Month: agosto 2012

Stipendi dirigenti Atac

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08078
Atto n. 4-08078

Pubblicato il 1 agosto 2012, nella seduta n. 782

LANNUTTI – Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. -

Premesso che:

dal 25 maggio 2012 il Comune di Roma e l’Atac hanno deciso l’aumento dei prezzi dei biglietti e degli abbonamenti, addirittura con una settimana di anticipo rispetto ai tempi già stabiliti: mai vista tanta solerzia e tanta puntualità nelle corse di bus e metro;

e così, in un colpo solo, i biglietti giornalieri sono aumentati del 50 per cento, passando da uno ad 1,50 euro, rincarati gli abbonamenti mensili e annuali, ordinari e per gli studenti, con una manovra per far cassa che ha tagliato i pur lievi benefici per anziani lavoratori e studenti;

a fronte di questa “stangata”, che assesta un duro colpo a tutti coloro che per scelta o per necessità hanno deciso di utilizzare il mezzo pubblico per i loro spostamenti, nelle casse dell’Atac entreranno un po’ di soldi in più, ma non è chiaro come verranno investiti;

a fronte di tali aumenti, la qualità del servizio continua a peggiorare come si evince quotidianamente dalle lamentele e dai disservizi patiti dagli utenti vessati e maltrattati dei servizi pubblici dei trasporti romani;

nessun treno o bus nuovi sono stati messi in servizio, ma mezzi fatiscenti, né si è provveduto ad alcun ammodernamento delle stazioni, alcun aumento della frequenza delle corse, ma a giudizio dell’interrogante si è preferito privilegiare solo “buchi neri” per tentare di coprire il rosso di bilancio, nuove assunzioni clientelari, una scandalosa parentopoli con manager dell’Atac tra i più pagati d’Italia;

