Fondi dormienti

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02885
Atto n. 3-02885 (in Commissione)

Pubblicato il 29 maggio 2012, nella seduta n. 732

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 116 del 2007 ha specificato i criteri per individuare, nell’ambito del sistema finanziario, i conti definibili come dormienti. Rientrano in tale categoria i rapporti contrattuali (depositi di somme di denaro; depositi di strumenti finanziari) in relazione ai quali non sia stata effettuata alcuna operazione o movimentazione ad iniziativa del titolare del rapporto o di terzi da questo delegati per il periodo di tempo di 10 anni decorrenti dalla data di loro libera disponibilità. Le banche e gli altri intermediari hanno provveduto ad identificare i suddetti rapporti e a comunicare i relativi dati al Ministero dell’economia e delle finanze. La qualificazione come dormiente di un determinato conto non pregiudica il diritto alla restituzione del titolare: quest’ultimo potrà richiedere la restituzione delle relative somme o alla banca o all’intermediario presso cui risulta tale rapporto o direttamente allo stesso Ministero, entro il normale termine prescrizionale, nel caso i relativi importi siano già stati trasferiti dalla banca o dall’intermediario al relativo fondo;

lo stesso regolamento, sui fondi non reclamati dai titolari o aventi diritto giacenti nelle banche, poste e/o altri intermediari finanziari, denominati fondi dormienti, ha previsto disposizioni di attuazione in materia di depositi dormienti;

l’art. 4, che regolamenta le modalità di devoluzione al fondo, dispone: «1. Gli intermediari comunicano, entro il 31 marzo di ogni anno, al Ministero dell’economia e delle finanze i rapporti per i quali, nell’anno precedente, si siano verificate le condizioni per l’estinzione secondo quanto previsto dall’articolo 3. 2. L’elenco dei rapporti dormienti di cui al comma 1 è pubblicato entro il medesimo termine del 31 marzo di ciascun anno, mediante avviso cumulativo, indicante il nome, la data ed il luogo di nascita di ciascun titolare del rapporto. La pubblicazione è effettuata a cura dell’intermediario su un quotidiano a diffusione nazionale e sul sito web del Ministero dell’economia e delle finanze, con oneri a carico dei titolari del rapporto. 3. Gli intermediari provvedono, entro il 31 maggio di ogni anno, a riversare al fondo il denaro, gli strumenti finanziari e i titoli relativi ai rapporti contrattuali di cui all’articolo 2, comma 1. Gli intermediari provvedono al versamento delle relative somme all’entrata del bilancio dello Stato, con imputazione all’apposito capitolo n. 3382 del capo X, ai fini della successiva riassegnazione al fondo»;

il Ministero dell’economia ha emanato una circolare sulle modalità di rimborso delle somme versate nel fondo depositi dormienti;

la circolare conferma gli importi devoluti al fondo: 1) somme depositate in conti correnti, certificati di deposito, libretti di risparmio eccetera, non movimentati dal titolare dal titolare o terzi abilitati per 10 anni; 2) strumenti finanziari (titoli) in custodia o in amministrazione per i quali non siano state svolte operazioni per almeno 10 anni; 3) assegni circolari non incassati entro il termine triennale di prescrizione; 4) assicurazioni rami vita che prevedono il pagamento di una rendita o di un capitale al beneficiario, non reclamate entro due anni; 5) buoni fruttiferi postali emessi successivamente al 14 aprile 2001 non incassati dai beneficiari entro il termine prescrizionale di 10 anni;

le somme depositate possono essere richieste, purché nei termini prescrizionali (a partire dalla data di versamento al fondo), dai titolari dei rapporti o dai loro aventi causa. La richiesta può essere emessa dai richiedenti gli assegni circolari, sempre nei termini prescrizionali (decorrenza la data di emissione assegno);

