Month: maggio 2012

IMU su case inagibili

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07499
Atto n. 4-07499

Pubblicato il 17 maggio 2012, nella seduta n. 725

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

da due anni 8 famiglie sono costrette a vivere lontane dalle loro abitazioni rese inagibili e inabitabili nel 2009-2010 durante la realizzazione della terza corsia del Grande raccordo anulare (GRA), appalto ANAS per il Comune di Roma, in zona Cassia. Le case inagibili in via Volusia sono 3, per un totale di 11 appartamenti;

la prima casa è stata evacuata nell’agosto del 2009, le altre due l’11 maggio 2010 e da allora le famiglie interessate stanno affrontando innumerevoli difficoltà, tra cui i traslochi, la ricerca di altre abitazioni dove trasferirsi, la cura di malattie depressive, cui si aggiungono tutte le questioni giudiziarie derivatene con le relative spese da sostenere;

in questi anni si sono susseguite cause giudiziarie, ancora in corso, dei residenti nei confronti dell’ANAS e delle tre ditte appaltatrici che hanno condotto i lavori e un ricorso al TAR contro la decisione del Comune di Roma che ha intimato ai proprietari di mettere in sicurezza le case danneggiate;

il TAR ha dato ragione ai cittadini ed ha sentenziato che il Comune, in quanto mandatario dell’opera di realizzazione del GRA, deve mettere in sicurezza le case;

considerato che:

l’inagibilità delle abitazioni in questione è stata determinata dallo smottamento dei terreni nel corso della realizzazione della galleria Cassia per il completamento del GRA;

da quel momento i cittadini di via Volusia sono stati completamente abbandonati e costretti dall’amministrazione capitolina a lasciare le loro abitazioni perché pericolose;

già dal 2010 i cittadini in questione stanno pagando l’IRPEF e l’ICI (ridotta al 50 per cento) per queste case che, seppur inagibili ed inabitabili, sono considerate seconde case tenute a “disposizione”;

sebbene non abitino più in via Volusia e non sia dato loro sapere quando potranno farvi ritorno, saranno comunque tenuti alla corresponsione dell’Imu;

il decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, prevede la riduzione del 50 per cento della base imponibile per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono dette condizioni;

le fondazioni bancarie che in virtù della legge sono preposte a nominare dirigenti, presidenti, amministratori delegati e consiglieri di amministrazione delle banche e che hanno ricevuto dalle stesse, in una fase di durissima crisi, dividendi per 2,1 miliardi di euro, con un patrimonio immobiliare stimato tra i 12 e i 15 miliardi di euro, sono state esentate dal pagamento dell’Imu al contrario delle case dei vecchi ricoverati negli ospizi assoggettati al pagamento della tassa, oppure degli emigranti i quali hanno mantenuto la casa di proprietà in Italia e devono pagare l’imposta come seconda casa, senza contare gli agricoltori che devono pagare l’Imu sui fienili, sui cascinali e sulle rimesse delle attrezzature agricole,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga intervenire, nelle opportune sedi normative, anche rivedendo il decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16, al fine di esentare completamente dall’imposta i fabbricati inagibili e inabitabili, poiché è inconcepibile che su di essi si paghi un’imposta, come nel caso in premessa dove, a causa dell’inagibilità delle proprie abitazioni, i cittadini non ne usufruiscono da circa due anni;

se non ritenga, inoltre, che sia iniquo e scandaloso esentare dal pagamento dell’Imu le ricche fondazioni bancarie che solo per quest’anno sono state bonificate di dividendi per oltre 2 miliardi di euro, su un patrimonio immobiliare stimato tra i 12 e i 15 miliardi di euro;

quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di correggere la normativa recentemente introdotta sull’Imu, garantendo maggiore equità tra i contribuenti che non possono essere suddivisi tra privilegiati come le fondazioni bancarie e comuni.

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Portatori di handicap-sosta senza pagamento ticket

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07500
Atto n. 4-07500

Pubblicato il 17 maggio 2012, nella seduta n. 725

LANNUTTI – Al Ministro dell’interno. -

Premesso che:

sono giunte all’interrogante numerose segnalazioni di persone portatrici di handicap che vengono multate per aver parcheggiato la propria auto in zone a parcometro senza aver pagato il ticket per la sosta effettuata;

in particolare il caso di un invalido multato per non aver pagato la somma prevista per la sosta effettuata in una zona a parcometro dell’Argentario;

il portatore di handicap presentava ricorso per opporsi avverso l’ordinanza-ingiunzione relativa al verbale di contravvenzione redatto dalla Polizia municipale di Monte Argentario, confermato pure dalla Prefettura di Grosseto chiedendo al ricorrente addirittura il pagamento delle spese;

l’amministrazione si costituiva in giudizio per chiedere la convalida dell’atto opposto con vittoria delle spese;

il giudice di pace, dopo aver sollevato alcune irregolarità relative alla redazione del verbale di contravvenzione anche relativamente alla valenza delle infrazioni contestate, ha dato ragione all’utente stradale ;

nella circostanza il conducente del veicolo verbalizzato aveva ritenuto di avere titolo idoneo per beneficiare della disciplina derogatoria di cui all’art. 188 del nuovo codice della strada di cui al decreto legislativo n. 295 del 1992, in quanto tale norma autorizza i “veicoli al servizio di persone invalide” a sostare “nelle aree di parcheggio a tempo determinato” senza “limiti di tempo”;

si ha presente la recente, e ad oggi unica, sentenza della Suprema Corte, richiamata dalle amministrazioni interessate nelle loro controdeduzioni, che ha ritenuto di escludere la deroga del pagamento per i veicoli al servizio di persone invalide, in quanto, secondo tale Collegio, l’art. 188 del codice della strada. autorizza soltanto la sosta a tempo indeterminato e non già l’invocata esenzione di pagamento nel caso di parcheggio in aree blu, alla cui onerosità economica deve soggiacere anche il disabile, non essendo vigente una norma che escluda l’obbligo del ticket;

per effetto di tale orientamento giurisprudenziale molti Comuni, in specie quelli di piccole dimensioni, soprattutto a vocazione turistica, si sono subito orientati a sanzionare il parcheggio dei veicoli al servizio di persone invalide, ove non abbiano esposto il tagliando di pagamento, e ciò, tra l’altro, a differenza di quanto avviene nelle città metropolitane, le cui autorità preposte al traffico non hanno inteso recepire siffatta impostazione giurisprudenziale;

in proposito si ha motivo di ritenere che l’adozione di questo criterio determini, in pratica, un’indubbia disparità di trattamento tra le persone con sufficiente capacità motoria e i disabili, il cui riconosciuto diritto a fruire della sosta a tempo indeterminato, se assume rilevanza nelle zone a parcheggio libero o a disco orario, ai sensi dell’art. 157 del codice della strada è del tutto privo di valenza nelle zone a parcometro, la cui diffusione, per le note ragioni di deficit di cassa delle amministrazioni comunali, è ormai in crescita esponenziale;

