Licenziamento Direttore Mauro Tedeschini

 

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07352
Atto n. 4-07352

Pubblicato il 24 aprile 2012, nella seduta n. 715

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

relativamente al recente licenziamento del direttore de “La Nazione”, Mauro Tedeschini, “Il Fatto Quotidiano” del 19 aprile 2012 scrive: «Licenziato dopo gli articoli sul Monte Paschi. L’editore bolognese che stampa anche il Resto del Carlino e il Giorno ha fatto il blitz in poche ore. E ha nominato il bolognese Cané, gradito a Mps. E soprattutto alla farmaceutica Menarini finita in una bufera giudiziaria, azionista della banca e che intratteneva col nuovo direttore amichevoli telefonate durante l’inchiesta della Procura di Firenze. Licenziato per aver rispettato il diritto di cronaca. Mauro Tedeschini ieri è stato sostituito da Gabriele Canè alla direzione del quotidiano La Nazione di Firenze. Sono stati gli stessi giornalisti a raccontare di quegli articoli usciti, nei giorni scorsi, nelle pagine locali sulla crisi del Monte dei Paschi di Siena, che ha lasciato la Fondazione (37,5 % del capitale della banca) senza entrate. Una cronaca poco gradita, pare, da Franco Ceccuzzi, sindaco pd della città. L’editore Andrea Riffeser Monti ha quindi deciso di rimuovere Tedeschini nominato direttore solo nel giugno 2011. Ma la questione che ha scatenato le proteste del Comitato di redazione è legata anche al nuovo direttore. Gabriele Canè, lo stesso nome che compariva a fianco delle conversazioni tra un esponente della famiglia fiorentina Aleotti, proprietaria della casa farmaceutica Menarini, colosso che secondo la Procura di Firenze avrebbe procurato un danno al sistema sanitario nazionale da 860 milioni di euro. Nelle carte dei pm che si occupano dell’inchiesta emerge come Lucia Aleotti avesse contattato i responsabili di molti quotidiani. L’interlocutore privilegiato, nell’ottobre 2010, sembra proprio Gabriele Cané, condirettore del Quotidiano Nazionale che a Firenze pubblica La Nazione. Come scritto da Il Fatto Quotidiano a novembre, Aleotti chiama Cané per capire che rilievo avrà la notizia. “Lo metto in piccolo sul Qn e lo metto un po’ meglio sulla Nazione perché ovviamente non si può”. Ma che cosa faranno gli altri giornali? Aleotti: “Ho parlato con il responsabile di Repubblica qui di Firenze (…) che alla Valeria aveva detto: ‘male male’; con me non si è espresso in questi termini”. Ma c’è un ostacolo, Franca Selvatici, storica cronista di giudiziaria di Repubblica. Aleotti: “È la Selvatici purtroppo”. Cané: “Ma non era andata in pensione?”. Aleotti contatta tutti. “S’è parlato con Il Sole 24 Ore, fanno una spalla in norme e tributi”. Il giorno dopo Cané e Aleotti fanno un bilancio degli articoli pubblicati. Aleotti è furibonda, perché la Nazione, nonostante le ripetute telefonate dai toni apparentemente amichevoli con il direttore Giuseppe Mascambruno (che da lì a breve venne licenziato anche lui), ha dedicato due pagine alla notizia. Cané minimizza: “Non dice praticamente niente”. Aleotti sbotta: “Sono due pagine”. Lui: “Mi dispiace”. Cané, annotano gli investigatori, si impegna a monitorare e a tenere informata l’amica. Certo, Menarini è un colosso. Normale che abbia contatti con i giornali. Ma il nodo è un altro, come emerge da una telefonata. Cané: “I giornali sono anche liberi di non tenere conto, insomma, fino a un certo punto; non è che dobbiamo tenere conto dei canali pubblicitari, ma in questo caso c’è una connessione che è un peccato perdere”. Aleotti: “Eh bravo”. Ecco il punto: la montagna di pubblicità che il gruppo miliardario può riversare sui quotidiani. Sul cambio di direzione Federazione nazionale della stampa e l’Associazione Stampa toscana, insieme con la Consulta delle Associazioni Regionali di Stampa, “esprimono la più viva protesta e grande sconcerto per l’inaudito licenziamento del direttore Mauro Tedeschini, sacrificato dall’editore a seguito di contrasti sulle autonome e libere scelte di informazione a lobby politica e bancaria”»;

l’Ansa riporta che l’assemblea dei redattori de “La Nazione” «ha proclamato un giorno di sciopero immediato dopo che l’Editore ha licenziato il direttore Mauro Tedeschini a seguito delle pressioni di una lobby politica e bancaria, e ciò mentre il giornale dava segnali significativi di successo nelle vendite”. È quanto si legge in una nota del Cdr del quotidiano La Nazione. “La decisione, improvvisa e assolutamente inattesa, assunta da un editore che peraltro si erge a paladino della diffusione della stampa quotidiana tra i giovani – prosegue la nota -, offende profondamente l’autonomia e la dignità di tutti i giornalisti di un quotidiano protagonista di tutta la storia d’Italia, fino dalla costruzione della unità nazionale”. L’assemblea, in attesa dell’incontro con l’azienda programmato per il 26 aprile, “ha inoltre mantenuto il pacchetto di cinque giorni di sciopero proclamati dal coordinamento dei Cdr del Gruppo in reazione alla prima bozza di piano di ristrutturazione che prevede tagli al personale, chiusure di redazioni e uffici di corrispondenza. Un piano che rischia di compromettere ulteriormente la presenza capillare e diffusa sul territorio e la capacità di informare con la consueta completezza e tempestività i lettori»;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

è inaccettabile che si possa rimuovere un direttore di un giornale per le pressioni di una lobby politica e bancaria e ciò rappresenta un’aggressione alla libertà di stampa e alla libertà dei giornalisti;

la rimozione del direttore de “La Nazione” Mauro Tedeschini costituisce un grave sintomo delle storture che affliggono il sistema informativo nonché un grave colpo alla dignità di un direttore che aveva condotto il giornale a conseguire significativi successi nelle vendite;

ostacolando la libertà di stampa, si mette in gioco quel soggetto fondamentale delle democrazie occidentali che è la pubblica opinione, ciò che distingue un regime da un sistema aperto, con un libero mercato del consenso basato sulla trasparenza e sull’accesso alla conoscenza e all’informazione,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti in premessa e quali siano le sue valutazioni a riguardo;

quali iniziative intenda intraprendere al fine di garantire una stampa libera e svincolata dai giochi di potere da cui viene distorta nel suo dovere di informare e nel diritto dei cittadini di conoscere e sapere.

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