Ripristinare Falso in Bilancio

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07207
Atto n. 4-07207

Pubblicato il 29 marzo 2012
Seduta n. 702

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia. -

Premesso che:

la presa di posizione del dottor Francesco Greco, uno dei massimi esperti in materia di criminalità economica e societaria, ha confermato l’essenzialità del ripristino del delitto di falso in bilancio, sostanzialmente depenalizzato dal Governo Berlusconi, per un efficace contrasto alla criminalità economica;

scrive “il Fatto Quotidiano” del 29 marzo 2012: «In un Paese che Monti vorrebbe già iper liberista e dove la prima piaga da combattere resta l’evasione fiscale, il governo si dice pronto a immolarsi sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma non muove un muscolo per ripristinare il reato di falso in bilancio. Francesco Greco, procuratore aggiunto di Milano davanti alla Commissione giustizia della Camera, l’ha messa giù dura: “Non si può pensare di contrastare la corruzione e l’evasione fiscale senza lo strumento del reato di falso in bilancio”. È inutile, in buona sostanza, che ci si ostini a pensare di poter costruire una nuova cornice legislativa per la corruzione, senza, però, inasprire le pene per i corrotti e senza ripristinare quanto cancellato da Berlusconi. Anche perché “la legislazione sulla trasparenza contabile – ha sottolineato ancora Greco – ci è richiesta da tutti gli organismi internazionali che si sono occupati di criminalità organizzata”. Pensare di farne a meno, dunque, è pura utopia. “A Milano – ecco l’esempio più calzante portato da Greco – le iscrizioni nel registro degli indagati per il reato di falso in bilancio sono passate da 146 del 2000 con 54 rinvii a giudizio a 8 del 2012 con zero rinvii a giudizio; è la migliore dimostrazione di una riforma che funziona, non ci sono più reati”. D’altra parte, è la cronaca quotidiana che ci dimostra dell’esistenza ancora molto forte di un problema di falsificazione dei bilanci e per Greco, che a Milano gode ultimamente di un panorama particolarmente vivace sull’argomento, l’idea è quella che “sia dimostrabile un trend in aumento della criminalità economica” con un incremento del “180% delle frodi fiscali e dell’80% delle bancarotte”. Negli ultimi tre anni, ha spiegato Greco, i reati per criminalità economica “sono cresciuti del 35% e tutti presuppongono una copertura contabile. Ad esempio, per l’esportazione di capitali è necessario un occultamento in bilancio di fondi neri; il bilancio è la carta d’identità di una società, così come pretendiamo che tutti i cittadini abbiano una carta d’identità anche le società devono avere un documento di riconoscimento corretto”. La legalità economica, secondo Greco, “è il principale fattore di crescita di un Paese”. Perché è attraverso questa carta – e non certo attraverso la licenziabilità più facile dei lavoratori – che si attirano i capitali e gli investimenti stranieri sul territorio nazionale. Così come non è possibile esimersi, sempre secondo Greco, da una capillare lotta alla corruzione senza incidere sui tempi di prescrizione. Dice, a questo proposito, il procuratore di Milano: “Credo che sia necessario che per i reati di corruzione si superino i tempi di prescrizione attuali fissati in sette anni e mezzo; la concussione è un problema marginale, non è il centro del problema se vogliamo lottare contro la corruzione”, perché “se oggi scopro un reato di corruzione commesso nel 2005, è in prescrizione; se fai una grande riforma ci metti dentro anche la concussione, se devi fare una piccola riforma perché i tempi non ci sono, allora bisogna tener conto dei punti nevralgici”. Ecco perché anche a parere di Di Pietro, riproporre come priorità la riforma del falso in bilancio “è più urgente per ridare fiducia al Paese degli interventi sull’articolo 18″. Ma il Pdl ieri ha annusato l’aria in Commissione giustizia e ha capito che la situazione sta per precipitare. Dal loro punto di vista, ovviamente. La ministra della Giustizia Severino, è infatti decisa a imprimere un’accelerata al ddl corruzione lavorando in commissione la parte “più delicata” del provvedimento a partire dalla settimana che inizia il 16 aprile, ossia le misure di prevenzione e di quelle penali. Intanto, venerdì prossimo la guardasigilli ha convocato i capigruppo alla Camera per discutere di tutto il pacchetto giustizia (decreto-legge anti-corruzione, responsabilità civile dei magistrati intercettazioni). In via dell’Umiltà hanno subito drizzato le antenne, timorosi che il Governo possa “forzare la mano” e dar vita a un testo “precofenzionato” proprio su questi temi così cari a Silvio Berlusconi. “Non accettiamo nulla a scatola chiusa”, ha subito messo le mani avanti Cicchitto, ma di certo i tecnici pidiellini si vedranno prima del vertice con la Severino per decidere le prossime mosse»;

