Aurelio Regina-Trivellazioni

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07788
Atto n. 4-07788

Pubblicato il 26 giugno 2012, nella seduta n. 751

LANNUTTI – Ai Ministri dello sviluppo economico e dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che:

il nuovo provvedimento per il rilancio dell’economia italiana, recante “Misure urgenti per la crescita del Paese”, è stato approvato recentemente dal Consiglio dei ministri e già risultano numerosi i pareri discordanti. Fa molto discutere il punto riguardante gli investimenti per le trivellazioni in mare, che nasconderebbe delle insidie;

il documento ha sì predisposto un fondo per le attività di salvaguardia del mare e di sicurezza delle operazioni offshore, finanziato anche attraverso l’aumento delle royalties per le estrazioni, ma non ha vietato di fatto le trivellazioni petrolifere in mare vicino a parchi e aree protette marine. Infatti, sebbene non sia stato abbassato a 5 chilometri il limite per le trivellazioni, proposta avanzata inizialmente, vi sono comunque dei punti non troppo rassicuranti, che riguardano i procedimenti in materia di idrocarburi offshore già in corso alla data di entrata in vigore del cosiddetto correttivo ambientale, ossia il decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128, che istituiva di fatto il divieto di ricerca, prospezione o coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi all’interno di aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, nonché all’esterno delle stesse, nelle zone marine poste entro dodici miglia dalle suddette aree protette. Inoltre istituisce il medesimo divieto, per i soli idrocarburi liquidi, entro cinque miglia dalle linee di base;

ciò significa che le trivellazioni anche entro 5 miglia sono consentite agli impianti operativi dal 2010. Il limite di 12 miglia, col nuovo decreto-legge, non varrà però solo per le aree marine protette ma anche per le coste;

nel testo del decreto-legge, a quanto risulta all’interrogante, non vi sarebbe solo una norma che porta ovunque a 12 miglia dalla costa il limite per le trivellazioni in mare per la ricerca di idrocarburi ma anche disposizioni piuttosto insidiose che riguardano l’attività di ricerca ed estrazione in terra ferma. Nel provvedimento ci sono articoli che, con il pretesto di semplificare le procedure, di fatto conferiscono pieni poteri al Governo che può sostituirsi a Regioni e Comuni;

il vicepresidente di Confindustria, Aurelio Regina, parlando all’assemblea dell’Unione petrolifera, ha detto: “Dobbiamo correggere il decreto del 2010 con la fascia di divieto a 12 miglia”. Secondo Regina questo intervento libererebbe investimenti per oltre tre miliardi in cinque anni;

considerato che:

in un’intervista alla stampa nazionale l’economista Usa Jeremy Rifkin ha dichiarato: “L’Italia ha una posizione invidiabile. Potreste essere quello che l’Arabia Saudita è stata per il petrolio” ha detto Rifkin, sottolineando che, tuttavia, “non si può essere attrattivi per i turisti se i prezzi dei trasporti, del cibo e degli alloggi sono troppo cari proprio perché legati a una vecchia economia petrolifera” (Ansa del 10 aprile 2011). Per superare l’attuale crisi, “serve una nuova rivoluzione e un nuovo piano economico planetario”. Da quando il petrolio ha iniziato ad aumentare il proprio costo, raggiungendo i 147 dollari a barile nel 2008, “è stato l’inizio della fine – ha spiegato l’economista-. In quel momento l’intera economia globale si è fermata. Perché la gente ha smesso di comprare. Il prezzo del petrolio ha inciso su tutti gli altri prezzi. La crisi dei subprime e il collasso dei mercati finanziari del 2008 erano solo scosse di assestamento. I governi di tutto il mondo stanno affrontando quelle scosse imponendo l’austerity. Ma il terremoto vero è quello energetico” (si veda GreenBiz.it);

considerato inoltre che:

scrive Roberto Mania per “la Repubblica”: «Aurelio Regina, presidente dell’Unione industriali di Roma, è entrato nella squadra di Giorgio Squinzi che guiderà per i prossimi quattro anni la Confindustria. E ci è entrato con un ruolo di primo piano. Il precedente risale a oltre vent’anni fa e – coincidenza – riguardava l’altro romano ai vertici confindustriali, Luigi Abete, allora vice di Sergio Pininfarina per i rapporti economici. Infatti, è quasi una superdelega quella che è stata affidata all’imprenditore foggiano di nascita ma romano di adozione: sviluppo economico, politiche energetiche comprese. Questa sarà la partita chiave per il governo (senza accenni di crescita la crisi avrà effetti devastanti) e Regina è destinato a diventare l’interlocutore privilegiato del governo»;

scrive Fabio Carosi su “Affaritaliani.it” il 25 maggio 2010: «Roma ha i conti in rosso? Aurelio alza il telefono e parla direttamente con Giulio (Tremonti). Il Comune non paga le aziende? Ecco che spunta una società di factoring, la Sace Factoring, pronta a prendere i crediti del Campidoglio. E la Polverini è nei guai con la voragine della sanità? Sempre Aurelio detta alle agenzie di stampa la ricetta: “Niente nuove tasse ma un diminuzione dell’ospedalizzazione e la telemedicina”. Manager internazionale, progettista di qualità, cacciatore di teste. Ora anche spin off della politica comunale e regionale. La nuova Roma che conta, quella che ha deciso di dare un taglio con la vecchia politica e di trasformare la città seguendo non più il destino di Capitale assistita ma costruendo una nuova industria, ha un solo nome: Aurelio Regina. Pugliese classe 1963, dal 2008 è ufficialmente a capo degli stanchi industriali romani, sottoposti per oltre un anno ad un singolare processo di formazione. Via la cultura della famiglia e degli intrecci con la politica e largo al management, alla progettualità. Il segreto di Regina si chiama network. Un piede anche in Procter&Gamble Italia come responsabile della comunicazione e delle Relazioni istituzionali, successivamente è divenuto consulente della società di super recruiting, Egon Zender, collocando manager, uffici stampa e pierre nelle principali aziende, mentre nel board dell’Aspen Institute, presieduto proprio da Giulio Tremonti, tesseva la trama iniziata nel 1991 con l’ingresso in Philip Morris. Oltre ad essere presidente degli industriali romani di nuova generazione, è anche consigliere d’amministrazione de Il Sole 24 Ore e grande sponsor dell’edizione romana del quotidiano di via Monterosa, nella quale compare quasi tutti i giorni. Se non bastasse è anche vicepresidente esecutivo dell’Opce, l’Euro Confindustria che riunisce il tessuto imprenditoriali delle Capitali. Ammesso che abbia tempo libero lo deve sacrificare per dedicarsi anche alla presidenza del cda delle Manifatture Sigaro Toscano dove il 20 per cento del pacchetto azionario è controllato da Luca Cordero di Montezemolo a quella della Sistemi&Automazioni, un piccolo gioiello di società con sede a Roma, che dal 1996 si occupa di ingegneria dei sistemi e che vende soluzioni informatiche a privati e pubblici. Ancora un network, come quello che Aurelio Regina ha creato nella Uir. Intanto il progetto per Roma. La visione non poteva essere che quella della ragnatela con una trama fitta che avvolge il Campidoglio e la Regione, gli enti pubblici costretti dalle “vacche magre” ad invocare sempre più l’aiuto privato. Presi per la gola prima Alemanno e presto anche la Polverini, a forza di gridare al project financing si sono affidati alla “cura Regina” che ha prima ha infilato le banche nella Uir, poi ha convinto Terna (l’ad Flavio Cattaneo è nel board della Uir con delega alle Politiche energetiche e ambientali) a costruire la Roma digitale, mettendo in moto 600 milioni di euro di investimenti privati per superare entro e fuori il Raccordo il muro dei 100 megabit. Visto che poi la rete – quella elettrica stavolta – di Acea e Terna era ormai datata, sempre Regina ha spinto i due gestori a mettere 500 milioni di euro sul piatto. Due gli obiettivi: fare le manutenzioni dimenticate nel passato e togliere una quantità industriale di tralicci al fianco di palazzi per i quali sono in corso centinaia di cause. Quindi si è dedicato alle Olimpiadi, scrivendo la candidatura e portando a casa la vittoria su Venezia. I più maliziosi dicono che la trattativa sia stata fatta proprio con Tremonti con il quale divide il disegno di Roma. A dare una mano anche quel Luca di Montezemolo che non vedeva l’ora delle Olimpiadi per cancellare il tormentone del Gp a Roma. Sarà per questo che Regina si è distinto per diplomazia. Il sogno della Formula 1 lo ha fatto cullare al Campidoglio, anzi, al vicesindaco (…), così ha avuto modo di occuparsi di cose serie. Al grido di infrastrutture, infrastrutture, Regina ha messo persino mano alla crisi della traffico e delle buche. Intanto ha dato speranze, supporto e idee all’Agenzia per la Mobilità che ha iniziato a parlare di nuove tecnologie e reti; è in attesa che l’Atac lasci l’associazionismo dei trasporti per iscriversi alla Uir, poi ha messo uno come Giuliano Amato ad occuparsi anche dei lavori per le buche, in modo tale da programmare i futuri scavi per la posa della fibra ottica e mettendo ordine al caos che regnava negli scavi per i pubblici servizi. Contento? No, la strada è lunga. Ora si dedica alla politica, partendo dai consigli a chi in 2 anni non ha brillantemente amministrato Roma. Una saggezza dispensata gratis che è un vero commissariamento e per il quale Alemanno ha chinato la testa. Ieri ha avvisato: “Se non fossero confermati i 500 milioni del contributo annuo per Roma Capitale, salterebbero il progetto di bilancio e le Olimpiadi”. E poi ha aggiunto da buon manager: “Bisogna intraprendere azioni concrete per riportare il debito a zero, stabilizzando il contributo per Roma Capitale e blindando la gestione commissariale”. E nel futuro? Per uno che è alla presidenza del sigaro toscano, e neanche fuma, al termine della remata c’è solo la successione alla Mercegaglia. Per far questo la romana Uir deve fare numeri e puntare a superare Milano. Ecco perché Roma città delle reti. A partire dalla sua. Gli unici a capirlo sono stati i finti ingenui del Rotary Club Tevere che gli hanno consegnato il premio 2010. La motivazione? “Per il concreto impegno dimostrato nel sostegno alle numerose iniziative ed ai progetti di lungo respiro, al fine di dotare Roma di quelle moderne infrastrutture e servizi che consentiranno alla città di svolgere con maggiore efficacia il proprio ruolo nazionale ed internazionale”. Dunque Aurelio Regina è uno che ha le idee chiare. E la rete giusta»,

