Tutela del risparmio

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07809
Atto n. 4-07809

Pubblicato il 27 giugno 2012, nella seduta n. 753

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

varata nel 2005 la legge sulla tutela del risparmio di cui alla legge n. 262 del 2005 che, dopo i crac di Cirio, Parmalat, Giacomelli, eccetera, si riprometteva di irrobustire i presidi idonei ad evitare per il futuro il ripetersi di altre vicende di “risparmio tradito” anche attraverso “un inasprimento dell’impianto sanzionatorio” (espressione a giudizio dell’interrogante paludata che non può che voler dire maggiori pene e/o maggiori e più pesanti sanzioni per i responsabili ed i corresponsabili), il Governo allora in carica ha avvertito l’esigenza di intervenire ulteriormente, ed ha perciò varato un nuovo provvedimento, il decreto legislativo 29 dicembre 2006, n. 303 (integrativo e modificativo della legge n. 262 del 2005) emanato in attuazione della delega contenuta all’art. 43 della richiamata legge n. 262, e recante “Coordinamento con la legge n. 262, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (T.U.B.) e del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (T.U.F.)”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 7 del 10 gennaio 2007, supplemento ordinario n. 5;

nel decreto legislativo n. 303 del 2006 l’art. 4, comma 3, lettera d), stabilisce che “Nell’esercizio delle proprie funzioni di controllo le Autorità di cui al comma 1 [Banca d'Italia e Consob] e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, i componenti dei loro organi nonché i loro dipendenti rispondono dei danni cagionati da atti o comportamenti posti in essere con dolo o colpa grave”;

considerato che:

i numeri che connotano le vicende di risparmio tradito sono a giudizio dell’interrogante impressionanti: secondo statistiche di fonte Adusbef, solo per il periodo compreso fra il 2001 ed il 2006, sarebbero 800.000 i risparmiatori truffati per importi complessivamente superiori ai 45 miliardi di euro;

e a ben vedere sarebbero 800.000 cittadini dei cui problemi la politica ha il dovere di farsi carico per tutelarli in modo concreto, serio, fattivo, radicale tralasciando gli interessi particolari e settoriali di alcune categorie di possibili collusi, non riferendosi l’interrogante alle Autorità di vigilanza;

a giudizio dell’interrogante i risparmiatori sono stati “depredati” da bancarottieri che hanno potuto operare indisturbati anche per l’inerzia di controllori lato sensu che non hanno controllato come avrebbero dovuto e potuto;

Tomaso Padoa Schioppa, Ministro dell’economia e delle finanze pro tempore, in un suo intervento pubblico del 12 luglio 2006 presso l’Associazione bancaria italiana (Abi) aveva affermato che «La legge sul risparmio nasce dall’intento – che l’attuale Governo condivide – di migliorare le norme per correggere disfunzioni e incongruenze che hanno concorso ai gravi episodi che hanno interessato la cronaca degli ultimi anni e danneggiato migliaia di risparmiatori. Un obiettivo urgente e necessario, che la legge ha perseguito affrontando un’ampia gamma di questioni. La legge introduce molti cambiamenti positivi: intensifica, ad esempio, i controlli interni sulla gestione delle imprese e la sorveglianza sulla corretta rappresentazione della loro situazione finanziaria», e, più oltre, che «Il Governo intende perciò modificare alcuni aspetti della legge. Correzioni saranno apportate avvalendosi, nelle prossime settimane, delle deleghe previste dalla legge. (…) Il Governo è impegnato in queste azioni – e nel rapido recepimento delle direttive europee non ancora attuate (…) – conscio che una buona regolamentazione è indispensabile alla difesa dei risparmiatori e rappresenta un importante fattore per la competitività del sistema bancario»;

inoltre durante un altro intervento presso l’Abi tenutosi l’11 luglio 2007 aveva indicato come comportamento virtuoso ed auspicabile mutare il sistema «delle sanzioni al comportamento di ogni soggetto: individuo o impresa, pubblico o privato, dirigente o dipendente» ed è da ritenere che intendesse in senso più rigoroso, atteso che più oltre aveva elencato, come fattori negativi che si oppongono al cambiamento, «la forza antica degli interessi particolari, la sfiducia che le cose possano mutare davvero, la costante tentazione di dire solo cose gradite, il respiro corto dei nostri pensieri, l’esiguità delle forze che operano per il cambiamento rispetto a quelle che vi resistono», sostenendo che «Le forze che operano per il cambiamento sono presenti e ostinatamente credono che l’Italia possa migliorare; non cercano protezione, coltivano il merito, conquistano risultati» e che tutto ciò si possa perseguire «portando tutte le Amministrazioni ad operare al livello di quelle – e ve ne sono – esemplari, per qualità ed efficienza»,

si chiede di sapere quali iniziative il Governo intenda assumere al fine di rivedere la normativa, prevedendo una maggiore responsabilità di coloro che provocano danni ai risparmiatori così tutelando gli interessi dei risparmiatori ed a maggior ragione di quelli i cui risparmi sono stati depredati da banchieri – alcuni dei quali, a quanto risulta all’interrogante, tuttora latitanti -, dalla negligenza o dall’inefficienza dei controllori dei loro bilanci e forse anche, a giudizio dell’interrogante, dei controllori dei controllori.

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