non possono chiedere il rimborso i beneficiari degli assegni circolari, di contratti di assicurazione vita, di buoni fruttiferi postali, successivamente alla scadenza del termine di prescrizione, rispettivamente 3, 2, 10 anni. Le domande di rimborso possono essere chieste alla Consap SpA Rif. Rapporti Dormienti, via Yser 14, 00198 Roma. La domanda deve essere presentata su un modello scaricabile dal sito della Consap. Allegando: copia di un documento di riconoscimento valido del richiedente e dell’eventuale delega nel caso la domanda sia presentata da un terzo; in quest’ultimo caso il delegato, al momento dell’incasso, deve essere munito di procura notarile o di delega all’incasso dove sia riportato, tra l’altro, il codice fiscale del beneficiario; copia del codice fiscale del beneficiario; eventuale certificato di morte dell’avente diritto. Eventualmente la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che attesti la qualità di erede del titolare del rapporto dormiente; copia del libretto di deposito o dell’assegno circolare. I titoli originali devono essere presentati alla Consap prima del rimborso; il titolo annullato sarà restituito al richiedente dopo il rimborso. Nel caso di smarrimento, sottrazione, distruzione del titolo originale deve essere prodotto l’originale del decreto di ammortamento del titolo. Attestazione rilasciata dagli intermediari, su modello pubblicato sul sito della Consap. L’attestazione deve riportare l’estinzione del rapporto, l’avvenuto versamento al fondo, con accertamento dei requisiti di “dormienza”, la dichiarazione di non aver già provveduto direttamente al rimborso al cliente. La Consap, ai fini di verificare i presupposti per la restituzione, potrà richiedere ulteriore documentazione. La Consap esamina le domande secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande. Le domande presentate in passato al Ministero dell’economia, o ancora indirizzate erroneamente allo stesso, saranno “girate” alla Consap che comunicherà ad ogni singolo interessato la presa in carico della pratica. Verificata la sussistenza del diritto al rimborso e successivamente al versamento delle somme necessarie da parte del Ministero dell’economia, la Consap effettuerà il rimborso al soggetto legittimato per bonifico bancario o postale o assegno circolare. In caso di mancato accoglimento della richiesta la Consap fornirà la risposta informando dei motivi del diniego. Infine, nel caso di erroneo trasferimento al fondo da parte dell’intermediario, il rimborso, previa comunicazione della Consap, dovrà essere effettuato direttamente dall’intermediario o, se possibile, sarà ripristinato il rapporto alle condizioni pregresse. Gli intermediari richiederanno poi alla Consap il rimborso dei fondi rimborsati/ripristinati;

considerato che:

la procedura applicata è abbastanza burocratica, quindi lunga e farraginosa. I tempi complessivi tra invio della documentazione, esame della domanda, versamento dei fondi da parte del Ministero alla Consap, e rimborso finale potrebbero arrivare sino ad un anno. Gli intermediari non sono particolarmente attivi nell’invio della documentazione di loro pertinenza. In proposito si fa presente che il consumatore potrà richiamare alla banca la circolare della Consap del 5 ottobre 2010 che chiedeva alle banche di eseguire rapidamente le incombenze di loro pertinenza. “Finanza e Mercati” del 12 marzo 2010, in un articolo sui fondi dormienti, afferma che la consistenza residua ad oggi di tali fondi ammonta a 600 milioni di euro. Nella risposta all’interrogazione 5-02616 dell’on. Fluvi, resa nella seduta della VI Commissione permanente (Finanze) della Camera dei deputati dell’11 marzo 2010, il sottosegretario Molgora «fa presente che sulla base dei dati a disposizione al 31 maggio 2009 risultano essere affluiti presso il Fondo conti dormienti per un importo complessivo di circa un miliardo di euro». Tuttavia, di quest’importo circa 400 milioni sono stati destinati dal decreto-legge n. 5 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 33 del 2009, per il finanziamento di un Fondo per interventi urgenti e indifferibili. A oggi pertanto, la consistenza residua ammonta a circa 600 milioni, che sono disponibili sulla contabilità speciale conti dormienti e saranno utilizzati per soddisfare le richieste di rimborso. Il 10 ottobre 2008, Luisa Grion su “la Repubblica”, informa dello stop del Consiglio di Stato ad utilizzare i fondi dormienti per coprire il pacchetto di emergenza. Nell’articolo si legge: «Dai piccoli risparmiatori “traditi” dai crac Cirio e Parmalat alla nascita della “social card”, dalla stabilizzazione dei precari dello Stato fino ai piccoli indennizzi Alitalia: tutti sono con il fiato sospeso per il nuovo colpo di scena sui “conti dormienti”. Il Consiglio di Stato, infatti, ha bocciato il regolamento preparato dal Tesoro sull’utilizzo di tale risorse. Uno stop che in realtà non è del tutto inatteso – visto che già lo scorso inverno la magistratura aveva manifestato alcune “perplessità” sul caso – ma che rischia ora di far saltare la copertura di un pacchetto d’emergenze. Tutto ebbe inizio nella Finanziaria varata a fine 2005 dall’allora governo Berlusconi (ma la decisione venne confermata poi da quello Prodi) quando si decise che i depositi bancari sui quali da oltre dieci anni non erano stati compiuti movimenti dovevano confluire in un Fondo dal quale lo Stato avrebbe attinto per risolvere “casi particolari” via via individuati. Stime ufficiali su quanti soldi ci fossero su tali fondi dormienti non c’erano e non ci sono, ma le associazioni dei consumatori affermano che i miliardi di euro in palio sono oltre dieci. Proprio lo scorso agosto era scaduto il termine per movimentare i conti dormienti censiti dalle banche e per dicembre era previsto appunto il trasferimento delle risorse al Fondo. Ma ora, secondo i giudici di Palazzo Spada, il regolamento del Tesoro che disciplina la gestione del Fondo è integralmente da riscrivere. Il parere contrario del Consiglio di Stato è solo parzialmente vincolante, nel senso che il ministero di Giulio Tremonti, fornendone motivazione, potrà anche decidere di non adeguarsi: è chiaro però che se anche così fosse – per il fatto stesso che il regolamento è di nuovo sui tavoli del Tesoro – i tempi di erogazione dei vari indennizzi sono destinati ad allungarsi. Ai giudici non è piaciuto in particolare il ruolo che la Consap, la concessionaria dei servizi assicurativi pubblici (presieduta da Andrea Monorchio e con amministratore delegato Raffaele Ferrara), avrebbe nella gestione del Fondo. Secondo il Regolamento assumerebbe “in sostanza tutta l’attività” mentre la legge affiderebbe invece mansioni di controllo ad un’apposita Commissione “che per la sua composizione sia in grado di assicurare terzietà e imparzialità”. Insomma, la gestione dei conti dormienti è affare “delicato” e il governo – è l’invito dei giudici – dovrebbe riflettere “sull’opportunità di una privatizzazione” di questi compiti. Il Regolamento sembra comunque muoversi ormai da mesi in una sorta di percorso a ostacoli: già nel parere interlocutorio, espresso a febbraio di quest’anno, il Consiglio di Stato aveva evidenziato una serie di “perplessità” tra le quali, per esempio, “l’esclusione dall’indennizzo per danni di importo pari o inferiore a mille euro” nel caso dei risparmiatori vittime dei crac, da Cirio e Parmalat fino ai tango-bond. Ora la bocciatura finale»;