è evidente che il disabile, in particolare se non accompagnato da persone cosiddette normali, incontra una certa significativa maggiore difficoltà a raggiungere la postazione che rilascia il ticket, spesso ubicata in luoghi nascosti e non facilmente accessibili;

l’art. 11 del regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503 di cui al stabilisce che i detentori di contrassegno autorizzativo sono abilitati a parcheggiare gratuitamente anche in zone a pagamento, ove risulti che gli stalli ad essi riservati nelle immediate vicinanze siano già occupati;

pertanto la disposizione dell’art. 188 del codice della strada avrebbe meritato di essere interpretata dall’amministrazione nel senso più favorevole alla situazione di una persona con ridotta mobilità, tanto più nel caso in cui il conducente del veicolo sia proprio lo stesso invalido, senza la presenza di altre persone a bordo, in quanto non lo si può ulteriormente penalizzare a dovere raggiungere a piedi il parchimetro, spesso lontano dal parcheggio o, come nel caso de quo, posizionato su alti marciapiedi non muniti neppure di scivolo;

trattandosi di una persona qualificata con ridotta mobilità, l’obbligo di pagamento del parcheggio nelle zone a parcometro, la cui vigenza è, in pratica, stabilita solo da un’interpretazione della richiamata sentenza della Suprema Corte, potrebbe sembrare per lo meno vessatorio, in considerazione dell’indubbia difficoltà che può comportare tale richiesto adempimento, sì da qualificarsi come un ulteriore onere che viene posto a carico del disabile, ovviamente con riferimento alle persone effettivamente portatrici di disabilità e non ai fruitori di permessi falsi o taroccati, nei confronti dei quali il “controllo” degli agenti verbalizzanti potrebbe, anzi dovrebbe più efficacemente esplicarsi;

inoltre l’amministrazione resistente, pure avendo presente le iniziative della IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei deputati in materia di riforma del codice della strada, non ha tenuto conto più propriamente e significativamente della legge di delega di riforma del codice della strada, per effetto della quale il legislatore è chiamato ad “esplicitare” il diritto previsto dall’art. 188 del codice della strada ossia nel senso indicato dalla richiamata Commissione permanente, e ciò significa che la norma che verrà adottata avrà carattere e valenza interpretativo di un diritto da considerarsi già sussistente che, quindi, può trovare un’auspicabile immediata applicazione,

si chiede di sapere:

se, a giudizio del Ministro in indirizzo, detta prassi, prevalente ormai in tutti i Comuni piccoli, più o meno turistici, non rappresenti un’incivile disparità di trattamento tra le persone con sufficiente capacità motoria e i disabili, se non una vera e propria vessazione, visto che spesso i parchimetri sono totalmente inaccessibili poiché posti sopra marciapiedi privi di scivoli e comunque impossibili da raggiungere per chi è in carrozzina;

quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di garantire ai cittadini portatori di handicap il rispetto dei diritti stabiliti dalla legge, riportando equità di trattamento tra le persone abili e quelle diversamente abili, considerato che tale oggettiva disparità di maniera nei confronti delle persone disabili potrebbe essere valutata come indice di possibile incostituzionalità della disposizione delegata (art. 188 del codice della strada), con riferimento alla legge delega riguardante l’introduzione di norme e dispositivi che facilitino la mobilità dei non vedenti e dei portatori di handicap .

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Umberto Santich-Commercialista Consigliere comunale romano Orsi

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07498
Atto n. 4-07498

Pubblicato il 17 maggio 2012, nella seduta n. 725

LANNUTTI – Al Ministro degli affari esteri. -

Premesso che

i quotidiani romani e nazionali hanno dato notizia di un’inchiesta del pubblico ministero Paolo Ielo incardinata presso la Procura della Repubblica di Roma sul consigliere comunale romano Orsi e sul suo consulente commercialista Umberto Santich, in relazione ad alcune vicende finanziarie ed immobiliari conseguenti alla distorsione di fondi pubblici destinati a bambini gravemente malati e disabili della Campania;

“Il Messaggero” del 6 febbraio 2011 in particolare riportava alcune dichiarazioni al pubblico ministero Ielo di Vincenzo La Musta (ex collaboratore di Orsi) a proposito di come Orsi recuperasse il denaro per acquistare gli immobili nelle circa 200 aste delle cartolarizzazioni del ministero del Tesoro: «La provvista la realizzava attraverso sue società. La contabilità è tenuta in Toscana, presso il commercialista Franco Celsi (…) so che si approvvigionava anche a Benevento, al sud, con flussi finanziari che venivano schermati da società del gruppo. La contabilità reale, tuttavia, è tenuta da Umberto Santich (…) socio della società “la Fontana”, con sede a Minturno, che utilizza per le compravendite immobiliari. Una parte delle quote è detenuta da una fiduciaria in Svizzera»;

dalle visure camerali presso la Camera di commercio si rilevano le seguenti attività di Umberto Santich come ex azionista o azionista o socio delle seguenti società: Svimm immobiliare Srl, Seam 3A Srl, Dimensione virtuale Srl, Balestrari Prati Srl, Balestrari Campo Srl, Ostara Srl, Industriando Srl, Memory in Life Srl, Mirabilia Re Srl, Fontana Srl;

dalla consultazione dei documenti camerali si rileva che Santich è inoltre stato o è tuttora amministratore: preposto in Lucia Srl uni personale; U.R. Srl.; Um. MA. Immobiliare Snc; Kairus Immobiliare Sas.; Unica società di mutuo soccorso; Phantasia Sas; Elco Sas; Il Vascello Sas ; Ism Snc; Bullicante Immobiliare Srl; Svimm Immobiliare Srl; Fin Social Srl;

in Fin Social Srl è socio azionista nonché consigliere di amministrazione Antonio Domenico Provenzani;

la Fontana Srl con sede in Minturno, provincia di Latina, sarebbe stata, per quanto apparso sulla stampa citata, il presumibile vettore principe di pulizia dei capitali illeciti della vicenda Orsi;

gli azionisti di Fontana Srl sono lo stesso Umberto Santich e la Mitone Holding Sa, corso Elvezia n. 13, Lugano, cioè una fiduciaria schermo svizzera;

lo stesso Umberto Santich risulta essere stato amministratore di Fin Social Srl, impresa sostanzialmente di lobbying nei Paesi poveri nel cui sito web si legge testualmente che Fin Social è attiva “in particolar modo in numerosi paesi in via di sviluppo, dove è parte integrante dell’economia e della società. In Africa, in modo particolare Fin Social attraverso le sue forti relazioni con vari governi, istituzioni finanziarie ed economiche, è in grado di offrire agevolazioni per quanto concerne l’aspetto commerciale che per quello degli investimenti”;

esiste una organizzazione non governativa italiana, il CINS, attiva nella cooperazione internazionale verso i Paesi poveri, finanziata dal Ministero degli affari esteri e da altre istituzioni internazionali;

