Attentato Brindisi – Ragazze ustionate

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00513
Atto n. 2-00513

Pubblicato il 7 agosto 2012, nella seduta n. 787

LANNUTTI , MASCITELLI , PEDICA , CARLINO , DI NARDO – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

alla famiglia di Melissa Bassi, la ragazza di 16 anni uccisa dalla bomba nella scuola di Brindisi del 19 maggio 2012, la compagnia assicurativa della scuola «Morvillo Falcone», liquidò la somma di 80.000 euro, massimale previsto in caso di morte di uno studente, mentre sembra che le altre ragazze ferite non verranno neppure risarcite;

scrive infatti il “Corriere della sera” del 7 agosto 2012 che il legale delle compagne di scuola di Melissa protesta il fatto che l’assicurazione li considera soltanto danni estetici. Ustionate dalla bomba, non saranno risarcite;

si legge: «Alla famiglia di Melissa Bassi, la ragazza di 16 anni uccisa dalla bomba di Brindisi del 19 maggio scorso, la compagnia assicurativa della scuola “Morvillo Falcone”, la Reale Mutua Assicurazioni di Torino, liquidò subito, pochi giorni dopo, la somma di 80 mila euro, il massimale previsto in caso di morte di uno studente. Al milionario risarcimento dovrà pensare invece, quando l’iter giudiziario sarà finito, la famiglia di Giovanni Vantaggiato, il reo confesso dell’attentato. Ma ieri l’avvocato Mauro Resta, che assiste due compagne di scuola di Melissa, Azzurra Camarda e Sabrina Ribezzi, ha lanciato l’allarme: “In questi giorni sono in corso le visite medico-legali per stabilire l’entità delle conseguenze fisiche riportate dalle ferite. Dalla compagnia assicuratrice della scuola ci hanno fatto già sapere, però, che le ustioni non verranno inserite nel computo dei danni da liquidare perché considerate danni estetici”. Danni estetici? La liquidazione, ha spiegato l’avvocato all’agenzia Ansa, scatta solo se per via delle lesioni da ustione viene rilevata una menomazione: allora si tratta di “danni funzionali” causati dall’infortunio. Diversamente, però, l’assicurazione non paga. Va detto, certo, che la polizza fu stipulata in tempi non sospetti, con una firma di routine apposta in calce a un contratto, quando nessuno poteva immaginare che davanti al cancello della “Morvillo Falcone” si sarebbe consumato uno degli attentati più atroci di sempre, con una ragazza uccisa e altre nove ferite, cinque delle quali ricoverate a lungo in ospedale. Le cicatrici delle ragazze sconvolte dalla bomba, però, non sembrano proprio da annoverare nella categoria degli inestetismi: “Sono segni permanenti che portano sulla propria pelle e non è possibile che non le si consideri come una mutilazione”, è il pensiero dell’avvocato Resta. In attesa di riscontri da Torino, bisogna dire che nel frattempo la Regione Puglia e il Comune di Mesagne si sono dati molto da fare per assistere le famiglie delle vittime dell’attentato. Stiamo parlando di cure costosissime: bendaggi, pomate, creme, unguenti e detergenti da usare ogni giorno per lenire le ferite che bruciano. Per fare un esempio: le pomate in farmacia sono considerate cosmetici e quindi per esse non è prevista alcuna esenzione. Così sono stati stanziati duecentomila euro e diecimila sono già andati a ciascuna delle famiglie. Anna Canoci, a causa dello scoppio, ha perso quasi del tutto l’udito e a breve dovrà andare a Pisa (come Veronica Capodieci, tornata a casa domenica) per sottoporsi a visite mediche specialistiche. Anche Anna riceverà ora un aiuto dalla Regione. L’assessore alla Protezione civile, Fabiano Amati, chiederà alla Procura la lista completa delle parti offese per estendere il contributo a tutti coloro che dimostreranno di averne bisogno»;

considerato che i problemi da affrontare da parte delle famiglie colpite restano ancora tanti. Come richiamato nell’articolo, una delle ragazze, Anna Canoci, ha perso quasi completamente l’udito nell’esplosione del maggio scorso alla scuola. Dovrà sottoporsi a visite mediche specialistiche e dovrà recarsi presso centri specializzati a Pisa, per sperare di recuperare almeno in parte. Altre risorse saranno necessarie e dovranno essere reperite dalla famiglia,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero che la Reale mutua assicurazioni di Torino non risarcirà i danni sofferti dalle studentesse che portano i segni permanenti delle gravissime ustioni causate dell’esplosione del 19 maggio 2012 e che hanno sostenuto ingenti spese mediche dovendo sopportare altresì lunghi e penosi periodi di degenza ospedaliera;

quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per imporre alle compagnie assicurative, a giudizio dell’interpellante protette dall’inerzia dell’Isvap, il rispetto dei sacrosanti diritti degli assicurati.

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