Month: giugno 2012

Nomine CIRA

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07763
Atto n. 4-07763

Pubblicato il 21 giugno 2012, nella seduta n. 749

LANNUTTI – Ai Ministri dell’istruzione, dell’università e della ricerca, dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

vi è molta attenzione sulle imminenti nomine alle società partecipate dall’Agenzia spaziale italiana (Asi), Altec e Cira;

l’attesa è tanto maggiore sul Cira che in questi ultimi anni ha avuto una gestione fortemente discutibile, come più volte è stato posto in evidenza anche da altri atti di sindacato ispettivo presentati dall’interrogante (4-05490, 4-07423, 4-05231);

come si apprende dalla lettura di un articolo pubblicato su “Corriereconomia” del 21 giugno 2012, il ministro Profumo ha inviato a suo tempo una lettera al Presidente dell’Asi Saggese in cui si richiamava l’opportunità di procedere alla nomina degli organi delle società partecipate Cira ed Altec mediante una selezione ed al tempo stesso era stata posta in evidenza l’opportunità che non vi facessero parte il presidente ed i consiglieri d’amministrazione dell’Asi. Ma Profumo chiedeva pure che la scelta del presidente del Cira avvenisse «attraverso appositi bandi pubblici», considerando che «questa procedura consente di garantire la piena applicazione del principio di trasparenza e di poter effettuare le designazioni selezionando nell’ambito di un’ampia rosa di candidature, valutate in base all’elevata e qualificata professionalità»;

scrive ancora Sergio Rizzo: «Il perché è presto detto. Presidente del Cira è lo stesso Saggese, che si sta apprestando a confermare se stesso per un altro mandato. Magari non c’entrano nulla le polemiche piovute nei mesi scorsi sull’attuale gestione dell’Asi, oggetto nel 2011 di una ustionante relazione della Ragioneria generale dello Stato. Comunque al ministro la nomina di Saggese alla presidenza del Cira decisamente non va giù. Purtroppo però su quella nomina non può mettere formalmente bocca, perché le nomine delle società controllate dall’Asi sono di competenza dell’Agenzia. Si limita quindi a un suggerimento. Autorevolissimo, visto che l’Agenzia dipende dal suo ministero»;

continua l’articolo: «Il messaggio è chiaro: basta con furbizie e conflitti d’interessi. La risposta che gli arriva è altrettanto chiara (…) Anziché un bando pubblico si fa una commissione presieduta dal presidente del consiglio tecnico scientifico dell’Asi, Mariano Bizzarri e coadiuvata da Sveva Iacovoni, moglie di Pierluigi Di Palma, vicesegretario generale del ministero della Difesa nonché consulente legale della medesima Agenzia. Il comitato sforna una terna di candidati per la guida del Cira, da sottoporre (…) al consiglio di amministrazione dell’Asi di cui è presidente Saggese. Chi sono i tre? Giovanni Bertolone, già attualmente consigliere di amministrazione del Cira, proveniente dalla Finmeccanica. Luigi De Magistris, ex direttore dell’Asi e anch’egli fino al 31 maggio scorso consulente della stessa Agenzia con la seguente missione: “Sorveglianza, elaborazione di pareri, valutazioni programmatiche concernenti nuove linee di attività, con particolare riferimento a progetti a carattere applicativo e industriale”. E anche lui: Saggese. Che rientra così in partita» senza il rispetto «dei suggerimenti del ministro Profumo, della trasparenza e dei bandi pubblici. Il Corriereconomia ha proposto nelle scorse settimane di selezionare i vertici delle authority con bandi europei, evitando in tal modo le solite pestilenziali ingerenze partitiche. Questa, a maggior ragione, dovrebbe essere regola generale anche per la scelta dei manager di molte imprese pubbliche ora lottizzate. La vicenda Cira può essere un importante spartiacque: ecco perché Profumo non deve mollare»;

in risposta all’articolo del “Corriere” il presidente Saggese in una nota diffusa sul sito dell’Asi l’11 giugno, risponde scrivendo al giornalista: «Ho avuto modo di leggere il suo articolo su Corriere Economia del 4 Giugno e, nutrendo una estrema diffidenza nella possibilità di un ravvedimento della stampa, anche in casi di evidente scorrettezza nella proposizione delle informazioni, ho deciso di affidare le mie riflessioni ad una lettera aperta pubblicata sul sito dell’Agenzia Spaziale Italiana. Mi rendo perfettamente conto che lei è una icona della lotta alla “casta” ed una firma di prestigio del Corriere della Sera, ma intavolare un contraddittorio è doveroso per quanti hanno voluto inviarmi attestazioni di stima e solidarietà. Il suo articolo, poi, non è certo fonte di sue informazioni dirette, visto che non ho mai avuto il piacere di incontrarla, nonostante le avessi manifestato la mia disponibilità, e al Ministero di riferimento (MIUR) lei non ha mai chiesto di essere ricevuto. Ritengo pertanto che le sue informazioni derivino da quelli che sono comunemente chiamati “dossier”, che le vengono proposti da persone che immeritatamente godono della sua fiducia. Poiché, in questo caso, la persona è, da me e da coloro che frequentano l’ASI, facilmente identificabile, mi permetta, senza offesa, di continuare il colloquio con lei, ben sapendo che in realtà mi sto rivolgendo a lui. All’interno dell’articolo sono utilizzate espressioni con una pervicacia che tende a far diventare vere cose assolutamente false, mediante la mera ripetizione delle stesse. In particolare non mi stancherò di ripetere che nella mia carriera non sono mai stato assistente di alcuno e che, nel caso di Finmeccanica, dove sono stato per tre anni, il mio ruolo era quello di “Senior Vice President per il Coordinamento delle attività spaziali”, oltre che Presidente del Consiglio di Amministrazione di AVIO. Non esiste alcun braccio di ferro con il Ministro Francesco Profumo, ma anzi una cordialità spesso espressa in pubblico e una condivisione degli obiettivi dell’ASI, emersa in ambito di colloqui internazionali svolti al massimo livello. Il Ministro ha inteso estendere a tutti gli Enti Pubblici di Ricerca una sua indicazione sulla trasparenza dell’assegnazione degli incarichi. Le lettere sono state inviate personalmente ai Presidenti con differenti risultati: alcuni le hanno ignorate, altri le hanno conservate privatamente, mentre io ho inteso distribuirla ai Consiglieri e mi sono adoperato per osservarne lo spirito (…). Il CIRA è una Società Consortile per Azioni in cui un mio predecessore, in coordinamento con il CNR, ottenne che l’ASI avesse la maggioranza azionaria al fine di assicurare all’ASI stessa un laboratorio di sviluppo che l’ASI, ente pubblico di ricerca, non possedeva. Questa scelta è stata necessaria per poter mantenere in mani pubbliche le conoscenze strategiche sviluppate in molti campi senza cedere diritti di proprietà intellettuale all’estero. Mi rendo conto che sono concetti tecnici, ma sono sempre disponibile a spiegarli in dettaglio. Da quella data, circa quindici anni fa, il Presidente dell’ASI è stato anche il Presidente del CIRA ed il ruolo del presidente è quello della rappresentanza verso l’esterno e della determinazione delle strategie, mentre la gestione dei due enti è affidata ai rispettivi Direttori Generali. Non esiste quindi alcun conflitto di interessi anzi esiste una sinergia perché il CIRA non riceve risorse per le sue ricerche dall’ASI, ma da una legge speciale che risale a più di un ventennio, la legge PRORA, oltre che dalle attività sul mercato libero. L’unificazione delle presidenza ha consentito di poter presentare il CIRA in ambiente internazionale, e di recente tre dei maggiori enti della NASA (NASA Ames, NASA Dryden e JPL), nella persona dei loro Direttori hanno ricevuto i vertici del CIRA che ora vanta un contratto di mezzo milione di dollari per l’utilizzo dei suoi impianti da parte di NASA Ames mentre ulteriori accordi sono in preparazione; questa cortese attenzione della NASA non sarebbe certo stata possibile per il CIRA, o un qualunque laboratorio italiano, con una differente presidenza. Per quanto riguarda i risultati della mia gestione, potrà trovare nel sito una presentazione che illustra come siano stati ottenuti, dal CIRA, premi prestigiosi per la ricerca all’interno di un quadro economico enormemente migliorato: il fatturato è quasi raddoppiato, gli utili sono stabili a 10 Milioni di euro per anno e sono stati inseriti 40 nuovi laureati, su un organico di circa trecento addetti. Ma torniamo alla selezione per il Presidente; la mia partecipazione è stata coordinata con il Ministro che non solo non ha inteso escludermi, ma oggi non ha identificato alcun candidato in grado di sostituirmi e il Consiglio di Amministrazione dell’ASI ripeterà la ricerca di candidati nel prossimo futuro, non intendendo io avvalermi di un confronto limitato: farò anzi tesoro del suo suggerimento ed emetterò un bando il più ampio possibile. Lei poi dimentica di citare che oltre al professor Bizzarri, professore della Sapienza di Roma e presidente del Consiglio Tecnico Scientifico dell’ASI, vi erano come membri della commissione di valutazione, l’ex rettore del Politecnico di Milano ed un Generale dell’Aeronautica, tutte persone con esperienza più che decennale nel settore spaziale; se la cosa le sembrasse limitata, vedrà nel il prossimo concorso un allargamento della commissione. La dott.ssa Jacovoni è stata, con piena soddisfazione della commissione, la segretaria, senza ruolo di partecipante nelle scelte, ma purtroppo il suo sodale ha con detta dottoressa un cattivo rapporto. Identificare poi una seria professionista per il tramite del rapporto matrimoniale, mi sembra una caduta di stile non degna di lei. Anche i risultati dei lavori della commissione sono stati da lei riportati in maniera scorretta, semplicemente perché i lavori, come programmato, si sono conclusi dopo la stesura del “dossier”. Spero avrà poi modo di spiegarmi, se lo vorrà, perché dovrei autoescludermi dalla competizione, visto che le due presidenze sono per legge compatibili (…) e visto che credo che il lavoro da me svolto non abbia precedenti nel settore. Mi lasci credere che la sua onestà intellettuale, in cui credo fermamente, sia tale da poter prendere in seria considerazione un confronto diretto senza pregiudizi ideologici e senza “dossier” precostituiti»;

considerato che:

i dati pubblicati sul sito dell’Asi a proposito del Cira riportano che la società nel 2010 avrebbe registrato un utile di bilancio pari a 11.244.807 euro;

al tempo stesso, nella lettera di precisazione del Presidente dell’Asi, nonché Presidente del Cira, al giornalista del “Corriere della Sera” si allega un quadro confortante sull’andamento gestionale del Cira (2009-2012);

tutto ciò parrebbe in contrasto con le posizioni dei ricercatori del Cira, lettere sindacali, atti di sindacato ispettivo parlamentare, articoli di stampa e di vari blog che hanno messo in evidenza la difficile situazione del Cira, per cui tra l’altro è andata a monte la recente selezione per il rinnovo degli organi direttivi;

comunque, a giudizio dell’interrogante, le affermazioni contenute nel commento palesano lo stridente contrasto tra quanto precisato nella lettera del Ministro inoltrata all’Asi il 12 aprile 2012 sui criteri di governance e le considerazioni esposte dal Presidente dell’Asi nella lettera al “Corriere della Sera”;

l’Asi, pur essendo dotata di autonomia, è sempre un ente vigilato dal Ministero dell’istruzione, università e ricerca e come tale non dovrebbe sottrarsi ad indicazioni cogenti del Ministro sulla governance dell’ente;

considerato inoltre che:

mentre non si sono ancora sopite le polemiche sul precedente bando dell’Asi per il rinnovo delle cariche di alcune società partecipate è già stato pubblicato un nuovo bando con il termine della presentazione delle domante al 31 luglio 2012;

vi sono alcune variazioni “tecniche” rispetto al precedente bando annullato parzialmente almeno per la parte riguardante gli incarichi al Cira;

infatti la nuova selezione non solo riguarda le nomine al centro aerospaziale di Capua (Caserta) ma anche una poltrona di consigliere d’amministrazione della società e-Geos lasciata vacante in quanto il suo componente è stato nominato Presidente di Altec;

sarebbe stato emesso un bando il più ampio possibile, proprio in ossequio alla deliberazione del Consiglio d’amministrazione dell’Asi che ha ritenuto che le candidature selezionate all’esito del bando n. 9/2012 non abbiano offerto un’alternativa adeguata all’attuale gestione del Cira. A giudizio dell’interrogante sarà interessante conoscere durante il mese di agosto la composizione della Commissione di valutazione,

si chiede di sapere:

se nel rapporto tra ente vigilante e ente vigilato sia legittimo disattendere i suggerimenti del primo e se questo atteggiamento abbia trovato una motivazione;

quali iniziative il Governo voglia adottare al fine di assicurare in ogni caso, anche con interventi normativi, che si dia seguito alle linee di indirizzo dettate dal Ministero competente affinché le designazioni avvengano tra soggetti diversi da quelli che fanno già parte del Consiglio di amministrazione, in qualità di Presidente o Consigliere, dell’Agenzia stessa, procedendo alle designazioni attraverso appositi avvisi pubblici;

se non intenda assumere, nelle opportune sedi di competenza, iniziative al fine di verificare, alla luce di quanto dichiarato dal presidente Saggese e contestato da più tempo dai ricercatori del Cira, lettere sindacali, atti di sindacato ispettivo parlamentare, articoli di stampa e di vari blog che hanno messo in evidenza la difficile situazione del Cira, la reale situazione gestionale e contabile dello stesso;

se in agosto la Commissione di valutazione, visto l’annullamento sia pure parziale del bando precedente, sarà ampliata ed in tal caso prevederà anche per quanto riguarda il Cira componenti designati dal Centro nazionale delle ricerche e dalla Regione Campania come stabilito nello statuto del Cira;

se non ritenga che sia necessario, anche nel rispetto della lettera del Ministro vigilante sui criteri di governance delle società partecipate, che sia indetta una selezione anche per la Presidenza della società e-Geos proprio al fine di considerare tutte le società al medesimo livello.

Senza categoria

SIRAM spa

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07760
Atto n. 4-07760

Pubblicato il 21 giugno 2012, nella seduta n. 749

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze, dello sviluppo economico e della giustizia. -

Premesso che:

Siram SpA è un’azienda di servizi energetici e multitecnologici che si rivolge al mercato della sanità, dell’amministrazione pubblica, dell’industria, del terziario e del residenziale;

Siram SpA è controllata dai gruppi francesi Veolia (66 per cento) ed Edf (33 per cento);

considerato che:

come riporta un lancio dell’AgenParl del 20 giugno dal titolo “Appalti: Siram SpA a gonfie vele con le gare pubbliche”, Siram SpA si aggiudica ingenti gare pubbliche di appalto ed in particolare: la Siram SpA a fine maggio 2012 si è aggiudicata il lotto 7 della maxigara Consip da un miliardo di euro per gli immobili pubblici, per un massimale di oltre 50 milioni di euro; sempre a maggio 2012 la Siram SpA si è aggiudicata il 30 per cento dell’appalto per la gestione del patrimonio immobiliare dell’Inps dal valore complessivo di 44 milioni di euro; a marzo 2012, si è aggiudicata l’appalto per la gestione dei servizi energetici dell’Ospedale maggiore di Parma per un importo di oltre 100 milioni di euro;

recentemente, inoltre, come si legge sull’articolo del quotidiano “Il Centro” del 20 giugno 2012 intitolato “Commissione del Senato indaga su due appalti dell’Asl di Pescara” un appalto della Asl di Pescara per la gestione integrata del servizio energia, vinto da Siram SpA per un valore di oltre 3 milioni e mezzo di euro, è arrivato all’attenzione della Commissione di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale del Senato;

risulta all’interrogante che ci sono fatture che ammontano a decine di milioni di euro e che non sono state ancora pagate da Siram SpA a varie imprese italiane che, a causa dei ritardi, rischiano la chiusura,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti l’apertura di indagini su attività legate a Siram SpA da parte degli organi inquirenti di Parma, Avellino o Treviso;

quali siano gli orientamenti del Governo in merito alle fatture non pagate da Siram SpA e alla situazione di crisi delle aziende creditrici;

quali siano le sue valutazioni sull’operato dei vertici di Siram SpA ed in primis del direttore generale Giovanni Pontrelli;

se al Governo risulti che, a metà marzo 2012, Siram SpA si attestava fuori mercato con tariffe il 30 per cento superiori rispetto ai ai migliori concorrenti e rispetto alle tariffe Consip.

Senza categoria

Malagestione Croce Rossa Italiana

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07753
Atto n. 4-07753

Pubblicato il 20 giugno 2012, nella seduta n. 748

LANNUTTI – Ai Ministri della salute, dell’economia e delle finanze e della difesa. -

Premesso che:

sono giunte all’interrogante numerose segnalazioni relative alla malagestione della Croce rossa italiana.

a quanto risulta all’interrogante dalla lettura delle ordinanze commissariali, nell’ambito del sistema amministrativo-contabile è completamente assente il controllo della regolarità amministrativa e contabile, dal momento che il capo della Ragioneria si limita a “prendere atto” del contenuto del documento, invece di esprimere il parere sulla “bontà” giuridico-amministrativa e contabile degli atti commissariali;

dal 2006 al 2011 si sarebbe verificato il mancato versamento della contribuzione previdenziale e fiscale per circa 190 lavoratori ARES 118 assegnati ai comitati provinciali di Roma e Latina. Pur essendo state effettuate le trattenute ai lavoratori, i relativi fondi non sarebbero stati versati all’erario; ,i tratta di circa 3,5 milioni di capitale che potrebbero determinare sanzioni ed interessi per circa 2 milioni di euro;

la cosa più grave è che questi fondi, con vincolo di destinazione, sarebbero stati utilizzati per altre finalità, anche per coprire indebitamenti e dare anticipazioni di cassa. A conferma di ciò è sufficiente leggere i bilanci: le trattenute non sono state contabilizzate come possibili uscite nei bilanci di previsione;

i bilanci di previsione pregressi e approvati nel 2011 non sarebbero veritieri e si limiterebbero a “replicare” i bilanci di previsione degli esercizi precedenti; basta confrontare gli stanziamenti per verificarne la completa identicità;

la non veridicità dei bilanci emergerebbe anche dalla circostanza che è stato approvato dalla Croce rossa italiana prima il bilancio di previsione 2012 (ordinanza del commissario n. 514 del 27 ottobre 2011) e poi, dopo circa due mesi, è stato approvato l’assestamento di bilancio 2011 (ordinanza del commissario n. 597 dicembre 2011);

il settore legale della Croce rossa sarebbe in una situazione di crisi cronica di personale: le cause amministrative e civili contro gli atti illegittimi assunti dall’amministrazione centrale e periferica sono in proliferazione;

il comitato provinciale di Roma per il 2011 presenterebbe un saldo amministrativo negativo di oltre 27 milioni di euro, un saldo economico negativo oltre 11 milioni similmente al saldo finanziario negativo pari a 11 milioni;

altro elemento di criticità del comitato provinciale di Roma sarebbe la collaborazione professionale, del tutto illegittima e priva dei presupposti, con un avvocato del libero foro che avrebbe ricevuto indebite elargizioni per oltre 450.000 euro fino a tutto il 2011;

il comitato provinciale di Roma avrebbe sottoscritto fino a tutto il 2011 una serie di contratti per lavori servizi e forniture che sono stati successivamente dichiarati nulli ovvero illegittimi per mancanza di gara; documento unico di regolarità contributiva, eccetera che sono sempre in favore delle stesse ditte, a cui verrebbero fatti mandati di pagamento in violazione della legge sui tracciabilità dei flussi finanziari;

l’interrogante ha presentato numerosi atti di sindacato ispettivo per lamentare le forti criticità nella gestione dell’ente nonché portare all’attenzione del Governo le vicende che vedono coinvolta la Croce rossa italiana nelle puntuali disattese indicazioni impartite dalle autorità giudiziali (4-07534, 4-06765, 4-04108, 4-06608, 4-07406, 4-05676, 4-02926, 4-06207, 4-05304),

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto e quali siano le sue valutazioni;

se non ritenga necessario intervenire nelle opportune sedi di competenza al fine di verificare se quanto lamentato su una gestione a giudizio dell’interrogante dissennata dell’organizzazione per le inadempienze degli amministratori, con conti incerti, organici sovraffollati e gestioni instabili corrisponda al vero e, di conseguenza, intervenire con fermezza per porre fine alle irregolarità nella gestione della Croce rossa, nonché agli innumerevoli sprechi, riportando la necessaria indispensabile trasparenza nell’organizzazione e gestione di questa storica associazione;

se non ritenga, infine, utile valutare la sostituzione dell’attuale vertice commissariale, che, a giudizio dell’interrogante, ha manifestato, in questi anni di commissariamento, di non aver prodotto alcun miglioramento gestionale dell’ente, nonché procedere ad un riordino dell’ente riportandolo ai compiti istituzionali.