da circa un anno mezzo il CINS sembra essere entrato in una fase di dismissione di attività;

risulta che fino a poco tempo fa il Presidente del CINS era un certo Umberto Santich e in ogni caso che il 28 aprile 2009 Irene Pivetti, presidente della fondazione “Learn to be Free”, conduce un’iniziativa a Roma sulla cooperazione in Colombia con il Presidente del CINS, Umberto Santich;

risulta che il CINS era presieduto fino a pochi anni fa da Beniamino Quintieri, che divenne il commissario di Governo per l’EXPO Shangai 2010 ed aveva come legale rappresentante Antonio Domenico Provenzani, che doveva pacificamente siglare i progetti da sottoporre al Ministero degli affari esteri per un eventuale finanziamento;

premesso che sul sito del Ministero relativo alle prestazioni professionali per il 2011-2012 in tabella è previsto un compenso per 75.000 euro complessivi per Umberto Santich, e che nella stessa tabella dei consulenti del Ministero, insieme a Santich, appare anche l’avvocato Marco Rago, compensato con 110.000 euro e tra l’altro incaricato di varie mansioni dal commissario di Governo per l’Expo Shangai 2010,

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti che Umberto Santich di Fin Social Srl, implicato nell’indagine citata del Pubblico ministero Paolo Ielo, ed Umberto Santich della ONG CINS ed Umberto Santich, consulente del Ministero per il 2011 e per il 2012 siano la stessa persona;

se il Ministro in indirizzo non ritenga, qualora Umberto Santich sia la medesima persona e non si tratti di un caso di omonimia, per lo meno inopportuno che uno stesso individuo possa intercambiabilmente essere, o essere stato, in imprese di lobbying impegnate in business all’estero nei Paesi poveri, presidente di una ONG di cooperazione, finanziata tra l’altro dal Ministero degli affari esteri, ed inoltre consulente di rilievo dello stesso Ministero;

nel caso in cui Umberto Santich sia la medesima persona e non si tratti di un caso di omonimia, quali siano i motivi per cui, alla luce dell’indagine del pubblico ministero Ielo della Procura della Repubblica di Roma, non si sia provveduto alla sospensione dell’incarico di consulenza per il Ministero a Santich;

se Antonio Domenico Provenzani di Fin Social Srl risulti essere lo stesso Antonio Domenico Provenzani legale rappresentante della ONG CINS;

nel caso in cui Antonio Domenico Provenzani sia la medesima persona e non si tratti di un caso di omonimia, non ritenga per lo meno inopportuno che uno stesso individuo possa intercambiabilmente essere o essere stato in imprese di lobbying impegnate in business all’estero nei Paesi poveri, e legale rappresentante di un’ONG di cooperazione finanziata tra l’altro dal Ministero cui chiedeva e dalla quale otteneva fondi;

quali iniziative intenda adottare al fine di dirimere tutti i possibili i conflitti di interessi nelle persone incaricate dallo stesso Ministero, allontanando ogni sospetto su vicende che appaiono espressione di difesa di interessi privati in contrasto con la tutela dell’interesse generale;

se risultino essere stati, o vi siano tuttora, rapporti intercorsi tra il Ministero degli affari esteri e le società Finsocial e Fontana.

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Medico che molestava pazienti aggredisce Gimmi Ghione

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07481
Atto n. 4-07481

Pubblicato il 16 maggio 2012, nella seduta n. 724

LANNUTTI – Al Ministro della salute. -

Premesso che:

il codice di deontologia medica contiene principi e regole che il medico-chirurgo e l’odontoiatra, iscritti agli albi professionali dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri, indicati con il termine di medico, devono osservare nell’esercizio della professione;

il medico è tenuto alla conoscenza delle norme del codice e degli orientamenti espressi nelle allegate linee guida, la ignoranza dei quali non lo esime dalla responsabilità disciplinare. Il medico deve prestare giuramento professionale. All’art. 17 del richiamato codice, che disciplina il rispetto dei diritti della persona, si prevede che il medico impronti la propria attività professionale al rispetto dei diritti fondamentali della persona, e, all’art. 2, si prevede che l’inosservanza dei precetti, degli obblighi e dei divieti fissati dal codice di deontologia medica e ogni azione od omissione, comunque disdicevoli al decoro o al corretto esercizio della professione, siano punibili dalle Commissioni disciplinari con le sanzioni previste dalla legge, che devono essere adeguate alla gravità degli atti;

gli Ordini provinciali dei medici chirurghi e degli odontoiatri sono tenuti a recepire il codice e a garantirne il rispetto delle norme, nel quadro dell’azione di indirizzo e coordinamento esercitata dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri; sono tenuti inoltre a consegnare ufficialmente o, comunque, ad inviare ai singoli iscritti agli albi il codice di deontologia medica e a tenere periodicamente corsi di aggiornamento e di approfondimento in materia deontologica;

il quotidiano “Il Messaggero” del 16 maggio 2012 riporta che il 15 maggio 2012 il medico romano, Alberto Rinaldi, il quale molestava sessualmente le sue pazienti con inequivocabili atti ripresi all’uopo da una telecamera di una signora, ha picchiato presso il suo studio, in via Gaio Melisso n. 50, Jimmy Ghione, l’educato e rispettoso inviato di “Striscia la Notizia”, aggredendo anche l’operatore, Cosimo Giannatiempo, e spaccando la telecamera. Nell’articolo, dal titolo “L’inviato di ‘Striscia la notizia’ picchiato al Quadraro da un medico accusato di molestie” si legge: «Jimmy Ghione, inviato storico di Striscia la notizia, è finito al pronto soccorso, insieme a un cameraman, dopo essere stato aggredito durante un’intervista al Quadraro, in via Gaio Melisso, nei pressi della Tuscolana. Medicato all’ospedale policlinico Casilino, è stato giudicato guaribile in sette giorni. Ad aggredire l’inviato di Striscia e l’operatore della troupe è stato un medico di base. L’ uomo, raggiunto nel suo studio, sarebbe andato su tutte le furie durante l’ intervista: Ghione lo stava accusando di essere un molestatore e di palpeggiare le sue pazienti non a fini medici. Dopo aver preso a calci, schiaffi e pugni i due malcapitati ha rotto anche l’obiettivo di una telecamera. Il dottore non ha gradito la visita delle telecamere e ha colpito sia Ghione che il suo cameraman ripetutamente. Sul posto è intervenuto il 118 che ha portato l’operatore all’ospedale Vannini in codice verde. Anche il medico si è recato in ospedale sostenendo di sentirsi male. Sul posto sono intervenuti i carabinieri. “Abbiamo sentito urlare e abbiamo visto correre i due di Striscia, ma all’inizio non abbiamo capito cosa stava accadendo”, raccontano alcuni abitanti di via Melisso. E del medico qualcuno si lascia scappare “questo è un quartiere popolare e con tanti abitanti ma le voci corrono”. Gli inviati del Tg satirico sono abituati ad aggressioni, insulti ma ogni volta che accade è sempre un pericolo. È di alcuni giorni fa l’aggressione a Luca Abete, picchiato nel nosocomio napoletano San Gennaro mentre cercava di realizzare un servizio televisivo sul mancato funzionamento degli ascensori. Anche a Stefania Petyx, altra storica inviata di Striscia, ultimamente sono arrivate una serie di minacce. Gli è stata danneggiata la macchina della sua troupe televisiva e su un muro davanti a casa sua scritte minatorie»;

