Affare Fonsai-Nagel

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07971
Atto n. 4-07971

Pubblicato il 17 luglio 2012, nella seduta n. 768

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

si legge sul sito “Dagospia”: «L’affare Fonsai si è concluso con la vittoria del gruppo Unipol e con la riaffermazione della centralità di Mediobanca che è riuscita per l’ennesima volta, celebrando uno dei tanti conflitti d’interessi italiani, a salvare il suo azionista Salvatore Ligresti, grazie anche alla galassia bancaria di piazzetta Cuccia»;

da indiscrezioni si apprende che in realtà Matteo Arpe aveva e ha come obiettivo Alberto Nagel. L’articolo citato prosegue: «È di venerdì la scia giudiziaria della battaglia Fonsai che vedeva da un lato Unipol-Mediobanca e dall’altro il gruppo Sator che fa capo a Arpe e Meneguzzo. “A seguito della comunicazione da parte di Sator-Palladio di presentare appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar, abbiamo deciso di avviare, a nostra volta, una procedura legale nei loro confronti per capire se possano esserci le condizioni per chiedere un risarcimento danni per quanto accaduto e capire quali sono i reali motivi che spingono ogni volta i soggetti interessati ad avviare procedure che bloccano o possono bloccare il progetto Unipol”. Lo dichiara in una nota il Ceo della Proto Organization, Alessandro Proto, aggiungendo che “è assolutamente da irresponsabili in questo momento pensare di bloccare ancora l’operazione Fonsai. Hanno già portato avanti diverse cause e le hanno perse tutte, capisco che non è sempre bello perdere e gli sta capitando spesso, ma sarebbe il caso che Arpe e Meneguzzo prendessero atto del fatto che non hanno i requisiti per governare Fonsai e chiudessero definitivamente la porta dietro di loro lasciando lavorare chi ha maggiori disponibilità economiche e un progetto industriale più valido del loro, mettendo fine a questa agonia che va avanti da mesi e dando finalmente un po’ di respiro alla compagnia d’assicurazione e ai suoi investitori che hanno già perso abbastanza in queste settimane”. L’ostruzionismo giudiziario di Arpe e compagni non andrà molto lontano, sostengono gli uomini che hanno seguito la vicenda Fonsai da vicino, ma nei circoli ristretti della finanza, qualcun aggiunge con certezza: “Tutti sanno che in realtà il gruppo Sator e in particolare Matteo Arpe avevano e hanno come obiettivo Alberto Nagel, reo di aver messo nelle mani di Unipol il gigante Fonsai. Una guerra di potere, quella di Arpe, che non fa altro che rafforzare la posizione dell’amministrazione delegato di Mediobanca”. (…) Dopo il killeraggio nei confronti di Antonello Perricone della Rcs e di Giovanni Perissinotto delle Generali, un altra vittima [di Nagel] potrebbe essere Franco Bernabè presidente di Telecom Italia. Qui la battaglia è dura perché (…) Bernabè (…) è protetto dal padre nobile di Banca Intesa: Abramo Bazoli. Il presidente di Intesa sta gettando sul mercato tutto il suo peso finanziario per la creazione di un nuovo network ma i tempi sono difficili e se Bernabè non dà segnali concreti, non trova ad esempio un modo di aggirare i progetti di Gamberale con una alleanza, la concorrenza di Tre e di Vodafone lo getterà ancora di più nel panico della crisi. E Alberto Nagel non aspetta altro per affondare il coltello, ricordando a Franco Bernabè la grande esposizione bancaria del gruppo. Per (…) Nagel sarebbe la conclusione di un progetto di ristrutturazione del capitalismo italiano che gli consentirebbe tra laltro di far dimenticare agli azionisti di piazzetta Cuccia che anche Mediobanca perde un sacco di quattrini»;

