Possibile crak MPS-premio aziendale dipendenti

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07756
Atto n. 4-07756

Pubblicato il 20 giugno 2012, nella seduta n. 748

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

la situazione di difficoltà del settore credito è evidente, a livello nazionale ed internazionale, e la Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) non fa eccezione, anzi, al pari e forse più dei maggiori Gruppi italiani, risente dell’altalenante mutamento del valore dello spread, pagando pesanti conseguenze nella quotazione del titolo, oggetto anche di costanti speculazioni da oramai troppi mesi;

scrive Andrea Greco per “la Repubblica”: «Dieci giorni per diradare i dubbi sul futuro di Mps. Fino al 26 giugno, data in cui il management presenterà agli investitori il nuovo piano industriale che risponde alle richieste Eba (l’autorità che ha imposto 3,2 miliardi di rafforzamento patrimoniale “temporaneo”) sarà difficile che il titolo si riabbia. Ieri ha perso un altro 4% a 0,184 euro ritoccando i minimi invernali, quelli che fecero capitolare la locale fondazione con i suoi debiti e pegni. Gli investitori vendono “con i piedi” l’azione, da giorni. Il loro ragionamento è che, in questo mercato di soli venditori bancari, le dismissioni di attività e sportelli su cui puntano l’ad Fabrizio Viola e il presidente Alessandro Profumo siano improbabili. Quindi il patrimonio andrà trovato in altro modo, e poiché Siena esclude un altro aumento, dovrebbe toccare a un’emissione ibrida di tipo Co.co bond. Un prestito di almeno 700 milioni, che si trasformi in capitale quando la patrimonializzazione scende a certi livelli. Il problema è che, essendo strumenti rischiosi e sofisticati, i Co.co pagano tassi di almeno il 12%. E se si somma il centinaio di milioni risultante ai 180 milioni di interessi da corrispondere al Tesoro (ha prestato 1,9 miliardi Tremonti bond ai senesi), si ha una zeppa di quasi 300 milioni di utili destinati agli obbligazionisti, e non alla Borsa. “L’emissione di Co.co bond non è definita, stiamo lavorando e ragionando – ha detto Viola -. Non abbiamo ancora risposte precise. È tutto fluido. Stiamo parlando con la Banca d’Italia, con cui abbiamo un atteggiamento collaborativo reciproco. Lavoriamo bene, andiamo avanti in questa direzione”. Diversamente dalle speranze di qualche investitore, pare che nessuna “deroga” verrà chiesta da Via Nazionale a Londra, neanche se i 100 miliardi che l’Ue sta iniettando nella banche spagnole è una palese, ulteriore sconfessione degli stress test Eba (da cui emerse un deficit di soli 26 miliardi per le banche spagnole). La soluzione del caso sarà dunque pragmatica, non diplomatica. Mps ha già “creato” 2 miliardi di patrimonio tra conversione dei bond Fresh e introduzione dei modelli interni di ponderazione dei rischi. Altri 200 milioni verranno dalla cessione del 60% di Biverbanca, che “avverrà presto”, ha ribadito Viola. Forse prima del 25. Manca un miliardo, ma non potrà venire dalle cessioni di 200 sportelli Mps o Antonveneta, dai 500 milioni di immobili o deconsolidando Consum.it, almeno finché non sarà chiaro il destino dell’euro e dell’Europa bancaria. Il management avrebbe anche pensato di liquidare i derivati di copertura dei Btp, “costati” 1,8 miliardi nel test Eba; ma difficoltà tecniche e una minusvalenza latente lo sconsigliano. Quindi, anche grazie all’agenda estera di Profumo, Mps starebbe sondando investitori bancari e istituzionali per il prossimo bond. Magari come soluzione ponte di qualche mese, tempo di completare la campagna dismissioni e poi rimborsarli»;

considerato che:

in una nota i Coordinamenti Rsa della banca MPS dichiarano che «La decisione della Banca di non erogare il VAP [premio aziendale] nel mese di luglio, visto il bilancio (risultato delle attività ordinarie negativo), in virtù della normativa espressa dal CCNL (art.43, comma 6 che rende inapplicabile la formula di calcolo inserita nel CIA), vedrebbe un ulteriore abbattimento del reddito dei lavoratori dopo quello già avvenuto con il mancato riconoscimento del sistema incentivante e dello straordinario per i quadri direttivi» e pertanto va affrontata all’interno della più complessiva fase negoziale di prossima apertura;

nella dichiarazione dei Coordinamenti Rsa si legge ancora: «Le OO.SS., oltre ad essere assolutamente contrarie in termini politici a tale decisione, sottolineano anche come la stessa possa avere un effetto demotivante sul personale. I Lavoratori della Banca hanno sempre operato in maniera responsabile, dimostrando serietà e senso di appartenenza e ritenendo i risultati economici della Banca obiettivi da perseguire in prima persona anche in momenti di crisi ed esigono risposte chiare e altrettanto senso di responsabilità da parte dell’Azienda. Non sono disposti ad accettare politiche aziendali miopi che rischiano di mettere in discussione gli stessi risultati commerciali della Banca. Tale decisione è particolarmente inaccettabile anche in relazione a politiche di segno opposto che vedono assunzioni di personale esterno in particolare a livello di top management (CFO, Finanza e Risorse Umane) delle quali non ci è stato reso noto il livello retributivo, ma che immaginiamo essere molto elevato e quindi in netto contrasto con le regole di austerity già annunciate dall’Amministratore Delegato e dal Presidente in relazione alle necessità della riduzione dei costi. (…) La situazione economica dei colleghi è già fortemente mutata rispetto allo scorso anno (mancata erogazione degli incentivi e del pagamento dello straordinario per i quadri direttivi), e richiede quindi, anche a fronte di numerose richieste e segnalazioni, che l’Azienda prenda contromisure importanti a partire dalla proroga delle rate dei mutui per i dipendenti che ne facciano richiesta, come tra l’altro già previsto per la clientela»;

