in un settore dove le commissioni possono arrivare al 10 per cento del valore. A dicembre 2010 la Cai ha fatto una scelta singolare: ha deciso di rimpiazzare il Falcon 900 Ex, un trireattore moderno e lussuoso, in linea da soli nove anni. Aveva davanti oltre un decennio di vita operativa ma è stato sostituito con una versione più nuova, più costosa e più lussuosa: il Falcon LX, sempre della francese Dassault. Dagli atti ne risultano ordinati ben due. Il contratto è nato durante il boom del via-vai aereo berlusconiano, quando le pietose condizioni delle casse pubbliche erano ancora nascoste agli italiani: così si è deciso di buttare via 80 milioni di euro per rinnovare la flotta dei viaggi più riservati. Difficile fare il punto delle vendite. Stando ai bilanci, nel marzo 2009 sono stati ceduti due vecchi Falcon 50 con una plusvalenza di solo un milione e mezzo. Nel 2010 sono finiti sul mercato due Falcon 900A: solo per revisionarne uno si è speso più di un milione. A gennaio di quest’anno è stato piazzato all’estero anche il moderno Falcon 900EX. Si vocifera che sia stato dato via per poco più di 13 milioni di dollari, contro quotazioni di 18,5 milioni. Solo rumors, perché tutto sfugge ai radar della contabilità pubblica. Forse oggi con l’austerity che domina a Palazzo Chigi, qualcuno dovrebbe andare a mettere il naso nell’attività della Cai. E magari rivedere le regole dei voli di Stato: restituendo all’Aeronautica il controllo sul trasporto delle autorità ufficiali e facendo sì che gli aerei dei Servizi vengano usati solo per l’intelligence. Quanto al comandante Di Loreto, nessuno contesta la correttezza formale delle sue scelte. Anche se qualche conflitto di interessi lo ha messo a segno anche lui. Nel 2005, di fronte al dilagare dei politici che volevano un posto in cielo, il suo ufficio a Palazzo Chigi fece un contratto da 1,9 milioni per noleggiare i velivoli della Servizi Aerei (Eni): una società dove lavora come dirigente suo figlio»,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero quanto riferito dall’inchiesta del settimanale “L’espresso” e quali siano le valutazioni del Governo;

quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di dirimere ogni eventuale conflitto di interessi che possa interessare Raffaele Di Loreto;

se non ritenga opportuno rendere pubblica la documentazione relativa ai voli di Stato chiarendone il numero, l’utilizzo e i costi;

se non ritenga opportuno, in un momento di crisi come l’attuale, difficile e caratterizzato da una recessione economica, con il bilancio dello Stato in grave sofferenza, quando non ci sono risorse per pagare straordinari e avanzamenti di carriera delle Forze dell’ordine o carburante per le volanti, attivarsi per un risparmio di tutte le spese non necessarie da cui possono scaturire somme di danaro utili per investimenti più producenti a sostegno dell’economia italiana;

quali iniziative voglia intraprendere il Governo al fine di rivedere le regole dei voli di Stato rendendo all’Aeronautica il controllo sul trasporto delle autorità ufficiali e garantendo che l’uso degli aerei dei Servizi segreti sia riservato solo alle finalità istituzionali di questi ultimi.

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Comune Pescasseroli-Incendio palestra comunale