“Linkiesta” definisce il caso Ligresti “il manuale dei conflitti di interessi in finanza”. Nell’articolo del 17 luglio 2012 si legge: «Un cortocircuito tra Unicredit e Mediobanca. Piazza Cordusio e Piazzetta Cuccia, come è noto, sono entrambi creditori della filiera Fonsai. L’uno a monte, l’altro a valle della catena di controllo. Se l’istituto guidato da Alberto Nagel vanta crediti per 1,1 miliardi di euro nei confronti della compagnia assicurativa, la banca amministrata da Federico Ghizzoni è invece esposta per quasi 400 milioni di euro verso le società immobiliari Imco e Sinergia, che insieme detengono il 20% di Premafin e che ora sono in mano ai curatori fallimentari nominati dal Tribunale di Milano. A sua volta, Premafin controlla il 35% di Fonsai. Linteresse di Mediobanca, artefice della fusione tra Fondiaria-Sai e Unipol, è quindi mettere sicurezza i prestiti subordinati che ha erogato negli anni a Fondiaria-Sai. Linteresse della Procura è preservare i diritti dei creditori, tra cui Unicredit. La strada che i curatori fallimentari hanno intrapreso per farlo è chiedere la riconvocazione dellassemblea di Premafin che, lo scorso 12 giugno, ha dato il via libera allaumento di capitale riservato a Unipol. E qui il percorso si complica: Unicredit, infatti, è anche azionista all8,6% di Piazzetta Cuccia, e vuole evitare a tutti i costi che il suo investimento di sistema perda di valore. Un bel dilemma per il curatore fallimentare Alessandro Della Chà. Come si evince dal prospetto informativo dellaumento che ha preso il via stamattina, Unicredit ha unesposizione di circa mezzo miliardo di euro verso tutta la filiera, di cui 204 milioni verso Sinergia Holding, e altri 163 milioni di euro verso Imco, sui quali è stato siglato un accordo di stand still fino al 2013. Sinergia Holding e Imco, che detengono, rispettivamente, una partecipazione pari al 10,229% e 9,776% ciascuna in Premafin, sono in mano al curatore fallimentare Alessandro Della Chà. Il quale, come si evince da una nota con la data di ieri ma diffusa stamattina dalla holding – che fa riferimento a tre lettere spedite a Premafin su richiesta Consob lo scorso 11 luglio – esprime “la più ampia riserva di esercizio” del diritto di recesso, limitato agli azionisti di riferimento di Premafin, essendo le società del tutto estranee a tali accordi. Tuttavia, spiegano fonti finanziarie a Linkiesta, per il momento Ghizzoni e Nagel sono sulla stessa lunghezza donda, e lo saranno fino a operazione conclusa. Il 26 giugno scorso il custode giudiziale chiede ai vertici della Premafin di convocare urgentemente una nuova assemblea straordinaria per riesaminare, ed eventualmente revocare, la delibera del 12 giugno, che prevede laumento di capitale da 400 milioni riservato a Unipol. Secondo Repubblica, il cda di Premafin – che al momento non ha ancora ricevuto dalla Procura i documenti che certificano il possesso delle azioni di Imco, Sinergia e dei trust Heritage ed Evergreen – potrebbe convocare unassemblea a fine agosto, nella quale potrebbe succedere di tutto. In particolare, lassemblea potrebbe votare a favore della proposta di Sator e Palladio – ieri le società di Arpe e Meneguzzo hanno presentato appello al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio di non procedere nei confronti dellIsvap contro lok alloperazione – causando un risarcimento promosso dal curatore fallimentare per valorizzare il 20% di Premafin. Teoricamente, i curatori fallimentari avrebbero unaltra strada da percorrere. Essendo cambiati i proprietari della maggioranza dei controllanti di Fondiaria-Sai, ma non le circostanze in base alle quali la Consob ha concesso lesenzione dellOpa, essenzialmente il “salvataggio di società in crisi” (combinato disposto combinato disposto di art. 106 comma 5 del Tuf e dellart. 49 comma 1 lett. B) n 2 del Regolamento Emittenti), il provvedimento potrebbe essere impugnabile al Tar. Una mossa che non garantirebbe però lannullamento automatico della decisione dellauthority guidata da Giuseppe Vegas. In Piazza Affari, intanto, ieri i titoli di Fonsai e Unipol sono schizzati alle stelle, al contrario dei diritti dopzione. FonSai non è riuscita a fare prezzo, segnando un rialzo teorico del 120 per cento, quindi superiore alla soglia del 50% sul prezzo di chiusura del giorno precedente fissata dal regolamento di Borsa Italiana. Unipol sale del 43% a 3,58 euro per azione, mentre le privilegiate della compagnia delle Coop guadagnano il 27% a 1,48 euro per azione, mentre il diritto sulle Fonsai ordinarie è sceso da 44,47 a 26,69 euro (-39,98%), quello sulle risparmio da 39,28 a 23,57 euro (-39,99%), quello sulle ordinarie Unipol da 10 a 4,74 euro (-52,6%) e quello sulle privilegio da 3,738 a 1,45 euro (-61,21%). Secondo quanto riferisce un trader di un primario istituto di credito italiano, il motivo tecnico dietro alla salita repentina dei titoli sta nel cosiddetto short squeeze, cioè nella ricopertura delle posizioni allo scoperto, che costringono gli operatori ad acquistare al meglio sul mercato le azioni che avevano preso in prestito per scommettere al ribasso. Le opzioni e i future su Fonsai, osserva loperatore sotto garanzia di anonimato, scadono venerdì, mentre le azioni derivanti dallaumento di capitale saranno disponibili soltanto la prossima settimana. Le posizioni corte sono inoltre amplificate dal fattore di rettifica dellaumento di capitale. Insomma, si preannuncia una settimana di fuoco. Anche per la Consob, che dovrà monitorare le posizioni allo scoperto in base al divieto di vendite nude, cioè senza leffettiva disponibilità dei titoli sottostanti»;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

