Legge Daccò – Regione Lombardia

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07361
Atto n. 4-07361

Pubblicato il 26 aprile 2012, nella seduta n. 716

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e dell’interno. -

Premesso che:

un’inchiesta del settimanale “L’Espresso” ricostruisce i giri d’affari poco trasparenti di due uomini legati a Comunione e Liberazione (Cl), nonché al governatore della Lombardia (e ciellino) Roberto Formigoni. Si tratta di Piero Daccò, già coinvolto nell’inchiesta per i fondi neri del San Raffaele, il nosocomio del prete manager don Luigi Verzè. L’altro è Antonio Simone: ex esponente del Movimento Popolare, il partito di Cl negli anni Settanta, quindi della Dc, e travolto da Tangentopoli. È stato recentemente tirato in ballo da Daccò, che ha detto agli inquirenti di avergli versato 500.000 euro su un conto estero;

vi si legge : «I due fanno affari da almeno dieci anni e secondo la rivista si sarebbero divisi più di 30 milioni di euro, cifra che salirebbe a 50 comprendendo altri investimenti. Soldi arrivati per mediazioni, consulenze e progetti per gruppi della sanità privata quali Fondazione Maugeri, San Raffaele e l’Ordine Fatabenefratelli, accreditati in Regione Lombardia e che quindi beneficiano di fondi pubblici. Daccò è per alcuni anni consulente dei Fatebenefratelli, che gestiscono ospedali anche in Sudamerica, e socio di Simone. Anche col sostegno dello Ior, i due avviano per conto dei frati progetti per costruire altre cliniche, in Cile e Israele. Non mancano le entrature in politica, tanto che nel 2007 una normativa regionale ad hoc per finanziare le fondazioni private viene etichettata nell’ambiente come “legge Daccò”. Il giro di denaro è notevole, con versamenti fatti su conti esteri. Dal 2006, secondo l’accusa, Daccò si fa dare soldi in nero dal San Raffaele: milioni di euro tra contanti e fatture false. Anche in questo caso, giri d’affari che trovano terreno fertile in quella sussidiarietà ‘malata’ legata alla sanità privata foraggiata dal pubblico»;