Senza categoria

Il Siena-Mezzaroma-Monte dei Paschi di Siena

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07755
Atto n. 4-07755

Pubblicato il 20 giugno 2012, nella seduta n. 748

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che con l’indagine sul calcioscommesse, il Siena già in rosso rischia la serie B, travolgendo i suoi proprietari Mezzaroma e il Monte dei Paschi di Siena;

in particolare Gianfranco Turano per “l’Espresso” del 15 giugno 2012 scrive: «Finalmente si è capito che cosa fanno le banche. Nella fase più acuta della crisi sostengono il calcio professionistico. A Madrid aiutano il Real a pagare gli stipendiucci di Cristiano Ronaldo e Mourinho (27,5 milioni di euro netti complessivi all’anno). Ma anche a Siena, nel loro piccolo, non scherzano. Con l’aggiunta che a Siena, secondo i magistrati che indagano sul calcioscommesse, hanno aggiustato 7-8 partite nel torneo 2010-2011, quando il club toscano era in serie B. Al centro dell’intrigo finanziario-sportivo c’è un imprenditore (…) Massimo Mezzaroma (…). I suoi primi cugini, Marco e Cristina, hanno anche loro a che fare con il calcio, oltre che con le ruspe. Marco (…) è proprietario dell’area sulla Tiberina dove dovrebbe sorgere il nuovo stadio delle Aquile della Ss Lazio. Marco è romanista, come Massimo, e come Massimo ha lavorato a Trigoria quando la Roma era fifty-fifty tra Pietro Mezzaroma e Franco Sensi. Ma la sorella Cristina ha sposato Claudio Lotito, multiproprietario della Lazio e del Salerno calcio, e il business ha preso il sopravvento. Neppure Massimo, del resto, è un tifoso del Siena. Anche nel suo caso sono gli affari che l’hanno portato nella città del Palio e del Monte dei Paschi (Mps), la banca che ha in mano le sorti dello sport senese, dal football alla Mens Sana, la squadra dominante del basket italiano. Prima di lui, c’era un altro romano, Giovanni Lombardi Stronati della Credsec. Dopo di lui ci potrebbe essere una cordata ancora più esotica tra un olandese del Suriname, l’ex milanista Clarence Seedorf, e il milanese Luca Magnoni, figlio del finanziere della Sopaf Giorgio e manager della Sopaf lui stesso. L’accoppiata Seedorf-Magnoni, già alla guida del Monza calcio, ha preso contatti con chi di dovere. Quindi non con Mezzaroma ma con il Mps dove l’aria è parecchio cambiata rispetto al gennaio 2010, quando il costruttore ha preso il club bianconero. Due anni e mezzo fa il regista del passaggio del Siena da Lombardi Stronati a Mezzaroma è stato Giuseppe Mussari, al tempo presidente di Mps e attuale numero uno dell’Abi, la confindustria delle banche italiane. Lombardi Stronati era diventato persona non grata a Rocca Salimbeni, la sede della banca. Troppi problemi con il fisco e una richiesta di arresto pendente in Cassazione, poi annullata. Mezzaroma, per parte sua, aveva rapporti complicati con Alessandro Profumo di Unicredit, il principale finanziatore della sua capogruppo Impreme. Profumo, già alle prese con la patata bollente dell’As Roma, vedeva l’Impreme come una delle tante partite difficili ereditate dall’incorporazione della Capitalia di Cesare Geronzi». Nell’articolo si fa poi presente che il banchiere di Marino aveva come protettore un noto politico e Pietro Mezzaroma come cliente. Due anni e mezzo fa, nel Siena c’era anche Pietro Mezzaroma, proprio quando nell’operazione calcio si giocava il futuro del gruppo. «Comprando la squadra, il gruppo Impreme si è trasferito con mutui e bagagli da Unicredit al Montepaschi. Il valore complessivo dell’operazione supera i 200 milioni di euro per una holding che, nel consolidato 2010, presenta un patrimonio netto di 66 milioni e un indebitamento finanziario netto di 300 milioni di euro. Il peso maggiore, il più indigesto, è l’operazione immobiliare di Parco Talenti, nella zona nord di Roma. Partito con grandi ambizioni, il progetto è finito nel pantano della recessione con prezzi fuori mercato e case invendute. Oltre a Parco Talenti, la banca senese ha un’ipoteca da 90 milioni sul centro commerciale Appio 1 e altri 20 milioni di leasing immobiliari con Impreme. Mps Capital Services, inoltre, è in societa con Mezzaroma per un’altra iniziativa nella zona di piazza Navigatori all’Eur. Formalmente, Impreme e Siena calcio procedono in parallelo e non hanno nulla a che fare tra loro sotto il profilo societario. Il club è controllato all’83,8 per cento dalla Senio, divisa in quattro parti uguali tra i fratelli Mezzaroma, cioè Massimo e le tre sorelle Barbara (39 anni), Valentina (35 anni), avvenente vicepresidente, e Alessandra (33 anni). Le quattro quote sono in pegno al Mps. Tra i soci di minoranza ci sono piccoli immobiliaristi della zona, tutti creditori del Monte Paschi, i costruttori Parri, qualche cooperativa rossa, ma anche la Btp di Riccardo Fusi, e la Navigator di Gregorio Gitti, socio nella Sator di Matteo Arpe e genero di Giovanni Bazoli. L’ingresso di Mezzaroma nel Siena è stato interamente spesato dal Montepaschi con circa 40 milioni di euro, tra i debiti della gestione precedente e un finanziamento fino al 2019. A questa somma vanno aggiunti gli 8 milioni di euro all’anno di sponsorizzazione. Non è ancora finita perché alla fine del 2011, Mezzaroma ha annunciato di volere portare a termine un’operazione sul marchio. È un giro di soldi sulla carta che serve a puntellare i conti. L’hanno fatto tutti, la fa anche lui. Il marchio Siena calcio sarà valutato e girato a una società costituita apposta, la B&W communication. Nella B&W ci sono sempre i Mezzaroma, stavolta con una società del gruppo Impreme, insieme ad altri due soci: un dirigente del Siena, Davide Buccioni, e Fabrizio Sacco. Entrambi sono residenti a Rocca Salimbeni, la sede della banca. La cessione del marchio con riaffitto dovrebbe fruttare altri 25-30 milioni di proventi straordinari ma non è detto che sarà Massimo Mezzaroma a gestirli. L’inchiesta sulle scommesse della Procura di Cremona, che gli ha procurato una perquisizione, è una minaccia reale. Dopo le accuse degli ex calciatori Filippo Carobbio e Carlo Gervasoni, il club toscano rischia una penalizzazione pesante, se non la retrocessione in serie B. Sarebbe una mazzata sul conto economico, con almeno 20 milioni di diritti televisivi in meno. Insomma, tra deficit e calcioscommesse i rapporti tra Mezzaroma e il Montepaschi non sono più quelli di due anni e mezzo fa. Mussari se n’è andato a cercare gloria politica a Roma e, nei corsi e ricorsi bancari, il costruttore romano si ritrova sulla testa Profumo come presidente del Mps. Il nuovo direttore generale del Monte, Fabrizio Viola, vuole razionalizzare il settore contributi sportivi. In tempi di crisi, è sempre più difficile giustificare perdite come quelle dell’ultimo bilancio del Siena calcio, chiuso con un rosso di 20 milioni di euro. Viola arriva dalla Banca popolare dell’Emilia Romagna (Bper), dove era amministratore delegato. Ancora una volta, rapporti d’affari maturati altrove potrebbero indirizzare il futuro del club toscano. Durante la gestione Viola, la Bper ha comprato Meliorbanca quando Giorgio Magnoni era consigliere e azionista. I maligni dicono che i Magnoni non hanno soldi da investire nel calcio. È facile rispondere che questo non è un problema. Almeno non a Siena, dove i soldi per lo sport li mette sempre la banca»,

si chiede di sapere:

se risulti corrispondente al vero che tra mutui milionari, scatole cinesi, marchi in affitto e sponsorizzazioni, la banca Monte dei Paschi di Siena tiene in piedi tutta la “baracca” e che l’allora presidente Mussari abbia appoggiato l’ingresso di Mezzaroma nel Siena e che questo sia avvenuto totalmente a carico della banca con circa 40 milioni di euro, tra i debiti della gestione precedente e un finanziamento fino al 2019;

se il Governo non ritenga che con la pesante situazione finanziaria della banca Montepaschi, a rischio reale di crac, con migliaia di dipendenti che potrebbero essere sacrificati e i risparmiatori che rischiano di pagare direttamente per la leggerezza ed il mancato senso di responsabilità di coloro che hanno condotto gestioni del gruppo, a giudizio dell’interrogante scellerate, a cui numerosi hanno dato fiducia con investimenti credendo nella sua robustezza, la banca non possa continuare a coprire anche l’andamento negativo della società sportiva, gestita con criteri amicali;

quale sia la reale situazione circa la procedura di cessione o di cambio dei vertici della società sportiva e se il Governo non ritenga opportuno, per quanto di competenza, vigilare per garantire una corretta e trasparente gestione della stessa;

se non ritenga opportuno, nell’ambito delle proprie competenze, assumere le necessarie iniziative al fine di procedere ad una radicale trasformazione del sistema di governance del calcio professionistico al fine di stabilire regole certe che tutelino le squadre, i tifosi e i giocatori stessi, difendendo così il calcio stesso come fenomeno sociale;

se non intenda, altresì, attivarsi al fine di promuovere la costituzione di un organismo di vigilanza dei bilanci e della buona amministrazione delle società calcistiche, indipendente dalla Federazione italiana giuoco calcio, presieduto da un esperto indipendente.