in totale, nel corso del 2011, gli enti hanno provveduto alla sospensione di 57 medici e ne hanno radiati 3. Nel 2010 erano state 93 le sospensioni dall’esercizio professionale e 3 le radiazioni. Lo scorso anno, dunque, pur rimanendo invariato il numero di camici bianchi radiati, si è potuto notare un calo delle sospensioni, scese a 57. Inoltre, come riportato dall’AdnKronos in base ai dati elaborati dal Ministero della salute, sono stati in totale oltre 10.000 i provvedimenti disciplinari che nel 2011 sono stati emessi dagli oltre cento Ordini nei confronti degli iscritti, che sono in totale oltre 370.000. Nel caso in cui la Commissione disciplinare dell’Ordine accerti nel comportamento del sanitario sottoposto a giudizio la violazione di qualche articolo del codice deontologico, irrogherà una sanzione. Le sanzioni rilevanti, sia per l’Ordine che per il Ministero della salute, sono, appunto, la sospensione e la radiazione,

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti quanti siano stati i provvedimenti disciplinari adottati dagli Ordini dei medici nei confronti degli iscritti che si approfittano della loro posizione molestando le pazienti, come nel caso documentato da “Striscia La Notizia”;

quanti risultino essere i pazienti molestati in Italia dai medici in occasione delle visite sanitarie, posto che soltanto una piccolissima parte viene resa nota dalle segnalazioni pubbliche, e se il Governo non ritenga doveroso avviare un monitoraggio, sia richiamando l’Ordine dei medici ad un maggior rigore, sia imponendo le sanzioni doverose per tali atteggiamenti vili e particolarmente odiosi, come sono le molestie sessuali durante le visite;

se risulti che siano stati presi provvedimenti disciplinari su un professionista, il dottor Vincenzo Sciacca, iscritto all’Ordine dei medici, che magnificava sul sito mangostano.fm le virtù terapeutiche e le proprietà miracolose di un succo di frutta, ricavato da una pianta tailandese, la Garcina Mangostana L., prodotto da un’azienda americana, oggetto dell’atto di sindacato ispettivo 4-03746;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per impedire che i professionisti iscritti all’Ordine dei medici, che non rispettano la deontologia professionale ed il codice di deontologia medica, possano continuare ad esercitare la professione medica arrecando disdoro alla categoria e danni ai loro assistiti.

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Banca Popolare di Lanciano e Sulmona (Bls) SpA

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07486
Atto n. 4-07486

Pubblicato il 16 maggio 2012, nella seduta n. 724

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali e per la coesione territoriale. -

Premesso che:

la Banca Popolare di Lanciano e Sulmona (Bls) SpA, facente parte del Gruppo bancario Banca popolare dell’Emilia Romagna (Bper), ha sede legale a Lanciano, in Viale Cappuccini 76, ed è attualmente presente nelle Regioni Abruzzo, Molise, Marche e Puglia con un totale di 78 filiali operative. Il capitale sociale della banca è di 57.378.390 euro;

si legge sul sito web della Bls: “Da sempre intensamente legata al suo territorio, ricco di storia e di cultura, la Banca Popolare di Lanciano e Sulmona è nata proprio per sostenerne più da vicino il tessuto socio-economico, costantemente attenta alle risorse e alle esigenze di una molteplice e vivace realtà economica e sociale costituita da famiglie, agricoltori e artigiani, professionisti, imprenditori ed enti pubblici”;

considerato che a quanto risulta all’interrogante:

la Bls dal 1° gennaio 2013 diventerà una ‘divisione’ della capogruppo Bper, perdendo di fatto gran parte della sua autonomia;

secondo il piano industriale di Bper, il consiglio d’amministrazione della Bls sarà sciolto e resterà un comitato esecutivo che avrà una autonomia per quanto riguarda l’erogazione al credito di 6 milioni e mezzo di euro;

secondo quanto si legge in un lancio dell’AgenParl del 14 maggio 2012 dal titolo “Banche: l’Abruzzo perde Bls e Carispaq, rischio esuberi”, potrebbero essere circa 300 gli esuberi totali del personale di Bls e Carispaq, altro istituto abruzzese che diventerà ‘divisione’ della Bper,

si chiede di sapere:

se risulti corrispondente al vero quanto esposto in premessa;

se risulti corrispondente al vero che la Bper, non rispettando le condizioni previste dal contratto, stia contattando funzionari e impiegati della Bls per offrire mobilità professionale e territoriale;

quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano mettere in atto per tutelare i livelli occupazionali dell’istituto abruzzese.

