Pietro D’Anzi-AD Banca del Mezzogiorno

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07565
Atto n. 4-07565

Pubblicato il 29 maggio 2012, nella seduta n. 732

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che il Consiglio di amministrazione di Poste italiane ha nominato Pietro D’Anzi, ex Barclays, consigliere di amministrazione della banca del Mezzogiorno – Mediocredito centrale (Mcc);

scrive Vittorio Malagutti per “il Fatto Quotidiano”: «La Banca del Mezzogiorno, istituto pubblico partorito due anni fa dalla fervida fantasia dell’ex ministro Giulio Tremonti, ha da ieri un nuovo amministratore delegato. Si chiama Pietro D’Anzi ed è approdato al vertice su designazione delle Poste, che sono l’azionista unico della banca. D’Anzi, 48 anni, si è appena lasciato alle spalle la brutta avventura di Barclays Italia. Affari spericolati, finanziamenti sospetti e un bilancio non proprio brillante, se è vero, come si vocifera in ambienti finanziari, che il grande istituto britannico ha deciso di vendere le sue filiali nella Penisola. Il nuovo capo della Banca del Mezzogiorno era un manager di prima fila del gruppo Barclays in Italia. Con i gradi di responsabile della rete commerciale, D’Anzi era uno dei collaboratori più stretti di Vittorio De Stasio, che nel settembre scorso è stato costretto ad abbandonare in gran fretta la poltrona di amministratore delegato di Barclays Italia. Nel giro di poche settimane si è capito il motivo del ribaltone. De Stasio era indagato dalla procura di Catanzaro per truffa, estorsione, concorso in associazione a delinquere e minaccia. L’inchiesta era partita da una truffa milionaria all’Unione europea orchestrata da imprenditori foraggiati con i prestiti della banca inglese. Secondo la ricostruzione dei magistrati il manager della Barclays ha dato via libera a finanziamenti per 12 milioni a un’azienda di Pietro Bonaldi, che è ancora latitante all’estero. In cambio dei prestiti De Stasio avrebbe ricevuto 250 mila euro su conti esteri. Nei mesi scorsi un filone d’indagine è approdato alla procura di Milano dove De Stasio, denunciato anche dalla banca inglese, questa volta è finito nel mirino dei magistrati per infedeltà patrimoniale. Nel frattempo D’Anzi ha fatto carriera. Nel senso che a settembre dell’anno scorso ha preso il posto del suo ex capo De Stasio al vertice di Barclays. E’ durata poco: nel giro di qualche mese è arrivata la chiamata della Banca del Mezzogiorno. Le Poste erano alla ricerca di un nuovo amministratore delegato per l’istituto che (…) dovrebbe servire a finanziare le piccole medie imprese del Sud. La poltrona di numero uno era vacante dopo le dimissioni di Piero Montani. Nel consiglio della banca pubblica troviamo il presidente delle Poste, Massimo Sarmi e anche un collezionista di poltrone del calibro di Franco Carraro, già presidente del Coni e Federcalcio. Sulla scelta di D’Anzi per la poltrona pubblica a quanto pare non hanno pesato i suoi stretti rapporti con il suo amico De Stasio finito sotto indagine. D’altra parte il nome di D’Anzi non figura nella lunga lista degli indagati dell’inchiesta nata a Catanzaro e poi approdata a Milano. E la stessa Barclays gli aveva confermato la sua fiducia promuovendolo alla guida della sua controllata italiana. Nel 2008 era stato proprio De Stasio a chiamare D’Anzi in Barclays con il ruolo di general manager. I due si erano conosciuti qualche anno prima quando De Stasio lavorava alla banca Bipop (gruppo Capitalia) di cui D’Anzi era stato consulente. A partire dal 2009 la rete della Barclays è cresciuta a gran velocità grazie a un’offerta commerciale molto aggressiva. La banca inglese puntava a reclutare nuovi clienti offrendo tassi da record ai propri depositanti. Una strategia che si è rivelata fallimentare. Nel frattempo però, secondo quanto è emerso dalle indagini di questi mesi, la Barclays di De Stasio si è conquistata a suon di prestiti la fiducia di altri clienti eccellenti. Per esempio lo stampatore Vittorio Farina, amico e socio in affari di Luigi Bisignani, coinvolto nell’inchiesta sulla cosiddetta P4. Farina, indagato per appropriazione indebita, ha ricevuto un finanziamento di 250 mila euro. Altri soldi sono andati a Katsiarina Kushniarova (di nazionalità bielorussa), nipote acquisita del banchiere Fabrizio Palenzona. Circa 450 mila euro arrivavano da un conto estero del latitante Bonaldi e per questa operazione la Kushniarova è indagata per riciclaggio. Kushniarova e Palenzona, che è stato sentito come testimone in procura a Milano, hanno comprato insieme una casa a Roma. Un acquisto finanziato dalla Barclays con un mutuo di 1,2 milioni»;