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02744
Atto n. 3-02744

Pubblicato il 21 marzo 2012
Seduta n. 697

LANNUTTI – Al Ministro dell’interno. -

Premesso che quanto rappresentato con gli atti di sindacato ispettivo 4 -06914 e 4-07077 per i gravi episodi di cattiva amministrazione del Comune di Pescasseroli (L’Aquila) correlati ad una sistematica violazione delle leggi e dei regolamenti specie nel settore edilizia e urbanistica e lavori pubblici il cui servizio risulta condotto al di fuori di qualsiasi controllo in ordine alla legalità, alla trasparenza, all’economicità, al di fuori di qualsiasi valutazione e di qualsiasi controllo in ordine all’efficacia, all’efficienza ed all’economicità dell’azione amministrativa, alla verifica dei risultati conseguiti ed al di fuori di qualsiasi accertamento in ordine alla quantificazione economica dei costi sostenuti, trova malauguratamente riscontro in un ennesimo e non ultimo gravissimo avvenimento accaduto lunedì 19 marzo 2012. quando si è verificata la pressoché totale distruzione della palestra comunale a causa di un incendio divampato mentre erano in esecuzione lavori di sostituzione della guaina bituminosa di copertura del tetto dell’edificio, con conseguente danno stimabile in centinaia di migliaia di euro;

considerato che:

la palestra ormai andata distrutta è ubicata nella stessa area riservata ad impiantistica sportiva dove sorgeva l’edificio, illegalmente abbattuto, destinato a spogliatoio del campo sportivo comunale e ad importante presidio di protezione civile, quale servizio igienico ad uso dell’area che in caso di calamità naturale è indicata come centro di raccolta e tendopoli della popolazione colpita;

la costruzione e l’abbattimento dello spogliatoio ha comportato uno spreco di risorse pubbliche quantificabili in oltre 200.000 euro come denunciato alla Corte dei conti della Regione Abruzzo e fatto oggetto del citato atto di sindacato ispettivo 4-07077;

dalla documentazione fotografica diffusa attraverso la rete Internet si nota: la presenza di un ponteggio di dimensioni ridotte e comunque non adeguate rispetto al perimetro della copertura oggetto di intervento; la carenza di alcuni importanti elementi di sicurezza prescritti dalla normativa vigenti per i ponteggi; l’assenza del prescritto cartello di cantiere,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga urgente intervenire per indurre il Commissario prefettizio, dottor A. Oriolo, a procedere con immediatezza ad accertare se sussistano responsabilità del funzionario del Servizio tecnico ed a controllare: se sia stata eseguita pienamente la procedura di formazione del titolo necessario per la esecuzione di lavori di tipo edilizio su un fabbricato di proprietà pubblica; se sia stato deliberato l’impegno della spesa occorrente per l’esecuzione dei lavori; se sia stata posta in essere la specifica procedura per l’affidamento dei lavori di sostituzione della guaina bituminosa di copertura del tetto della palestra; se si sia provveduto preventivamente alla acquisizione delle garanzie, anche di tipo fidejuossorio, richieste per l’avvio di lavori pubblici; se siano state osservate le norme di legge in materia di sicurezza sul lavoro; se siano state preventivamente inoltrate le denunce dell’avvio dei lavori all’INPS, all’INAIL, all’Ispettorato del lavoro ed all’ASL di competenza; se le procedura siano state correttamente seguite in base alla disciplina vigente in materia di lavori pubblici;

se non ravvisi utile e necessario, in vista delle prossime elezioni di maggio per il rinnovo del Consiglio comunale e del Sindaco di Pescasseroli, al fine di restituire all’amministrazione comunale un assetto ispirato alla legalità, all’imparzialità ed alla trasparenza, chiedere al Commissario una relazione sui fatti di cattiva gestione evidenziati nelle interrogazioni, atteso che fino ad oggi questi non risulta che il Commissario abbia adottato alcun significativo provvedimento, avvalendosi del potere di autotutela, per annullare quegli atti che risultano viziati da illiceità e da illegittimità, anzi non ha dato neanche seguito a richieste di intervento in relazione all’abbattimento di alberi di alto fusto in zone in cui è obbligatorio il mantenimento degli alberi esistenti.