si chiede di sapere:

se il Governo non intenda rivedere, nelle opportune sedi, la norma in questione considerato che l’inquinamento e lo sfruttamento delle risorse naturali non sono certo la ricetta per uscire dalla crisi, anche alla luce delle diverse scelte degli altri Paesi europei, come la Germania, per la quale entro pochi anni il fabbisogno elettrico verrà soddisfatto per oltre metà dalle fonti pulite, e nel settore della mobilità l’innovazione scommette sempre di più sull’elettrico e sull’ibrido;

se non ritenga che la proposta del vicepresidente di Confindustria Regina di cancellare il limite di 12 miglia per le trivellazioni petrolifere in mare vicino a parchi e aree protette marine sia totalmente irrispettosa del principio di salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, basilare per il lavoro e per lo sviluppo del Paese;

se, alla luce di quanto esposto in premessa, al Governo risulti che vi siano legami tra esponenti della politica e potenti figure nella Capitale, tessitori di tele e network politico-affaristico-istituzionali, che abbiano influenzato e/o influenzino le scelte delle amministrazioni e quali iniziative il Governo intenda intraprendere al fine di rendere le amministrazioni libere da ogni tipo di manipolazione;

se risulti che vi siano lobby che hanno un peso determinante sulla decisione di scelte strategiche per lo sviluppo del Paese, avvantaggiando i petrolieri a discapito di un piano di crescita fondato sullo sviluppo di nuove forme di energie da fonti rinnovabili, quale volano dell’economia del Paese, che permetterebbe di sganciarsi dalle dinamiche del prezzo del petrolio.

Senza categoria

Leave a Reply