Senza categoria

Possibile crak MPS-premio aziendale dipendenti

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07756
Atto n. 4-07756

Pubblicato il 20 giugno 2012, nella seduta n. 748

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

la situazione di difficoltà del settore credito è evidente, a livello nazionale ed internazionale, e la Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) non fa eccezione, anzi, al pari e forse più dei maggiori Gruppi italiani, risente dell’altalenante mutamento del valore dello spread, pagando pesanti conseguenze nella quotazione del titolo, oggetto anche di costanti speculazioni da oramai troppi mesi;

scrive Andrea Greco per “la Repubblica”: «Dieci giorni per diradare i dubbi sul futuro di Mps. Fino al 26 giugno, data in cui il management presenterà agli investitori il nuovo piano industriale che risponde alle richieste Eba (l’autorità che ha imposto 3,2 miliardi di rafforzamento patrimoniale “temporaneo”) sarà difficile che il titolo si riabbia. Ieri ha perso un altro 4% a 0,184 euro ritoccando i minimi invernali, quelli che fecero capitolare la locale fondazione con i suoi debiti e pegni. Gli investitori vendono “con i piedi” l’azione, da giorni. Il loro ragionamento è che, in questo mercato di soli venditori bancari, le dismissioni di attività e sportelli su cui puntano l’ad Fabrizio Viola e il presidente Alessandro Profumo siano improbabili. Quindi il patrimonio andrà trovato in altro modo, e poiché Siena esclude un altro aumento, dovrebbe toccare a un’emissione ibrida di tipo Co.co bond. Un prestito di almeno 700 milioni, che si trasformi in capitale quando la patrimonializzazione scende a certi livelli. Il problema è che, essendo strumenti rischiosi e sofisticati, i Co.co pagano tassi di almeno il 12%. E se si somma il centinaio di milioni risultante ai 180 milioni di interessi da corrispondere al Tesoro (ha prestato 1,9 miliardi Tremonti bond ai senesi), si ha una zeppa di quasi 300 milioni di utili destinati agli obbligazionisti, e non alla Borsa. “L’emissione di Co.co bond non è definita, stiamo lavorando e ragionando – ha detto Viola -. Non abbiamo ancora risposte precise. È tutto fluido. Stiamo parlando con la Banca d’Italia, con cui abbiamo un atteggiamento collaborativo reciproco. Lavoriamo bene, andiamo avanti in questa direzione”. Diversamente dalle speranze di qualche investitore, pare che nessuna “deroga” verrà chiesta da Via Nazionale a Londra, neanche se i 100 miliardi che l’Ue sta iniettando nella banche spagnole è una palese, ulteriore sconfessione degli stress test Eba (da cui emerse un deficit di soli 26 miliardi per le banche spagnole). La soluzione del caso sarà dunque pragmatica, non diplomatica. Mps ha già “creato” 2 miliardi di patrimonio tra conversione dei bond Fresh e introduzione dei modelli interni di ponderazione dei rischi. Altri 200 milioni verranno dalla cessione del 60% di Biverbanca, che “avverrà presto”, ha ribadito Viola. Forse prima del 25. Manca un miliardo, ma non potrà venire dalle cessioni di 200 sportelli Mps o Antonveneta, dai 500 milioni di immobili o deconsolidando Consum.it, almeno finché non sarà chiaro il destino dell’euro e dell’Europa bancaria. Il management avrebbe anche pensato di liquidare i derivati di copertura dei Btp, “costati” 1,8 miliardi nel test Eba; ma difficoltà tecniche e una minusvalenza latente lo sconsigliano. Quindi, anche grazie all’agenda estera di Profumo, Mps starebbe sondando investitori bancari e istituzionali per il prossimo bond. Magari come soluzione ponte di qualche mese, tempo di completare la campagna dismissioni e poi rimborsarli»;

considerato che:

in una nota i Coordinamenti Rsa della banca MPS dichiarano che «La decisione della Banca di non erogare il VAP [premio aziendale] nel mese di luglio, visto il bilancio (risultato delle attività ordinarie negativo), in virtù della normativa espressa dal CCNL (art.43, comma 6 che rende inapplicabile la formula di calcolo inserita nel CIA), vedrebbe un ulteriore abbattimento del reddito dei lavoratori dopo quello già avvenuto con il mancato riconoscimento del sistema incentivante e dello straordinario per i quadri direttivi» e pertanto va affrontata all’interno della più complessiva fase negoziale di prossima apertura;

nella dichiarazione dei Coordinamenti Rsa si legge ancora: «Le OO.SS., oltre ad essere assolutamente contrarie in termini politici a tale decisione, sottolineano anche come la stessa possa avere un effetto demotivante sul personale. I Lavoratori della Banca hanno sempre operato in maniera responsabile, dimostrando serietà e senso di appartenenza e ritenendo i risultati economici della Banca obiettivi da perseguire in prima persona anche in momenti di crisi ed esigono risposte chiare e altrettanto senso di responsabilità da parte dell’Azienda. Non sono disposti ad accettare politiche aziendali miopi che rischiano di mettere in discussione gli stessi risultati commerciali della Banca. Tale decisione è particolarmente inaccettabile anche in relazione a politiche di segno opposto che vedono assunzioni di personale esterno in particolare a livello di top management (CFO, Finanza e Risorse Umane) delle quali non ci è stato reso noto il livello retributivo, ma che immaginiamo essere molto elevato e quindi in netto contrasto con le regole di austerity già annunciate dall’Amministratore Delegato e dal Presidente in relazione alle necessità della riduzione dei costi. (…) La situazione economica dei colleghi è già fortemente mutata rispetto allo scorso anno (mancata erogazione degli incentivi e del pagamento dello straordinario per i quadri direttivi), e richiede quindi, anche a fronte di numerose richieste e segnalazioni, che l’Azienda prenda contromisure importanti a partire dalla proroga delle rate dei mutui per i dipendenti che ne facciano richiesta, come tra l’altro già previsto per la clientela»;

nella stessa giornata in cui l’Azienda ha comunicato verbalmente alle organizzazioni sindacali che, visto il risultato negativo nel bilancio 2011 delle attività ordinarie della Banca, non avrebbe erogato il premio aziendale (Vap) ai dipendenti li informava anche sul rinvio della presentazione del piano industriale al 26 giugno 2012;

peraltro questa incertezza nella presentazione del piano industriale, oltre a preoccupare i lavoratori, viene anche evidenziata dai mercati con un arretramento pesante del titolo in borsa;

a riguardo in un comunicato Fiba-Cisl si tiene a precisare che il bilancio della banca MPS rileva un risultato operativo netto positivo di 250,8 milioni di euro. In seguito ad accantonamenti ai fondi per rischi ed oneri, ovvero per cause legali/revocatorie, reclami, rettifica di valore su piani finanziari, recuperi delle imposte di bollo e di spesa su clientela oneri per impegni contrattuali connessi a operazioni di asset disposal (banca depositaria) e sopravvenienze passive, oneri di gestione, perdite delle partecipazioni, si arriva ad una perdita dell’operatività corrente al lordo delle imposte di 144,2 milioni di euro. Questo è il parametro utilizzato dalla banca MPS per motivare la non erogazione;

la Sas di Complesso Fiba BMPS, non condividendo tale interpretazione aziendale, si sta attivando con la propria Segreteria nazionale e il relativo Ufficio legale per verificare la comparabilità tra quanto espresso dal contratto collettivo nazionale di lavoro e le voci del bilancio stesso;

qualora il parametro da considerare fosse il risultato operativo netto (250,8 milioni di euro,) il Vap della banca MPS, come previsto dal contratto integrativo (che valuta il margine di intermediazione primario), sarebbe dell’importo di 1.520 euro per la figura media (3A-4L);

infine si è appreso, sempre la scorsa settimana, del ritiro anticipato dei titoli obbligazionari del MPS in collocamento, in seguito alla scadenza del documento di registrazione della banca MPS ed in attesa del rinnovo dello stesso;

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere affinché non siano i cittadini a pagare di tasca loro per la leggerezza ed il mancato senso di responsabilità di coloro che possono aver condotto gestioni del gruppo MPS, a giudizio dell’interrogante scellerate, a cui numerosi cittadini hanno dato fiducia con i loro investimenti credendo nella robustezza dello stesso;

se non ritenga doveroso attivare le proprie potestà, attribuite dalla legge bancaria e dai testi unici della banca e della finanza, al fine di favorire una prudente gestione del credito e del risparmio e prevenire un’eventuale insolvenza;

quali iniziative intenda assumere affinché MPS apra immediatamente un confronto sulle materie all’attenzione sindacale, quali il premio aziendale, le previsioni normative disattese e il tema dei costi correlato al piano industriale;

a che punto risulti essere il tanto conclamato piano dei tagli agli sprechi e alle consulenze presenti ancora in maniera così massiccia all’interno del gruppo MPS, piano propedeutico ad ogni ipotesi di taglio di costi del personale;

se, alla luce dei fatti esposti in premessa, il Governo non ritenga che si evidenzi una precisa strategia dei vertici aziendali, volta a far ricadere nella gestione ordinaria della banca elementi della redditività extra operativa, imputabili a decisioni sbagliate del vecchio management e che comportano pesanti ricadute economiche sulla totalità dei lavoratori;

se non ritenga che a pagare in prima persona non possono essere unicamente i lavoratori per scelte ed errori fatti da coloro che hanno amministrato in passato e dai nuovi amministratori della banca, che stanno smantellando relazioni industriali pluriennali e demotivando il personale;

come risulti possibile che nel terzo gruppo bancario nessuno dei vertici aziendali si sia ricordato di rinnovare in tempo utile il documento di registrazione della banca MPS, obbligatorio per la Consob, che costituisce il prospetto di base per la clientela per la sottoscrizione di titoli obbligazionari emessi dall’istituto e se il Governo sia a conoscenza di un intervento della Commissione a riguardo;

ai fini della politica dei tagli applicata dalla banca e dei relativi sacrifici richiesti solo ai lavoratori, quali risultino essere i motivi per cui la banca in questione non rende note le retribuzioni dei top manager e non chiarisce quanta parte della loro retribuzione, a partire da quella dell’amministratore delegato, sarà tagliata, considerato che è assolutamente necessario stabilire criteri di trasparenza in materia di compensi rendendoli pubblici e se il Governo non ritenga che, come affermano i sindacati, la misura di un massimo di 10 volte lo stipendio medio di un bancario dovrà essere sufficiente e più che gratificante per le figure manageriali quando invece attualmente tali picchi arrivano a 100 volte lo stipendio medio di un bancario.

