Operazione Unipol-Fonsai- Liquidazione Ligresti

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08036
Atto n. 4-08036

Pubblicato il 26 luglio 2012, nella seduta n. 777

LANNUTTI – Al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che:

Vittoria Puledda per “la Repubblica” scrive sul sequestro, operato dalla magistratura, della lettera nella quale sarebbe contenuto un presunto accordo tra Salvatore Ligresti e Mediobanca per l’uscita della famiglia dal gruppo Premafin: «Poco meno di 45 milioni; un ufficio per Salvatore, con segretaria e autista; una delle cascine del gruppo; una buonuscita per Jonella e il mantenimento delle attività lavorative che Giulia e Paolo hanno in Francia e in Svizzera. Sembrerebbe questo, secondo le ricostruzioni, il testo del presunto accordo tra Ligresti e Medio banca per l’uscita di scena della famiglia. Il presunto patto, immediatamente smentito da Piazzetta Cuccia (“Nessun accordo con i Ligresti, né mai firmati documenti”) e di cui anche Unicredit fa sapere di non essere a conoscenza, risale al 17 maggio scorso e ha la forma di una lettera – piuttosto semplice nella struttura, parrebbe – sequestrata dalla magistratura nello studio del legale Cristina Rossello. Nei giorni scorsi, durante un interrogatorio di Paolo Ligresti come persona informata dei fatti pare sia uscita per la prima volta la storia dellaccordo con Mediobanca. Una circostanza, sempre secondo le ricostruzioni filtrate, che sarebbe stata poi confermata da don Salvatore, indagato per le ipotesi di aggiotaggio e ostacolo allattività di vigilanza, durante linterrogatorio dello scorso giovedì. A quanto pare lingegnere, nel dar conto dellaccordo raggiunto il 17 maggio presso gli uffici Compass in Foro Buonaparte, avrebbe parlato di un incontro di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, con Salvatore e Jonella Ligresti. Lormai ex patron del gruppo Premafin ha aggiunto di aver firmato lintesa, intestata “Accordo tra Salvatore Ligresti, Alberto Nagel, Renato Pagliaro, Federico Ghizzoni e Carlo Cimbri”, aggiungendo tuttavia di non sapere se poi in realtà i numeri uno di Unicredit e di Unipol fossero stati realmente messi al corrente del testo. Alcune intercettazioni (citate dalle agenzie) sembrerebbero confermare che il testo è stato firmato ma – giallo nel giallo – la lettera sequestrata nello studio del legale, a sua volta interrogata come teste nei giorni scorsi e per quattro ore ieri, non pare recare traccia di firme. Il legale potrebbe aver ricoperto il ruolo di garante del presunto accordo: da Mediobanca hanno precisato che non è lavvocato che ha seguito il dossier, tuttavia Rossello è il segretario del patto di sindacato della banca daffari ed è stata allieva di Ariberto Mignoli, storico presidente del patto di Piazzetta Cuccia, di cui ha ereditato lo studio. Nello stesso tempo, è la professionista che difende Giulia e di Jonella in due cause per diffamazione. Proprio il giorno prima del presunto accordo, il 16 maggio, Jonella si era recata in Mediobanca e alluscita si era intrattenuta in un caffè con lavvocato. Resta da vedere cosa deciderà a sua volta la Consob, che sta valutando laccaduto: nellesenzione allOpa, infatti, aveva esplicitamente escluso che la famiglia avesse benefici dal salvataggio targato Unipol. Intanto procede il travagliato doppio aumento di capitale, che ha visto praticamente il diritto Unipol, a 0,035 centesimi, mentre quello Fonsai ieri ha perso 189,87%, a 0,30 centesimi. Ieri si è appreso che Palladio ha venduto il suo 5% di azioni (ma noni relativi diritti, che molto probabilmente eserciterà) mentre Sator non ha ceduto né azioni né diritti per la sua quota del 3%»;

considerato che Mediobanca vanta verso la famiglia del costruttore crediti per 1,1 miliardi di euro, mentre Unicredit altri 500 milioni. In totale, le sole due banche sono esposte per complessivi circa 1,6 miliardi su poco più di 2 miliardi di debiti totali della galassia finanziaria dei Ligresti. In altri termini, i due istituti si sono esposti eccessivamente, con Piazzetta Cuccia per il 15 per cento del suo capitale netto;