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Pres.ISVAP Giannini-Fondiaria Sai

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00444
Atto n. 2-00444

Pubblicato il 21 marzo 2012
Seduta n. 696

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

non finiscono mai di stupire le “allegre” consulenze percepite da Salvatore Ligresti e dalla famiglia, che hanno portato il gruppo assicurativo Fondiaria Sai sull’orlo della bancarotta con una perdita di 1,1 miliardi di euro da ripianare, a giudizio dell’interpellante con la complicità sostanziale dell’Isvap, che non ha effettuato un’idonea vigilanza preventiva;

in un articolo pubblicato su “Il Sole-24 ore” del 20 marzo 2012, dal titolo “Consulenze per 40 milioni a Salvatore Ligresti”, Antonella Olivieri offre ulteriori informazioni sulla saga dei Ligresti;

«Davanti ai soci FonSai il processo al passato è stato evitato. Ma la lettura della relazione del collegio sindacale – 98 pagine di risposta alle denunce del fondo Amber sui rapporti con le “parti correlate”, riconducibili alla famiglia Ligresti – evidenzia che non è stato possibile metterci una pietra sopra: i sindaci, costretti ad ammettere violazioni formali e dubbi sostanziali, hanno sollecitato l’acquisizione di ulteriori pareri tecnico-legali volti ad accertare, in pratica, se esistano gli estremi per avviare contenziosi. Nel caso di Atahotels, la denuncia di Amber si è focalizzata sull’esistenza di contratti di locazione, rivelatesi talmente onerosi (nel 2011 questa voce ha assorbito il 33,9 per cento dei ricavi) da erodere il patrimonio (40 milioni di ulteriori ricapitalizzazioni previste nel triennio 2012-2014) e della società, che non possiede gli alberghi che gestisce, venduta tre anni fa da Sinergia a FonSai. Alcuni di questi immobili sono stati acquistati da FonSai, sempre da società del gruppo Ligresti, a prezzi che tenevano conto dell’ottimo reddito derivante dalla locazione. Stante il rispetto formale delle procedure, i sindaci puntano il dito soprattutto sulle perizie. Nelle operazioni di sviluppo immobiliare, lo schema standard era la cessione di un’area edificabile dal gruppo FonSai a una società del gruppo Ligresti e l’acquisto di “cosa futura” (l’opera edificata) da parte della compagnia: nel mezzo venivano apportate modifiche che avevano l’effetto di far lievitare i prezzi. Il riesame dei sindaci ha evidenziato in alcuni casi violazioni formali nelle procedure, mentre recenti perizie hanno stimato valori inferiori a quelli delle perizie precedenti. In nessun caso sono state attivate aste competitive per assegnare i lavori, non sono state avviate operazioni simili con parti non correlate, non è mai stato richiesto il pagamento di penali per la ritardata consegna dei beni, non è stato avviato alcun contenzioso con le società appaltatrici. Per contro – da ultimo ancora il 23 febbraio scorso – quest’ultime hanno sollecitato mancati pagamenti per 47 milioni (respinti dal cda).C’è poi il capitolo delle consulenze. Sotto le soglie rilevanti i contratti con Codigest, Sogepi e Gilli, l’attenzione si è appuntata sui compensi corrisposti a Salvatore Ligresti (40 milioni di consulenze pagate tra il 2003 e il 2010) che, quantomeno in occasione dei rinnovi contrattuali successivi al 2005, non sono stati oggetto di procedure canoniche, né, secondo i sindaci, adeguatamente motivati»;