Senza categoria

Gas Plus -Realizzazione impianto stoccaggio Abruzzo

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07754
Atto n. 4-07754

Pubblicato il 20 giugno 2012, nella seduta n. 748

LANNUTTI , MASCITELLI – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che la Gas Plus ha proposto la realizzazione di un impianto di stoccaggio in Abruzzo;

scrive Fabio Casmirro per “Il Centro”: «È un’ipotesi da escludere, se si guarda alle decisioni assunte nei giorni scorsi dalle autorità di controllo dell’Emilia Romagna, che in seguito al terremoto e al successivo sciame sismico, hanno deciso di interrompere il progetto Rivara del consorzio Erg-Independent Resources. Ma la novità questa volta riguarda direttamente l’Abruzzo, giacché la Gas Plus di Davide Usberti ha proposto di realizzare un simile impianto tra Filetto, Casacanditella, San Martino sulla Marrucina, Calcara e Fara Filiorum Petri, tutti comuni della cintura teatina. L’impianto è denominato Poggio Fiorito Stoccaggio. Un altro analogo centro del gas è previsto a San Benedetto del Tronto, a cavallo fra Marche e Abruzzo, da parte della stessa ditta. A dare l’allarme è Maria Rita D’Orsogna, del dipartimento di Matematica dell’università di Los Angeles. La docente di origini abruzzesi, conosciuta per le sue battaglie contro il Centro oli e la petrolizzazione dell’Abruzzo, è sostenuta questa volta da Francesco Stoppa, docente del dipartimento di Scienze della Terra della d’Annunzio. “Il progetto di Poggio Fiorito, a San Martino sulla Marrucina”, spiega la D’Orsogna, “prevede il trivellamento di due nuovi pozzi da cui estrarre gas mediante l’utilizzo di fluidi perforanti e tossici da smaltire, il riadattamento di un pozzo dismesso per lo stoccaggio e la costruzione di una centrale di trattamento”. Lo stoccaggio del gas è previsto da aprile a ottobre e l’erogazione da novembre a marzo. “Il gas” afferma la docente, “sarà stoccato ad alta pressione creando rischi di esplosione e incendio, come sostiene la stessa ditta che propone il progetto”. Il quantitativo previsto è di circa 150 milioni di metri cubi di gas, a fronte di una quantità di consumo giornaliero in Italia che è di circa 260 milioni di metri cubi. “Parte dell’area scelta dalla Gas Plus” rileva la docente italo-americana, “è coperta da vincolo idrogeologico ed è classificata come zona sismica uno e rischio idrogeologico P3, che costituiscono entrambi i livelli di pericolosità più elevati”. A pochi chilometri sorgono due siti di interesse comunitario e il parco Nazionale della Majella. San Martino in particolare è una zona in frana. “In passato” annota D’Orsogna, “la popolazione ha ritenuto che l’estrazione di idrocarburi dall’area avesse contribuito al grave dissesto che interessa il paese e per cui sono stati spesi già milioni di euro. San Martino è anche fortemente sismica e ha subìto ingenti danni nel terremoto del 1706 (settimo-nono grado Mercalli) e del 1933 (ottavo grado Mercalli)”. Dovranno esprimersi su questo progetto Forestale, soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici per l’Abruzzo, la commissione Via e l’Autorità del bacino interregionale del fiume Sangro. “Ci auguriamo”, proseguea D’Orsogna, “che le Autorità vogliano bocciare il progetto, a causa della forte sismicità dell’area, invocando quel principio di precauzione, che come mostra il terremoto dell’Emilia, non è mai troppa”»;

considerato che:

l’interrogante ha presentato un atto di sindacato ispettivo (4-07515), in occasione del sisma che ha colpito l’Emilia Romagna, dove si evidenziava il possibile nesso tra il terremoto ed il fenomeno dell’abbassamento del mare, denominato subsidenza, in particolare quella indotta dall’uomo;

a riguardo si trattava degli abbassamenti del suolo fino a 2 metri, registrati dal 1951 al 1960, arrivati a punte di 3,5 metri a metà degli anni ’70, secondo i recenti rilievi dell’Istituto di topografia della facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova, che hanno stabilito che i territori deltizi dell’isola di Ariano e dell’isola della Donzella si sono ulteriormente abbassati di 0,5 metri che vanno ad aggiungersi ai 2-3 metri sotto il livello del mare del territorio, come potenziale concausa delle scosse telluriche;

inoltre si chiedeva se l’estrazione metanifera non abbia determinato i fenomeni di alluvione con le due rotte del Po di Goro nell’isola di Ariano, la rottura dell’argine a mare a Porto Tolle, altre rotte di altri rami, la cui ricostruzione è costata oltre 4 miliardi di euro di opere, come il rialzo e l’allargamento degli argini dei fiumi (480 chilometri) e gli argini a mare (80 chilometri), il rifacimento del sistema di scolo con ricalibrazione delle sezioni e delle pendenze necessarie, demolizione e ricostruzione dei manufatti, fogne, ponti sui canali e sugli scoli, adeguamento ai nuovi livelli dell’acqua delle idrovore, e se non sia stata la causa principale dell’alluvione del Polesine nel novembre 1951;

venerdì 18 luglio 2008, sul link di “blogosfere” Debora Billi firma un pezzo intitolato “Gas in Adriatico. Romantici e poco realisti” scrivendo: «Davanti a Porto Tolle, una collana di giacimenti dai soavi nomi di donna, a testimonianza di quanto siano romantici gli uomini ENI che io ho tanto in simpatia (…) È proprio uno di loro che mi confessa: “La stima è 30 miliardi di metri cubi totali di metano. Una cifra equivalente a soli 6 mesi di consumo italiano. Ci vorranno, naturalmente ad occhio, almeno 3 miliardi di euro per fare tutte le piattaforme di trivellazione. E minimo minimo 20 anni per estrarre tutto il prezioso gas. Se noi spalmiamo le 24 settimane presenti in 6 mesi su tutti i 20 anni, scopriamo che questi giacimenti saranno in grado di coprire appena 10 giorni l’anno del consumo totale italiano di gas. Se fossi più brava a fare i conti andrei a scoprire quanto gas si può comprare con i 3 miliardi di euro necessari a costruire le piattaforme. E a questi aggiungerei i miliardi che serviranno per cercare di tamponare la subsidenza, ovvero l’abbassamento dei terreni che poggiano sull’area interessata. E poi gli altri quattrini per eventuali sversamenti nell’ecosistema circostante. E infine, ad esser pessimisti, i soldi buttati per il Mose che a questo punto potrebbe non servire proprio più a nulla: già avevano sbagliato i calcoli prima, figuriamoci con la variabile delle piattaforme»,

si chiede di sapere:

se, alla luce di quanto esposto in premessa, sia opportuno stoccare gas ad alta pressione in una zona, come quella in questione, coperta da vincolo idrogeologico e classificata come zona sismica uno a rischio idrogeologico P3, che costituiscono entrambi i livelli di pericolosità più elevati;

quali iniziative, nell’ambito delle proprie competenze, il Governo intenda assumere al fine di porre fine al progetto relativo alla realizzazione dell’impianto di stoccaggio che interesserebbe tutto il territorio teatino, vista la forte sismicità dell’area, seguendo quel principio di precauzione, necessario alla luce del recente terremoto dell’Emilia Romagna, che ha spinto l’autorità di controllo della Regione stessa ad interrompere il progetto Rivara del consorzio Erg-Independent Resources;

se il mare Adriatico sia oggetto di perforazioni, trivellazioni e ricerche estrattive che possano essere concausa dei fenomeni tellurici;

quali misure urgenti intenda attivare per mettere in campo una politica più virtuosa nella tutela dell’ambiente e nella difesa del territorio e del mare, a giudizio dell’interrogante depredati da interessi contingenti e dall’avidità di guadagno di multinazionali, che rischiano di provocare danni enormi per le nuove generazioni.

Senza categoria

Consigliere Roberto Chieppa nuovo Segretario generale dell’Antitrust

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00487
Atto n. 2-00487

Pubblicato il 19 giugno 2012, nella seduta n. 746

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e della giustizia. -

Premesso che:

in data 19 dicembre 2011, il Consigliere di Stato Roberto Chieppa ha assunto le funzioni di Segretario generale dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, con decreto del ministro Passera su proposta del neo Presidente dell’Autorità Pitruzzella;

secondo l’art. 11, comma 5, della legge n. 287 del 1990 istitutiva dell’Autorità, il Segretario generale sovraintende al funzionamento dei servizi e degli uffici dell’Autorità, rispondendone al Presidente;

la legge istitutiva dell’Autorità prevede espressamente severe incompatibilità a carico di chiunque vi operi;

in particolare, quanto a Presidente e componenti, l’art. 10, comma, 3, stabilisce che “Essi non possono esercitare, a pena di decadenza, alcuna attività professionale o di consulenza, né possono essere amministratori o dipendenti di enti pubblici o privati, né ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura. I dipendenti statali sono collocati fuori ruolo per l’intera durata del mandato”;

quanto al personale, l’art. 11, comma 3, stabilisce che “Al personale in servizio presso l’Autorità è in ogni caso fatto divieto di assumere altro impiego o incarico o esercitare attività professionali, commerciali e industriali”;

il Segretario generale è soggetto, al pari del Presidente, dei componenti, dei consulenti e del personale tutto, alle disposizioni del codice etico dell’Autorità in materia di comportamento, imparzialità, conflitto di interessi, obblighi di dichiarazione e di astensione eccetera (si vedano artt. 4, 5, 6, 7, 9 e 11). Per l’applicazione delle suddette disposizioni, Segretario generale, Presidente e componenti intrattengono i necessari rapporti direttamente con il soggetto incaricato della vigilanza sull’applicazione del codice (ovvero una persona di notoria indipendenza, da individuarsi tra coloro che esercitino, o abbiano esercitato, le funzioni di magistrato ordinario, amministrativo o contabile, che vigila sulla corretta applicazione del codice anche ai fini della risoluzione di casi concreti, avvalendosi della collaborazione della Direzione amministrazione e personale (si veda l’art. 6));