considerato inoltre che a giudizio dell’interrogante:

sono ignote le motivazioni degli omessi controlli dei bilanci del gruppo Ligresti da parte dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (Isvap) le cui carenze hanno prodotto un deficit da 1,1 miliardo di euro, e le ragioni che hanno indotto l’Isvap a muovere i primi rilievi soltanto nel marzo 2011, quando la disinvolta gestione ed il “saccheggio” dei gruppi assicurativi non potevano più essere evitati;

non è chiaro quale sia stata l’attività di vigilanza svolta dalla Banca d’Italia sulle attività delle banche creditrici, compresa Mediobanca, che hanno erogato ingenti affidamenti di centinaia di milioni di euro, sottraendoli ad altre imprese più sane e meritevoli, senza valutare la meritorietà del credito ed i rischi assunti;

sono oscure le ragioni che hanno indotto le silenti, e a giudizio dell’interrogante forse compiacenti, autorità, quali Isvap, Consob e Banca d’Italia, ad omettere precisi interventi, tenuto conto che non hanno mai eccepito alcunché alla gestione dei Ligresti, per oltre 10 anni gestori-padroni della seconda compagnia del Paese, che ha prodotto costi e danni enormi agli azionisti minori, che la Consob dovrebbe tutelare, ed a quei detentori delle polizze Fonsai, che l’Isvap dovrebbe proteggere;

il Governo dovrebbe promuovere misure urgenti per restituire indipendenza ed autorevolezza ad autorità del tutto screditate, come la Banca d’Italia e la Consob, che, oltre a non aver prevenuto alcun fenomeno di risparmio tradito, sono condizionate dai desiderata di banche, banchieri ed altri potentati economici, determinando una gravissima lesione ai diritti ed agli interessi di cittadini, consumatori, risparmiatori;

mentre i cittadini diventano sempre più poveri e sono sopraffatti dai debiti, i responsabili o corresponsabili di tutto si salvano con la complicità delle banche; non bastano loro gli averi messi in salvo nel Paese e all’estero grazie ai prestanome, ma patteggiano anche buonuscite supermilionarie,

si chiede di sapere:

se, a quanto risulta al Governo, la lettera oggetto del sequestro possa dimostrare che Mediobanca e Unicredit, in qualità di registi dell’operazione Unipol-Fonsai, avrebbero avallato a ogni costo l’operazione, al fine di mettere al riparo i propri crediti, e persino una buonuscita dorata per Salvatore e i tre figli, confermando l’esistenza di uno stato di conflitto di interesse nell’ambito di Mediobanca, in particolare, che si trova oggi a capo del consorzio bancario di garanzia per gli aumenti di capitale di Unipol e Fonsai;

se al Governo risultino le ragioni della mancata, o spesso omessa, attività di prevenzione da parte della Banca d’Italia e della Consob, posto che, per quanto risulta all’interrogante, tale attività si palesa sempre dopo l’apertura delle indagini della magistratura;

quali iniziative normative il Governo intenda promuovere affinché le banche siano chiamate ad un’assunzione di responsabilità, come nel caso Fonsai, in quanto finanziatrici della gestione di Ligresti, a parere dell’interrogante scellerata, considerato che non scontano l’errore di aver sostenuto a lungo un gruppo così malgestito e di conseguenza tengono immobilizzati ingenti prestiti che assorbono capitale, sottraendolo così al sostegno delle imprese produttive, senza contare gli eventuali nuovi crediti per finanziare l’operazione;

quali urgenti misure intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di tutelare gli azionisti minori, gli assicurati e i risparmiatori coinvolti nella vicenda;

se intenda assumere le opportune iniziative normative al fine di rafforzare la tutela degli utenti del sistema bancario, anche con riguardo alla responsabilità delle banche;

se non intenda assumere le opportune iniziative al fine di provvedere ad una sostanziale riforma della disciplina delle autorità di controllo capace di restituire ai cittadini la fiducia e la credibilità nel sistema bancario e creditizio, non solo al fine della tutela dei risparmiatori, ma anche per mettere a frutto una grande risorsa per il Paese, consapevoli che non ci potrà essere ripresa economica se non ci sarà il volano finanziario del risparmio diffuso a sostenerla.

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