Mancato risarcimento dello Stato per calamità naturali

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07519
Atto n. 4-07519

Pubblicato il 22 maggio 2012, nella seduta n. 727

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

le disposizioni inserite nel decreto-legge n. 59 del 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 113 del 16 maggio 2012 (appena quattro giorni prima del sisma che ha sconvolto l’Emilia), che riforma la Protezione civile, nel quale, tra l’altro, viene confermata la “tassa sulla disgrazia”, con l’unica differenza rispetto alla precedente formulazione che le Regioni avranno la facoltà, e non l’obbligo, di alzare le accise sulla benzina fino ad un massimo di cinque centesimi, stabilisce che, in caso di calamità naturali, terremoti, frane o alluvioni, lo Stato non pagherà più i danni ai cittadini;

in particolare l’art. 2 del citato decreto-legge determina che “Al fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati a qualunque uso destinati (…) possono essere estese ai rischi derivanti da calamità naturali le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di danno a fabbricati di proprietà di privati”;

entro 90 giorni il Governo, di concerto con i Ministeri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico e sentita la Conferenza Stato-Regioni, dovrà adottare un regolamento in base al quale dovrebbero essere previste agevolazioni fiscali per chi si assicura;

il decreto-legge stabilisce anche che la durata dello stato d’emergenza, cioè il periodo in cui è lo Stato a farsi carico di tutte le spese, può essere di 60 giorni con un’unica proroga di altri 40;

considerato che:

il nuovo meccanismo di finanziamento della ricostruzione potrebbe essere applicato per la prima volta proprio dopo il sisma in Emilia;

a giudizio dell’interrogante non prevedere forme di risarcimento da parte dello Stato, infatti, vorrebbe dire rendere obbligatorie le polizze sulle calamità naturali, accrescendo così gli introiti delle compagnie assicurative, che già guadagnano abbastanza applicando le tariffe RC auto più care d’Europa;

secondo una stima di Adusbef e Federconsumatori i maggiori guadagni, con un costo medio di 200 euro l’anno a polizza, ammonterebbero a circa 6 miliardi di euro (assicurando 30 milioni di abitazioni private tra prime e seconde case). Cifre oltretutto insostenibili per le famiglie, già duramente colpite dalla crisi;

la casa non può essere considerata come un’automobile. La differenza fra un’auto ed un fabbricato sta nelle responsabilità personali e civiche. Se un’auto incorre in un incidente, è quasi sempre colpa di un guidatore che va troppo veloce, che si distrae, che non ha controllato una gomma. Un’alluvione o un terremoto rinviano sempre a responsabilità relative alla mancata manutenzione del territorio o a costruzioni non a norma anti sismica, e queste sono solo ed esclusivamente responsabilità dello Stato, inteso come Comune, Provincia e Regione, con annessi organi istituzionali che concedono licenze facili e permettono disastri e devastazioni sul territorio. Il mancato investimento nel dissesto idrogeologico non può essere colpa del singolo cittadino, né degli eventi atmosferici;

inoltre lasciare in mano alle compagnie le assicurazioni per calamità naturali vorrebbe dire creare un’immensa disparità tra i cittadini, con costi improponibili per assicurare le abitazioni che si trovano in aree sismiche e a rischio idrogeologico e costi più bassi per chi abita in aree non a rischio. Senza contare che le compagnie assicurative non stipuleranno polizze in quelle zone dove i rischi sono più alti,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative il Governo intenda assumere al fine di rivedere la disposizione di cui in premessa, anche alla luce dell’evento sismico che ha colpito l’Emilia, e provvedere ad ogni forma di garanzia per il rispetto del principio di equità tra i cittadini, considerato che non si può permettere alle compagnie di assicurazione di lucrare sulle disgrazie delle vittime di calamità naturali;

se abbia previsto cosa accadrà per i cittadini a partire dal centunesimo giorno quando, stando a quanto stabilito dal decreto-legge, finirà lo stato di emergenza, e chi si farà carico delle spese di ricostruzione;

se non intenda, piuttosto, anche al fine di risparmiare sui risarcimenti, disporre un serio piano di controlli ed operazioni per mettere a norma gli edifici secondo le più moderne tecniche antisismiche e garantire sotto ogni forma il rispetto dell’ambiente e del territorio.

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