considerato che

la corruzione costa al Paese 60 miliardi di euro all’anno;

l’articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, recante attuazione della direttiva 2006/70/CE e della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, ha definito il «riciclaggio». Segnatamente, lo ha inteso come la conversione o il trasferimento di beni, effettuati essendo a conoscenza che essi provengono da un’attività criminosa o da una partecipazione a tale attività, allo scopo di occultare o dissimulare l’origine illecita dei beni medesimi o di aiutare chiunque sia coinvolto in tale attività a sottrarsi alle conseguenze giuridiche delle proprie azioni, nonché l’occultamento o la dissimulazione della reale natura, provenienza, ubicazione, disposizione, movimento, proprietà dei beni o dei diritti sugli stessi, effettuati essendo a conoscenza che tali beni provengono da un’attività criminosa o da una partecipazione a tale attività. Rientrano in tale condotta anche l’acquisto, la detenzione o l’utilizzazione di beni essendo a conoscenza, al momento della loro ricezione, che tali beni provengono da un’attività criminosa o da una partecipazione a tale attività, nonché la partecipazione ad uno degli atti di cui sopra, l’associazione per commettere tale atto, il tentativo di perpetrarlo, il fatto di aiutare, istigare o consigliare qualcuno a commetterlo o il fatto di agevolarne l’esecuzione. Risulta quindi evidente come rispetto all’origine delittuosa dei capitali oggetto di movimentazione ed ai fini degli obblighi di segnalazione in capo agli intermediari finanziari e non finanziari, l’elemento nuovo introdotto dal legislatore del 2007 rispetto alla nozione penalistica consista nella mancanza dell’inciso «fuori dei casi di concorso nel reato». Ciò determina la rilevanza delle cosiddette condotte di «autoriciclaggio». In tale linea, con circolare dell’agosto 2008 del comando generale della Guardia di finanza ai reparti operativi si è già evidenziato l’obbligo della segnalazione dell’operazione sospetta, anche quando il reato presupposto e quello di riciclaggio sono commessi dal medesimo soggetto. Tuttavia l’autoriciclaggio, in quanto tale, non ha ancora autonoma rilevanza nell’ ordinamento penale vigente. L’autore o il compartecipe del reato presupposto non risulta, quindi, punibile per il reato di riciclaggio, mentre può esserlo il terzo estraneo al reato presupposto che cooperi con il reo nel riciclaggio;

il Senato ha approvato la convenzione di Strasburgo sulla corruzione stipulata il 27 gennaio 1999 (Atto Senato 850), quindi dopo oltre 12 anni dalla firma;

questo dovrebbe indurre il Parlamento a ripristinare il reato di falso in bilancio che ha depenalizzato il Governo Berlusconi, e dunque a ristabilire quella legalità diffusa in ogni condotta sociale su cui poggiano le strutture basilari dello Stato di diritto;

la corruzione è intesa dall’Unione europea come una minaccia per la democrazia e pertanto deve essere sanzionabile in tutte le sue articolazioni. La convenzione del 1999, ai fini della prevenzione di atti di corruzione impone la chiarezza e la fedeltà dei bilanci rispetto alla situazione finanziaria delle società. Sarà quindi eliminata la non punibilità delle false comunicazioni sociali inferiori al 5 per cento del risultato economico di esercizio. È sconcertante confrontare la leggerezza con cui si è cancellato il grave reato di false comunicazioni sociali e invece l’importanza che al fenomeno criminoso dà l’Unione europea,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative il Governo intenda assumere al fine di promuovere il ripristino del reato di falso in bilancio e l’introduzione di pene più severe e tempi di prescrizione più lunghi per i reati societari, tali da permettere che la magistratura disponga di strumenti adeguati per i reati contro il patrimonio che inquinano il sistema economico;

quali iniziative intenda intraprendere per accrescere la lotta alla corruzione anche sostenendo l’accelerazione dell’iter delle proposte di legge anticorruzione che traducono in norme le indicazioni contenute nella convenzione, a cominciare dalla reintroduzione del falso in bilancio e dei delitti in materia societaria, all’introduzione di nuove figure di delitto indispensabili per contrastare il fenomeno, quali l’auto-riciclaggio, presentate dal gruppo Italia dei Valori.

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