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Finmeccanica-Ecomafie

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07488
Atto n. 4-07488

Pubblicato il 16 maggio 2012, nella seduta n. 724

LANNUTTI – Ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

Carlo Bonini per la “Repubblica” scrive sul Sistri, il sistema di controllo satellitare del percorso dei rifiuti che dovrebbe combattere le ecomafie: «Nel pozzo nero di Finmeccanica, la holding che si è fatta tasca della Politica e sua stanza di compensazione, c’è un affare da 500 milioni di euro il cui costo è stato caricato per intero sul Paese. Su almeno 400 mila piccole, medie e grandi aziende che dal 2010 versano un contributo obbligatorio, di fatto una tassa, per un servizio mai erogato e di cui per sette volte in due anni è stata prorogata l’entrata a regime (l’ultima, al 30 giugno prossimo). Una commessa pubblica per la quale la holding ha già incassato oltre 100 milioni di euro e battezzata Sistri, Sistema Integrato di controllo della tracciabilità dei rifiuti. Lo strumento doveva diventare l’arma definitiva nella lotta alle eco-mafie. Sostituire la manipolabile burocrazia di carta che oggi governa il trasporto e lo smaltimento, con un controllo digitale trasparente ed efficiente. Non è andata così. Con l’opacità propria di ogni affare su cui vengono caricati costi inconfessabili – e di cui ora Repubblica è in grado di documentare, svelandoli, alcuni passaggi chiave – la realizzazione del Sistri, nel tempo, annega nelle nebbie e nelle fumisterie dei regolamenti ministeriali, delle norme a misura infilate in decreti legge omnibus (il “mille proroghe” su tutti). Fino a diventare un rebus per iniziati. Soprattutto, l’affare gode di uno status curioso. Diciamo pure assai anomalo. Il governo, il 5 settembre del 2008, con decreto firmato dall’allora Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, pone il “segreto amministrativo” “sul progetto, le opere, i servizi, e le forniture per la realizzazione del Sistema” che il ministero dell’Ambiente, a quella data, ha già scelto di affidare alla Selex Service management, società del gruppo Finmeccanica. Per quale motivo? Perché impedire al Parlamento e dunque all’opinione pubblica di conoscere i termini di un affare di tale rilievo economico e sociale? Il progetto, la sua esistenza, la sua architettura, non sono un mistero. Ci ha cominciato a lavorare il governo di centrosinistra già nel 2007. Si tratta di predisporre presso il Ministero dell’Ambiente una rete di dati integrata cui i produttori e i trasportatori di rifiuti “speciali pericolosi” dovranno agganciarsi, garantendo così la tracciabilità dell’intero processo di smaltimento. Per giustificare dunque il “segreto”, al Paese, nel 2008, viene rifilata una frottola che pure ha una sua plausibilità. Finmeccanica – si dice – lavora con una “avanzatissima tecnologia militare” che deve godere della massima protezione e dunque rimanere inaccessibile alle mille mafie che lucrano sul ciclo dei rifiuti. Peccato non sia vero. Repubblica è riuscita a ottenere il contratto siglato il 14 dicembre del 2009 dal Ministero dell’Ambiente e la Selex service management su cui il Governo, come abbiamo visto, ha curiosamente posto il segreto già un anno prima, a scatola chiusa, quando ancora non esiste alcun progetto esecutivo. E la lettura delle sue 35 pagine ne documenta la ragione. Non c’è nessun paragrafo dell’accordo che custodisca dettagli sensibili relativi alle tecnologie utilizzate. Ciò che il Paese non deve conoscere sono i termini economici dell’intesa. Le sue condizioni capestro, i suoi formidabili costi. Cuciti, gli uni e gli altri, sulle esigenze di Finmeccanica. Il contratto prevede infatti, per una durata di cinque anni (la scadenza è fissata nel dicembre 2014), che per la realizzazione del Sistema, la sua manutenzione, nonché la fornitura ad aziende e trasportatori dei due marchingegni funzionali al software che assicura la tracciabilità dei rifiuti (chiavette usb per il carico dei dati, nonché black-box, scatole nere da montare sulle motrici dei camion adibiti al trasporto), la Selex incassi a regime dal Ministero dell’Ambiente una quota fissa di 28 milioni di euro l’anno e una quota variabile, stimata tra i 65 e i 70 milioni, legata al gettito assicurato dal contributo che ciascun utente (azienda o trasportatore) del Sistri sarà chiamato a versare al momento dell’iscrizione obbligatoria al Sistema e del ritiro della chiavetta usb o della “scatola nera” che li renderanno parte della rete. Sono numeri da tombola. E per comprenderlo è sufficiente un dato. Le black-box, le scatole nere che Selex monterà sulle motrici dei camion e che altro non sono che dei normali transponder che indicano la posizione e la percorrenza di un mezzo, sono prodotte dalla Viacom, una società che, come pubblicizza il suo sito, affitta normalmente il dispositivo alle pubbliche amministrazioni o ai privati per 35 euro l’anno. Ebbene, nel contratto il ministero le paga 500. C’è di più. L’alea economica che apparentemente grava su Finmeccanica – vale a dire quei 65-70 milioni di euro annui di quota variabile dei compensi legati ai contributi degli “iscritti” al Sistri – in realtà è del tutto nominale. Per le 400 mila aziende e i trasportatori dell’indotto dei rifiuti, infatti, non solo il contratto prevede l’obbligo di iscrizione al Sistema, ma, al suo articolo 14, prevede un sistema sanzionatorio che deve rendere il pagamento dei contributi un capestro ineludibile. Si legge infatti: “Il contratto si basa sul presupposto che venga elaborato un sistema sanzionatorio efficace per rendere cogente l’obbligo di iscrizione al Sistema e di pagamento delle annualità successive all’iscrizione e che tale sistema sanzionatorio entri in vigore contestualmente all’operatività del Sistema”. È evidente che il contratto “segreto” fa di Finmeccanica una concessionaria di fatto di un servizio per il quale non è prevista alcuna concessione. Non solo. Ne fa una concessionaria atipica, che dello status ha solo i vantaggi, ma non gli svantaggi. Perché accolla per intero allo Stato il rischio economico che il Sistema, una volta realizzato, resti inoperativo. L’accordo prevede infatti che se il Sistri non dovesse mai vedere la luce, gli investimenti in reti e software resteranno per intero a carico delle casse pubbliche e, naturalmente, delle tasche private, da cui nel frattempo saranno usciti i “contributi”. Insomma, il 14 dicembre del 2009, il Governo, segretamente, impone di fatto, con un contratto commerciale, un nuovo tributo al Paese, una tassa vera e propria a beneficio della holding allora guidata da Pierfrancesco Guarguaglini. È un trucco di cui Governo e Finmeccanica sono evidentemente consapevoli e di cui non è dato sapere i termini dello scambio. E che ha il suo volto pubblico nel ministro dell’epoca Stefania Prestigiacomo e nel suo potente capo della segreteria Luigi Pelaggi, protagonisti entrambi, tra il 2009 e il 2010, di una convulsa trattativa. Il 17 dicembre del 2009, tre giorni dopo la firma del contratto, un decreto ministeriale stabilisce le categorie di soggetti obbligati ad aderire al Sistri, le sue linee guida di funzionamento, il regime transitorio di passaggio dal sistema cartaceo a quello digitale, gli apparati che le aziende dovranno ritirare e installare (chiavette Usb e black-box), i costi a carico delle imprese. E tuttavia, nello stabilire l’obbligo di adesione al sistema, non viene fissata alcuna sanzione per chi non adempie. È una “falla” significativa, che pure, sulle prime sembra non preoccupare Finmeccanica. Il Sistri, infatti, parte con una robusta campagna mediatica che deve convincere il Paese della bontà del progetto, far dimenticare la sua illegittima segretezza (fino all’agosto del 2010, resterà ignoto persino il nome della Selex management, la società controllata da Finmeccanica che ha l’incarico di progettare e mettere a regime il Sistema), convincere 400mila imprese (le più grandi delle quali associate di Confindustria) a mettere mano al portafogli senza fare troppe domande. Del resto, che la “vendita” del Sistri al Paese sia cruciale è documentato ancora dal contratto del dicembre 2009. Dal suo “allegato C”, coperto da segreto come il resto dell’accordo, che, al punto “A”, vede Ministero e Finmeccanica dettagliare, “come parte integrante del contratto”, una “campagna di stampa” che deve coinvolgere, con l’autorità politica, i Carabinieri (è previsto che un aliquota del Noe, il nucleo ambientale dell’Arma lavori alla gestione operativa Sistri), l’Unioncamere, “oltre che gli organismi pubblici (Ispra) e privati (Federambiente ecc.) operanti in campo ambientale”. La “macchina del rumore” funziona a dovere. La Confindustria di Emma Marcegaglia si adegua. Governa e contiene i malumori dei suoi iscritti, soprattutto dei piccoli associati, che pure non sono fessi e vorrebbero saperne di più. Coincidenza vuole, per giunta, che nel febbraio del 2010, pochi giorni dopo che, a Torino, Pelaggi ha illustrato all’Unioncamere il Sistri, diventi di pubblico dominio la notizia che il padre della Marcegaglia è indagato per traffico illecito di rifiuti pericolosi. Una storia che per altro riaffiorerà anche quando la Procura di Napoli inciamperà nell’inchiesta sul minacciato dossieraggio del Giornale a carico della Marcegaglia. Una fonte interna a Confindustria la spiega in altro modo e riferisce oggi che, “in quei mesi, l’accondiscendenza sul Sistri era oggetto di scambio con la richiesta al Governo della cassa integrazione straordinaria”. È un fatto che, alla fine di quell’anno, 2010, gli iscritti al Sistri siano 300mila aziende e circa 60mila trasportatori. È un fatto che tutti paghino e che dunque l’incasso dei contributi raggiunga i 70 milioni di euro. Come da previsione di Finmeccanica. Ma poi qualcosa va storto. È storia dell’anno appena trascorso. Il Sistema non è pronto. Peggio, un flop. Il 2010 se ne è andato in chiacchiere. L’entrata in vigore del Sistri, prevista per luglio, quindi affannosamente prorogata ad ottobre, è nuovamente rinviata. Gli imprenditori mangiano la “foglia” e i contributi per il 2011 precipitano a poco più di 30 milioni. Finmeccanica entra in allarme. E, come documenteranno le intercettazioni dell’inchiesta napoletana sulla P4, Sabatino Stornelli, amministratore delegato di Selex si sbatte come un ossesso per imporre al Ministero che l’obbligo di pagare diventi una norma sanzionata con severità. Cosa che accade proprio alla fine di dicembre 2010, con decreto. Chi non paga la “tassa” a Finmeccanica è passibile di una sanzione fino a 90mila euro. Passano altri 10 mesi. A ottobre del 2011, il “click-day”, la prova generale del Sistema è una Caporetto. Due “scatole nere” su 5 scaricano le batterie dei mezzi su cui sono montate o non riescono a emettere il segnale di partenza. Molte chiavette Usb non caricano correttamente i dati o non vengono “riconosciute”. L’entrata in vigore del Sistema è nuovamente rinviata. L’Avvocatura dello Stato e il Ministero dell’Ambiente ammettono che sul contratto tra il Ministero e Selex non esiste più, e forse non sarebbe mai potuto esistere, il segreto amministrativo. Con il 2012, lo spettacolo che si presenta agli occhi del nuovo ministro dell’ambiente Clini è desolante. L’incarico dato alla DigitPa, l’Ente nazionale per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione, di una spending review sul contratto con Finmeccanica conclude che le scelte seguite per il Sistri non sono compatibili con i principi di trasparenza. Sabatino Stornelli, suo fratello Maurizio, Luigi Pelaggi vengono iscritti al registro degli indagati della Procura di Napoli per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, all’abuso di ufficio, alle false fatturazioni in un’indagine che non ha ancora avuto una sua discovery. La nuova Confindustria di Sergio Squinzi, il 20 aprile scorso, con una nota, segnala al Governo che ha “il dovere morale di annullare un contributo per il 2012, per un Sistema rinviato ben sette volte e che ha perso ogni credibilità”. Quello stesso giorno, Clini posticipa la data di pagamento al 30 novembre e prende tempo “per valutare insieme le modalità per finalmente operativo il Sistema”. Finmeccanica, intanto ha già scontato in banca due anni di “tassa”. Poco più di 100 milioni di euro. Gliene restano altri 3. In febbraio, la Selex management vince con il Sistri l’Innovation Awards riconosciuto da Cisco per “il progetto di maggiore impatto di rete digitale dell’anno”. Sembra uno scherzo. Ma non lo è»,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per cui l’appalto del sistema sia stato affidato direttamente al gruppo Finmeccanica senza una normale procedura di appalto;

