Banca non pagano canone RAI

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08026
Atto n. 4-08026

Pubblicato il 25 luglio 2012, nella seduta n. 776

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

a quanto risulta all’interrogante vi è stato uno scambio di lettere molto cortese e diplomatico tra Rai e Associazione bancaria italiana (Abi) che mostra chiaramente che le banche italiane non pagano il canone Rai;

in seguito alla segnalazione della Rai relativamente al mancato pagamento del canone da parte delle banche, l’Abi avrebbe informato gli associati, per quanto risulta all’interrogante, che l’azienda pubblica intendeva effettuare una verifica delle caratteristiche degli apparecchi in uso presso le banche ai fini di un eventuale obbligo di versamento del canone radio-televisivo e che la Rai, pur ammettendo che nella maggior parte dei casi si tratta di apparecchiature che non hanno le caratteristiche rilevanti ai fini del canone in oggetto, avrebbe evidenziato come nel corso di verifiche eseguite dai suoi ispettori sarebbe emersa (pur con riguardo ad una modesta campionatura di filiali visitate) la presenza di apparecchiature per le quali il canone non sarebbe stato a tempo debito versato;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

l’azienda televisiva pubblica mostra con i banchieri italiani assai più grazia che con pensionati e disoccupati quando sollecita il pagamento del canone;

l’Associazione bancaria italiana è una delle principali lobby del Paese capace di condizionare le scelte dei Governi, a tutti i livelli, e negoziare quotidianamente le proprie posizioni con altre rilevanti corporazioni, dalla Confindustria alla chiesa;

atteso che:

l’interrogante ha presentato una precedente interrogazione (4-07449) dove si esponeva il caso di un’anziana di 83 anni che fino a dicembre 2011 ha percepito la pensione di 516,46 e ottenuto l’esenzione dal pagamento del canone Rai e che nel gennaio 2012, senza avere ricevuto alcuna comunicazione da parte dell’INPS, si è vista aumentare l’importo dell’accredito della pensione a 612 euro a cui è seguita immediatamente la richiesta del versamento del canone radiotelevisivo;

a questo caso si aggiunge quello di Mario Sementelli, defunto da 35 anni, descritto nell’atto 4-05229, a cui la Rai ha chiesto di regolarizzare il mancato pagamento del canone per gli ultimi 5 anni nonostante la figlia sia subentrata al padre nell’abbonamento al momento della morte. A riguardo la figlia si è vista arrivare una cartella esattoriale della Gerit Equitalia dove si chiedeva il pagamento del canone per un totale di circa 2.000 euro tra sovrattasse, interessi e mora,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto;

quali risultino essere i motivi di tanta premura dell’azienda Rai nel richiedere il pagamento del canone radio-televisivo alle banche;

se ritenga che non vi sia alcuna ragione per riservare quello che a giudizio dell’interrogante è un trattamento privilegiato agli istituti bancari che risultano evasori del canone Rai, quando per tutti gli altri cittadini non solo non vi è alcun riguardo, ma l’azienda non perde tempo a vessarli con le richieste di pagamento, anche in caso di persone defunte e, di conseguenza, quali iniziative di competenza intenda assumere al riguardo;

se risulti a quanto ammonti il mancato introito e quanto costi ai contribuenti questo trattamento di favore.

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