mentre migliaia di utenti prendono gli autobus per andare al lavoro, persone spesso adirate alle fermate a causa dei ritardi cronici, della soppressione delle corse, a volte dell’arroganza dei conducenti, con mezzi sporchi e fatiscenti. Sui social network vengono pubblicati gli elenchi seguenti degli stipendi dei dirigenti di Atac: Gioacchino Gabbuti, Direttore generale di Atac patrimonio: 585.000 euro; Antonio Cassano, Direttore generale: 353.321 euro; Antonio Abbate, Direzione centrale affari legali e societari acquisti e servizi generali: 325.000 euro; Pietro Spirito, Direzione centrale operazioni: 300.000 euro; Carlo Tosti, Amministratore delegato: 282.750 euro; Emanuele Ludovisi, Direzione centrale strategia: 275.000 euro; Maria Grazia Russo, Direzione acquisti e contratti: 241.678 euro; Roberto Cinquegrani, Direzione superficie: 240.000 euro; Alfonso Cassino, Responsabile direzione tecnica: 240.000 euro; Gianluca Ponzio, Servizio relazioni industriali: 240.000 euro; Gian Francesco Regard, Direzione affari legali: 240.000 euro; Angelo Emidio Cursi, Direzione acquisti: 240.000 euro; Riccardo Di Luzio, Direzione centrale risorse umane e risorse industriali: 240.000 euro; Patrizio Cristofari, Area mantenimento aree civili e impianti: 240.000 euro; Francesca Roma Zadotti, Direzione conformità e rischio: 240.000 euro; Luca Masciola, Direzione integrazione processi aziendali, Ufficio dell’amministratore delegato, Direzione partecipazioni: 230.000 euro; Carlo Parmeggiani, Direttore relazioni esterne: 228.000 euro; Roberto Grappelli: 220.000 euro; Giovanni B. Nicastro, Direzione metro-ferrovia: 204.000 euro; Franco Middei, Direzione acquisti, contratti e servizi generali: 200.000 euro; Gianluca Lucisano, security manager: 188.528 euro; Fabrizio Frustaci, Struttura vendite: 180.000 euro; Pierluigi Pelargonio, Direzione tutela, vigilanza e sicurezza: 180.000 euro; Francesco Salvi, ragioniere generale: 175.587 euro; Cynthia Orlandi, direzione marketing: 171.878 euro; Mario Marinelli, Direzione amministrazione del personale e costo del lavoro: 170.000 euro; Mauro Lombardo, Direzione ufficio acquisti: 170.000 euro; Gianfranco Rossi, Direzione officine: 162.810 euro; Manolo Cipolla, Capo degli acquisti in economia: 162.500 euro; Mario Di Massa, responsabile progetti EU: 150.000 euro; Raffaele Santulli, capo della divisione tecnica: 150.000 euro; Maurizio Brauzzi, responsabile architetture e infrastrutture IT e telefoniche: 150.000 euro; Vincenzo Pesce, Direzione centrale amministrazione finanza e controllo: 150.000 euro; Giorgio Sgarbazzini, Responsabile sistemi: 150.000 euro; Maurizio Milan: 145.408 euro; Giampiero Bellomo, Area pianificazione e controllo: 145.000 euro; Vincenzo Saccà, Direzione customer care: 144.000 euro; Massimo Davenia, Direzione relazioni istituzionali: 143.750 euro; Vittorio Sebastiani, Responsabile area ingegneria: 141.181 euro; Stefano Guadalupi, Direzione pianificazione e contratti di servizio: 139.202 euro; Carlo Alberto Scoppola, Direzione servizi ingegneria del trasporto: 137.538 euro; Mario Macaluso, Area impianti: 137.134 euro; Alberto Cortesi, building manager: 132.000 euro; Emilio Cera, Struttura sosta ed impianti di rete: 130.423 euro; Giorgio Giacomini, Direzione amministrativa e finanziaria: 130.000 euro; Giuseppe Noia: 130.000 euro; Massimo Trasocchin: 129.963 euro; Maurizio Sgroi: 128.711 euro; Roberto Lionichino: 128.525 euro; Emanuele Rinaldi: 125.000 euro; Arturo Barbato: 123.000 euro; Stefania Fois: 120.000 euro; Giuseppe Renato Croce: 120.000 euro; Salvatore D’Aliberti: 120.000 euro; Claudio Scilletta: 118.328 euro; Roberto Semi: 113.445 euro; Massimo Branchino: 113.101 euro; Mario Minati: 113.062 euro; Francesco Attri: 112.035 euro; Alberto Vinci: 111.325 euro; Renato D’Amico: 111.586 euro; Pietro Menicucci: 110.000 euro; Guido Molese: 110.000 euro; Francesco Bonaventura Pica: 108.925 euro; Luigi Tazza: 105.911 euro; Marco Sforza: 105.828 euro; Stefania Chiodetti: 105.168 euro; Osvaldo Zannoni: 104.825 euro; Sauro Salvati: 103.189 euro; Saverio Lopes: 102.911 euro; Enrico Bonanno: 102.761 euro; Roberta Pileri: 100.507 euro; Edoardo De Michelis: 100.000 euro; Riccardo Pederzani: 99.432 euro; Vitantonia Brancaccio: 98.875 euro; Stefano Pisani: 94.825 euro; Antonella Longo: 94.625 euro; Claudio Massa: 94.248 euro; Sandro Ceccarelli: 92.922 euro; Marco Mazzotti: 92.911 euro; Roberto D’Ecclesia: 87.911 euro; Francesco Colica: 87.911 euro; Roberta Carnevale: 87.911 euro; Alessandro Cafarelli: 87.911 euro; Giovanni Ferraro: 87.911 euro; Sabrina Bianco: 87.911 euro; Carlo Barrella: 87.304 euro; Gianluigi Di Lorenzo: 85.400 euro; Vincenzo Patanella: 85.290 euro; Antonio Mancini: 80.000 euro,

si chiede di sapere:

se il Governo, che ha varato una manovra di spending review per tagliare ed armonizzare i costi eccessivi e gli elevati guadagni dei dirigenti, sia al corrente di stipendi a giudizio dell’interrogante scandalosi pagati all’Atac di Roma;

se non abbia il dovere di intervenire con iniziative di competenza al fine di armonizzare gli elevatissimi costi della dirigenza Atac, equiparandola ad altre società di trasporto locale più efficienti e meno dispendiose;

quali misure urgenti intenda adottare per garantire una qualità accettabile nel trasporto pubblico erogato in regime di monopolio dall’Atac a Roma, esercitando quei poteri a tutela dei cittadini ed utenti vessati riguardo ad un’amministrazione che a giudizio dell’interrogante ha prosperato e si è arricchita sulla pelle degli abbonati e dei consumatori.

