Imprenditore provincia Venezia-problema prodotti derivati

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07294
Atto n. 4-07294

Pubblicato il 17 aprile 2012, nella seduta n. 710

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

giungono all’interrogante numerose segnalazioni di imprenditori vessati dal sistema bancario e dai contratti derivati, strumenti finanziari che le banche, con leggerezza e senza rendere coscienti i clienti del “gioco d’azzardo” vero e proprio che rappresentano, hanno fatto loro sottoscrivere e che li stanno portando alla rovina;

in particolare il caso di un imprenditore della provincia di Venezia che ha firmato un prodotto derivato con la Banca nazionale del lavoro (BNL) e che oggi rischia il fallimento a causa dei forti interessi che paga;

l’imprenditore lamenta di aver provato in tutti i modi ad interrompere detto prodotto derivato finanziario con la banca, anche attraverso la via della mediazione obbligatoria, senza riuscirci. Ha persino provato ad estinguere il contratto derivato indebitandosi con un’altra banca, pur di metterci la parola fine, però, ogni volta che si è rivolto alla BNL, questa ha preteso cifre assurde e per di più ogni volta il valore non è mai quello mark-to-market ma quello di 3 mesi prima; quindi ha trovato assolutamente impossibile stabilire un dialogo o una negoziazione con la banca. Inoltre dovrebbe ricevere almeno una volta al mese la comunicazione del “valore” del derivato, invece lo riceve ogni 6 mesi con il valore però di 3 mesi prima;

considerato che:

come scrive Paolo Brera il valore dei derivati «sul mercato mondiale, ha raggiunto la bella cifra di 700.000 miliardi di dollari, stando all’ultima rilevazione (2011) della Banca dei Regolamenti Internazionali. Dieci volte il pil mondiale. Nessuno sa a quanto ammonti il vero valore di tutta questa massa di registrazioni elettroniche. (…) A controllare più del 90% di questo mercato sono cinque sole banche, Jp Morgan Chase, Bank of America, Morgan Stanley, Goldman Sachs e Hsbc. Se una di queste perde solo un decimo sui derivati in suo possesso, per rimettere a posto le cose l’intera economia mondiale deve lavorare due mesi e mezzo. (…) Per questo Warren Buffett ha definito i derivati “armi di distruzione di massa”. I derivati finanziari sono gioco d’azzardo allo stato puro, ma sono truccati da nobilissime incarnazioni della Finanza Moderna. Regolamentarli in qualche modo è già molto difficile, ma se si aggiunge alla difficoltà la scarsissima volontà politica è uno sforzo disperato: per controllare a dovere questa finanza pirotecnica bisognerebbe colpire interessi potenti e? molto generosi verso i politici» (si veda “L’Arena.it” dell’8 aprile 2012);

Mario Lettieri e Paolo Raimondi per “Italia Oggi” scrivono: «Bisogna (…) prosciugare l’oceano dei derivati finanziari, a cominciare dagli Otc (…) negoziati fuori dai mercati e tenuti fuori dai bilanci. È indispensabile introdurre da subito semplici ma chiare misure per proibire azioni speculative allo scoperto e altri pericolosi giochi finanziari. Occorre ristabilire un moderno Glass-Steagall Act, cioè la legge bancaria anti-Grande Depressione del 1933 che separava le banche commerciali da quelle di investimento, per evitare che i risparmi siano usati per le speculazioni. E si mandi a casa chi sostiene che bisogna dare credito ai mercati e non alla politica. Chi pretende per la finanza e per la speculazione una libertà assoluta»;

il presidente Luigi Giampaolino, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile, ha parlato di quanto «”L’illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce”. (…) Essere a conoscenza della “mappatura” dei fenomeni di corruzione, aggiunge, serve “per effettuare una ricognizione degli episodi più ricorrenti di gestione delle risorse pubbliche inadeguata, perché inefficace, inefficiente, diseconomica”. Giampaolino si riferisce a tutti i comportamenti che arrecano “un danno alle finanze pubbliche”: dalla corruzione dell’attività sanitaria, allo smaltimento dei rifiuti, dal “gravemente colposo” utilizzo di strumenti derivati o prodotti finanziari simili, per arrivare alla costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica e alla stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Vengono inclusi anche gli errori nella gestione del servizio di riscossione dei tributi”» (si veda “la Repubblica” del 16 febbraio 2012);

il Ministro dell’economia pro tempore Tremonti in un’intervista televisiva ha ribadito di essere contrario alla tassazione dei derivati bancari, in quanto sono illegali e di conseguenza, tassandoli, sarebbe stata riconosciuta la loro regolarità, quando devono invece essere vietati perché illegali;

il Presidente del Consiglio dei ministri Monti, alla Conferenza stampa con i vertici della finanza del 20 febbraio 2012, ha parlato della necessità di prendere misure a livello europeo per risolvere il grave problema dei prodotti derivati;

l’attuale Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, al momento della sua investitura, ha accennato, tra i tanti problemi da affrontare, alla necessità urgente della regolamentazione dei derivati finanziari;

un’inchiesta condotta da Paolo Biondani per la rivista “L’espresso” sui contratti derivati stipulati dagli enti evidenzia la pericolosità di questo tipo di investimenti definendolo una mina vagante che minaccia i conti del sistema Italia visto che sulla carta dovrebbero servire per ridurre rischi futuri, come una specie di assicurazione: ad esempio per limitare i danni del rialzo dei tassi, del crollo dell’euro o di altri imprevisti, ma in realtà funzionano come una scommessa e a vincere il gioco sono quasi sempre le banche;

