Goldman Sachs- Cassa Depositi e Prestiti

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07520
Atto n. 4-07520

Pubblicato il 22 maggio 2012, nella seduta n. 727

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

da notizie di stampa si apprende che Goldman Sachs dovrebbe avere un ruolo protagonista nella vicenda che riguarda l’acquisizione del 30 per cento di Snam da parte della Cassa depositi e prestiti;

si legge su “Dagospia” del 17 maggio 2012 che a rivelarlo è un articolo sul “Messaggero” dello stesso giorno a firma di Rosario Dimito «nel quale si legge che la merchant bank americana sarà l’advisor al quale toccherà il compito di pilotare l’intervento della Cassa che per 3,5 miliardi rileverà la quota di Snam, 30%, dalle mani dell’Eni. La decisione sarebbe stata presa il 16 maggio u.s. tra i banchieri di Goldman Sachs e i vertici della Cassa e al più presto è in programma un nuovo incontro per approfondire le modalità di acquisizione. Sul significato di questa operazione ci sono pareri contrastanti; da una parte esulta Franco Bassanini, che dal 2008 presiede la Cassa, formidabile polmone che raccoglie 260 miliardi attraverso Poste Italiane. E accanto a lui esprime grande entusiasmo Giovanni Gorno Tempini, l’ex-ufficiale dei Carabinieri che dal maggio di due anni fa è amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti. In un’intervista al “Corriere della Sera” Gorno Tempini che ha iniziato la sua carriera in JP Morgan nel 1987, smonta l’obiezione formulata dal giornalista-guru Mucchetti che forse i 3,5 miliardi di euro per diventare azionista di Snam sarebbe stato meglio destinarli alle imprese, e gira alla larga quando l’intervistatore insinua che queste operazioni servono alle banche in caccia di commissioni. Resta il fatto che dopo mesi di attesa e di proclami inconcludenti Goldman Sachs trova finalmente il modo di infilarsi in un’operazione da 3,5 miliardi»;

sarebbe infatti atteso per la prossima settimana il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che dovrebbe sancire le modalità di separazione di Snam, società che controlla la rete di distribuzione del gas in Italia, da Eni, la maggiore compagnia petrolifera che controlla attualmente la società delle reti con oltre il 50 per cento del capitale;

scrive il quotidiano “Italia Oggi” del 18 maggio: «Ebbene, la scelta è caduta sugli americani di Goldman Sachs, una delle banche d’affari più grandi del mondo che da noi si è giovata di consulenti e manager come Mario Monti, Gianni Letta, Romano Prodi, Massimo Tononi ed Enrico Vitali, quest’ultimo socio dello studio legale Vitali Romagnoli Piccardi e associati, fondato dall’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti (che ha portato lo stesso Gorno Tempini alla guida della cassa). L’individuazione dell’advisor, secondo la procedura predisposta dalla Cdp, sarebbe dovuta cadere sull’istituto ovviamente in possesso di determinati requisiti, ma anche disposto a svolgere il servizio a costi sostenibili. Ora, sulla base del documento con cui la Cdp ha individuato definitivamente l’advisor, che ItaliaOggi ha potuto consultare, viene fuori che la scelta è caduta su Goldman Sachs, la quale prenderà per i suoi servigi solo 1.013 euro. Una cifra che non si può altrimenti definire se non simbolica, soprattutto indicativa dell’interesse che, al di là del compenso, la banca d’affari americana aveva nell’inserirsi nei gangli dell’operazione Cdp-Snam. Nel documento, peraltro, è stilata la graduatoria. Vi si legge che Goldman Sachs è arrivata prima con 85,8 punti, seguita con 80 punti da Deutsche Bank (di cui senior advisor per l’Italia è Giuliano Amato) e con 64 punti da Lazard. A seguire si sono «piazzati» Merrill Lynch (61,8 punti), Rothschild (59,9 punti), Banca Imi (56,9 punti) e Bnp Paribas (51,9 punti). E la banche italiane? Agli osservatori non è fuggita la loro assenza, se si esclude la partecipazione di Intesa Sanpaolo attraverso Banca Imi, comunque classificatasi nelle retrovie. Per non parlare della regina delle banche d’affari nostrane, quella Mediobanca che sulla vicenda non è proprio pervenuta. Di certo a spiccare in tutta questo scenario è l’obolo simbolico chiesto da Goldman Sachs»;

scrive il quotidiano “Rinascita” lo stesso giorno: “Appare quindi incredibile la circostanza che per curare l’acquisto del 29,9% della Snam dall’Eni, la Cassa Depositi e Prestiti, alla quale il governo l’ha destinata, abbia scelto la Goldman Sachs, una banca che da sempre è nemica dell’Italia e che ha partecipato alle massicce speculazioni contro la lira venti anni fa e contro i nostri Btp negli ultimi anni. La banca guidata da Lloyd Blankfein (…) ha sistematicamente perseguito l’obiettivo di fare crollare il valore di mercato dei nostri Btp ed obbligare il Tesoro ad aumentare gli interessi per rendere più appetibili le future emissioni. In tal modo, ha più volte fatto saltare i piani finanziari dello Stato per i prossimi anni. Nonostante questi precedenti, la Cassa Depositi e Prestiti, che ricordiamolo è un istituto pubblico, visto che il suo primo azionista è il Tesoro con il 70% delle azioni, non ha trovato di che nominare advisor (significa consulente ma in inglese fa più fino) proprio la Goldman Sachs. Una banca che dal cittadino medio Usa viene associata alla più schifosa speculazione. La banca di affari e speculazioni che Barack Obama, il maggiordomo di Wall Street, ha salvato con prestiti per circa 10 miliardi di dollari, dalla bancarotta in cui stava precipitando in conseguenza dei suoi giochetti finanziari e dell’avidità dei propri dirigenti. Una banca che ha evidenziato la verità di quanto diceva Bertolt Brecht, che c’è una cosa molto peggiore che rapinare una banca, ed è quella di crearne una. Una banca che ha già svolto un ruolo sinistro nella nostra vita politica mettendo una mano e anzi due nelle vicende che hanno portato alla morte della Prima Repubblica e alla nascita della pseudo Seconda. In seguito all’avvio del processo di privatizzazioni, Goldman Sachs partecipò infatti alla privatizzazione di Eni e Telecom, incassando non poche e assai corpose provvigioni per l’opera prestata»,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero quanto riportato dalla stampa e se il Governo intenda dare seguito all’operazione, considerato che essa costerà 3,5 miliardi di euro;

se sia a conoscenza di quali siano i criteri che hanno portato a far ricadere la scelta su Goldman Sachs quale advisor della Cassa depositi e prestiti nell’operazione di acquisizione del 30 per cento di Snam, e quali siano i reali interessi che la banca d’affari americana ha nell’inserirsi nei gangli dell’operazione anche alla luce dell’obolo simbolico di 1.013 euro di cui si accontenta pur di aggiudicarsi il ruolo di financial advisor;

quali siano i motivi per cui le banche italiane non sono entrate nella graduatoria redatta per la scelta del consulente in grado di sostenere e supportare l’operazione in questione;

se risulti che detta operazione non sottrarrà danaro destinato al finanziamento delle piccole e medie imprese.

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