si tratta di norme di legge poste a garanzia dell’indipendenza e dell’autonomia dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato;

secondo le informazioni presenti sul sito ufficiale del competente organo della giustizia amministrativa, il consigliere Roberto Chieppa il 19 dicembre 2011 è diventato il Segretario generale dell’Autorità continuando a svolgere le sue funzioni di magistrato presso il Consiglio di Stato;

infatti, in data 16 dicembre 2011 il Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa si era limitato a prendere atto del nuovo incarico di Chieppa senza collocarlo fuori ruolo;

a quanto risulta all’interpellante, il vice segretario generale dottoressa Ombretta Main sarebbe stata delegata a sottoscrivere atti di competenza del Segretario generale nei casi in cui quest’ultimo fosse impossibilitato ad esercitare le proprie funzioni, anche per concomitanti attività presso il Consiglio di Stato;

il Segretario generale dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, dalla data di assunzione delle funzioni ad oggi, versa a giudizio dell’interpellante in situazione di incompatibilità assoluta e conflitto di interessi;

una situazione gravissima per l’interpellante, in palese violazione delle norme di legge in materia di incompatibilità e di conflitto di interessi cui è soggetto tutto il personale dell’Autorità;

a parere dell’interpellante non è chiaro con quale credibilità il collegio dell’Antitrust voglia fare l’arbitro del mercato per difendere i consumatori e le imprese oneste, che faticano ad andare avanti, quando non riesce ad assicurare il rispetto delle richiamate disposizioni normative;

senza riguardo per la trasparenza, sul sito dell’Autorità non vi è alcun riferimento agli emolumenti al Segretario generale visto, sempre che lo stesso non eserciti le proprie funzioni gratuitamente, in virtù del suo contemporaneo impegno presso il Consiglio di Stato, né agli emolumenti spettanti al Consigliere giuridico avvocato dello Stato Filippo Arena né al Capo di gabinetto dottor Vincenzo Valentini;

considerato che a giudizio dell’interpellante:

occorrerebbero iniziative volte a correggere la situazione di incompatibilità evidenziata, al fine di rafforzare la credibilità e la serietà dell’istituzione;

il Presidente dell’Autorità dovrebbe chiarire se il consigliere Chieppa abbia dichiarato al momento dell’assunzione delle funzioni la situazione di incompatibilità in cui versava e se il Collegio abbia provveduto comunque a verificare la sussistenza o meno di situazione di incompatibilità;

andrebbe compreso per quale motivo il Presidente ed il collegio non abbiano dichiarato l’incompatibilità nemmeno dopo la diffusione all’interno dell’Autorità della richiamata delega di firma anche in caso di assenza del Segretario generale per impegni relativi all’attività svolta per il Consiglio di Stato;

nel caso in cui il collegio avesse effettuato all’epoca le verifiche opportune, occorrerebbe comunque che l’Autorità rendesse noti gli atti con i quali il Presidente e i componenti dell’Autorità hanno effettuato le dovute valutazioni in merito alla situazione di incompatibilità del consigliere Chieppa al momento dell’assunzione delle funzioni di Segretario generale, e rendesse note le valutazioni eventualmente effettuate al riguardo dal garante del codice etico;

occorrerebbe rimuovere la situazione illegittima prodotta in cui versa il Segretario generale Chieppa, all’epoca della nomina ben nota;

andrebbero avviati idonei accertamenti sulla regolarità della condotta del consigliere Chieppa e sulla regolarità delle decisioni assunte dal Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa in suo favore;

andrebbe chiarita quale sia la sorte degli atti firmati dal Consigliere nel periodo di cumulo delle due funzioni ed in particolare quali siano le conseguenze dell’incompatibilità assoluta sulla validità degli atti da lui firmati in qualità di Segretario generale dell’Autorità (come promozioni, trasferimenti, ordini di servizio, verbali delle riunioni dell’Autorità, provvedimenti e sanzioni contro le imprese),

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo, che ha nominato il nuovo Segretario generale dell’Autorità, risulti che lo stesso si trovi in una situazione di conflitto di competenza;

come i fatti avvenuti si concilino con l’azione del Governo che ha ritenuto centrale il ruolo dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato per favorire le liberalizzazioni e tutelare i consumatori e le piccole imprese, aumentandone i poteri, le competenze, l’organico e la stabilità finanziaria;

quali iniziative normative intenda assumere affinché siano rafforzati i requisiti di indipendenza e autonomia delle Autorità indipendenti e siano introdotti efficaci sistemi di verifica del pieno rispetto di tali requisiti.

Senza categoria

Palazzinari romani-attacco all’Agro Romano

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00488
Atto n. 2-00488

Pubblicato il 19 giugno 2012, nella seduta n. 746

LANNUTTI – Ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e per la coesione territoriale. -

Premesso che a quanto risulta all’interpellante:

i “palazzinari”, come vengono chiamati in gergo i costruttori a Roma, dai tempi del “sacco di Roma”, hanno edificato e cementificato parti importanti della Capitale per finalità speculative;

sia i Governi che le pubbliche amministrazioni e gli enti locali hanno sempre subito in silenzio, quando non sono stati suoi complici, il grande potere economico espresso dai palazzinari, che hanno prodotto una cementificazione selvaggia, addomesticando a loro vantaggio i piani regolatori, approvati contro le regole minimali di tutela dell’ambiente e di difesa del territorio;

sono loro che dettano le politiche ed i piani regolatori, che le istituzioni locali, in primis le Giunte comunali e regionali, assecondano senza curarsi di salvaguardare i diritti dei cittadini ad avere spazi verdi sufficienti, con un’urbanizzazione a misura delle popolazioni;

sul “Corriere della Sera” di Roma del 14 giugno 2012, è stato pubblicato un articolo dal titolo: «Speculazione edilizia nell’area fino al 2006 tutelata da vincoli archeologici. Casilino, attacco all’Agro Romano: il Campidoglio vorrebbe 3 mila nuove case. Progetto da 2 milioni di metri cubi di cemento: a rischio parte dei 143 ettari di campagna. Il Comune di Roma valuta il via libera alle ruspe. Rivolta bipartisan nel VI Municipio»;

Ambra Murè scrive: «Due milioni di metri cubi di cemento. Tremila nuove case. Almeno 10 mila abitanti in più. L’ultimo vero, grande polmone verde del VI Municipio, da Porta Maggiore al Raccordo Anulare, rischia di scomparire. Il pericolo, qui come altrove in città, ha un nome solo: edificazione. La minaccia, rimasta latente per quasi tre anni, è tornata improvvisamente d’attualità qualche settimana fa. Quando il Comune di Roma ha convocato una conferenza dei servizi per una “valutazione preliminare” del Piano particolareggiato del Comprensorio Casilino. E per spianare la strada ai costruttori, accusano i comitati di quartiere. (…) Schiacciati tra i palazzoni di via Prenestina, via Casilina, via Acqua Bullicante e via Tor de’ Schiavi, ci sono 143 ettari di agro romano. Una risorsa di inestimabile valore dal punto di vista naturalistico. E non solo. Il Comprensorio Casilino coincide infatti con quello che gli antichi romani chiamavano “Ad duos lauros” (Ai due allori), a oggi la seconda area più ricca di preesistenze archeologiche della Capitale, dopo il centro storico. Ignoti alla maggior parte di turisti, qui si trovano i resti delle catacombe dei santi Marcellino e Pietro, nonché il mausoleo di Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino. “In qualsiasi altro paese europeo – commenta Valeria Garbati – ne farebbero un parco archeologico. A Roma invece vogliono costruirci sopra una città”. (…) Sono lontani i tempi in cui il Ministero dei Beni Culturali riconosceva il Comprensorio Casilino area di interesse archeologico. L’ombrello protettivo del vincolo paesaggistico è durato un decennio: dal 1995 al 2006, quando è stato rimosso da una sentenza del T.A.R. del Lazio, che, accogliendo il ricorso presentato dai proprietari dei terreni, ha di fatto aperto la strada alla cementificazione. (…) Facciamo un passo indietro. Il primo piano particolareggiato per il Comprensorio Casilino risale al 2002, era Veltroni. Allora le previsioni parlavano di 600 appartamenti. Allora come oggi i cittadini erano contrari. Cambiata amministrazione, nel 2009 il piano è stato rivisto e l’indice di edificabilità corretto fino a risultare triplicato: da 0,50 a 1,3 metri cubi per metro quadro. Per un totale di 3 mila nuove unità abitative. La variante, contenuta in un promemoria di Giunta a firma degli assessori Ghera e Corsini, è rimasta nel cassetto per quasi tre anni. Ed è stata tirata fuori a fine maggio, quando il mini-sindaco Palmieri si è visto convocare dal Comune per partecipare a una Conferenza dei servizi con all’ordine del giorno la valutazione preliminare del piano in questione. (…) Intervenendo recentemente alla trasmissione Foro Romano di Roma Uno Tv, il consigliere comunale del Pdl Federico Mollicone ha difeso il progetto. Sostenendo che il problema del VI Municipio è che “ci sono troppe aree verdi”. Un’affermazione “sconcertante”, secondo Alessandro Bracchini, portavoce della rete di associazioni Osservatorio Casilino. Questo territorio è stato infatti collocato dall’Università di Roma Tre ai gradini più bassi della classifica di vivibilità. 123 mila abitanti in 8 km – A pesare sul giudizio una densità abitativa tra le più alte d’Italia, con 123 mila abitanti stipati in appena 8 km quadrati, ma soprattutto una serie di criteri ambientali poco rassicuranti. In base a dati ufficiali, il VI Municipio ha infatti la più bassa percentuale di verde fruibile pro-capite a Roma, unita alla più alta percentuale di polveri sottili nell’aria. “Va da sé – sostiene l’Osservatorio Casilino – che far passare come opera di riqualificazione la costruzione di una città di 10.000 abitanti suona come uno schiaffo all’intelligenza, al buon senso e alla dignità dei cittadini”»;

