CRI – aggressione responsabile sindacale

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07787
Atto n. 4-07787

Pubblicato il 26 giugno 2012, nella seduta n. 751

LANNUTTI – Ai Ministri della salute e della difesa. -

Premesso che:

sul sito dell’Unione sindacale di base (USB) è pubblicato il seguente comunicato stampa «Privatizzazione Cri: USB p.i., aggredito responsabile nazionale USB croce rossa – La USB ha deciso, nei giorni scorsi, di rappresentare il disagio di oltre 4000 lavoratori/ici della Croce Rossa con forme di lotta compatibili con l’evolversi della trattativa ministeriale in corso in questi giorni; in virtù della proclamazione dello stato di agitazione di tutto il personale, sono stati invitati tutti i lavoratori/ici a “commemorare” la scomparsa dell’Ente Pubblico attraverso l’esposizione dell’emblema della C.R.I. listato a lutto (utilizzando cartoncini, lenzuola o qualsiasi altro materiale e non bandiere ufficiali) in tutti i posti di lavoro. “Nella tarda mattinata di oggi, dichiara Sabino Venezia del Coordinamento Nazionale USB P.I., dopo aver riposizionato uno striscione con l’effige CRI listata a lutto, già strappato in mattinata, il nostro Dirigente Nazionale Massimiliano Gesmini, infermiere in servizio presso l’autoparco, ha subito una vile aggressione da parte del Responsabile Amministrativo nonché ufficiale del Corpo Militare della CRI. L’inaudito episodio ci costringe ad assumere i toni formali della risposta legale, amministrativa e sindacale, prosegue Venezia, chiederemo immediatamente conto al Commissario CRI di quanto successo a Gesmini, con l’auspicio di verificare che simili episodi da caserma sono frutto di singole culture” (Roma, 4 giugno 2012)»;

nella stessa bacheca si legge: «L’umanità, la neutralità e l’allegra brigata – In questi ultimi giorni, sono avvenuti episodi tanto gravi, quanto inqualificabili. Senza entrare di nuovo nel merito di quanto accaduto, ci preme soffermarci sull’atteggiamento tenuto dai Vertici della Croce Rossa Italiana. Infatti, a dispetto di quanto spesso enunciato, le più alte cariche della C.R.I., hanno dimostrato scarsa Umanità e poca Neutralità rispetto al deplorevole episodio del 4 giugno u.s. È passata una settimana senza che nessuno abbia speso una sola parola per censurare quanto accaduto; né il Commissario Straordinario, né il Direttore Generale, né il Comandante del Corpo Militare né, tantomeno, il Dirigente del Comitato Provinciale di Roma, hanno commentato lo spiacevole episodio. (..) Certamente, quello che si vuol far passare, è un segnale gravissimo; questa Amministrazione, pur di fermare la protesta e il dissenso, si sente autorizzata ad utilizzare qualsiasi mezzo, compresa la forza. (..) Dobbiamo renderci conto che questa non è stata, e non è, una gestione democratica, ma è un regime e, come i peggiori regimi, se non sei allineato sei un nemico da abbattere con qualsiasi mezzo. Pensiamo cosa hanno subito in questi anni i colleghi Vincenzo Lo Zito, Mario Martinez e Anna Montanile; solo per aver denunciato il malcostume che imperava (e impera) in C.R.I., sono stati fatti oggetti di vessazioni, denunce, demansionamento (…) E in questo caso? Silenzio assoluto. Ma si sa in Croce Rossa tutto è lecito; si possono dileggiare i lavoratori, le Organizzazioni Sindacali, l’Ente Pubblico e perfino le Istituzioni. Proprio l’Ente C.R.I. e le Istituzioni sono stati, in questi giorni, i bersagli preferiti del Sig. Rocca; attraverso il suo giocattolo preferito (il social network Facebook) ha lanciato strali contro dei Parlamentari rei, secondo lui, di essersi permessi di criticare il suo operato e contro l’Ente Pubblico definendolo uno “stipendificio”! Ma lo stipendificio C.R.I. non è lo stesso che ha permesso al Sig. Rocca (e al Direttore Generale Ravaioli) di guadagnare in tre anni qualcosa come quasi due milioni di Euro? Non è lo stesso che ha permesso allo “staff” del Sig. Rocca di avere una retribuzione per più di tre anni? Chi ha pagato Capi Dipartimento, Addetti stampa, Segretari e quant’altro? Se li ha pagati lei con il suo lauto stipendio, siamo pronti a fare pubblica ammenda»;