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Cassa Forense-versamento contributi

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08073
Atto n. 4-08073

Pubblicato il 31 luglio 2012, nella seduta n. 781

LANNUTTI – Ai Ministri della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

il 31 luglio 2012 scade il termine per il pagamento della prima rata dei contributi in autoliquidazione, contributo soggettivo di base, contributo soggettivo modulare obbligatorio e contributo integrativo per gli avvocati iscritti alla Cassa forense;

per provvedere a tale adempimento obbligatorio è necessario essere in possesso dei codici personali (meccanografico e PIN), collegarsi al sito Internet della Cassa, sezione “Accessi riservati”, “Posizione personale”, compilare il mod. 5/2012 sul web, e, se risultano dovuti versamenti contributivi da eseguire in autoliquidazione, il sistema genera la modulistica personalizzata comprensiva del codice di versamento individuale da utilizzare, in via esclusiva, per i pagamenti (MAV, ordini di bonifico e fac simile dei conti correnti postali);

per questo la Cassa ha evitato quest’anno l’invio di modulistica cartacea agli iscritti (bollettini di versamento connessi al modello 5/2012);

per assolvere a questa importante ed onerosa scadenza, dal 30 luglio gli avvocati d’Italia stanno letteralmente impazzendo, risultando del tutto inaccessibile il sito Internet della Cassa forense, e quindi sono impossibilitati a compiere i versamenti dovuti essendo privi di quei codici individuali che vengono generati, come detto, dal sistema informatico;

è appena il caso di ricordare che l’omissione o il ritardo nel pagamento dei contributi obbligatori comporta l’applicazione di gravi sanzioni pecuniarie e disciplinari previste dal vigente regolamento;

considerato che l’interrogante ritiene che sia in atto un’autentica azione di boicottaggio, posto che è il secondo anno di seguito che Cassa Forense ha evitato di inviare ai suoi iscritti documentazione cartacea per il pagamento dei contributi previdenziali optando per la soluzione integralmente telematica e lo scorso anno pare che tutto sia “filato liscio”,

si chiede di sapere:

se al Governo risulti che il Presidente di Cassa forense, Alberto Bagnoli, non ritenga di dover intraprendere azioni legali nei confronti dei gestori del sito;

se risulti che, soprattutto, prendendo atto dell’impossibilità da parte dei professionisti iscritti alla Cassa di assolvere agli adempimenti previdenziali in tempo utile, non ritenga di differire il termine ultimo di pagamento delle prime rate, apparendo irritante, grottesco e vessatorio profilare sanzioni a carico di professionisti per un fallimento ascrivibile a terzi;

se sia a conoscenza di quali garanzie allo stato la Cassa forense è in grado di fornire affinché altrettanto non avvenga in costanza delle prossime scadenze (30 settembre, termine di scadenza dell’invio del modello 5, e 31 dicembre, per il saldo dei contributi di cui sopra).

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Manipolazione Euribor-Sequestro documenti Barclays

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03014
Atto n. 3-03014

Pubblicato il 31 luglio 2012, nella seduta n. 781

LANNUTTI , ZANDA , D’ALIA , ADAMO , AGOSTINI , ANTEZZA , BATTAGLIA , BIANCHI , BIONDELLI , CAFORIO , CALIGIURI , CARLINO , CARLONI , CARUSO , CHIAROMONTE , CICOLANI , CONTINI , D’AMBROSIO LETTIERI , DE ECCHER , DE FEO , DE LUCA Cristina , DI NARDO , FANTETTI , FLERES , FONTANA , GERMONTANI , GRAMAZIO , GUSTAVINO , LAURO , LEDDI , LEGNINI , MASCITELLI , MICHELONI , MILONE , NESSA , PALMIZIO , PEDICA , PERDUCA , PETERLINI , PORETTI , ROSSI Paolo , SAIA , SALTAMARTINI , SANCIU , SANGALLI , SANNA , SBARBATI , SCANU , SIBILIA , SIRCANA , STRADIOTTO , VALENTINO , VICECONTE , VITA – Al Ministro della giustizia. -

