Ricostruzione terremoto L’Aquila-infiltrazioni mafiose

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07533
Atto n. 4-07533

Pubblicato il 23 maggio 2012, nella seduta n. 729

LANNUTTI , MASCITELLI , CARLINO – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per la coesione territoriale e delle infrastrutture e dei trasporti. -

Premesso che:

“Il Fatto Quotidiano” del 21 maggio 2012 scrive, partendo dalla denuncia di un imprenditore edile, sul malaffare che si nasconde dietro la ricostruzione post terremoto de L’Aquila;

si legge infatti: «Ci sono offerte fuori busta per aggiudicarsi i lavori di ricostruzione all’Aquila. Un giro di soldi diffuso ed oscuro. A me ad esempio sono stati chiesti dei soldi per vedermi commissionate alcune ristrutturazioni. A cosa serve? Per avere il voto favorevole nell’assemblea di condominio”. A parlare così è un costruttore che lavora nel settore edile nel capoluogo abruzzese distrutto dal sisma del 6 aprile 2009. Da allora la città è un grande cantiere. Ma i lavori vengono assegnati senza gara. A L’Aquila, verranno spesi 7 miliardi di euro attraverso trattativa privata come se si dovesse imbiancare la parete della propria casa o cambiare le piastrelle. In questa maniera sono stati già assegnati 9.381 lavori per le case B e C (con danni lievi) e 7.041 lavori per le case E, (gravemente danneggiate) dove i cantieri non sono ancora partiti. Le richieste corruttive denunciate dal costruttore, che chiede l’anonimato per timore di non vincere più appalti, gettano molti dubbi sulla modalità scelta per ricostruire la città. Quella dell’indennizzo: ovvero considerare le risorse dello Stato per la ricostruzione come un risarcimento a un privato di un danno. E non come spesa per appalti pubblici. Per molti era questa l’unica strada per evitare l’indizione di 20mila gare d’appalto, buste chiuse, commissioni aggiudicatrici e gli immancabili ricorsi. In questo modo dai lavori da poche migliaia di euro fino a quelli che valgono milioni come gli aggregati del centro storico, non si indicono appalti, e ogni proprietario sceglie l’impresa preferita. Con l’aiuto del proprio amministratore di condominio. Figura, quest’ultima, che diventa decisiva. “Gli amministratori spesso chiedono soldi alle imprese, per facilitare il voto in assemblea”, continua il costruttore. “A me sono stati chiesti duecentomila euro, per un lavoro da qualche milione. Non ho accettato anche perché non avevo la liquidità”, spiega. Soldi chiesti anche da un consigliere comunale per oliare le pratiche, ma il costruttore non vuole indicarne il nome. L’allarme non è un caso isolato. Il governo ha messo in campo alcuni strumenti di controllo: la tracciabilità finanziaria e la clausola antimafia, ovvero la possibilità di rescindere il contratto in caso di provvedimenti in danno dell’appaltatore, oltre ai controlli a campione degli organi inquirenti e della prefettura. Ma questo fiume di denaro nero è difficile da intercettare: “Il reato di corruzione tra privati – ricorda un inquirente – è molto difficile da perseguire”. Anche nella relazione della Direzione nazionale antimafia, firmata dai magistrati Diana De Martino e Olga Capasso, veniva lanciato l’allarme sulla ricostruzione: “Truffe aggravate per aver gonfiato illecitamente il progetto dei lavori da eseguire, inidoneo adeguamento alle misure tecniche antisismiche, lavori eseguiti con materiale scadente ed altro ancora, spesso in concorso con gli stessi terremotati o con gli amministratori di condominio”. Una ricostruzione così viziata da episodi corruttivi, che porta ad una riduzione del livello di sicurezza, visto che le imprese caricheranno i costi della corruzione sui costi della manodopera e dei materiali. Il disastro è completo se si considera un altro aspetto. “La ricostruzione privata – spiega l’ingegnere Gianfranco Ruggeri, docente all’università dell’Aquila – sta avvenendo con il criterio del miglioramento sismico, con una soglia tra il 60% e l’80%. E non con l’adeguamento che prevedrebbe il 100% di sicurezza antisismica”. Secondo l’ingegnere, anche lui direttamente impegnato nei lavori di ricostruzione “stiamo montando su una macchina incidentata gomme semi-lisce e non nuove. Non è un buon viatico in termini di stabilità del veicolo”. La corruzione, dunque, si innesta in un sistema di ricostruzione che tende al risparmio e non garantisce la sicurezza (…). Poco dopo il suo insediamento il governo Monti ha stabilito, per i pochi lavori ancora da assegnare, nuove regole e controlli stringenti. Misure tardive, per di più da molti ritenute inefficaci. Come la white list delle imprese pulite, annunciata più volte in pompa magna nelle visite dell’allora primo ministro Silvio Berlusconi. Una misura mai resa concretamente operativa. Inoltre la prefettura di L’Aquila, che è molto attiva attraverso lo strumento dell’interdittiva antimafia per bloccare gli affari dei clan, compie uno screening delle aziende impegnate nei lavori, ma è difficile controllare un flusso di ventimila imprese. D’altronde le infiltrazioni delle mafie avvengono attraverso teste di ponte, imprenditori locali risucchiati e alimentati dal denaro sporco del crimine organizzato. “La maggior parte delle imprese infiltrate da interessi mafiosi – denuncia la Dna nell’ultima relazione – hanno sede altrove, prevalentemente a Roma, in Abruzzo, in Veneto e in Emilia Romagna, almeno per quanto riguarda l’esperienza maturata fin qui”. I soldi delle mafie si nascondono, alimentano imprese locali, le cronache giudiziarie hanno raccontato diversi casi di infiltrazione. Emblematico il caso della ditta di Stefano Biasini, imprenditore aquilano arrestato nel dicembre scorso per contiguità con la cosca di ‘ndrangheta Caridi. La sua impresa non aveva avuto alcun stop prefettizio prima dell’inchiesta. Il padre dell’imprenditore arrestato, Lamberto Biasini, di mestiere fa proprio l’amministratore di condominio. Ha gestito 19 pratiche di ricostruzione, in alcuni casi assegnando gli appalti alle imprese del figli, secondo l’accusa degli inquirenti infiltrate dalle ‘ndrine. Non solo ‘ndrangheta, ma anche mafia e camorra agiscono con la stessa logica: puntare su imprenditori del posto che da anni lavorano nei territori, insospettabili cavalli vincenti per le holding criminali che vogliono investire e riciclare. E sono molte le imprese che vincono appalti anche milionari, ma che hanno capitale sociale di poche migliaia di euro. L’Aquila non fa i conti solo con le infiltrazioni, ma anche con diverse inchieste aperte. Oltre a quelle che riguardano i vertici della protezione civile, a partire dalla riunione della commissione grandi rischi, anche sui puntellamenti del centro storico c’è l’attenzione degli inquirenti, puntellamenti ormai scaduti, così come indagini provano a far luce sull’allargamento dell’area del cratere a comuni ed edifici che non ne avevano diritto. Tra inchieste, corruttela e malaffare all’Aquila, a tre anni dal terremoto, il ritorno alla normalità è solo un miraggio»;

