Contratti Derivati -Michel Iksil

  

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07351
Atto n. 4-07351

Pubblicato il 24 aprile 2012, nella seduta n. 715

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

“Il Corriere della sera” del 7 aprile 2012 scrive: «Secondo la “Volcker Rule”, le banche commerciali avrebbero dovuto smettere di assumersi rischi facendo trading in proprio. In base ai molti progetti di riforma del mercato dei derivati, gli scambi avrebbero dovuto diventare più trasparenti. Ma questi erano solo i buoni propositi. A poco più di tre anni dal fallimento di Lehman, la realtà è diversa. Una conferma arriva dalla “Balena di Londra”, nome d’arte di Bruno Michel Iksil. Iksil è un trader di Jp Mogan, una delle banche universali uscite meglio dalla grande crisi del 2008-2009. Secondo il “Wall Street Journal”, Iksil in silenzio in questi mesi ha rivoluzionato il mercato dei derivati d’assicurazione sul credito (i “credit default swaps”, cds) accumulando forti posizioni rialziste. In sostanza, avrebbe venduto in enormi quantità alle controparti titoli di assicurazione sul default di una serie di aziende incluse in un indice. I volumi su quell’indice sono esplosi da 92 a 144 miliardi di dollari da inizio anno»;

i movimenti del trader hanno attirato subito l’attenzione degli hedge funds, che hanno aperto posizioni contrarie a quelle prese per conto della banca americana. Iksil è specializzato nel trading sugli indici di Cds relativi al debito delle società. Si tratta di operazioni stimate in diversi decine di miliardi di dollari;

l’articolo citato prosegue: «Gli “hedge fund” che hanno comprato i cds da Iksil guadagnerebbero molto se la qualità dei bond sottostanti si deteriorasse (come accaduto ai Btp nella seconda metà del 2011)»;

su www.piazzaffari.info si legge: «Molti addetti ai lavori sono pronti a scommettere che gli eccessivi rischi presi da questo singolo trader impatteranno negativamente sui conti di JP Morgan, dopo che finora il Ceo Jamie Dimon si era sempre vantanto del “bilancio-fortezza” del colosso bancario a stelle e strisce. C’è da considerare, però, che una buona parte delle puntate speculative del trader è stata coperta con contratti-salvagente. Iksil ha operato in pieno accordo con i vertici societari, muovendosi nell’ambiente privilegiato del chief investment office che gestisce la tesoreria e le mega-riserve della banca (qualcosa come 355 miliardi di dollari). (…) Non sono per ora arrivate né conferme né smentite da JP Morgan. Iksil, top banker del colosso americano, avrebbe scommesso soprattutto su un particolare indice che scommette sul fallimento di ben 100 società. Alcuni rumors parlano di un’esposizione totale da 100 miliardi di dollari, in grado di sconvolgere completamente il mercato dei Cds. Le autorità di sorveglianza e controllo americana stanno seguendo la situazione per capirci qualcosa in più. Nel frattempo JP Morgan si è limitata a dichiarare che “i risultati sono pubblicati nelle relazioni trimestrali e sono del tutto trasparenti”»;

su “Affaritaliani.it” dell’11 aprile 2012 si legge: «Sempre lo zampino delle grandi banche d’affari americane nelle turbolenze che stanno caratterizzando l’andamento del mercato dei titoli di Stato (spread) e le ultime sedute di Borsa. Secondo quanto spiegano alcuni operatori ad Affari, oltre a JP Morgan, anche Goldman Sachs infatti si sarebbe mossa sui credit default swap (Cds) di alcuni titoli di Paesi dell’Eurozona, scommettendo sul peggioramento della situazione e poi guadagnando attraverso la vendita delle polizze anti-default a un prezzo più alto. Il movimentismo delle reginette di Wall Street ha spaventato alcuni operatori finanziari che hanno iniziato a vendere Btp, Bonos e titoli bancari in Borsa. La “balena bianca” della City londinese ovvero il trader London-based francese Bruno Michel Iksil di JPMorgan che ultimamente sarebbe entrato sul mercato con un esposizione talmente rilevante da smuovere e distorcere i prezzi dei derivati a copertura di un default, sarebbe dunque in buona compagnia di un pari grado, ma della concorrente Goldman Sachs. Banca che, in passato, ha costruito molto delle sue fortune proprio sul trading sui derivati»;

la Volcker rule, la cui attuazione è prevista a luglio, ha lo scopo di impedire alle banche americane di avventurarsi in investimenti speculativi che non beneficino i propri clienti. Può quindi essere vista come un divieto di proprietary trading alle banche commerciali. Il fatto che il trade sotto scrutinio sia stato effettuato da una banca americana a Londra ha dato man forte a chi vuole che le restrizioni sull’adozione del rischio vengano implementate anche fuori dagli Stati Uniti;

considerato che:

come scrive Paolo Brera il valore dei derivati «sul mercato mondiale, ha raggiunto la bella cifra di 700.000 miliardi di dollari, stando all’ultima rilevazione (2011) della Banca dei Regolamenti Internazionali. Dieci volte il pil mondiale. Nessuno sa a quanto ammonti il vero valore di tutta questa massa di registrazioni elettroniche. (…) A controllare più del 90 per cento di questo mercato sono cinque sole banche, Jp Morgan Chase, Bank of America, Morgan Stanley, Goldman Sachs e Hsbc. Se una di queste perde solo un decimo sui derivati in suo possesso, per rimettere a posto le cose l’intera economia mondiale deve lavorare due mesi e mezzo. (…) Per questo Warren Buffett ha definito i derivati “armi di distruzione di massa”. I derivati finanziari sono gioco d’azzardo allo stato puro, ma sono truccati da nobilissime incarnazioni della Finanza Moderna. Regolamentarli in qualche modo è già molto difficile, ma se si aggiunge alla difficoltà la scarsissima volontà politica è uno sforzo disperato: per controllare a dovere questa finanza pirotecnica bisognerebbe colpire interessi potenti e molto generosi verso i politici» (si veda “L’Arena.it” dell’8 aprile 2012);