Premesso che:

nell’ambito dell’inchiesta sui tassi Euribor, il pubblico ministero di Trani, Ruggiero, ha ordinato il sequestro di documenti ed e-mail tra Milano e Londra nella sede lombarda della Barclays;

scrive il “Corriere della Sera” il 31 luglio 2012: «BAT – Documenti e mail tra Milano e Londra sono stati sequestrati venerdì scorso nella sede lombarda della Barclays dalla Gdf e dal Pm di Trani, Michele Ruggiero, per l’inchiesta sui tassi Euribor. Lo rendono noto in un comunicato Adusbef e Federconsumatori che hanno presentato la denuncia da cui ha origine l’inchiesta. “Dopo la denuncia presentata dalle associazioni Adusbef e Federconsumatori ad alcune procure, e l’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Trani per la manipolazioni dell’Euribor, con banca Barclays che ha già accettato di pagare una multa da 290 milioni di sterline, circa 400 milioni di euro, lo scorso venerdì 27 luglio, il pm Michele Ruggiero, lo stesso che ha indagato le carte revolving usurarie dell’American Express e della Barclays Bank, oltre alla chiusura dell’inchiesta sulle agenzie di rating, ha sequestrato nella sede Barclays di Milano numerosi documenti”. “Il pm Ruggiero – ricordano i consumatori – ha aperto un fascicolo per truffa aggravata e grave manipolazione dei mercati a carico di ignoti e dopo aver costituito un pool di esperti indipendenti per accertare le gravissime manipolazioni dei tassi Euribor”, “ha visitato gli uffici milanesi della banca britannica Barclays, insieme agli uomini del nucleo di polizia tributaria di Bari, che hanno portato via numerosi documenti, materiale informatico e mail, con l’obiettivo di cercare le prove che anche con l’Euribor, proprio come con il Libor, Barclays abbia operato una manipolazione con ricadute negative sui tassi dei mutui pagati dagli italiani”. Secondo Adusbef e Federconsumatori, “fin dall’emergere della notizia di manipolazione del Libor, era emerso il timore di un contagio dell’altro tasso di riferimento per i mutui variabili, l’Euribor”. I consumatori ricordano che “anche il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in Euro, come l’analogo Libor, viene calcolato come media dei tassi applicati dalle banche con il maggiore volume d’affari, principalmente dell’area Euro (per l’Italia Intesa Sanpaolo, Unicredit e Monte dei Paschi di Siena). A stilare la media è l’agenzia Reuters, che provvede al calcolo e alla quotidiana pubblicazione del valore dell’Euribor”. “Con il Libor – sostengono i consumatori facendo riferimento alle indagini internazionali – la Barclays ha deciso di adattare il tasso a suo piacimento, penalizzando i consumatori e falsando un mercato che fa girare annualmente cifre attorno ai 350 miliardi di dollari”. “Anche questo ennesimo scandalo planetario a danno del mercato e dei consumatori è la dimostrazione lampante che, senza regole ferree e severe sanzioni in sede di G20, non si risolverà la crisi sistemica”, affermano Adusbef e Federconsumatori secondo i quali la speculazione ha anche l’obiettivo di “indebolire i sistemi democratici fondati sulla sovranità popolare” e che hanno stimato in 2,5 milioni le famiglie italiane pesantemente danneggiate dalle presunte manipolazioni dell’Euribor. Si tratta – spiegano – di un controvalore di 3 miliardi di euro, con una media di 1.200 euro di danni pro-capite subiti da tutti i cittadini i cui contratti di mutuo hanno tassi di interesse legati a questo indicatore. L’obiettivo dei consumatori – viene spiegato – è quello di “veder riconosciuti alle famiglie italiane i danni patrimoniali subiti a causa di rate del mutuo gonfiate da manipolazioni illecite dei tassi”»;

considerato che:

l’interrogante ha presentato un atto di sindacato ispettivo (3-02969), ad oggi senza risposta, per porre l’attenzione sul caso delle grandi banche che, manovrando l’Euribor, hanno procurato danni enormi ai consumatori ed ai mutuatari che hanno sottoscritto prestiti indicizzati;

in particolare, le autorità di controllo inglesi e americane (Commodity future trading commission-CFTC) hanno contestato a Barclays (ma la vicenda coinvolge anche Hsbc, Lloyds banking group e Royal bank of Scotland) «il fatto che prima del 2008 siano stati compiuti numerosi tentativi per manipolare il “Libor, indice che serve a calcolare gli interessi interbancari, i tassi dei mutui e i costi delle carte di credito”. 450 milioni di dollari la sanzione che l’istituto di credito dovrà pagare a seguito di un accordo con la Financial Services Authority (Fsa). Anche le altre banche hanno accettato di riparare i danni subiti dai loro clienti che sono rimasti vittime di questo tipo di strumenti finanziari strutturati; come per l’individuazione dell’Euribor, quella del Libor (London interest, eccetera) deriva da “dichiarazioni”, che gli istituti autorizzati alla definizione di quei tassi fanno giornalmente, circa i livelli di interesse applicati alle loro operazioni»;