il “Fatto Quotidiano” del 21 aprile 2012 ha scritto relativamente ai dati diffusi dal consigliere regionale del Partito democratico Alessandro Alfieri sui finanziamenti alla Regione Lombardia: «A disporre i finanziamenti la cosiddetta “legge Daccò”, il faccendiere arrestato che per tre anni ha pagato un resort di lusso a Formigoni. A partire dall’anno in cui è stata varata la legge regionale. (…) Milioni di euro pubblici per finanziare miglioramenti alle strutture sanitarie private della Lombardia. È questo lo scopo della “legge Daccò”, così ribattezzata dal nome del lobbista ciellino solito a ospitare sul suo yacht il governatore Roberto Formigoni. E passare con lui vacanze da sogno in resort caraibici extra lusso. Una legge regionale che in tre anni, dal 2008 al 2010, ha assegnato 176 milioni di euro e 84 – quasi metà – hanno avuto come destinatari la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor e la Fondazione Salvatore Maugeri. Proprio le due istituzioni da cui Pierangelo Daccò, secondo i magistrati, ha ricevuto denaro (poi trasformato in fondi neri) al centro dell’inchiesta della procura di Milano sulla sanità lombarda. Concedere fondi per miglioramenti strutturali e tecnologici alle strutture no profit private accreditate. È questo lo scopo della legge regionale numero 34 del 28 dicembre 2007, poi confluita nella 33 del 2009. Ne parla anche Costantino Passerino, il direttore amministrativo della Fondazione Maugeri sentito dagli inquirenti il 30 novembre scorso, prima di finire anche lui in carcere: “Daccò – racconta ai pm – mi prospettò l’imminente emanazione di provvedimenti normativi generici che avrebbero riguardato gli Enti non commerciali nel settore sanitario (…). Grazie a tali provvedimenti la Fondazione Maugeri beneficiò di finanziamenti per 30 milioni di euro”. A questi, secondo i dati diffusi dal consigliere regionale del Pd Alessandro Alfieri, si aggiungono i 54 milioni assegnati alla Fondazione del San Raffaele. In tutto 84 milioni destinati con tre diversi bandi alle due organizzazioni per cui Daccò faceva attività di lobbying in Regione. Il 48% della cifra complessiva messa a disposizione dal Pirellone. A fine 2008 la Regione assegna 56 milioni di euro, distribuiti su 55 progetti scelti da un’apposita commissione. Tredici sono stati proposti dalla Fondazione del San Raffaele, per un totale di 23 milioni di euro. Mentre alla Fondazione Maugeri vengono attribuiti 10,2 milioni, divisi su 16 diversi progetti. Denaro pubblico finalizzato soprattutto all’acquisto di macchinari nuovi, come quelli per l’”ammodernamento del reparto di radioterapia transcutanea” della Maugeri, con un finanziamento da 2,5 milioni di euro. Ma anche progetti su aspetti organizzativi: al San Raffaele vengono per esempio assegnati 5,6 milioni per un progetto di riorganizzazione delle unità operative dell’ospedale secondo dipartimenti gestionali e funzionali. A fine 2009 la Regione stanzia fondi per altri 60 milioni di euro. San Raffaele e Maugeri sono ancora in testa alla classifica delle strutture che ne beneficiano: 16,7 milioni vanno alla prima, 9,4 alla seconda. Passa un anno e la storia si ripete: 13,9 milioni dei 60 totali al San Raffaele, per la realizzazione di un nuovo blocco operatorio, e 10,5 alla Maugeri per la riorganizzazione e l’aggiornamento tecnologico di tre reparti. (…) Da un lato qualcuno potrebbe giustificare il primato delle due fondazione nei finanziamenti ottenuti con la rilevanza a livello regionale delle loro strutture. Ma il sospetto, rinforzato dalle carte dell’inchiesta, è che la generosità della Regione sia frutto delle attività di lobbying di Daccò. Tanto più che di lui, Passerino aggiunge davanti ai pm: “Daccò è un personaggio con cui chi svolge attività nel settore sanitario in Lombardia deve avere relazioni perché è risaputo che ha moltissima influenza nell’assessorato alla Sanità ed è un uomo molto importante in Comunione e liberazione, in particolare per i suoi rapporti con il presidente della regione Lombardia”. Ovvero Formigoni, che secondo la ricostruzione pubblicata ieri dall’Espresso, ha passato con Daccò tre capodanni ad Anguilla, in un resort caraibico da oltre 60mila euro a settimana. Uno dei tre viaggi, secondo il settimanale, è avvenuto poco dopo il varo della “legge Daccò”‘. La Regione ha smentito le cifre diffuse dal Pd: in una nota si sostiene che i fondi erogati a San Raffaele e Maugeri non sono in tutto 84 milioni, ma 44. Alfieri fa però notare che non tutto il denaro è stato erogato perché alcuni progetti non sono ancora terminati. Gli 84 milioni – spiega il consigliere del Pd – sono importi impegnati, ovvero assegnati salvo buon fine dei progetti, e quindi non possono essere spesi per nessun’altra voce del bilancio regionale. Non si tratta di cifre irrilevanti, dice Alfieri, che sottolinea il primato della Lombardia per il peso della sanità privata: “Il 44% dei costi del servizio sanitario regionale è imputato alle prestazioni degli enti accreditati. La percentuale più alta d’Italia”»;

Formigoni ha preso le distanze dai suoi amici, tanto che la moglie di Simone, Carla Vites, ha scritto una lettera indignata al “Corriere della Sera”, in cui si svelano i rapporti stretti tra i politici della Regione lombarda e lobbisti di Cl,

si chiede di sapere:

quali siano le informazioni in possesso del Governo sui fatti esposti in premessa e sulla situazione che sta emergendo in seguito al crac del San Raffaele e al coinvolgimento di faccendieri vicini alla Regione Lombardia relativamente ad un collaudato sistema di sussidiarietà “malata”, che privilegia la sanità cattolica e verso cui sono convogliati milioni di euro pubblici;

quali siano i motivi per cui il Governo non abbia impugnato la cosiddetta legge Daccò considerato che questa avrebbe contribuito ad alimentare un sistema, come quello oggetto dell’inchiesta della magistratura, fatto di amicizie ad alti livelli e commistione interessata di politici, banchieri, imprenditori, accomunati dalla stessa appartenenza, quella alla lobby di Cl;

quali misure urgenti intenda attivare per stroncare i fenomeni di corruzione e se non ritenga opportuno agevolare, per quanto di competenza, l’iter di approvazione del disegno di legge sulla corruzione (Atto Camera 4434).

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