Maxi compensi RAI

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08015
Atto n. 4-08015

Pubblicato il 24 luglio 2012, nella seduta n. 775

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che Paolo Bracalini scrive per “Il Giornale” sui maxi compensi al Presidente della Rai, dott.ssa Tarantola, e al direttore generale Gubitosi : «Super poteri (al presidente) e superstipendio (al direttore generale). Inizia con poca sobrietà la stagione Rai dei manager-banchieri in quota Monti. Il sacrificio, se c’è stato, non è stato il loro. In due fanno più di 1milione di euro di compensi: 650mila per il Dg Gubitosi, e – anticipano fonti Rai, perché lo stipendio verrà formalizzato nei prossimi giorni – circa 430mila per la presidente Tarantola (trattamento simile a quello che aveva a Bankitalia e al predecessore Garimberti). Gubitosi, indicato dal premier già un mese fa per la direzione generale Rai, lascia un posto (da consulente?) in Bank of America per un contrattone a vita a Viale Mazzini, tempo indeterminato, con un fisso di 400 mila euro, più 250mila per l’incarico di Dg. Vuol dire che nel momento in cui Gubitosi lascerà la poltrona di direttore generale, la Rai dovrà trovargli un’altra sistemazione interna se non vorrà pagare a vuoto mezzo milione di euro l’anno, cose che già succedono in Rai. Dopo le polemiche sul super ingaggio il Cda ha rimodulato il contratto, abbassando la parte fissa, che pesa di più sul bilancio e che inizialmente era di 500mila euro, e alzando quella variabile. Ma il totale resta sempre quello, 650 mila euro. L’unico che si è astenuto sul contratto di Gubitosi è stato il consigliere del Pdl Antonio Verro, mentre gli altri hanno dato il via libera alla richiesta della Tarantola, che subito dopo la nomina del dg ha tirato fuori il contratto con cifra e inquadramento massimo, a tempo indeterminato, chiedendo al consiglio di ratificare. Ora l’unico spiraglio per un cambiamento viene da Luciano Calamaro, il magistrato della Corte dei conti che vigila sulle delibere del Cda Rai. In consiglio, l’altro giorno, Calamaro si è riservato di analizzare il caso del maxistipendio di Gubitosi e della sua assunzione in Rai. Il “Salva italia” del governo, nel caotico iter sui tetti dei manager pubblici, esclude dall’ultima versione i membri delle authority e quelli della Rai. Che dunque possono sforare il limite di 300mila euro l’anno. Ma la giurisprudenza sulla Rai è complessa, e la Corte dei conti dovrà valutare se l’acquisto a peso d’oro del neo dg Gubitosi, dopo il trucco dei 100mila euro spostati dalla parte fissa a quella variabile dello stipendio, sarà corretto in tutto e per tutto.Il caso però è già politico. Orfini, delegato del Pd per le questioni Rai, parla di un “passo falso” del Cda, e anche da Udc, Idv, Lega e sindacati arriva la stessa critica. Né i consiglieri di Pd e Udc, però, hanno avuto da ridire sul compenso di Gubitosi. Ora si passa al secondo capitolo, quello dei super poteri della Tarantola, che ieri, nel Cda, voleva chiudere subito la partita. La regola prevede però che passino 48 ore, al massimo 24 in casi urgenti, tra la consegna delle carte al Cda e il voto. Il solito Verro ha quindi chiesto di rimandare a stamattina la decisione sulle deleghe della Tarantola. Il documento che andrà in approvazione, dopo faticose limature soprattutto sulla parte delle nomine, prevede che il presidente possa decidere contratti fino a 10milioni di euro (purchè «coerenti» con le scelte del Cda); e poi che spettino a lei e al dg tutte le nomine «non editoriali» di primo e secondo livello. Che vuol dire tre quarti delle poltrone, e non solo quelle puramente «corporate»: dalle direzioni Risorse umane alla Produzione tv, dalle Risorse televisive alle Relazione Esterne. Tutte, di fatto, tranne Reti, Testate, Intrattenimento, Fiction e Teche, che parte dei consiglieri, dopo un dibattito, sono riusciti a «strappare» dal controllo della Tarantola. Ma è ovvio che il governo avrà un peso anche nelle nomine editoriali, come quelle dei tg. La Tarantola è una fiera sostenitrice delle pari opportunità per le donne. E di sicuro gradirebbe qualche donna ai vertici di reti o tg. Magari partendo dal Tg1»;

considerato che:

la Corte dei conti vuole vederci chiaro sul contratto del direttore generale Luigi Gubitosi. A verbale del Consiglio di amministrazione è stata infatti messa la richiesta del magistrato contabile (che assiste alla riunione) di “osservare” la delibera del contratto di 650.000 euro all’anno, a tempo indeterminato, per il top manager;

la legge (art. 49, comma 11, del decreto legislativo n. 177 del 2005) prevede che la nomina del Direttore generale della Rai sia approvata dal Consiglio di amministrazione dell’azienda, d’intesa con l’azionista. Senza questa intesa, la nomina non può ritenersi perfezionata;

in data 17 aprile 2012 è entrato in vigore il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 marzo 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 89 del 16 aprile 2012, recante “Limite massimo retributivo per emolumenti o retribuzioni nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con le pubbliche amministrazioni statali”;

tra gli obiettivi centrali della nuova dirigenza Rai dovrebbero esserci il contenimento dei costi e la razionalizzare le spese;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

in un momento di grave crisi economica come quello che sta vivendo il nostro Paese, in cui si chiedono sacrifici di ogni tipo ai cittadini e in cui vi sono membri del Governo che spiegano ai precari quanto sia noioso il lavoro a tempo indeterminato, dare un compenso tanto alto sia immorale e smentisca la mission stessa dell’azienda;

il Governo dovrebbe intervenire, nella sua qualità di azionista della Rai, al fine di esercitare la facoltà di negare la suddetta intesa, relativa alla scelta del vertice Rai, almeno fino a quando non si addivenga ad una ridefinizione del contratto del Direttore generale meno onerosa in rapporto alla sua durata e alla retribuzione annua prevista,

si chiede di sapere quali iniziative normative il Governo intenda adottare al fine di fissare un tetto allo stipendio dei dirigenti Rai, come prescritto dalla legge, equiparandoli alle somme previste per gli emolumenti o le retribuzioni dei manager di aziende pubbliche.

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