sono ignote le motivazioni degli omessi controlli dei bilanci del gruppo Ligresti da parte dell’Isvap le cui carenze hanno prodotto un deficit da 1,1 miliardo di euro, e le ragioni che hanno indotto l’Isvap a muovere i primi rilievi soltanto nel marzo 2011, quando la disinvolta gestione ed il “saccheggio” dei gruppi assicurativi non potevano più essere evitati;

non è chiaro quale sia stata l’attività di vigilanza svolta dalla Banca d’Italia sulle attività delle banche creditrici, compresa Mediobanca, che hanno erogato ingenti affidamenti di centinaia di milioni di euro, sottraendoli ad altre imprese più sane e meritevoli, senza valutare la meritorietà del credito ed i rischi assunti;

sono oscure le ragioni che hanno indotto le silenti, e a giudizio dell’interrogante forse compiacenti, autorità, quali Isvap, Consob e Banca d’Italia, ad omettere precisi interventi, tenuto conto che non hanno mai eccepito alcunché alla gestione dei Ligresti, per oltre 10 anni gestori-padroni della seconda compagnia del Paese, che ha prodotto costi e danni enormi agli azionisti minori, che la Consob dovrebbe tutelare, ed a quei detentori delle polizze Fonsai, che l’Isvap dovrebbe proteggere,

si chiede di sapere:

se, a quanto risulta al Governo, la conclusione dell’affare Fonsai, con la vittoria del gruppo Unipol e con la riaffermazione della centralità di Mediobanca, ottenendo per l’ennesima volta il salvataggio di Ligresti, si sia svolto secondo le regole di legalità e trasparenza richieste;

se risulti un intervento delle autorità preposte alla vigilanza a riguardo;

se il Governo non ritenga che l’operazione di salvataggio sollevi numerosi conflitti di interessi, sia per il coinvolgimento di Piazzetta Cuccia (che lavorerebbe in pieno conflitto di interessi essendo il principale azionista di Generali ed essendo stata obbligata in passato dall’Autorità di garanzia della concorrenza e del mercato a uscire dall’azionariato di Fondiaria Sai e dalla sua governance, ma è rimasta creditrice del gruppo di Ligresti con un’esposizione di oltre un miliardo di euro, che rischiava di svalutarsi pesantemente se la società non veniva posta velocemente fuori pericolo), sia per il ruolo che svolge Unicredit, a sua volta azionista di Mediobanca e Fonsai e creditore per 550 milioni di euro verso il gruppo Ligresti a vari livelli della catena;

quali iniziative normative intenda promuovere affinché le banche siano chiamate ad un’assunzione di responsabilità, come nel caso Fonsai, in quanto finanziatrici della gestione di Ligresti, a parere dell’interrogante scellerata, considerato che non scontano l’errore di aver sostenuto a lungo un gruppo così malgestito e di conseguenza tengono immobilizzati ingenti prestiti che assorbono capitale, sottraendolo così al sostegno delle imprese produttive, senza contare gli eventuali nuovi crediti per finanziare l’operazione;

quali urgenti misure intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di tutelare gli azionisti minori, gli assicurati e i risparmiatori coinvolti nella vicenda.

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