Mario Lettieri e Paolo Raimondi per “Italia Oggi” scrivono: «Bisogna (…) prosciugare l’oceano dei derivati finanziari, a cominciare dagli Otc (…) negoziati fuori dai mercati e tenuti fuori dai bilanci. È indispensabile introdurre da subito semplici ma chiare misure per proibire azioni speculative allo scoperto e altri pericolosi giochi finanziari. Occorre ristabilire un moderno Glass-Steagall Act, cioè la legge bancaria anti-Grande Depressione del 1933 che separava le banche commerciali da quelle di investimento, per evitare che i risparmi siano usati per le speculazioni. E si mandi a casa chi sostiene che bisogna dare credito ai mercati e non alla politica. Chi pretende per la finanza e per la speculazione una libertà assoluta»;

il presidente Luigi Giampaolino, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile, ha parlato di quanto «”L’illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce”. (…) Essere a conoscenza della “mappatura” dei fenomeni di corruzione, aggiunge, serve “per effettuare una ricognizione degli episodi più ricorrenti di gestione delle risorse pubbliche inadeguata, perché inefficace, inefficiente, diseconomica”. Giampaolino si riferisce a tutti i comportamenti che arrecano “un danno alle finanze pubbliche”: dalla corruzione dell’attività sanitaria, allo smaltimento dei rifiuti, dal “gravemente colposo” utilizzo di strumenti derivati o prodotti finanziari simili, per arrivare alla costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica e alla stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Vengono inclusi anche gli errori nella gestione del servizio di riscossione dei tributi”» (si veda “la Repubblica” del 16 febbraio 2012);

il Ministro dell’economia pro tempore Tremonti in un’intervista televisiva ha ribadito di essere contrario alla tassazione dei derivati bancari, in quanto sono illegali e di conseguenza, tassandoli, sarebbe stata riconosciuta la loro regolarità, quando devono invece essere vietati perché illegali;

il Presidente del Consiglio dei ministri Monti, alla Conferenza stampa con i vertici della finanza del 20 febbraio 2012, ha parlato della necessità di prendere misure a livello europeo per risolvere il grave problema dei prodotti derivati;

l’attuale Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, al momento della sua investitura, ha accennato, tra i tanti problemi da affrontare, alla necessità urgente della regolamentazione dei derivati finanziari;

un’inchiesta condotta da Paolo Biondani per la rivista “L’espresso” sui contratti derivati stipulati dagli enti evidenzia la pericolosità di questo tipo di investimenti definendolo una mina vagante che minaccia i conti del sistema Italia visto che sulla carta dovrebbero servire per ridurre rischi futuri, come una specie di assicurazione: ad esempio per limitare i danni del rialzo dei tassi, del crollo dell’euro o di altri imprevisti, ma in realtà funzionano come una scommessa e a vincere il gioco sono quasi sempre le banche;

la rilevazione della Banca d’Italia del marzo 2010 conferma che 13 Regioni, 28 Province, 371 Comuni e 14 università o società pubbliche hanno debiti enormi, per almeno 21 miliardi e 813 milioni, tuttora agganciati a derivati firmati con banche domiciliate in Italia;

dall’indagine conoscitiva della 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato è risultato che i derivati degli enti locali ammontano a 30 miliardi di euro;

le cronache hanno riportato la gigantesca truffa perpetrata da banche estere ed italiane a danno di quasi 500 enti locali, oggetto di indagini della magistratura penale – anche a seguito della raffica di denunce inoltrate dall’Adusbef – in particolare l’indagine condotta dal pubblico ministero della Procura di Milano Alfredo Robledo che ha rinviato a giudizio alcune banche per i danni inferti al Comune di Milano,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali siano le sue valutazioni;

quali iniziative, nelle opportune sedi europee, intenda assumere al fine di concordare limiti sulle vendite allo scoperto che vietino il trading di contratti derivati credit default swap per porre un freno agli speculatori che scommettono sul deprezzamento dei titoli governativi;

se, alla luce degli scandali che hanno interessato attività corruttive delle grandi banche di affari, non intenda intervenire con urgenza per rendere nulli contratti capestro aventi l’unica finalità di ingrassare i bilanci delle banche, i bonus e le stock option dei dirigenti per fare indebitare al massimo grado intere comunità per generazioni fino a 30/40 anni con spregiudicate operazioni finanziarie;

se non ritenga necessario e urgente attivarsi al fine di adottare i regolamenti in materia di derivati bloccati al Ministero dell’economia e delle finanze, a quasi 4 anni dal loro divieto.

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