considerato che:

l’amministratore delegato di Poste italiane, Massimo Sarmi, aveva annunciato che al Sud gli sportelli della banca sarebbero stati complessivamente 250, così come autorizzato dalla Banca d’Italia, mentre per il momento i potenziali clienti si sarebbero dovuti accontentare di una cinquantina di punti di ricezione;

circa l’entrata in funzione del meccanismo la tabella di marcia prevede che entro un mese siano erogati i primi prestiti standard, che si articoleranno poi su due fasce: fino a 50.000 euro alle imprese minori, fra i 50.000 e i 200.000 alle maggiori;

il personale è salito a 210 persone ed è stata costituita la prima linea dei dirigenti, ma, stando ad indiscrezioni di stampa, vi sarebbero le prime divergenze relativamente all’assetto della banca stessa;

scrive il quotidiano “la Repubblica” il 26 marzo 2012: «Quello che ancora manca a questo disegno di sviluppo sono gli eventuali partner. O, detto diversamente, non è ancora chiaro che tipo di relazione il nuovo soggetto vorrà intrattenere con quelli che sarebbero gli istituti più “penalizzati” (o, in senso inverso, quelli che potrebbero trarre giovamento in caso di sinergie) dalla presenza del nuovo player, ovvero banche di credito cooperativo e popolari. Con l’acquisizione del Mediocredito Centrale da parte di Poste, di fatto, si è riscritto il progetto iniziale lanciato dall’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti e previsto dalla Finanziaria del 2010 e dal Piano per il Sud. Lo schizzo inizialmente tracciato vedeva un coinvolgimento robusto degli istituti di credito cooperativo, forti del rapporto e della conoscenza dei territori su cui si intendeva agire. Ora, invece, la palla della Banca del Mezzogiorno è passata stabilmente nella metà campo di Poste e gli altri interlocutori si sono dovuti accontentare del ruolo di spettatori. Poste Italiane, prima di comprarsi il Mediocredito Centrale, non poteva far banca, se non rivendendo prodotti confezionati da altri. Questa possibilità oggi, al contrario, c’è tutta, attraverso naturalmente la Banca per il Mezzogiorno. E tale evidenza, a prescindere da come si gestirà poi lo sviluppo della rete, dei servizi di consulenza alla clientela e della creazione della gamma di soluzioni di finanziamento, dice che per le banche tipicamente locali del Meridione, fino a che Poste Italiane non si tramuterà eventualmente in un alleato, sarà solo un avversario. Molto temibile e in grado di fagocitare importanti quote di mercato. Insomma, la banca di Sarmi fa paura. Tra l’altro non risultano avvicinamenti tra gli interlocutori coinvolti. L’ad di Poste, Massimo Sarmi, aveva liquidato la faccenda al debutto del progetto, con un “intanto noi partiamo, poi si vedrà”. Il credito cooperativo, di fronte ad una proposta e a condizioni ritenute idonee, è fuor di dubbio che non disdegnerebbe di rientrare in una partita in cui, fino alla discesa in forze di Poste, giocava un ruolo di primo piano. E, almeno formalmente, Poste non ha chiuso le porte, facendo sapere di essere aperta all’ingresso e alla partecipazione di altri istituti nel progetto e che l’impianto della banca è stato organizzato come sistema aperto, proprio per poter far entrare altri attori anche una volta partita l’operatività»,

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga che il nuovo amministratore delegato abbia i requisiti di professionalità e indipendenza necessari per ricoprire il ruolo a cui è stato preposto anche alla luce della gestione, a giudizio dell’interrogante scellerata, che ha caratterizzato la banca di provenienza con la conduzione di De Stasio, di cui D’Anzi era uno dei collaboratori più stretti, con affari spericolati, finanziamenti sospetti e un bilancio preoccupante;

quali iniziative intenda assumere al fine di garantire una gestione dei fondi pubblici attenta e oculata, nel pieno rispetto della trasparenza e della correttezza considerato che la banca del Mezzogiorno dovrebbe sostenere i vari progetti d’investimento nel meridione, promuovendo in particolare il credito alle piccole e medie imprese (pmi), che saranno, secondo quanto risulta dal progetto relativo alla sua istituzione, le principali destinatarie della sua attività;

se al Governo risulti quali saranno i reali vantaggi che l’istituto di credito porterà alle pmi meridionali che, ancora oggi, vivono come un incubo la questione dell’accesso al credito visto che, nelle otto regioni del Sud, la Banca è operativa dai primi di gennaio, ma nessuno o quasi se n’è accorto;

se a giudizio del Governo la struttura esistente sia adeguata a reggere il potenziale sviluppo della mole di lavoro.

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