“Linkiesta” del 19 marzo pubblica un articolo – dal titolo “Il consulente di Ligresti è Ligresti, e ai suoi azionisti costa 40 milioni” – che è ancora più rigoroso: «Dopo la denuncia del fondo Amber per “fatti censurabili”, il collegio sindacale di Fondiaria Sai è costretto ufficialmente a scoperchiare lo scandalo. Nella relazione dell’organo di controllo, vengono ricostruite tutte le operazioni in conflitto fra la compagnia quotata e la famiglia Ligresti. E spuntano 40 milioni di compensi al presidente onorario Salvatore Ligresti per fare il consulente della compagnia in operazioni in cui lui stesso era controparte attraverso società della famiglia. Cimbri di Unipol non fa una piega per il salvacondotto alla famiglia: “Chi abbandona il posto chiede di non essere perseguitato nel futuro, Unipol non ha il compito di brandire la spada dell’angelo vendicatore contro chicchessia” (…). Nello stesso giorno in cui l’assemblea Fondiaria Sai approva l’aumento di capitale per 1,1 miliardi di euro a testa, viene resa pubblica la relazione del collegio sindacale della compagnia a seguito della denuncia presentata da un azionista (il fondo Amber) ai sensi dell’articolo 2408 del Codice civile (denunzia di fatti ritenuti censurabili). Una relazione doppiamente scandalosa: e per il suo contenuto che rivela ormai definitivamente come la gestione della compagnia sia stata improntata non a creare valore per tutti i soci ma ad estrarre benefici per i suoi azionisti di controllo, la famiglia Ligresti; e per il ritardo con cui arriva, visto che l’organo di controllo ha fatto luce sulla gestione di Fon-Sai degli ultimi anni solo a seguito di sollecitazione di un azionista estero. Ed rischia pure di essere tardiva, visto che l’a.d. di Unipol, Carlo Cimbri ha ribadidato il salvacondotto (un “manleva” sulla gestione) alla famiglia: “È normale in caso di acquisizione del controllo che chi abbandona il posto chieda di non essere perseguitato nel futuro – ha detto Cimbri agli azionisti di Unipol, nel corso dell’assemblea che oggi ha approvato una ricapitalizzazione da 1,1 miliardi – A noi interessa il futuro di Fonsai, il passato riguarda gli azionisti né Unipol ha il compito di brandire la spada dell’angelo vendicatore contro chicchessia”. Dalla ricostruzione dei sindaci, oltre alle numerose operazioni con società private facenti capo alla famiglia emerge che l’ottantenne Salvatore Ligresti, ufficialmente privo di incarichi operativi nella compagnia, di cui è solo presidente onorario, ha percepito 40 milioni in sette anni da Fondiaria Sai e dalla controllata Milano Assicurazioni. Consulenze di cui manca però documentazione adeguata. “Tuttavia – aggiunge il collegio sindacale – non pare sia mai stato considerato il fatto che i progetti immobiliari rispetto ai quali l’ingegner Ligresti era stato chiamato a prestare consulenza nei confronti del gruppo FonSai, di certo in due casi (“Area Castello” e “Repubblica”…) afferivano ad operazioni immobiliari che vedevano il coinvolgimento di società parti correlate”. Insomma, l’ingegner Ligresti era pagato dalla compagnia come consulente su affari in cui la famiglia Ligresti era controparte della compagnia stessa»;

in data 10 aprile 2010 l’interpellante ha inviato una lettera alla Consob e all’Isvap per sollevare la questione dei bilanci Fondiaria Sai dalla cui analisi si scoprirebbe che il continuo “saccheggio” della famiglia Ligresti, con rincari a due cifre, serve anche per pagare gli hobby e gli sfizi degli assicuratori, che distraggono ingenti somme dai bilanci per coprire le perdite di società controllate o per finanziare attività connesse alle passioni degli amministratori, come i cavalli, come sottolineato anche in altri atti di sindacato ispettivo. Ad oggi l’interpellante non ha ricevuto alcuna risposta dalle autorità competenti;

a giudizio dell’interpellante i magistrati di Milano dovrebbero estendere le indagini ai comportamenti avuti dal presidente dell’Isvap Giannini negli ultimi tre anni, che non sembra abbia mai mosso rilievi critici sostanziali all’”allegra gestione” della famiglia Ligresti, che ha saccheggiato il gruppo assicurativo stornando enormi risorse finanziarie per consulenze e sfizi, procurando un danno enorme agli azionisti minori ed agli assicurati, costretti a subire tariffe più elevate rispetto a quelle che ci sarebbero state se solo ci fosse stata un’efficace azione preventiva dell’autorità di vigilanza,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quali iniziative reali e quali controlli preventivi abbia adottato l’Isvap (il cui presidente Giannini a quanto risulta all’interpellante auspicherebbe una proroga di due anni del proprio incarico presso un’autorità che sembra contigua agli interessi delle compagnie di assicurazioni) per impedire che tali “allegre” consulenze ed una gestione dissennata possano produrre danni gravissimi ad azionisti, investitori ed assicurati, vessati da aumenti tariffari superiori al 180 per cento negli ultimi anni;

