Pres.ISVAP Giannini-Fondiaria Sai

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00444
Atto n. 2-00444

Pubblicato il 21 marzo 2012
Seduta n. 696

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

non finiscono mai di stupire le “allegre” consulenze percepite da Salvatore Ligresti e dalla famiglia, che hanno portato il gruppo assicurativo Fondiaria Sai sull’orlo della bancarotta con una perdita di 1,1 miliardi di euro da ripianare, a giudizio dell’interpellante con la complicità sostanziale dell’Isvap, che non ha effettuato un’idonea vigilanza preventiva;

in un articolo pubblicato su “Il Sole-24 ore” del 20 marzo 2012, dal titolo “Consulenze per 40 milioni a Salvatore Ligresti”, Antonella Olivieri offre ulteriori informazioni sulla saga dei Ligresti;

«Davanti ai soci FonSai il processo al passato è stato evitato. Ma la lettura della relazione del collegio sindacale – 98 pagine di risposta alle denunce del fondo Amber sui rapporti con le “parti correlate”, riconducibili alla famiglia Ligresti – evidenzia che non è stato possibile metterci una pietra sopra: i sindaci, costretti ad ammettere violazioni formali e dubbi sostanziali, hanno sollecitato l’acquisizione di ulteriori pareri tecnico-legali volti ad accertare, in pratica, se esistano gli estremi per avviare contenziosi. Nel caso di Atahotels, la denuncia di Amber si è focalizzata sull’esistenza di contratti di locazione, rivelatesi talmente onerosi (nel 2011 questa voce ha assorbito il 33,9 per cento dei ricavi) da erodere il patrimonio (40 milioni di ulteriori ricapitalizzazioni previste nel triennio 2012-2014) e della società, che non possiede gli alberghi che gestisce, venduta tre anni fa da Sinergia a FonSai. Alcuni di questi immobili sono stati acquistati da FonSai, sempre da società del gruppo Ligresti, a prezzi che tenevano conto dell’ottimo reddito derivante dalla locazione. Stante il rispetto formale delle procedure, i sindaci puntano il dito soprattutto sulle perizie. Nelle operazioni di sviluppo immobiliare, lo schema standard era la cessione di un’area edificabile dal gruppo FonSai a una società del gruppo Ligresti e l’acquisto di “cosa futura” (l’opera edificata) da parte della compagnia: nel mezzo venivano apportate modifiche che avevano l’effetto di far lievitare i prezzi. Il riesame dei sindaci ha evidenziato in alcuni casi violazioni formali nelle procedure, mentre recenti perizie hanno stimato valori inferiori a quelli delle perizie precedenti. In nessun caso sono state attivate aste competitive per assegnare i lavori, non sono state avviate operazioni simili con parti non correlate, non è mai stato richiesto il pagamento di penali per la ritardata consegna dei beni, non è stato avviato alcun contenzioso con le società appaltatrici. Per contro – da ultimo ancora il 23 febbraio scorso – quest’ultime hanno sollecitato mancati pagamenti per 47 milioni (respinti dal cda).C’è poi il capitolo delle consulenze. Sotto le soglie rilevanti i contratti con Codigest, Sogepi e Gilli, l’attenzione si è appuntata sui compensi corrisposti a Salvatore Ligresti (40 milioni di consulenze pagate tra il 2003 e il 2010) che, quantomeno in occasione dei rinnovi contrattuali successivi al 2005, non sono stati oggetto di procedure canoniche, né, secondo i sindaci, adeguatamente motivati»;

“Linkiesta” del 19 marzo pubblica un articolo – dal titolo “Il consulente di Ligresti è Ligresti, e ai suoi azionisti costa 40 milioni” – che è ancora più rigoroso: «Dopo la denuncia del fondo Amber per “fatti censurabili”, il collegio sindacale di Fondiaria Sai è costretto ufficialmente a scoperchiare lo scandalo. Nella relazione dell’organo di controllo, vengono ricostruite tutte le operazioni in conflitto fra la compagnia quotata e la famiglia Ligresti. E spuntano 40 milioni di compensi al presidente onorario Salvatore Ligresti per fare il consulente della compagnia in operazioni in cui lui stesso era controparte attraverso società della famiglia. Cimbri di Unipol non fa una piega per il salvacondotto alla famiglia: “Chi abbandona il posto chiede di non essere perseguitato nel futuro, Unipol non ha il compito di brandire la spada dell’angelo vendicatore contro chicchessia” (…). Nello stesso giorno in cui l’assemblea Fondiaria Sai approva l’aumento di capitale per 1,1 miliardi di euro a testa, viene resa pubblica la relazione del collegio sindacale della compagnia a seguito della denuncia presentata da un azionista (il fondo Amber) ai sensi dell’articolo 2408 del Codice civile (denunzia di fatti ritenuti censurabili). Una relazione doppiamente scandalosa: e per il suo contenuto che rivela ormai definitivamente come la gestione della compagnia sia stata improntata non a creare valore per tutti i soci ma ad estrarre benefici per i suoi azionisti di controllo, la famiglia Ligresti; e per il ritardo con cui arriva, visto che l’organo di controllo ha fatto luce sulla gestione di Fon-Sai degli ultimi anni solo a seguito di sollecitazione di un azionista estero. Ed rischia pure di essere tardiva, visto che l’a.d. di Unipol, Carlo Cimbri ha ribadidato il salvacondotto (un “manleva” sulla gestione) alla famiglia: “È normale in caso di acquisizione del controllo che chi abbandona il posto chieda di non essere perseguitato nel futuro – ha detto Cimbri agli azionisti di Unipol, nel corso dell’assemblea che oggi ha approvato una ricapitalizzazione da 1,1 miliardi – A noi interessa il futuro di Fonsai, il passato riguarda gli azionisti né Unipol ha il compito di brandire la spada dell’angelo vendicatore contro chicchessia”. Dalla ricostruzione dei sindaci, oltre alle numerose operazioni con società private facenti capo alla famiglia emerge che l’ottantenne Salvatore Ligresti, ufficialmente privo di incarichi operativi nella compagnia, di cui è solo presidente onorario, ha percepito 40 milioni in sette anni da Fondiaria Sai e dalla controllata Milano Assicurazioni. Consulenze di cui manca però documentazione adeguata. “Tuttavia – aggiunge il collegio sindacale – non pare sia mai stato considerato il fatto che i progetti immobiliari rispetto ai quali l’ingegner Ligresti era stato chiamato a prestare consulenza nei confronti del gruppo FonSai, di certo in due casi (“Area Castello” e “Repubblica”…) afferivano ad operazioni immobiliari che vedevano il coinvolgimento di società parti correlate”. Insomma, l’ingegner Ligresti era pagato dalla compagnia come consulente su affari in cui la famiglia Ligresti era controparte della compagnia stessa»;