se l’apposizione del segreto di Stato, che sarebbe stata richiesta dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sulla nomina della Selex Management non sia stata un espediente per aggirare la normativa sugli appalti;

a quanto ammontino i contributi complessivamente versati allo Stato per gli anni 2010 e 2011 e per l’anno in corso dai soggetti pubblici e privati tenuti ad iscriversi al sistema Sistri;

se i Ministri in indirizzo intendano intervenire al fine di evitare che gli operatori, che già si sono iscritti inutilmente al Sistri nel 2010, debbano sostenere ulteriori oneri finanziari anche per gli anni 2011 e 2012 per un sistema che ancora non è operativo;

quali iniziative intendano assumere, anche in sede normativa, al fine di rimborsare ai soggetti interessati le somme versate fino ad oggi quale contributo, considerato che, a giudizio dell’interrogante, lo stesso può essere richiesto ai soggetti tenuti all’iscrizione solo a far data dall’efficiente funzionamento del sistema, per cui l’onere deve far carico al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il quale ha assunto tutte le decisioni relative alla sua gestione, compresa quella di affidare senza gara l’appalto del progetto Sistri alla società Selex Management;

quali iniziative intendano intraprendere al fine di garantire i principi di trasparenza nonché il superamento delle criticità di attuazione dei sistemi telematici di tracciabilità dei rifiuti, permettendone l’operatività come efficace strumento nel contrasto al traffico illecito, al fine di riorganizzare un sistema che ha già visto un ingente impiego di risorse pubbliche;

se non ritengano opportuno provvedere a risolvere il contratto con Selex per evitare posizioni di monopolio nel settore dei software ambientali da parte di Finmeccanica e favorire soluzioni più economiche definite sulla base della libera concorrenza.