considerato che si legge ancora: «Questa edificazione non s’ha da fare: alla sede del VI Municipio il giudizio è unanime e bipartisan. “Zero cemento sul Comprensorio Casilino”, sintetizza il capogruppo Pdl Francesco Corsi. “Il piano deve essere ritirato”, gli fa eco il presidente democratico Giammarco Palmieri. Identica anche la ricetta: destinare l’area a verde e servizi. Magari accogliendo la proposta che arriva dal territorio: “La nostra idea – spiega Valeria Garbati, del comitato di quartiere Torpignattara – è quella di valorizzare le risorse paesaggistiche e archeologiche del Comprensorio Casilino attraverso la realizzazione del primo ecomuseo urbano di Roma”. (…) Servirebbero piste ciclabili, itinerari turistici e forme innovative di ricettività, come l’ostello diffuso. “Questo sì che sarebbe guardare al futuro”, sospira Valeria. Per il prossimo 20 giugno il VI Municipio ha convocato un consiglio straordinario. L’auspicio, condiviso a parole tanto dal Pd quanto dal Pdl locali, è di riuscire a presentare un documento unitario. Così da rendere più forte la battaglia per la difesa di questo territorio»,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che dai tempi antichi, ed a prescindere dal colore delle amministrazioni comunali, sono sempre stati i palazzinari, con pochissime eccezioni, a determinare gli assetti urbanistici della capitale d’Italia, soffocata dal cemento e dal traffico, che rende l’aria irrespirabile con i conseguenti rischi sulla salute umana e sulle condizioni di vita di milioni di cittadini;

se risulti che la Giunta capitolina del sindaco Alemanno ed il sesto municipio abbiano deliberato un “attacco” all’agro romano, con il Campidoglio che vorrebbe 3.000 nuove case in un progetto da 2 milioni di metri cubi di cemento, mettendo a rischio parte dei 143 ettari di campagna romana, secondo un progetto che, nonostante la rivolta bipartisan nel VI Municipio contro le finalità speculative che aggrediscono l’ultimo vero grande polmone verde del VI Municipio, da porta Maggiore al raccordo anulare, rischia di scomparire;

se risulti che l’edificazione selvaggia, varata dal Comune di Roma nella “valutazione preliminare” del Piano particolareggiato del comprensorio Casilino, abbia la finalità di spianare la strada ai costruttori, come accusano i comitati di quartiere, di un territorio già soffocato dai palazzoni di via Prenestina, via Casilina, via Acqua bullicante e via Tor de’ schiavi, per appropriarsi di 143 ettari di agro romano, risorsa di inestimabile valore dal punto di vista naturalistico, dato che il comprensorio Casilino coincide infatti con quello che gli antichi romani chiamavano «Ad duos lauros» (Ai due allori), a oggi la seconda area più ricca di preesistenze archeologiche della capitale dopo il centro storico;

quali misure urgenti di competenza si intenda attivare per evitare che siano saccheggiati, sull’altare della speculazione edilizia, i resti delle catacombe dei santi Marcellino e Pietro, nonché il mausoleo di sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, che dovrebbe essere destinato ad un parco archeologico, invece di costruirci sopra una città, in una capitale d’Italia già edificata fino all’inverosimile, con appartamenti invenduti perché la città non è più in grado, con i prezzi elevatissimi e la nuova bolla immobiliare incombente, di soddisfare la domanda di abitazione nei quartieri dormitorio privi di qualsiasi civile urbanizzazione e dei conseguenti servizi a misura d’uomo.

Senza categoria

Nuovo direttore INGV

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00489
Atto n. 2-00489

Pubblicato il 19 giugno 2012, nella seduta n. 746

LANNUTTI – Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. -

Premesso che:

all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) ci sarebbe stato un intero terremoto: il Governo, in piena emergenza Emilia, devastata dal sisma, avrebbe sostituito il direttore dell’INGV per collocarvi un professore di ginnastica, perché compaesano del Ministro pro tempore dell’istruzione, dell’università e della ricerca, in una spartizione devastante;

ha scritto per prima Caterina Perniconi per “Il Fatto Quotidiano” del 15 giugno 2012: «Su Twitter l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha più di 70 mila follower. Un profilo da rockstar per un ente pubblico che in tempo reale segnala ai cittadini le scosse sismiche registrate dai ricercatori. In piena emergenza terremoto le redini operative dell’Istituto saranno affidate a un nuovo direttore generale, Massimo Ghilardi. Una nomina in nome del merito e della trasparenza invocati a grandi lettere anche sul sito Internet dell’Ente? A leggere il curriculum sorgono dei dubbi: Ghilardi, 45 anni, è carabiniere di leva, laureato in Scienze motorie alla Cattolica di Brescia e anche in Sociologia politica a Urbino, iscritto all’Albo dei promotori finanziari e consigliere comunale del Pdl a Chiari, piccolo comune lombardo. Nella sua biografia vanta però l’appartenenza al “clan dei bresciani” voluti a Roma dall’ex ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. È stata lei, infatti, a nominare, con chiamata diretta, Ghilardi a capo della direzione generale della Ricerca del Miur (stipendio base 106.628 euro) per “comprovate e qualificate esperienze professionali”. Quali? Difficile dirlo. Di sicuro il nuovo direttore generale dell’Ingv ci sa fare con i conti: ha ricoperto lui l’incarico di tesoriere della corrente-Fondazione pidiellina “Liberamente” (…) L’Anpri (associazione nazionale professionale per la ricerca) ha annunciato in un comunicato la nomina di Ghilardi: “L’attuale dirigente ministeriale al Miur, ivi chiamato dalla sua conterranea Mariastella Gelmini, sarà il prossimo Direttore generale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il Cda, pur non all’unanimità, ha evidentemente trovato interessante tale curriculum forse perché porterà all’Ente nuove competenze finora mancanti”, hanno scritto ironicamente i ricercatori. Anche se il Consiglio di amministrazione non vota questo tipo di nomine, come spiega al Fatto il presidente dell’ente, Stefano Gresta, assumendosi la responsabilità della scelta: “Il direttore generale viene designato dal presidente, domani (oggi, ndr) troverete il verbale della riunione su Internet”. Ghilardi andrà a sostituire Tullio Pepe, all’Ingv dal 1980 (quando era ancora Ing), dove arrivò come responsabile dell’ufficio Contabilità. Le voci di corridoio parlano di una “promozione-rimozione”, ovvero il ministro “tecnico” Francesco Profumo avrebbe preferito la soluzione Ingv per Ghilardi purché non restasse direttore generale al Miur. Quella nomina era stata anche oggetto di un’interrogazione parlamentare del vicepresidente dei deputati Pd, Alessandro Maran, che un anno fa chiese spiegazioni sulle reali competenze professionali di Massimo Ghilardi che, tra le altre cose, è anche responsabile dell’ufficio di vigilanza e finanziamento degli enti di ricerca del ministero e gestisce un portafoglio da 915 milioni di euro. Dal Miur targato Gelmini mai nessuna risposta. Anzi. Pochi mesi fa Ghilardi veniva dato in corsa per la direzione generale del Cnr, e lui, nonostante le critiche, non disdegnava: “Il presidente deve essere uno scienziato – spiegava allora Ghilardi – ma questo presupposto non vale per il direttore che invece deve avere capacità manageriali, quali io reputo di avere”. In realtà il ruolo manageriale è quello in mano a un direttore amministrativo. Il direttore generale dovrebbe garantire l’operatività dell’ente a tutti i livelli. Nel Cda dell’Ingv è rientrato anche Domenico Giardini, l’ex presidente, professore al Politecnico di Zurigo, che aveva lasciato l’incarico dopo 5 mesi dichiarando pubblicamente che l’indennità di 115 mila euro era bassa e che “in Italia si guadagna troppo poco»;

considerato che:

Elena Dusi, su “la Repubblica” del 16 giugno 2012, in un articolo dal titolo: “Ingv, polemica per il direttore, è laureato in scienze motorie”, racconta la rivolta dei ricercatori su un “nominato” che non sa nulla di terremoti. A meno che non si confondano le scienze motorie per quelle sussultorie;

nell’articolo appena citato si legge: «Non bastava il terremoto in Emilia Romagna. A scuotere l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) arriva ora la nomina del nuovo direttore generale. Massimo Ghilardi, 49 anni, è infatti laureato in Scienze motorie e Sociologia. E sulla sua designazione ai vertici gestionali dell’ente incaricato della prevenzione sismica nel nostro tremolante paese il primo a scatenarsi è stato Twitter. “In caso di terremoto il prof di ginnastica saprà correre veloce” o “Che c’è di male. Porterà nuove competenze». Non ha resistito alla tentazione dell’ironia lo storico ex presidente dell’Ingv, Enzo Boschi: «Mens sana in corpore sano. Ai ricercatori farà bene alzarsi ogni tanto dal computer e fare di corsa il giro dell’istituto”. Trafitta pesantemente da Twitter per la gaffe del tunnel dei neutrini era stata d’altra parte anche la madrina politica di Ghilardi, l’ex ministro dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini, che nel 2009 lo strappò dal suo lavoro di promotore finanziario presso la Banca San Paolo di Brescia per regalargli un’investitura da dirigente del Ministero. Ironia a parte, ha ragione Stefano Gresta, che dell’Ingv è presidente, a far notare che il ruolo di direttore generale non richiede competenze sismologiche bensì gestionali. Il problema è che la stessa designazione di Gresta, a fine marzo, provocò scossoni nell’Istituto. Fra i ricercatori dell’ente non passò infatti inosservata quella frase nel decreto di nomina firmato dal ministro dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo che citava una “carriera universitaria a medio livello”. Formula ovattata e in burocratese. Ma che non lascia certo trasparire stima, e che provocò parecchio malumore fra i ricercatori oltre a un’interrogazione parlamentare. Ma i guai dell’ente non finiscono qui. La stessa nomina di Gresta infatti può essere considerata una scossa di assestamento del sisma più grande che stava flagellando l’Ingv dall’agosto del 2011. All’epoca il ministro Gelmini scelse come presidente dell’Istituto Domenico Giardini. Ma il sismologo dell’università di Zurigo restò a lungo perplesso sulla congruità dei 115mila euro di indennità. E nella speranza di ottenere nel frattempo anche una cattedra alla Sapienza di Roma diede vita a un tira e molla di dimissioni durato fino alla fine di marzo, lasciando l’Ingv senza guida per 7 mesi. Sfumata (per il momento) la cattedra, Giardini ha nel frattempo ottenuto una poltrona nel Cda dell’Istituto di geofisica e un posto da coordinatore del settore rischio sismico della Protezione Civile. Lo stesso che una settimana fa azzardò la previsione di nuovi forti scosse tra Finale Emilia e Ferrara. Se consideriamo che anche Ghilardi passerà dai 106mila euro percepiti al Ministero (fonte: il suo curriculum vitae) ai 149mila dell’Ingv (fonte: Corte dei Conti), potrà sembrare che tutti, in questa storia, siano felici e contenti. Resta solo da capire come mai le mappe di pericolosità sismica elaborate dall’Ingv classificassero l’Emilia Romagna come “medio- bassa” e indicassero, in caso di sisma, uno scuotimento massimo pari a 0,15 volte la forza di gravità. Mentre il terremoto ha raggiunto un’accelerazione esattamente doppia»,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che il ministro Profumo abbia nominato Ghilardi, 45 anni, carabiniere di leva, laureato in Scienze motorie alla Cattolica di Brescia e anche in Sociologia politica a Urbino, iscritto all’Albo dei promotori finanziari e consigliere comunale del Pdl a Chiari, piccolo comune lombardo, senza preparazione specifica in materia di terremoti, ma che vanta l’appartenenza al “clan dei bresciani” voluti a Roma dal Ministro dell’istruzione pro tempore, Mariastella Gelmini, che nominò con chiamata diretta, Ghilardi a capo della direzione generale della Ricerca del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca;

