Cinecittà – Piano Luigi Abete

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08061
Atto n. 4-08061

Pubblicato il 30 luglio 2012, nella seduta n. 779

LANNUTTI – Al Ministro per i beni e le attività culturali. -

Premesso che:

continuano le proteste dei lavoratori degli storici studi cinematografici di Cinecittà contro il nuovo piano industriale, mentre il presidente degli studios, Luigi Abete, chiede la fine dell’occupazione minacciando licenziamenti;

scrive il “Sole-24 ore” del 25 luglio 2012: «”Cinecittà non solo non chiude, ma si amplia mantenendo intatta la parte storica degli Studios come da progetto già illustrato a tutti nel novembre 2010, che ora viene spacciato come nuovo per un attacco strumentale. La novità di queste settimane è il piano di ristrutturazione aziendale che ci servirà ad evitare di licenziare i 50 lavoratori in esubero”. Il presidente di Cinecittà Studios, Luigi Abete, ha convocato la stampa alla Casa del Cinema per “fare chiarezza” sul futuro di quella che era la Hollywood sul Tevere dopo le polemiche e le proteste di queste settimane.”Siamo vittime – ha detto Abete, accolto alla Casa del Cinema da una manifestazione di un gruppo di lavoratori di Cinecittà – di una campagna di disinformazione che sta danneggiando l’immagine di Cinecittà anche all’estero e lo sciopero in atto ormai dai primi di luglio sta danneggiando anche le produzioni attualmente impegnate a via Tuscolana. Io ho presentato un piano che eviterebbe qualsiasi licenziamento, ma se i sindacati continueranno ad opporsi ad un progetto comprensibile anche da un bambino e lo sciopero in atto dall’inizio di luglio proseguirà, sarò costretto ad agire come non vorrei, e a procedere per il taglio degli esuberi”»;

si legge su “La Stampa” del 26 luglio 2012: «Il banchiere ha ribadito il suo progetto già presentato in passato alla giunta di centrosinistra romana: “Un albergo da costruire su un terreno dello stato, e che dunque resterà di proprietà pubblica, senza sottrarre spazio agli studio. Poi un nuovo teatro per il digitale, che dovrebbe fugare ogni dubbio speculativo. Il problema è che Cinecittà conta 220 dipendenti, 50 più del necessario e i sindacati messi davanti alla scelta se trasferire parte di essi in una società del gruppo che si occupa di costruzioni non solo per il cinema ma anche per parchi a tema e outlet, non mi hanno risposto. Mentre alcuni studi restano occupati dai lavoratori. Se continueranno porteremo avanti i licenziamenti”. Tema bollente, insomma, anche senza contare il recente incendio di natura incerta al Teatro 5 amato da Fellini»;

come si legge sul sito “ugl.it”, il segretario nazionale dell’Ugl Comunicazioni, Salvatore Muscarella, spiega che «”i lavoratori continueranno le proteste per avere risposte certe sul loro futuro. Ciò che l’azienda continua a dichiarare è profondamente irresponsabile e di facile smentita: il presidente Luigi Abete insiste nel difendere la ‘bontà’ del suo piano industriale, dimenticando però che i manager non lo hanno mai condiviso, anzi hanno sempre sostenuto che non esiste alcun progetto da discutere con le organizzazioni sindacali, come se un via libera da parte nostra possa essere dato sulla fiducia. Ecco perché sono inaccettabili le continue dichiarazioni da parte dei vertici su una visione miope e non collaborativa del sindacato”. “La politica portata avanti per Cinecittà – aggiunge – ha fallito: gli studios che da 75 anni rappresentano il prestigio italiano nel mondo ora vengono ridotti ad una scatola vuota e i manager aziendali non sono stati in grado di portare avanti scelte professionali efficaci. Il tutto è testimoniato anche dallo sdegno mostrato da artisti di fama nazionale e internazionale che in questi giorni continuano, con attestati di solidarietà, ad esaltare le professionalità di chi lavora. Così come forte attenzione è stata espressa dai rappresentanti del mondo politico e civile. “L’Ugl non rinuncerà a battersi per tutelare i diritti dei lavoratori – sottolinea – e continuerà con impegno, così come ha sempre fatto fin dall’inizio denunciando con una informativa rivolta a sindacati e lavoratori, in merito a scelte imprenditoriali di forte impatto sia a livello occupazionale, sia verso ciò che rappresenta Cinecittà, patrimonio culturale e produttivo per il nostro Paese”.”Vogliamo un confronto vero sulle intenzioni dell’azienda – conclude – e ricevere garanzie per i lavoratori e per gli studios: a queste richieste un imprenditore responsabile non può più sottrarsi”»,

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga che minacciare licenziamenti nei confronti di dipendenti, già drammaticamente angosciati per il proprio futuro, non sia il modo migliore per sciogliere le tensioni e facilitare il dialogo e, di conseguenza, quali iniziativa intenda adottare a riguardo considerato che lo Stato detiene il 20 per cento di Cinecittà Studios, e che pertanto Governo e Parlamento dovrebbero essere informati, anche per prendere provvedimenti adeguati, qualora il Presidente decidesse di licenziare i lavoratori in occupazione;

quali urgenti iniziative intenda adottare affinché si apra immediatamente un confronto con le organizzazioni sindacali in cui venga illustrato chiaramente quale sia il piano dell’azienda su cui fino ad oggi non c’è stata alcuna condivisione;

se non ritenga che il presidente Luigi Abete dovrebbe riferire sull’incapacità del management di gestire la situazione e dare risposte in merito agli adempimenti contrattuali con lo Stato per la gestione degli studios nonché sulla carenza di sicurezza;

se non ritenga necessario adoperarsi affinché gli studi tornino ad essere un polo cinematografico di primo livello in Italia e in Europa, attraverso il ritorno delle grandi produzioni internazionali, con la valorizzazione delle tante professionalità ed eccellenze che operano da anni al suo interno;

quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di evitare la dispersione del grande patrimonio storico, culturale e produttivo di Cinecittà, nel pieno rispetto della competenza e del valore acquisito da un marchio grazie al lavoro decennale di maestranze che invece vengono considerate dal presidente Abete un inutile conformismo.

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