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Lettera Agenzia delle Entrate-richiesta detrazioni triennio 2008-2010

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07484
Atto n. 4-07484

Pubblicato il 16 maggio 2012, nella seduta n. 724

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che l’Agenzia delle entrate sta inviando ai contribuenti una lettera in cui si chiede di trasmettere, entro 30 giorni dal ricevimento, la documentazione originale delle spese per cui sono state effettuate detrazioni nelle dichiarazioni dei redditi degli anni precedenti. Nella maggiore parte dei casi si tratta degli anni di imposta relativi al triennio 2008-2010;

scrive Franco Bechis per “Libero”: «Le lettere, anche per il tono perentorio, stanno suscitando grande agitazione fra i contribuenti che le ricevono. Primo perché o le Poste italiane sono un vero disastro, o probabilmente la data di intestazione della missiva è falsa: quasi tutte le lettere riportano date relative alla prima quindicina di giorni di aprile, e sono state consegnate dalla prima settimana di maggio in poi. Grazie agli accordi con lo Stato, sulla busta non è impresso il timbro postale, da cui l’Agenzia delle Entrate è assolta. Quindi l’ultimatum di 30 giorni è quasi sempre in scadenza per chi riceve la missiva. Seconda difficoltà: solo un sadico potrebbe inviare – per giunta nel momento economico attuale – nel mese di maggio ai contribuenti la richiesta di produrre entro poche ore o giorni tutta la documentazione relativa alle detrazioni degli anni precedenti. Perché quella documentazione in gran parte dei casi è custodita negli studi dei commercialisti, che a maggio stanno facendo ovviamente superlavoro per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi 2011 – comprensive di Imu – per i loro clienti. È praticamente scontato che in poche ore o giorni non siano in grado di esibire la documentazione delle spese dei loro clienti relative agli anni passati. Stesso discorso per la documentazione relativa alle detrazioni più utilizzate: quelle per spese mediche. La documentazione originaria o è custodita dai commercialisti o da casse mutua e assicurazioni che hanno rimborsato parzialmente quelle spese mediche (è detraibile dalle tasse solo la differenza non rimborsata). È praticamente scontato che anche per loro sia impossibile consegnare al contribuente migliaia di ricevute originali in pochi giorni»;

l’Agenzia delle entrate aggiunge nella lettera che se il contribuente non riesce a produrre la documentazione entro i termini richiesti diventa automaticamente un evasore fiscale, per cui le spese detratte vengono considerate illegittime e vengono richieste indietro accompagnate da sanzioni e interessi che fanno lievitare di due o tre volte il beneficio ricevuto negli anni passati. La pratica così diventa una cartella esattoriale, viene passata ad Equitalia che provvede alla riscossione;

considerato che la legge 27 luglio 2000, n. 212, recante “Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente”, all’art. 3, comma 2, prevede che “In ogni caso, le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore o dell’adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti”,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga che la richiesta dell’Agenzia delle entrate avvenga in violazione dello Statuto del contribuente e di conseguenza quali iniziative intenda intraprendere a riguardo;

se risulti corrispondente al vero che i contribuenti stanno ricevendo la lettera dell’Agenzia delle entrate in date che non permettono loro di rispettare il termine dei 30 giorni richiesti per la produzione dei documenti, perché già scaduto;

quali urgenti iniziative il Governo intenda adottare al fine di tutelare i diritti dei contribuenti onesti, che diligentemente hanno presentato la dichiarazione dei redditi, considerato che la lettera dell’Agenzia delle entrate sta arrivando proprio in coincidenza con la presentazione della nuova dichiarazione dei redditi creando difficoltà enormi nella raccolta della documentazione richiesta e soprattutto non concedendo agli utenti i tempi necessari per non incappare nelle sanzioni annunciate, affinché quella che vuole passare per lotta all’evasione non diventi una vera e propria persecuzione solo per chi ha sempre dato seguito ai propri doveri fiscali;

quali iniziative intenda adottare al fine di intraprendere una efficace battaglia per combattere e contrastare l’annoso e perdurante fenomeno dell’evasione fiscale, assicurando ai contribuenti equità e giustizia fiscale, visto che a quanto risulta all’interrogante ad oggi si applicano due pesi e due misure quando si tratta di non disturbare i soliti “raccomandati” a svantaggio degli utenti onesti tartassati fino all’esaurimento.

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Rinegoziazione Mutui

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07487
Atto n. 4-07487

Pubblicato il 16 maggio 2012, nella seduta n. 724

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

il decreto-legge n. 70 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n.106, all’art. 8, comma 6, lettera a), regola la possibilità di rinegoziazione dei mutui ipotecari da tasso variabile a tasso fisso a condizioni ineguagliabili e senza spese;

secondo tale legge, entro il 31 dicembre 2012, un mutuatario che, prima del 13 luglio 2011 (data dell’entrata in vigore del decreto-legge), abbia stipulato un mutuo ipotecario prima casa di importo iniziale massimo 200.000 euro a tasso e a rata variabile per tutta la durata del contratto, ha la possibilità di ottenere dalla propria banca la rinegoziazione del tasso del mutuo che diventerebbe fisso agganciato al parametro “IRS 10 anni” oppure “IRS durata residua mutuo” (il minore tra questi due) maggiorato del medesimo spread in essere per il mutuo a tasso variabile (lett. b)). Il mutuatario al momento della richiesta di rinegoziazione deve presentare alla banca un’attestazione, rilasciata da un CAAF (di solito la rilasciano gratuitamente), dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) che non dovrà superare i 35.000 euro e, salvo diverso accordo tra le parti, non dovrà avere avuto ritardi nei pagamenti delle rate;

si riporta ad esempio un caso reale: un mutuo con residuo di 114.000 euro e scadenza gennaio 2031, tasso attuale: euribor 6 mesi + spread 0.90 (1,20+0,90=2,10 per cento tasso attuale pagato); rata attuale 622 euro; nuovo tasso fisso: IRS 10 anni + spread 0,90 (2,20+0,90= 3,10 per cento fisso per sempre); nuova rata fissa fino al 2031 pari a 677 euro: pertanto, con un aumento dell’1 per cento di tasso e di soli 55 euro mensili, il mutuatario si garantisce la rata fissa per sempre;

considerato che:

risulta all’interrogante che le banche non stiano informando al riguardo i clienti, molto probabilmente perché per loro significa una riduzione drastica degli utili a causa dei costi di copertura del tasso e nessuno oggi immagina l’utilità prospettiva di tale operazione perché in fase di crisi economica i tassi non accennano ad aumentare;

dalla seconda metà del 2013, e più compiutamente dal 2014, con la presunta e agognata ripresa dell’economia le cose cambieranno drasticamente, e diverse concause porteranno ad un rilevante aumento dei tassi d’interesse e a grosse tensioni nelle famiglie che si vedranno lievitare in maniera incontrollata le rate dei mutui;

oggi chi va a sottoscrivere un mutuo prima casa a tasso fisso, sempre che la banca lo eroghi ancora a tasso fisso, troverebbe tassi nell’ordine del 6 o 7 per cento. Mai è stato possibile per il pubblico accedere a delle condizioni, così vicine al tasso variabile, che fossero realmente convenienti;

anche se nella trasformazione si va a pagare poco di più, in realtà è molto meno di quanto andrebbe a pagare il mutuatario per molti anni mantenendo il tasso variabile,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di istituti bancari che non informano i propri clienti della possibilità di rinegoziare i mutui a proprio vantaggio;

quali iniziative di carattere normativo intenda assumere affinché le banche diano ai propri clienti le complete e dovute indicazioni relativamente a quanto previsto dal decreto-legge n. 70 del 2011, al fine di permettere ai cittadini la possibilità di esercitare il proprio diritto di rinegoziazione dei mutui ipotecari da tasso variabile a tasso fisso senza spese, anche considerando l’imminente scadenza dell’opportunità al 31 dicembre 2012;

se non ritenga di intervenire, nelle opportune sedi normative, al fine di prolungare il termine (31 dicembre 2012) di vigenza della disposizione soprattutto alla luce della pesante crisi economica che il Paese sta attraversando con manovre “lacrime e sangue” che costeranno 2.103 euro all’anno a famiglia, con balzelli, tasse e rincari a loro carico, destinata ad aumentare con il previsto aumento di 2 punti di Iva.