a giudizio dell’interrogante lo scandalo Libor, tasso di interesse utilizzato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna per tanti contratti di mutui alle famiglie, e la manipolazione dell’Euribor, tasso utilizzato in Italia e in Europa, hanno avuto come fine l’arricchimento delle banche a spese di milioni di mutuatari e di prenditori di prestiti bancari. Libor ed Euribor sono stati sistematicamente manipolati, e di tale manipolazione erano al corrente sia la Banca d’Inghilterra sia la FED. Migliaia di italiani che hanno sottoscritto mutui a tasso variabile per acquistare una casa conoscono sulla propria pelle che cosa significhi pagare una rata agganciata all’Euribor, che nel 2008 era arrivato fino al 5 per cento; si pagava l’Euribor del 5 per cento, più il tasso concordato con la banca, che poteva essere il 3 o il 4 per cento, per un totale quindi dell’8-9 per cento. È stato calcolato che sulla platea dei mutuatari italiani tale manipolazione, quella dell’1 per cento, abbia comportato oneri maggiori per almeno 3 miliardi di euro,

si chiede di sapere quali iniziative, nelle opportune sedi di competenza, il Governo intenda assumere al fine di acquisire agli atti della inchiesta della Procura di Trani (che ipotizza i reati di truffa, manipolazione di mercato e insider trading commessi da soggetti stranieri in danno di una molteplicità di soggetti tra cui cittadini e aziende italiani titolari di prodotti derivati o mutui indicizzati all’Euribor) per iniziative di competenza, nonché il rapporto della CFTC e tutti gli altri atti delle inchieste delle autorità americane e inglesi, oltre a quelli dell’Antitrust europea, ai fini di una loro utilizzabilità nel procedimento incardinato a Trani.

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Nuova fuga capitali estero-Postfinance