se tale nomina non risponda a criteri spartitori che il Governo “tecnico” aveva affermato di voler combattere, anche per i danni causati spesso dagli incapaci designati in incarichi di grande responsabilità e che possono rappresentare un pericolo per loro stessi e per i cittadini;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare, sia per rimuovere con effetto immediato Ghilardi da un incarico ricoperto senza i requisiti necessari, a detta dei ricercatori, che per restituire efficienza ed efficacia ad un Istituto delicato e centrale nella classificazione dei rischi e nel sistema di allerta;

se risponda al vero che le mappe di pericolosità sismica elaborate dall’Ingv classificassero l’Emilia Romagna come “medio- bassa” e indicassero, in caso di sisma, uno scuotimento massimo pari a 0,15 volte la forza di gravità, mentre, al contrario, il terremoto ha raggiunto un’accelerazione esattamente doppia.

Senza categoria

Campagna Mettiamoci in Gioco

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07742
Atto n. 4-07742

Pubblicato il 19 giugno 2012, nella seduta n. 746

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

il gioco d’azzardo è vietato dal codice penale, ma la progressiva legislazione in deroga da metà degli anni ’90 ad oggi ha portato a una situazione a giudizio dell’interpellante paradossale. Viene punita una scommessa tra amici, mentre risultano legali gli svariati miliardi di fatturato ricavati da lotterie, slot machines, poker, scommesse e giochi d’azzardo di natura sempre più varia che in questi ultimi anni, a ritmi sempre più frenetici, sono stati immessi sul mercato;

l’industria del gioco d’azzardo è diventata una delle più importanti del Paese. Lotterie, slot machine, poker, scommesse e giochi d’azzardo di diversa natura hanno inondato il mercato a ritmi sempre più frenetici. Il risultato di questo sforzo ingente, anche in termini di marketing e pubblicità, è stata la notevole crescita dei giocatori, che coinvolge ogni gruppo sociale, compresi pensionati, casalinghe, giovani. L’Italia è il primo Paese al mondo per spesa pro capite dedicata al gioco;

la platea dei giocatori si è allargata enormemente e ormai anche giovani, casalinghe e pensionati costituiscono nuove fasce d’utenza da catturare e fidelizzare;

secondo alcune ricerche il 2,2 per cento della popolazione adulta italiana risulta essere a rischio per il gioco d’azzardo se non addirittura “vittima” di una patologia;

nell’ambito del fenomeno legato direttamente e/o indirettamente al gioco d’azzardo patologico solo nel 2010 si è prodotto un volume d’affari di 61,5 miliardi di euro, coinvolgendo 30 milioni di giocatori e impegnando 120.000 lavoratori distribuiti in quasi 20.000 aziende di produzione e servizi; i concessionari sono 1.500, di cui 10 detengono la metà del fatturato. Nel 2011 la raccolta dei primi 11 mesi (69,5 miliardi) conferma il trend positivo (26,36 per cento) rispetto al medesimo periodo 2010 (55 miliardi);

in Italia si stimano circa 30 milioni di utenti dei giochi pubblici con vincita in denaro e tra loro si stimano circa 2 milioni di persone afflitte da ludopatia;

le informazioni a disposizione degli utenti, utili per destreggiarsi nel mondo del gioco con consapevolezza, sono mediocri;

una ricerca Nomisma evidenzia come la percezione degli italiani rispetto alla disponibilità di informazioni adeguate sul gioco e le sue possibili implicazioni negative sia assolutamente carente (53 per cento), soprattutto riguardo alla possibilità di dipendenza da gioco, e che l’86 per cento degli italiani richiedono più informazioni sui rischi connessi al gioco e ritengono insufficiente l’opera di sensibilizzazione sinora attuata;

l’offerta di giochi rischia di presentare un incremento di rischi di deriva di tipo problematico o patologico: l’aumento di richieste di aiuto a servizi pubblici o privati da parte di giocatori o loro familiari, lo sviluppo di forme di auto-aiuto, il crescente allarme sociale legato a fatti di cronaca ed al crescente fenomeno dell’usura in parte imputabile al gioco ne sono una dimostrazione;

quanto ai dati relativi al ruolo che gli adolescenti acquisiscono in questo scenario, secondo l’indagine del 2009 a cura dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Centro nazionale delle ricerche di Pisa questo fenomeno, che va dai gratta e vinci, alle lotterie istantanee, alle scommesse sportive, fino al lotto e superenalotto, è in crescita e interessa circa la metà degli studenti italiani, con un incremento maggiore tra le ragazze. Sarebbero 550.000 i minorenni secolarizzati a scommettere illegalmente con la speranza di arricchirsi facilmente; dal 2008 al 2009 la percentuale di studenti tra i 15 e i 19 anni che dichiarano di aver giocato in denaro almeno una volta negli ultimi 12 mesi è aumentata dal 40 al 47 per cento;

nel 2011 la spesa degli italiani per il gioco pubblico è stata di 76,6 miliardi di euro con un incremento del 24 per cento sull’anno precedente. L’erario ha incassato 9,3 miliardi;

molte inchieste della magistratura ed alcune indagini economiche tendono a evidenziare non solo che il business del gioco d’azzardo costituisce un interesse specifico di infiltrazione delle grandi organizzazioni criminali, ma che l’espansione del gioco d’azzardo legale non contiene, ma alimenta a sua volta il gioco d’azzardo illegale;

non si tratta solo di intervenire ridefinendo le multe irrisorie rispetto agli ingenti profitti che si ricavano dalla manipolazione dei singoli giochi, ma di prendere atto e trarre le dovute conseguenze del nesso tra gioco d’azzardo e usura e delle considerazioni contenute nella relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia del luglio 2011;

molti conflitti di interesse devono poter essere affrontati e regolati: a partire dallo Stato stesso che affida al Ministero dell’economia e delle finanze, che fruisce di cospicue entrate economiche provenienti dal mercato dell’azzardo, il ruolo di tutelare i cittadini dai problemi sociali e sanitari correlati alle dipendenze patologiche indotte dalla progressiva espansione del settore;

a fronte di una situazione sempre più preoccupante, istituzioni, organizzazioni di terzo settore, sindacati, gruppi di giocatori patologici in trattamento, associazioni di consumatori (Acli, Alea, Anci, Arci, Auser, Avviso Pubblico, Cgil, Cnca, Conagga, Federconsumatori, Federserd, Fict, Fitel, Gruppo Abele, InterCear, Libera, Uisp) lanciano la campagna “Mettiamoci in gioco” con l’intento di limitare la crescita forsennata del gioco d’azzardo, aumentare le tutele per la collettività e i giocatori, favorire gli interventi a favore dei giocatori “patologici”,

si chiede di sapere:

quali iniziative intenda assumere il Governo al fine di porre un freno al modello di liberalizzazione controllata del gioco d’azzardo in Italia, che si è progressivamente trasformato in insidiosa deregulation, come testimonia l’abnorme espansione delle proposte di giochi in ogni comune di Italia, prevedendo nel frattempo una moratoria rispetto all’immissione di nuovi giochi, sia per quantità che per qualità, e la rinuncia ad ampliare ulteriormente la raccolta e i ricavi derivanti dall’azzardo, anche nel caso di nuove emergenze nazionali che richiedono l’immediato introito di risorse;

se non intenda intervenire con azioni di competenza per restituire un potere decisionale alle comunità locali che sono espropriate di ogni funzione di “governo” del fenomeno considerato che i Sindaci non possono intervenire sulle licenze, perché totalmente scavalcati dall’attuale legge dello Stato;

quali iniziative voglia intraprendere per impedire la pubblicità del gioco d’azzardo con appositi divieti, non diversamente da quanto avviene per il tabacco e se, nell’ambito della consapevolezza della normativa europea in merito, si ritenga che gli Stati nazionali debbano riaprire il confronto sull’intera questione all’interno della Commissione e nello stesso Parlamento di Strasburgo;

quali risultino essere le somme stanziate e le risorse disponibili e quelle ulteriori destinate alla prevenzione del fenomeno del gioco d’azzardo patologico e, specificatamente, per quel che concerne la prevenzione per i minori di 18 anni;

quali risultino essere i programmi e le linee di azione conseguenti e necessari a contrastare il fenomeno della ludopatia;

se non si intenda inserire il gioco d’azzardo patologico all’interno dei livelli essenziali di assistenza con una normativa volta ad equiparare il diritto alle cure e l’accesso gratuito e diretto ai servizi già garantiti nelle altre forme di dipendenza patologica devolvendo, al fine di rendere sostenibile i costi di tale equiparazione, l’1 per cento del fatturato complessivo sul gioco alla riparazione dei danni, direttamente o indirettamente indotti e provocati dall’espansione del fenomeno e dall’aumento delle situazioni di dipendenza;

come intenda adoperarsi per costituire un tavolo di confronto con le associazioni e i servizi impegnati nel settore, al fine di definire i criteri e le iniziative di una corretta ed efficace campagna di educazione al gioco e di prevenzione dei rischi indotti dal gioco d’azzardo.

Senza categoria