se a seguito della relazione, a giudizio dell’interpellante doppiamente scandalosa, sia per il suo contenuto che rivela ormai definitivamente come la gestione della compagnia sia stata improntata non a creare valore per tutti i soci ma ad estrarre benefici per i suoi azionisti di controllo, la famiglia Ligresti, sia per il ritardo con cui arriva, visto che l’organo di controllo ha fatto luce sulla gestione di Fondiaria Sai degli ultimi anni solo a seguito di sollecitazione di un azionista estero, il Governo non debba attivarsi al fine di impedire ogni ipotesi di proroga dell’attuale Presidente dell’Isvap, per la sua incapacità di prevenire una sistematica gestione disinvolta del gruppo assicurativo che finanziava anche il cavallo Toulon, con leasing UniCredit, della rampolla dei Ligresti;

se risulti serio ed equo offrire un salvacondotto alla gestione, a giudizio dell’interpellante fallimentare, della famiglia Ligresti;

se risponda al vero che la Procura della Repubblica di Milano abbia aperto un’indagine per verificare se ci sia stata qualche anomalia nell’andamento delle azioni Premafin (controllante di Fondiaria Sai) tra la fine del 2011 e le prime settimane del 2012 a piazza Affari, quando il gruppo assicurativo Unipol ha ufficializzato il suo interesse per il gruppo assicurativo riconducibile alla famiglia Ligresti, posto che tra il 29 dicembre 2011 (quando il prezzo dei titoli Premafin era a 0,1071 euro) al 13 gennaio 2012, quando è stato reso noto che era stato trovato un accordo per una lettera di intenti tra la famiglia Ligresti e Unipol, il titolo della controllante è balzato del 215,6 per cento a 0,3380 euro, per poi salire ancora nei giorni successivi fino ai 0,3390 euro del 16 gennaio (con un incremento del 216 per cento);

se al Governo risulti un intervento delle autorità di vigilanza a seguito della segnalazione oggetto della missiva dell’interpellante, tanto più che sarebbe grave un atteggiamento elusivo rispetto alla questione sollevata con un’iniziativa di un parlamentare.

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Piloni autosrada tratto Firenze-Bologna

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07140
Atto n. 4-07140

Pubblicato il 21 marzo 2012
Seduta n. 697

LANNUTTI – Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che la frana che sta interessando il paesino di Ripoli-Santa Maria Maddalena nel bolognese, risvegliata dagli scavi per la variante di valico, ha fatto muovere i piloni dell’A1 autostrada del sole, che da Firenze porta al capoluogo emiliano: si veda in proposito un articolo pubblicato su “il Fatto Quotidiano” del 20 marzo 2012;

si legge: «Lo spostamento di almeno uno dei giganteschi pilastri che reggono il viadotto Piazza, registrato dalla fine di ottobre, è di un centimetro e mezzo. A segnalare il movimento sono stati gli strumenti di monitoraggio piazzati dalla stessa Autostrade per l’Italia, che dopo le proteste dei cittadini ha dovuto monitorare palmo a palmo l’area del paese. Ora a muoversi è anche il gigantesco viadotto»;