considerato che in risposta ad un precedente atto di sindacato ispettivo degli interroganti (4-07049) il ministro Barca riportava i principi descritti nella relazione “La ricostruzione dei comuni del cratere aquilano”, che aveva presentato alla popolazione de L’Aquila dopo numerosi incontri con i rappresentanti delle amministrazioni locali, della società civile e delle istituzioni preposte alla ricostruzione. In particolare, si legge nella siposta: «Nella relazione, come peraltro suggerito nell’interrogazione, si è proceduto, innanzitutto, ad un’attenta verifica dell’utilizzazione dei fondi pubblici e della loro corretta destinazione, ad una ricognizione dei dati disponibili, sia fisici sia finanziari e, nell’ottica di una programmazione e previsione futura, all’avvio di una serie di iniziative condivise di semplificazione, trasparenza e rigore, che hanno ricevuto una prima attuazione con l’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei ministri n. 4013 del 23 marzo 2012 concernente “Misure urgenti per la semplificazione, il rigore nonché per il superamento dell’emergenza determinatasi nella Regione Abruzzo a seguito del sisma del giorno 6 aprile 2009″ “(…) Ebbene, sul presupposto che requisito primario per accelerare la ricostruzione sia un monitoraggio adeguato dello stato di attuazione finanziaria degli interventi, nella tavola I della relazione le risorse stanziate sono distinte per fonte, destinazione e utilizzo. La ricognizione effettuata mostra che, al 1° marzo 2012, le risorse finanziarie complessivamente stanziate per gli interventi post-terremoto sono state pari a circa 10,6 miliardi di euro (di cui 10,5 di fonte pubblica), di cui circa 2,9 miliardi relativi agli interventi per l’emergenza e i restanti 7,7 miliardi destinati agli interventi per la ricostruzione. I 2,9 miliardi per l’emergenza sono stati pressoché integralmente erogati. Dei 7,7 miliardi per la ricostruzione (edifici privati e pubblici, reti e azioni per lo sviluppo) ne risultano erogati e/o trasferiti almeno 0,7 miliardi, mentre restano da utilizzare 5,6 miliardi. Circa le risorse che ancora occorreranno per permettere una rapida ricostruzione, è in corso la fase di programmazione e previsione degli interventi e dei relativi costi. A tal fine è stato elaborato uno schema nell’ambito della relazione, per raccogliere le informazioni, in modo coerente ed omogeneo, occorrenti alla programmazione e alla stima delle previsioni finanziarie. Lo schema è già stato diffuso presso le amministrazioni competenti»,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo che alla luce delle trattative private, gli amministratori di condomini possano avere un ruolo determinante nella scelta delle imprese a cui assegnare i lavori e se per questo possa essere chiesto denaro ai proprietari per facilitare il voto in assemblea;

quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di garantire alla popolazione de L’Aquila maggiori e tempestivi controlli contro gli episodi di corruzione denunciati anche perché questi si inseriscono in un sistema di corruzione che mira al risparmio e non garantisce la sicurezza degli edifici, per cui la ricostruzione privata in atto sta adottando il criterio del miglioramento sismico, con una soglia che va tra il 60 per cento e l’80 per cento, e non con l’adeguamento che prevedrebbe il 100 per cento di sicurezza antisismica;

se il Ministro per la coesione territoriale negli svariati incontri con i rappresentanti delle amministrazioni locali, della società civile e delle istituzioni preposte alla ricostruzione, da cui è scaturita la citata relazione, abbia potuto constatare il gravoso problema riportato dalla denuncia dell’imprenditore edile della zona interessata dal terremoto;

se il Governo non ritenga necessario adottare misure più efficaci per combattere ogni forma di infiltrazione mafiosa nella macchina della ricostruzione, considerato che queste avvengono attraverso teste di ponte, cioè puntando su imprenditori del posto oppure su imprese che hanno sedi lontane dalla città de L’Aquila, per investire e riciclare danaro sporco;

quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di garantire alla città de L’Aquila, ormai località fantasma con il centro storico ancora ridotto in macerie, e ai suoi cittadini la sicurezza di un ritorno alla normalità con una rinascita economica, politica e sociale, che, di fatto, tra corruzione e inchieste in corso sembra sempre più lontana.

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