considerato che:

l’interrogante ha presentato numerosi atti di sindacato ispettivo per lamentare le forti criticità nella gestione dell’ente nonché per portare all’attenzione del Governo le vicende che vedono coinvolta la Croce rossa italiana (Cri) nelle puntuali disattese indicazioni impartite dalle autorità giudiziali (4-07534, 4-06765, 4-04108, 4-06608, 4-07406, 4-05676, 4-02926, 4-06207, 4-05304);

l’interrogante ha sottolineato che l’attuale Commissario straordinario, continuando a disattendere le indicazioni della ricordata ispezione ministeriale, nonché i puntuali precetti impartiti dalle autorità giudiziali, inspiegabilmente e pervicacemente persevera nell’omettere di disporre il dovuto richiamo in servizio del capitano Martinez rilasciando, peraltro, in più occasioni, dichiarazioni pubbliche nelle quali ha assimilato il capitano ad un “carnefice perché anche lui faceva parte di un sistema clientelare” con ciò, al contempo, diffamando il militare e gettando gravi ombre sulla liceità dell’operato del vertice della Cri anteriore al suo insediamento (atti 4-05304 e 4-07406);

inoltre l’interrogante riportava il caso di Lo Zito, il militare dipendente della Cri che, nel 2008, aveva denunciato irregolarità amministrative e contabili compiute dall’allora presidente del comitato regionale Cri Abruzzo, Maria Teresa Letta, e per questo si era esposto a denunce e alla sospensione dello stipendio. Nei confronti del maresciallo Lo Zito il giudice Anna Maria Fattori del Tribunale ordinario di Roma ha disposto il non luogo a procedere per il reato di calunnia. In più il giudice ha deciso di trasmettere il fascicolo alla Procura perché indaghi su eventuali ipotesi di reato, facendo attenzione in particolare alla nota 22 del 5 gennaio 2008, indirizzata al direttore nazionale del Corpo militare della Cri, colonnello Piero Ridolfi, con cui la dottoressa Letta richiedeva l’immediato allontanamento del militare. In aggiunta il giudice Antonio Lepore del Tribunale militare di Roma ha assolto il maresciallo Lo Zito dal reato di diserzione aggravata perché il fatto non sussiste. Sarà il sostituto procuratore Assunta Cocomello a condurre le indagini ora, dopo che la Procura ordinaria di Roma ha aperto un fascicolo (n. 431 del 2011) per capire quali siano state le ragioni per cui, dopo le denunce di irregolarità fatte dal maresciallo Lo Zito, si è ritenuto di doverlo sottoporre a denunce e alla sospensione dal servizio (atti 4-04108, 4-05676),

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non ritenga di dover intervenire al fine di ottenere e riferire ogni dettaglio sui fatti accaduti;

se risulti al Governo che i vertici della Cri e del Corpo militare abbiano adottato gli immediati provvedimenti nei confronti del responsabile amministrativo nonché ufficiale del Corpo militare della Cri autore dell’inaudita aggressione e, in caso negativo, quali iniziative intenda intraprendere a riguardo;

se non ritenga che l’episodio narrato nel comunicato dell’organizzazione sindacale rappresenta un fatto di estrema gravità che si colloca come un pericoloso precedente nel contesto del particolare momento di difficoltà che sta attraversando la Cri, e che potrebbe essere emulato da altri o generare ulteriori episodi di violenza gratuita e di comportamenti contro esponenti sindacali o le loro attività.

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