Agenzie rating-Italia

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08023
Atto n. 4-08023

Pubblicato il 25 luglio 2012, nella seduta n. 776

LANNUTTI – Ai Ministri dell’economia e delle finanze, dello sviluppo economico, della giustizia e degli affari esteri. -

Premesso che:

la condizione finanziaria che l’Italia sta da tempo attraversando a causa della crisi che da oltre oceano imperversa in Europa e nel mondo, è stata, com’è noto, ulteriormente aggravata da dichiarazioni e giudizi negativi provenienti dalle agenzie internazionali di rating, adesso sotto inchiesta, secondo le quali sarebbe esistito un rischio di “contagio” finanziario tra il caso Grecia e il sistema bancario italiano;

la sistematicità dei giudizi ostili che le agenzie riversano sugli Stati che sono bersaglio nell’attuale periodo di particolare vulnerabilità finanziaria, unitamente alla consapevolezza professionale dei vertici responsabili del peso delle loro stesse dichiarazioni rivolte ai mercati finanziari nelle ore di attività, ha determinato il rinvio a giudizio di tre agenzie di rating per la serie di reati di varia natura ipotizzati dalla magistratura a prova dell’attività criminosa che da tempo veniva ipotizzata;

la sequenza dei reati non costituisce soltanto una violazione di legge fine a se stessa, ma esprime il sottostante danno patrimoniale arrecato al nostro Paese e in particolare al settore bancario, alle industrie e ad altre società maggiormente esposte in borsa, le quali a causa delle dichiarazioni hanno subito ingiustificati ribassi, tali da accumulare una perdita complessiva che è costata all’Italia circa 120 miliardi di euro;

le motivazioni speculative di tale comportamento sul prevedibile andamento di borsa da parte di professionisti qualificati e quindi responsabili sostanzialmente e formalmente delle conseguenze delle loro dichiarazioni hanno fatto emergere le sottostanti ipotesi di reato per le quali sono adesso inquisiti dalla magistratura;

si tratta, come è noto, delle agenzie internazionali di rating Standard and Poor’s, Moody’s e Fitch i cui vertici manageriali sono stati messi sotto inchiesta dalla procura di Trani per la responsabilità patrimoniale oggettiva delle agenzie rappresentate e per la personale attività, consumata in concorso tra loro, con l’evidente risultato di colpire il mercato italiano con una caduta speculativa al ribasso;

la violazione di legge messa in essere da queste agenzie riguarda non solo l’Italia ma la Comunità europea per violazione di precise norme internazionali, divulgando notizie allarmistiche e suggestive che per l’inevitabile emotività collettiva di borsa hanno causato un generalizzato ribasso di titoli, in particolare bancari, che retrocedevano vistosamente di valore anche nei giorni seguenti;

la data di divulgazione del 6 maggio 2010 ha rappresentato infatti l’inizio del declino di moltissimi titoli italiani che, all’epoca, erano nettamente in migliore condizione rispetto a quelli di altri Stati (in osservazione internazionale per il relativo andamento finanziario), in particolare: Irlanda, Grecia, Spagna e Portogallo;

tali notizie hanno altresì causato un discredito internazionale di notevole rilevanza, in particolare del sistema bancario e del credito, che ha subito generalizzati e vistosi ribassi di quotazione in borsa, oltre alla consequenziale disincentivazione agli investimenti esteri, stante la precarietà di tenuta finanziaria italiana, prospettata nei rapporti incriminati delle stesse agenzie;

la volontà di insistere dell’agenzia Moody’s nel peggiorare la valutazione sull’affidabilità dell’Italia, a conferma e ad alibi di proprie precedenti previsioni, non attenua la responsabilità dell’interferenza delle tre agenzie sui mercati italiani quando non ne esistevano i presupposti, ma, al contrario, la aggrava;

l’attuale condizione finanziaria dell’Italia, sulla quale Moody’s ha espresso nei giorni passati un ancor più negativo giudizio rispetto al precedente, si è logicamente e conseguentemente aggravata per aver subito la perdita complessiva dei 120 miliardi di euro (la cui entità corrisponde a più manovre finanziarie del Governo). In un Paese investito dalla crisi, come noto, il sistema finanziario è, infatti, molto più sensibile alle ripercussioni patrimoniali negative, rispetto al settore reale del Paese;