la rilevazione della Banca d’Italia del marzo 2010 conferma che 13 Regioni, 28 Province, 371 Comuni e 14 università o società pubbliche hanno debiti enormi, per almeno 21 miliardi e 813 milioni, tuttora agganciati a derivati firmati con banche domiciliate in Italia;

dall’indagine conoscitiva della 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato è risultato che i derivati degli enti locali ammontano a 30 miliardi di euro;

le cronache hanno riportato la gigantesca truffa perpetrata da banche estere ed italiane a danno di quasi 500 enti locali, oggetto di indagini della magistratura penale – anche a seguito della raffica di denunce inoltrate dall’Adusbef – in particolare l’indagine condotta dal pubblico ministero della Procura di Milano Alfredo Robledo che ha rinviato a giudizio alcune banche per i danni inferti al Comune di Milano;

un’uscita di agenzia dell’Ansa del 16 aprile 2012 riporta: “Una nuova informativa della Guardia di finanza conferma alla Procura della Repubblica di Catanzaro che la Regione Calabria ha subito un danno di 26 milioni di euro per la sottoscrizione dei derivati (swap). Sulla sottoscrizione dei derivati da parte della Regione Calabria con l’istituto di credito giapponese Nomura, dal 2004 al 2006, è in corso una indagine della Procura della Repubblica che vede indagati l’ex consulente dell’Ente, Massimiliano Napolitano; l’ex dirigente del settore bilancio dell’Ente, Mauro Pantaleo; la moglie di quest’ultimo, Chiara Cavallo, e quattro funzionari della Banca Nomura. Gli indagati sono accusati a vario titolo di truffa aggravata in danno della Regione, frode in pubblica fornitura e falsità ideologica. Nella nuova informativa della Guardia di Finanza è stata analizzata la sottoscrizione dei derivati da parte della Regione non solo con la banca Nomura ma anche con altri istituti di credito. Nelle settimane scorse la Procura ha disposto una serie di rogatorie in banche svizzere per cercare di trovare riscontri al passaggio di denaro tra la Nomura e Massimiliano Napolitano quale consulenza per la sottoscrizione dello swap. Nel corso delle indagini era emerso che l’istituto di credito Nomura, attraverso una serie di società estere e conti correnti cifrati, aveva pagato a Napolitano la somma di 2,5 milioni di euro per la sua consulenza. Il movimento di denaro ha avuto quale rapporto bancario di transito un conto corrente acceso presso la Banclays Bank di Londra ed intestato alla società Keaton Llc, registrata a New York e riconducibile allo stesso Napolitano. Nell’inchiesta, condotta dai sostituti procuratori della Repubblica Gerardo Dominijanni e Domenico Guarascio, la Regione Calabria è parte offesa”;

considerato inoltre che:

i suicidi nel Nord Est del Paese sono aumentati del 40 per cento e nel 2012 otto imprenditori si sono tolti la vita;

il sito delle piccole e medie imprese italiane descrive una situazione drammatica di suicidi: «Se l’accesso al credito diventa sempre più un’utopia per le piccole e medie imprese italiane – che si rivolgono alle banche per cercare di fronteggiare l’attività aziendale, spesso già in difficoltà a causa del ritardo nei pagamenti della PA – come pagare stipendi e contributi ai dipendenti? Una situazione critica – aggravata dalle problematiche di mercato connesse all’accesso al credito – che nel Nord est ha portato a una catena di eventi drammatici: 50 casi di suicidio tra gli imprenditori locali soltanto in Veneto. (…) A puntare il dito sul patto di stabilità interno, evidenziando gli effetti disastrosi in termini di liquidità sugli imprenditori medi e piccoli, è Giuseppe Bortolussi della Cgia, Associazione Artigiani di Mestre: “Nel Nord Est abbiamo avuto una cinquantina di suicidi per crediti. Se è paradossale per debiti, che ciò avvenga per crediti è assurdo. Bisogna aiutare la piccola impresa ad avere il suo, senza pensare a chissà cosa, solo quello che è loro dovuto. Si parla di 70 miliardi, se lo Stato ha bisogno di far quadrare i conti, lo stesso vale per le imprese»,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga fraudolenti le clausole capestro imposte dalle banche con i suddetti strumenti di finanziamento delle imprese che offrono ai clienti la possibilità di pagare un tasso fisso, ricevendo in cambio un tasso variabile, pagando o incassando la differenza, mentre la ventilata copertura dell’eventuale rischio del rialzo dei tassi di interesse si rivela un autentico raggiro e il cliente paga molto di più rispetto a quanto non incassato dallo scambio;

quali iniziative urgenti intenda intraprendere per evitare che aziende ed enti locali possano essere frodati da condizioni capestro imposte dagli istituti bancari che approfittano della buona fede dei clienti e gettano sul lastrico gli imprenditori;

quali misure urgenti si intendano attuare per prevenire fenomeni speculativi a danno degli enti locali e delle piccole e medie imprese da parte di un sistema bancario aduso a frodare e truffare i cittadini, a giudizio dell’interrogante con la complicità del Governo e delle distratte autorità di controllo;

se il Governo, alla luce degli scandali che hanno interessato attività corruttive delle grandi banche di affari, non intenda intervenire con urgenza per rendere nulli contratti capestro aventi l’unica finalità di ingrassare i bilanci delle banche, i bonus e le stock option dei dirigenti per fare indebitare al massimo grado intere comunità per generazioni fino a 30/40 anni con spregiudicate operazioni finanziarie scrutinate dalla magistratura penale con precise accuse di truffa aggravata;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare gesti disperati di imprenditori feriti nell’onore, avvenuti a giudizio dell’interrogante per precise responsabilità di banche e banchieri che strozzano la ripresa dell’economia.

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