i geologi Marco Pizziolo e Annarita Bernardi, che da tempo si stanno occupando del caso Ripoli, hanno inviato una lettera all’Assessore alla difesa del suolo della Regione: «”La superficie interessata dai movimenti è in aumento – scrivono i due tecnici – i limiti a monte continuano a essere oggetto di particolare attenzione, in quanto presentano segnali di un possibile coinvolgimento di almeno un pilastro dell’autostrada esistente. Analogamente è da tenere sotto particolare attenzione la strada provinciale a monte della stazione ferroviaria”»;

si legge ancora: «Gennarino Tozzi condirettore generale Sviluppo Rete di Autostrade, ancora in una intervista apparsa sabato su Repubblica, negava il movimento del viadotto. (…) Ora la conferma giunge dai palazzi di viale Aldo Moro. Che emette anche altre “sentenze”: la frana, anche dove gli scavi sono già passati, non si è fermata. Anzi, accelera. Forse è stata favorita anche dalle nevicate degli ultimi mesi che, sciogliendosi, hanno reso più scivoloso il terreno. Proprio nelle scorse settimane il consiglio regionale emiliano romagnolo aveva votato all’unanimità un documento che chiedeva ad Anas e Autostrade lo stop ai lavori almeno fino alla fine delle indagini, portate avanti dai magistrati di Bologna. Ma per ora gli scavi proseguono e né il prefetto di Bologna, Angelo Tranfaglia, né il sindaco di San Benedetto val di Sambro, Gianluca Stefanini, hanno mosso un dito per bloccarli. Nel frattempo, un’altra famiglia (con una bambina piccola) è stata “de-localizzata”, cioè allontanata dalla propria casa. Papà, mamma e figlia sgomberati nei giorni scorsi vanno così ad aggiungersi all’altra dozzina di persone (sulle 500 totali di Ripoli) già evacuate dalle proprie case. intanto, la frana non solo interessa zone sempre più ampie, ha anche ripreso a correre. Come segnalano i tecnici della Regione: “Per quanto riguarda l’area di Santa Maria Maddalena allo stato attuale le velocità del movimento appaiono maggiori rispetto al periodo precedentemente oggetto di rapporto, raggiungendo in alcune aree più prossime agli scavi 1,5 centimetri al mese”. L’area di cui si parla nel rapporto è quella di casa Pellicciari, finora la più colpita dagli scavi che le stanno passando accanto. I geologi Pizziolo e Bernardi evidenziano come le speranze che i movimenti franosi si fermassero erano risultate troppo ottimistiche: “La tendenza alla stabilizzazione menzionata nel rapporto precedente – si legge nella lettera – non sembra confermata dalle ultime rilevazioni. Sono osservabili infatti nell’ultimo periodo segnali indicanti una possibile accelerazione del movimento”. Infine, in conclusione, la lettera dei geologi lancia un monito inquietante. “È probabile nel breve termine una prosecuzione delle attuali velocità, per l’effetto combinato delle due canne in avanzamento sia pure nell’incertezza del comportamento che tali fenomeni possono avere e nell’ipotesi che non si verifichino eventi non prevedibili attualmente, come svuotamenti improvvisi di sacche acquifere, precipitazioni intense e prolungate o collassi delle gallerie per motivi costruttivi. Tale deformazione non potrà che produrre un incremento delle deformazioni sui manufatti e sulle infrastrutture con estensione delle lesioni precedenti”. Insomma, per i prossimi mesi allerta massima»,

si chiede di sapere:

se il Governo non intenda attivarsi al fine di valutare i movimenti franosi ancora in atto del tratto interessato adottando strumenti di monitoraggio sufficienti per una completa ricostruzione delle dinamiche del versante di frana;

se gli elementi in possesso delle autorità competenti evidenzino profili di rischio per le persone e il traffico autostradale;

quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di predisporre un progetto di consolidamento del versante a difesa delle abitazioni esistenti e attualmente danneggiate e delle infrastrutture;

quali misure intenda assumere per la messa in sicurezza, ove necessario, del tratto autostradale interessato;

se siano stati rispettati gli obblighi previsti dal contratto di concessione autostradale.

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