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08067
Atto n. 4-08067

Pubblicato il 31 luglio 2012, nella seduta n. 780

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -

Premesso che Francesco Bonazzi, per “Il Secolo XIX” del 30 luglio 2012, scrive sulla nuova fuga dei capitali all’estero ed in particolare sull’”emigrazione” anche dei piccoli correntisti: «C’è chi porta i bambini a vedere il Jet d’Eau, uno spruzzone da 140 metri sul lungolago di Ginevra. C’è chi non può mancare l’appuntamento con la grande pittura europea a Martigny e chi, invece, sfida il caro-franco in un centro commerciale del Canton Ticino. Poi, prima di rientrare in Italia, tutti in banca, alla Posta, o perfino all’”Assistenza clienti” dell’ipermercato per avviare una praticaccia semplice semplice, ma dall’esito sorprendente. Estate 2012: fuga dallo spread e dall’incubo Patrimoniale. Ma siamo italiani, e il dramma non ci si addice più di tanto. Chiamiamole “Gitarelle di mezza estate con deposito”. Di soldi. Tanti soldi, se è vero che i 66 miliardi di euro dell’ultimo scudo di Giulio Tremonti (aprile 2010) sono già ampiamente tornati in Svizzera, con gli interessi. Un’emorragia di capitali incontenibile, che si vede a occhio nudo e riempie i forzieri della Confederazione con oltre 150 miliardi di euro made in Italy. Metà mattina di un giorno feriale nell’elegante caffè Gilles Desplanches, all’angolo tra Rue de la Correterie e Rue de la Confédération. Il cuore commerciale di Ginevra. Ai tavolini c’è tutta gente che aspetta qualcuno: un marito, un papà, un principale. Una coppia di romani con figli adolescenti al seguito tiene sottovoce una specie di consiglio di famiglia. Poi lui prende lo zainetto, si alza ed esce. Anzi, entra. Perché questo caffè è forse l’unico al mondo i cui due ingressi non danno direttamente sulla strada, come le sue belle vetrate rifrangenti, ma sulle porte che conducono al monumentale salone dell’Ubs: 42 miliardi di nuovi depositi nel 2011 e già 12 miliardi in più nel primo trimestre di quest’anno (dati ufficiali). Ok, Ubs è un colosso con sportelli e bancomat in mezzo pianeta. Ma anche Banque Pictet, salotto ginevrino con 200 anni di storia e ottima clientela a Torino, Milano, Firenze e Roma, nel 2011 si è vista affidare altri 15 miliardi, da aggiungere ai 230 che aveva già in gestione. Qui “i milioni chiamano i milioni”, come avrebbe detto Eduardo De Filippo. E per chi non ha voglia di farsi vedere, ci sono gli uffici riservati delle piccole boutique finanziarie al settimo piano di uno dei tanti palazzi moderni del centro. E come andare in uno studio di commercialisti o notai. Il denaro non si vede. Se ne parla e basta, tra un grafico e un “paniere” di investimenti che spazia dal Giappone alla chimica Usa. Ci si va su appuntamento (meglio se presentati da altri clienti o da un avvocato del posto), magari con un piccolo assegno per le prime formalità. Lo spettacolo del salone di Ubs a metà mattina, pieno di italiani, spagnoli e francesi in coda, non è diverso da quello che si può ammirare dall’altra parte della strada, alla Bnp Paribas, o nell’isolotto in mezzo al Rodano, alle sede della Bcge, la banca cantonale ginevrina. Les italiens arrivano qui in un’ora di macchina dal tunnel del Monte Bianco e non danno nell’occhio perché sembrano tutti diretti a Chamonix per un po’ di shopping. Poi passano dalla Francia alla Svizzera senza neppure il fastidio di farsi controllare la carta verde: basta uscire dall’autostrada ad Annemasse ed entrare a Ginevra dal confine urbano di Moellesullaz-Thonex, l’unico dove devi stare attento a dare la precedenza al tram. Ma da qualunque parte siano entrate, le macchine dei nostri connazionali convergono sul Parking Mont Blanc, pochi metri sotto la famosa fontana dove per tutti scatta la foto. Sarà per via dei navigatori. Anzi, del navigatore unico della moneta, un dispositivo non brevettato ma che si regge sul passaparola. In una mattina di fine luglio le auto italiane sono una ventina: Audi, Bmw, Jeep e due Porsche Cayenne, con targhe in maggioranza di Roma e del Nord-Ovest. Non tutti ovviamente andranno in banca, ma molti sì, spiega un gestore di origini italiane che vive e lavora a Ginevra da 15 anni. “Qui abbiamo clientela di fascia alta, famiglie che si tramandano conti e patrimoni dagli anni Settanta, industriali e professionisti che hanno guadagnato i soldi onestamente”, racconta mentre giocherella sul tavolo con un orologio da immersione. Inutile sottilizzare sul concetto di onestà fiscale. Può forse la Svizzera “diventare il guardiano della morale fiscale mondiale”, ama ripetere con il sorriso sulle labbra Guy De Picciotto, il presidente dell’Associazione delle banche private? Certo che no. Ma soprattutto, chi glielo fa fare? Metà dei soldi che girano qui parla straniero e uno svizzero su dieci lavora nel settore finanziario. Amen. “L’importante è gestire solo denari puliti e conoscere il cliente”, dice il nostro commensale. E il cliente italiano come si muove? Spesso ha portato in Svizzera almeno mezzo milione di euro, che è la soglia minima per una gestione da professionisti, la prima volta attraverso un impiegato di fiducia della banca. Uno spallone? “Chiamiamolo così, ma non è gente che passa il confine di notte con lo zaino da montagna pieno di soldi”, ci fa notare un po’ stizzito. E poi? E poi i conti vengono “rimpinguati di tanto in tanto”, controllati via internet ed esaminati e ridiscussi di persona una volta l’anno, “magari d’estate, mentre si è in vacanza in Val d’Aosta”. Ci congeda con un’ultima dritta: “Vai a farti un giro a Martigny”. Martigny è un paesone tra i vigneti, né bello né brutto, meta di un turismo giornaliero incessante e di buon livello. D’estate la si raggiunge in tre quarti d’ora dal tunnel del Bianco e in un’ora da Aosta, passando dal Gran San Bernardo. D’inverno invece è un mezzo incubo di ghiaccio e tornanti dal Colle della Forclaz. Ci si va per la Fondazione Gianadda: splendida collezione di arte moderna e sculture nel parco, con mostre estive sempre di sicuro successo. L’anno scorso Claude Monet. Quest’anno tocca a Van Gogh, Picasso e Kandiski. Tutte le famiglie della buona borghesia padana con casa a Courmayeur e dintorni ci sono state almeno una volta. Anche in un giorno feriale di luglio, gli italiani sono maggioranza. Un occhio alle tele e uno ai risparmi. Se in questa sonnolenta cittadina di 15 mila abitanti ci sono 16 banche e una decina di finanziarie c’è un perché.”Qui anche la gente che ha approfittato dell’ultimo scudo fiscale ha già riportato i soldi, in molti casi alla luce del sole e pronta a pagarci l’euroritenuta del 35% sui guadagni, pur di star tranquilla”, spiega orgoglioso un giovane impiegato, di quelli addetti a illustrare le brochure dei conti a chi entra in banca per la prima volta. Dopo di noi, tocca a una coppia sulla sessantina con leggero accento milanese. Il tocco di classe è che sono usciti di casa vestiti da escursionisti alpini. Scaleranno gli indici della Borsa di Hong Kong? Non tutti, però, hanno la casa in montagna e qualche milione da mettere al sicuro. Per chi possiede solo qualche decina di migliaia di euro ci sono altre strade. Anche a Lugano, dove la fuga di capitali è ben più evidente che a Ginevra. A parte il consueto circuito bancario, dove ovviamente non mancano le controllate svizzere dei principali istituti italiani, chi negli ultimi tempi ha raccolto euro a palate è la Posta. Postfinance è ormai arrivata a gestire 80 miliardi di euro con i suoi conti correnti semplici e a basso costo. Alle Poste di Ginevra, Lugano e di Chiasso si vedono le stesse scene. Italiani che entrano, prendono i pieghevoli dei conti (con 25 mila euro di deposito fai tutto, escluso il trading on line ) e studiano. Altri, come “Marco e basta”, sono venuti a mettere sul conto altri 8 mila euro, duemila in meno del massimo che puoi portare con te alla frontiera. “L’anno prossimo li metto sulla dichiarazione dei redditi, sono giusto i soldi con i quali far studiare all’estero i miei figli”, racconta dopo un breve scambio sul “rischio di un prelievo forzoso sui conti correnti, giù in Italia”. Il conto alla Postfinance lo si può aprire anche per posta, naturalmente: basta riempire i moduli, fare un bonifico e mandare la fotocopia di un documento. E se i soldi servissero per una spesa imprevista? “Fatti la carta di credito e prelevi quando e dove vuoi”, ci dice un altro signore italiano. Anche ottenere una carta di credito svizzera è un gioco da ragazzi. Per avere quella “Plus” basta mettere 25 mila euro sul conto e andare al centro commerciale a fare la spesa alla Coop o da Migros. Allo shopping mall di Serfontana, sulla strada che da Chiasso porta a Mendrisio, c’è la Migros. Per prenotare la carta di credito devi riempire i moduli e indicare un conto di appoggio: quello aperto alla Posta Svizzera va benissimo. Lo sanno i quasi 50 mila frontalieri italiani, ma un democratico tamtam corre anche su internet e un’impiegata dell’”Assistenza Clienti” lo conferma così: «Con il caro-franco, gli italiani riempiono quasi più moduli che carrelli della spesa”. Prima passano alla posta, ma non per i francobolli»,