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Intervento in Aula su Agenzia Debiti spa.

Legislatura 16ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 723 del 16/05/2012

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, sollecito la risposta alle interrogazioni parlamentari 4-06545, 3-02813 e 3-02859 e all’interpellanza 2-00450, tutte relative alla società Agenzia Debiti Spa.

In una fase come questa, di gravissima crisi economica, volano basso gli sciacalli. Questi signori pubblicizzano dappertutto i propri servizi dicendo che un debito di 30.000 euro verrà da loro abbattuto del 70 per cento, dando quindi la garanzia che 30.000 euro arriveranno a 10.000 euro; nel frattempo si fanno pagare 390 euro. Sul «Venerdì» del quotidiano «la Repubblica» della scorsa settimana l’avvocato Massimiliano Mapelli, uno dei responsabili, risponde che tutto è regolare perché i 390 euro che chiedono al primo contatto con il cliente è il prezzo per il consulente legale affinché possano farsi un’idea esatta dell’esposizione debitoria delle persone. Insomma, il tartassato di turno sborsa centinaia di euro per conoscere quello che si presuppone dovrebbe già sapere, ossia l’entità del proprio debito.

Poi, per proseguire, chiedono ulteriori 2.000-3.000-4.000 euro; chiedono addirittura di firmare le cambiali. Sono 200.000-300.000 gli italiani che si sono rivolti a queste agenzie di debiti. Infatti, non c’è solo quella che ho citato ma ce ne sono anche altre, e molto aggressive, che addirittura denunciano penalmente chiunque osi lamentarsi sui forum delle associazioni dei consumatori dicendo di essere stato truffato.

Signor Presidente, diamo atto al ministro Giarda di avere fatto la sua breve apparizione, ma ritengo che questo Governo, di fronte ad un problema di gravissima rilevanza sociale, il minimo che debba fare è venire a verificare la situazione e rispondere in Aula su tali questioni.

Aggiungo, signor Presidente, e la ringrazio molto per l’attenzione, che all’interno dell’azionariato di queste società comparirebbero addirittura personaggi già condannati per bancarotta fraudolenta a causa del fallimento di alcune agenzie di credito.

Signor Presidente, è in corso un’indagine dell’Antitrust, aperta su denuncia dell’Adusbef, con la quale è stata accertata l’esistenza di una violazione del codice del consumo dal momento che non è possibile promettere alle persone un abbattimento del 70 per cento dei loro debiti senza che poi ciò avvenga; anzi, il cittadino viene fatto finire dalla padella nella brace.

Aggiungo ancora che sono stati presentati degli esposti presso le procure della Repubblica da parte delle associazioni dei consumatori che fanno quello che possono. Ritengo però che un Parlamento ed un Governo che siano attenti alle esigenze dei cittadini in una fase di crisi come questa dovrebbero verificare le azioni di questi sciacalli e metterli in condizione di non volare più.

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Pamela Meier- Cariparma Bologna

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07471
Atto n. 4-07471

Pubblicato il 15 maggio 2012, nella seduta n. 722

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

le virtuose banche italiane – a giudizio dell’interrogante scandalosamente protette dalla Banca d’Italia che persegue la stabilità invece della trasparenza e della concorrenza, per questo operanti in una logica di cartello che determina costi dei conti correnti elevatissimi con i costi di gestione pari a 295,66 euro annui contro una media di 114 euro dell’Europa a 27, con un differenziale sui mutui e credito al consumo superiore ad un punto percentuale; che hanno avuto 270,8 miliardi di euro di finanziamenti dalla Banca centrale europea come prestito triennale al tasso dell’1 per cento, e hanno utilizzato tale ingente massa monetaria per i propri utili e per continuare a corrispondere emolumenti spropositati – continuano a comportarsi in maniera eticamente discutibile, laddove non vi siano anche risvolti penalmente rilevanti, con i clienti, correntisti, risparmiatori;

anche quando devono offrire forme di finanziamento o piani di ammortamento su prestiti e mutui, non sembrano praticare la trasparenza, ma l’opacità, come nel caso ad esempio della signora Pamela Meier, una imprenditrice che nel 2010 si rivolse con fiducia alla filiale Cariparma di Bologna per attivare un mutuo;

da informazioni in possesso dell’interrogante, nella simulazione delle rate, il direttore della sede di Cariparma di Bologna, in via Marconi 16, propose all’interessata nel dicembre 2010 rate di 1.916 euro mensili se avesse ottenuto il mutuo di 108.000 euro, che sarebbero diventate 1.064 euro se avesse restituito il mutuo in 7 anni;

la signora, fiduciosa dei comportamenti corretti della banca, riteneva di poter onorare rate che comprendevano un piano di ammortamento di 7 anni, quindi più basse, ma all’atto della stipula tale fiducia risultava mal riposta, perché, come si può leggere nell’e-mail dell’11 maggio 2012, delle ore 11,58, di risposta alle proteste circa la mancata erogazione pattuita, il direttore risponde che le e-mail alle quali la signora si riferiva concernevano simulazioni di piano di ammortamento ante-delibera. Si trattava, appunto, di simulazioni. La delibera, invece, contemplava 60 mesi, di cui 24 di preammortamento. L’impegno, invece, assunto dal direttore (e pertanto dalla banca) con l’e-mail del 10 dicembre 2010 era quello di non applicare alcuna penale per una restituzione anticipata;

la banca, modificando a suo vantaggio le condizioni inizialmente pattuite, ha messo in notevole difficoltà finanziaria la loro cliente;

considerato altresì che a giudizio dell’interrogante i comportamenti descritti, che vedono la Cariparma di Bologna protagonista in negativo nei confronti della signora Meier, messa in difficoltà nell’onorare la restituzione del prestito ricevuto dall’ottusaggine e forse dalla malafede dei dirigenti, dovrebbero essere sanzionati dalle autorità che hanno il dovere di esigere correttezza e trasparenza nei rapporti tra banche ed utenti dei servizi bancari,

si chiede di sapere:

se il Governo condivida i comportamenti delle banche che, dopo aver ricevuto un prestito triennale di 270 miliardi di euro dalla Banca centrale europea al tasso dell’1 per cento, continuano a vessare le piccole e medie imprese e le famiglie, con tassi e condizioni capestro, insostenibili per la ripresa delle attività produttive e la crescita economica;

se non ritenga doveroso promuovere interventi normativi affinché le autorità vigilanti monitorino le condizioni poste dal sistema bancario italiano per le richieste di affidamenti e prestiti e le ragioni del loro rifiuto.

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