Imu-Fondazioni bancarie

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07983
Atto n. 4-07983

Pubblicato il 18 luglio 2012, nella seduta n. 770

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

si legge su un lancio di agenzia dell’Asca del 12 luglio 2012 che «Fondazione Cariplo fa sapere di aver pagato l’Imu. In un comunicato spiega infatti che ”in quanto soggetto non profit la Fondazione Cariplo, come del resto tutte le fondazioni di origine bancaria, è sottoposta al regime fiscale degli enti non commerciali e non gode di alcun regime specificatamente favorevole in relazione all’imposta municipale unica. E infatti Fondazione Cariplo lo scorso giugno ha pagato regolarmente la prima rata per un importo complessivo di 22.732 euro e, stando alla normativa in essere, la seconda rata sarà di importo uguale o superiore alla prima, sulla base delle decisioni che assumerà il Comune di Milano. È l’occasione per dimostrare coi fatti – si legge nel comunicato – che per mesi è stata fatta una costante e pretestuosa disinformazione in materia di Imu, sostenendo che le fondazioni di origine bancaria non l’avrebbero pagata per favoritismi nei loro confronti, suscitando così tra le persone sdegno e disagio verso chi, come Fondazione Cariplo, opera invece per il bene comune»;

Franco Bechis su “Libero” del 12 maggio racconta di una cittadella fatta di molti palazzi, che non pagherà l’Imu allo Stato centrale;

si legge infatti: «La cittadella è in realtà sparsa un po’ in tutta Italia, perché si tratta delle partecipazioni immobiliari dirette di tutte le fondazioni bancarie. Quelle grandi e grosse che sono dietro ai principali gruppi del credito italiano, come la Fondazione Cariplo e la Compagnia di San Paolo di Torino (Banca Intesa-San Paolo) o la fondazione della cassa di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona (Unicredit). Ma ci sono anche le piccoline, nate alle spalle di una cassa di risparmio locale talvolta inglobata in gruppo più grande, altre volte rimasta solitaria sul territorio di origine. Le fondazioni hanno ben più di quei 1.572 immobili censiti dalla banca dati dell’Agenzia del catasto, perché molte di loro hanno costituito società immobiliari strumentali: “Queste ultime però non possono beneficiare di alcuna esenzione totale ai fini dell’Imu e quindi non sono state considerate nel calcolo della cittadella a prova di fisco. Anche per i 1.572 immobili il regime fiscale è diversificato. (…) Alcuni godono solo di agevolazioni comuni ai palazzi storici, perché le fondazioni bancarie spesso hanno la sede principale nei palazzi originari delle banche poi confluite in grandi gruppi. Sono esentasse, e quindi non pagano un centesimo di Imu, tutti gli immobili utilizzati dalle fondazioni per quella che loro chiamano “l’esercizio dell’attività filantropica”, e cioè per finalità sociali e culturali come non si stanca di precisare il direttore generale dell’Acri, Giorgio Righetti. Questo è il punto più controverso della vicenda, che in queste settimane ha alimentato numerose polemiche. Perché il fine dell’utilità sociale e dello sviluppo del territorio assegnato alle fondazioni per renderle omogenee a tutti gli enti non commerciali, si trasforma inevitabilmente in un ombrello assai largo per mettere al riparo dello sguardo indiscreto del fisco troppe attività. Agevolazioni fiscali per altro sono già previste dalla legislazione vigente per gli investimenti nelle attività stesse, e a questo vantaggio che già premia la quota di patrimonio investita in utilità sociale, si aggiunge in modo meno comprensibile anche l’esenzione Imu per l’immobile strumentale. Le polemiche sul regalo alle Fondazioni bancarie si sono moltiplicate quando nell’aprile scorso il governo di Mario Monti ha bocciato un emendamento parlamentare trasversale che sopprimeva l’esenzione Imu per le fondazioni, sostenendone l’incostituzionalità e proteggendo i banchieri piuttosto degli anziani ricoverati in ospizio, che verranno invece tassati sugli immobili di proprietà. Monti ha sostenuto che è impossibile per il fisco raggiungere la cittadella della cuccagna bancaria, perché si farebbe loro torto rispetto agli altri enti non commerciali: enti religiosi, onlus, associazioni (come l’Arci) varie. Certo per provare la reazione della Corte costituzionale di fronte a questa presunta disparità, bisognerebbe provare a tassare le fondazioni bancarie. Prima si incassa e poi si vede. Una differenza rispetto a tutti gli altri enti non commerciali è evidente non solo al cittadino comune. Gli enti non commerciali non hanno modo di fare soldi per altra via, quindi si detassa una attività benefica a chi non ha entrate diverse dalla generosità dei propri associati e benefattori. Le fondazioni bancarie, nonostante lo spirito originario della legge che diede loro vita fosse quello di separarle definitivamente dagli istituti di credito, hanno ancora floride partecipazioni nelle banche conferitarie. È cosi nella stragrande maggioranza dei casi: delle 88 fondazioni esistenti solo 18 non hanno partecipazioni negli istituti di credito. Per 70 è ancora così. E di queste 15 hanno ancora la proprietà assoluta della banca (più del 50% diretto). Le altre 55 hanno partecipazioni inferiori alla maggioranza, ma di fatto sono le padrone delle banche unendo le loro partecipazioni (caso lampante quello di Unicredit). (…) Nel 2010 dalle loro partecipazioni bancarie, in un anno definito di crisi, le fondazioni hanno ricevuto proventi per 1,98 miliardi di euro. Quale ente religioso, quale associazione benefica, quale onlus può contare su questa entrata annuale (nel 2009 ammontava a ben più di 2 miliardi) per avere diritto alla detassazione Imu in aggiunta alle agevolazioni fiscali già previste per gli investimenti di utilità sociale? La vera disparità che la Corte costituzionale dovrebbe sanare è proprio questa. Riportando la cittadella della cuccagna sotto l’alveo del fisco. E tassando con l’Imu (che poi non sarebbe una tragedia: porterebbe via loro una decina di milioni di euro) tutti gli immobili delle fondazioni bancarie indipendentemente dalla attività ivi svolta. E avrebbe dovuto farlo il governo per primo. Impossibile però chiederlo a Monti, il premier portato a palazzo Chigi dalle banche e dalla grande finanza. Hanno sempre più ragione quelli che descrivono un governo tecnico duro e forte con i deboli, debole e impaurito con i forti»;