nella stessa giornata in cui l’Azienda ha comunicato verbalmente alle organizzazioni sindacali che, visto il risultato negativo nel bilancio 2011 delle attività ordinarie della Banca, non avrebbe erogato il premio aziendale (Vap) ai dipendenti li informava anche sul rinvio della presentazione del piano industriale al 26 giugno 2012;

peraltro questa incertezza nella presentazione del piano industriale, oltre a preoccupare i lavoratori, viene anche evidenziata dai mercati con un arretramento pesante del titolo in borsa;

a riguardo in un comunicato Fiba-Cisl si tiene a precisare che il bilancio della banca MPS rileva un risultato operativo netto positivo di 250,8 milioni di euro. In seguito ad accantonamenti ai fondi per rischi ed oneri, ovvero per cause legali/revocatorie, reclami, rettifica di valore su piani finanziari, recuperi delle imposte di bollo e di spesa su clientela oneri per impegni contrattuali connessi a operazioni di asset disposal (banca depositaria) e sopravvenienze passive, oneri di gestione, perdite delle partecipazioni, si arriva ad una perdita dell’operatività corrente al lordo delle imposte di 144,2 milioni di euro. Questo è il parametro utilizzato dalla banca MPS per motivare la non erogazione;

la Sas di Complesso Fiba BMPS, non condividendo tale interpretazione aziendale, si sta attivando con la propria Segreteria nazionale e il relativo Ufficio legale per verificare la comparabilità tra quanto espresso dal contratto collettivo nazionale di lavoro e le voci del bilancio stesso;

qualora il parametro da considerare fosse il risultato operativo netto (250,8 milioni di euro,) il Vap della banca MPS, come previsto dal contratto integrativo (che valuta il margine di intermediazione primario), sarebbe dell’importo di 1.520 euro per la figura media (3A-4L);

infine si è appreso, sempre la scorsa settimana, del ritiro anticipato dei titoli obbligazionari del MPS in collocamento, in seguito alla scadenza del documento di registrazione della banca MPS ed in attesa del rinnovo dello stesso;

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere affinché non siano i cittadini a pagare di tasca loro per la leggerezza ed il mancato senso di responsabilità di coloro che possono aver condotto gestioni del gruppo MPS, a giudizio dell’interrogante scellerate, a cui numerosi cittadini hanno dato fiducia con i loro investimenti credendo nella robustezza dello stesso;

se non ritenga doveroso attivare le proprie potestà, attribuite dalla legge bancaria e dai testi unici della banca e della finanza, al fine di favorire una prudente gestione del credito e del risparmio e prevenire un’eventuale insolvenza;

quali iniziative intenda assumere affinché MPS apra immediatamente un confronto sulle materie all’attenzione sindacale, quali il premio aziendale, le previsioni normative disattese e il tema dei costi correlato al piano industriale;

a che punto risulti essere il tanto conclamato piano dei tagli agli sprechi e alle consulenze presenti ancora in maniera così massiccia all’interno del gruppo MPS, piano propedeutico ad ogni ipotesi di taglio di costi del personale;

se, alla luce dei fatti esposti in premessa, il Governo non ritenga che si evidenzi una precisa strategia dei vertici aziendali, volta a far ricadere nella gestione ordinaria della banca elementi della redditività extra operativa, imputabili a decisioni sbagliate del vecchio management e che comportano pesanti ricadute economiche sulla totalità dei lavoratori;

se non ritenga che a pagare in prima persona non possono essere unicamente i lavoratori per scelte ed errori fatti da coloro che hanno amministrato in passato e dai nuovi amministratori della banca, che stanno smantellando relazioni industriali pluriennali e demotivando il personale;

come risulti possibile che nel terzo gruppo bancario nessuno dei vertici aziendali si sia ricordato di rinnovare in tempo utile il documento di registrazione della banca MPS, obbligatorio per la Consob, che costituisce il prospetto di base per la clientela per la sottoscrizione di titoli obbligazionari emessi dall’istituto e se il Governo sia a conoscenza di un intervento della Commissione a riguardo;

ai fini della politica dei tagli applicata dalla banca e dei relativi sacrifici richiesti solo ai lavoratori, quali risultino essere i motivi per cui la banca in questione non rende note le retribuzioni dei top manager e non chiarisce quanta parte della loro retribuzione, a partire da quella dell’amministratore delegato, sarà tagliata, considerato che è assolutamente necessario stabilire criteri di trasparenza in materia di compensi rendendoli pubblici e se il Governo non ritenga che, come affermano i sindacati, la misura di un massimo di 10 volte lo stipendio medio di un bancario dovrà essere sufficiente e più che gratificante per le figure manageriali quando invece attualmente tali picchi arrivano a 100 volte lo stipendio medio di un bancario.

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