in data 10 aprile 2010 l’interpellante ha inviato una lettera alla Consob e all’Isvap per sollevare la questione dei bilanci Fondiaria Sai dalla cui analisi si scoprirebbe che il continuo “saccheggio” della famiglia Ligresti, con rincari a due cifre, serve anche per pagare gli hobby e gli sfizi degli assicuratori, che distraggono ingenti somme dai bilanci per coprire le perdite di società controllate o per finanziare attività connesse alle passioni degli amministratori, come i cavalli, come sottolineato anche in altri atti di sindacato ispettivo. Ad oggi l’interpellante non ha ricevuto alcuna risposta dalle autorità competenti;

a giudizio dell’interpellante i magistrati di Milano dovrebbero estendere le indagini ai comportamenti avuti dal presidente dell’Isvap Giannini negli ultimi tre anni, che non sembra abbia mai mosso rilievi critici sostanziali all’”allegra gestione” della famiglia Ligresti, che ha saccheggiato il gruppo assicurativo stornando enormi risorse finanziarie per consulenze e sfizi, procurando un danno enorme agli azionisti minori ed agli assicurati, costretti a subire tariffe più elevate rispetto a quelle che ci sarebbero state se solo ci fosse stata un’efficace azione preventiva dell’autorità di vigilanza,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quali iniziative reali e quali controlli preventivi abbia adottato l’Isvap (il cui presidente Giannini a quanto risulta all’interpellante auspicherebbe una proroga di due anni del proprio incarico presso un’autorità che sembra contigua agli interessi delle compagnie di assicurazioni) per impedire che tali “allegre” consulenze ed una gestione dissennata possano produrre danni gravissimi ad azionisti, investitori ed assicurati, vessati da aumenti tariffari superiori al 180 per cento negli ultimi anni;

se a seguito della relazione, a giudizio dell’interpellante doppiamente scandalosa, sia per il suo contenuto che rivela ormai definitivamente come la gestione della compagnia sia stata improntata non a creare valore per tutti i soci ma ad estrarre benefici per i suoi azionisti di controllo, la famiglia Ligresti, sia per il ritardo con cui arriva, visto che l’organo di controllo ha fatto luce sulla gestione di Fondiaria Sai degli ultimi anni solo a seguito di sollecitazione di un azionista estero, il Governo non debba attivarsi al fine di impedire ogni ipotesi di proroga dell’attuale Presidente dell’Isvap, per la sua incapacità di prevenire una sistematica gestione disinvolta del gruppo assicurativo che finanziava anche il cavallo Toulon, con leasing UniCredit, della rampolla dei Ligresti;

se risulti serio ed equo offrire un salvacondotto alla gestione, a giudizio dell’interpellante fallimentare, della famiglia Ligresti;

se risponda al vero che la Procura della Repubblica di Milano abbia aperto un’indagine per verificare se ci sia stata qualche anomalia nell’andamento delle azioni Premafin (controllante di Fondiaria Sai) tra la fine del 2011 e le prime settimane del 2012 a piazza Affari, quando il gruppo assicurativo Unipol ha ufficializzato il suo interesse per il gruppo assicurativo riconducibile alla famiglia Ligresti, posto che tra il 29 dicembre 2011 (quando il prezzo dei titoli Premafin era a 0,1071 euro) al 13 gennaio 2012, quando è stato reso noto che era stato trovato un accordo per una lettera di intenti tra la famiglia Ligresti e Unipol, il titolo della controllante è balzato del 215,6 per cento a 0,3380 euro, per poi salire ancora nei giorni successivi fino ai 0,3390 euro del 16 gennaio (con un incremento del 216 per cento);

se al Governo risulti un intervento delle autorità di vigilanza a seguito della segnalazione oggetto della missiva dell’interpellante, tanto più che sarebbe grave un atteggiamento elusivo rispetto alla questione sollevata con un’iniziativa di un parlamentare.

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