considerato che:

le fondazioni bancarie, in quanto azioniste degli stessi istituti di credito, non possono essere considerate alla stregua di associazioni benefiche e non devono, a giudizio dell’interrogante, quindi poter godere delle stesse agevolazioni sul pagamento dell’Imu;

a giudizio dell’interrogante, prima della beneficenza, bisognerebbe pagare le tasse. Le fondazioni beneficiano tutte dello status di enti non profit, pertanto sono esentate dal pagare le tasse, persino degli utili usurati che ricevono dal prestare il denaro ai cittadini; la beneficenza, se non c’è prima la giustizia sociale, risulta essere solo restituzione del maltolto;

i contributi elargiti, oltre ad essere squilibrati rispetto alla destinazione d’uso, sono squilibrati anche da un punto di vista geografico. Infatti circa l’82 per cento dei contributi è a favore di iniziative del Nord, mentre al Centro va il 16 per cento ed al Sud ed isole solo il 2 per cento (fonte: Acri). Ciò accade perché le fondazioni distribuiscono i contributi nel territorio in cui risiedono: poiché la maggior parte di esse ha sede al Nord, ne risulta spiegata l’anomalia;

la fondazione Cariplo è la seconda socia di maggioranza del gruppo Intesa Sanpaolo (dopo Goldman Sachs), da sempre nella lista delle banche che commerciano in armi;

i sacrifici dovrebbero esser fatti in ragione della capacità contributiva di ognuno soprattutto in un periodo di crisi economica come quello attuale,

si chiede di sapere:

quali iniziative legislative il Governo intenda promuovere affinché le fondazioni bancarie, che realizzano un giro di affari di miliardi di euro, siano chiamate a pagare l’imposta comunale sugli immobili anche rivedendo la normativa varata a suo tempo per avvantaggiare particolari enti non commerciali e a scopi assistenziali attraverso specifiche esenzioni del pagamento dell’imposta medesima;

quali misure urgenti intenda adottare per rendere più eque le normative fiscali per la generalità delle imprese e dei normali cittadini, evitando di discriminare i contribuenti privilegiati come le fondazioni bancarie e le stesse banche, alle quali tutto è consentito e reso lecito, rispetto ai contribuenti penalizzati, tassati, vessati e beffati da un fisco a giudizio dell’interrogante ostile e spesso asservito ai desiderata dei potenti.

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