si chiede di sapere:

quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere al fine di adoperarsi più efficacemente nel combattere la fuga di danaro all’estero;

se i cittadini italiani che hanno aperto conti nelle banche svizzere e/o presso Postfinance abbiano provveduto a dichiararli in sede di dichiarazione dei redditi e se il Governo abbia adottato le opportune iniziative al fine di controllare se i singoli correntisti abbiano dichiarato eventuali interessi percepiti e plusvalenze soggetti a tassazione in Italia, tramite dichiarazione dei redditi (quadro RW del modello Unico) o se si siano avvalsi dell’opzione in regime amministrato che prevede una ritenuta del 35 per cento;

a che punto siano le trattative relative alla conclusione dell’accordo fiscale dell’Italia con la Svizzera;

se non ritenga che l’accettazione del segreto bancario svizzero, implicita negli accordi con Germania e Regno Unito, rischi di rendere ancor più lungo un percorso già tormentato e, di conseguenza, se intenda adoperarsi per non concedere l’anonimato agli evasori;

quali iniziative intenda assumere, nelle opportune sedi internazionali, al fine di convincere, attraverso le autorità competenti, gli Stati contrari allo scambio di informazioni bancarie a fini fiscali a cambiare rotta entro tempi determinati;

se intenda promuovere l’adozione di iniziative legislative volte a rafforzare l’attuale sistema di vigilanza del settore bancario, al fine di tutelare gli interessi dei risparmiatori.

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