l’ultimo crac registrato solo in ordine di tempo, a giudizio dell’interrogante per omessa vigilanza della Consob e della Banca d’Italia, riguarda la società di navigazione Deiulemar, per un ammontare superiore a 800 milioni di euro, che ha coinvolto almeno 13.000 risparmiatori a Torre del Greco (Napoli),

si chiede di sapere:

quanti risultino essere i fondi dormienti ed il loro esatto ammontare confluiti nella Consap, se risulti come siano stati utilizzati e se la loro destinazione non abbia violato le finalità della legge per risarcire le vittime del “risparmio tradito”;

se le disposizioni legislative, a giudizio dell’interrogante di dubbia costituzionalità, che hanno espropriato i titolari delle polizze vita, non abbia configurato un vero e proprio esproprio del risparmio privato;

quante risultino essere state le domande presentate per rientrare in possesso delle somme confluite alla Consap da parte dei legittimi titolari, eredi o aventi titolo, e se risulti che la stessa Consap abbia procedure adeguate per rispondere in tempi celeri alle richieste dei risparmiatori e/o dei loro eredi legittimi;

se risulti che i risparmiatori coinvolti nel crac della Deiulemar, a prescindere dalle eventuali responsabilità risarcitorie dei vigilanti come Consob, Banca d’Italia, la società di revisione KPMG e il collegio sindacale, possano accedere in parte ai fondi dormienti delle banche, per ottenere parte dei loro sudati risparmi;

quali ragioni inducano il Governo a non fornire risposte certe ed adeguate, sia sulla destinazione dei fondi dormienti che sul loro esatto ammontare, tenendo all’oscuro il Parlamento, in modo difforme da quanto previsto dalla legge, sul numero esatto delle somme confluite, sul numero dei depositanti e sulla loro esatta destinazione;

quali misure urgenti intenda attivare per offrire doverose informazioni, che ritardano di almeno 18 mesi, sulle domande presentate, su quelle esaminate dalla Consap e sull’eventuale arretrato, sul numero dei fondi dormienti confluiti distinti per tipologia di depositi.

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