le responsabilità delle agenzie di rating potrebbero riguardare anche l’attuale peggioramento della condizione economico-finanziaria italiana, così come confermato proprio dal recente giudizio negativo;

nel caso in cui, invece, si trattasse di una condizione di aggravamento soltanto presunta, allora l’ingiustificato giudizio sommerebbe a quanto finora è civilmente e penalmente ascrivibile nei loro confronti anche questo ulteriore tentativo di discredito di uno Stato sovrano, finalizzato alla speculazione finanziaria;

considerato che a giudizio dell’interrogante la serie di comportamenti, che hanno determinato l’imputazione per reati patrimoniali, che le tre agenzie avrebbero consumato con la sistematicità e con la cadenza “ad orologeria” in circostanze più favorevoli di mercato e in concorso tra di loro, potrebbero configurare anche il reato di associazione a delinquere,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza ritenga opportuno assumere al fine di far luce sulla catena delle responsabilità amministrative e politiche che da tempo aleggiano, anche per volontà internazionale, intorno alla vulnerabilità finanziaria dell’Italia, e se a riguardo voglia adoperarsi per agevolare l’iter dell’Atto Senato 2995;

se in considerazione della gravità del caso per il nostro Paese, circa le ripercussioni sul Pil e sulla situazione occupazionale della probabile reiterazione di reato, sia possibile che il Governo si esprima, per la parte di interesse del Dicastero di competenza, sull’opportunità e sull’urgenza di adottare provvedimenti a tutela del nostro Paese;

quali misure urgenti intenda attivare nelle opportune sedi di competenza, anche in occasione dei vertici internazionali convocati nei prossimi giorni, per impedire che una consolidata “cricca” affaristico-finanziaria, composta da agenzie di rating, banche di affari (in primis Goldman Sachs e JP Morgan), fondi speculativi, in concorso tra loro, a giudizio dell’interrogante senza alcuna seria opposizione da parte delle autorità vigilanti, quali la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) e l’European securities and markets authority (Esma), possa distillare quotidiane pillole avvelenate sui mercati, per determinare i corsi delle azioni, delle obbligazioni e dei titoli di Stato, con la finalità di conseguire enormi profitti, sulla pelle dei risparmiatori, delle famiglie e delle piccole e medie imprese, vessati da quelle stesse banche, che, con i loro dolosi ed avidi comportamenti, hanno determinato la crisi sistemica e messo a repentaglio la solidità dell’euro e dell’Europa;

quali iniziative intenda intraprendere per favorire, con ogni atto di propria competenza, l’apertura del mercato e lo smantellamento dell’oligopolio di Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch su cui il Parlamento europeo è impegnato, avviando una riforma del rating che consenta analisi trasparenti, in autonomia e consapevolezza nei confronti degli operatori economici, contribuendo così alla stabilizzazione dei mercati finanziari;

se non intenda attivarsi per la definizione, da parte dell’Esma e della Commissione europea, di ulteriori e più incisivi standard vincolanti per le agenzie di rating, con particolare riferimento a rigorosi criteri di trasparenza dell’assetto societario e alle tecniche di emersione, prevenzione e soluzione del conflitto di interessi;

quali iniziative voglia assumere al fine di assolvere (agendo in particolare nelle sedi comunitarie ed internazionali a ciò deputate) agli obblighi relativi al set informativo necessario per la registrazione delle agenzie, nonché adottare idonee misure per assicurare il puntuale rispetto da parte degli analisti delle prescrizioni recate nella normativa comunitaria, nonché degli obblighi riferiti alla completa disponibilità dei dati legati alla valutazione;

come intenda attivarsi per assicurare che siano applicati i requisiti già attualmente richiesti dalla legge vigente per l’operatività di tali soggetti nel territorio nazionale;

se non intenda inoltre adottare ogni attività al fine di favorire, in un contesto segnato da maggiore pluralismo e disponibilità di analisi, la creazione di un’agenzia di rating europea, indipendente e autorevole, nonché ad implementare con più incisività sul piano giuridico il concetto di responsabilità per le conseguenze delle valutazioni errate delle stesse agenzie.

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