Sicilia dei veleni

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08112
Atto n. 4-08112

Pubblicato il 7 agosto 2012, nella seduta n. 787

LANNUTTI – Ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute. -

Premesso che:

Giuseppe Pipitone e Silvia Bellotti hanno condotto un’inchiesta per “il Fatto Quotidiano”, pubblicata il 1° agosto 2012, sulla Sicilia dei veleni, dalla raffineria nel siracusano al petrolchimico di Gela;

vi si legge: «A qualche centinaio di chilometri dall’Ilva di Taranto esistono altri centri in cui l’esigenza di un lavoro si paga con conseguenze gravissime per l’ambiente e per la salute. In Sicilia è così, specie dove l’isola ha cercato il suo sviluppo. Erano gli anni ’60 e le coste migliori furono messe a disposizione dei colossi energetici del tempo, l’Esso e l’Eni. L’obiettivo era estrarre e raffinare il petrolio di cui l’isola è ricca. E impiantare vicino al mare i laboratori che avrebbero dovuto fare da traino per la nuova chimica made in Italy. In cambio, la Sicilia chiedeva lavoro. E così è stato. Quasi come a Taranto. Ma il progetto di sviluppo ha un prezzo altissimo in termini di vite umane e malattie. Anche se non ci sono sentenze che dimostrino la diretta correlazione, i cittadini e molti medici non hanno dubbi. Il viaggio dei veleni comincia nel litorale di Siracusa, un litorale che alla fine degli anni ’50 venne immolato nel nome dello sviluppo. Qui il cavaliere Angelo Moratti venne a costruire la Rasiom, in grado di raffinare 8 milioni di tonnellate di greggio all’anno. In seguito arriveranno la Esso, l’Eni e l’Enel. E la costa tra i comuni di Priolo, Augusta e Melilli verrà ribattezzata “triangolo della morte”. Le industrie petrolifere e quelle chimiche hanno dato lavoro negli anni a circa 10 mila persone. Oggi però, a parte la Erg, stanno tutti trasferendo altrove i cicli produttivi. Dello sviluppo economico qui è rimasto ben poco. A certificare 50 anni di industria rimangono però le statistiche sulla percentuali di decessi. A Priolo e Augusta i morti di tumore sono il 10 per cento in più rispetto al resto della Sicilia, e superano il 20 per cento quelli per tumore al polmone. Dal 1990 è scattato anche l’allarme malformazioni genetiche. Nel 2000 a Priolo il 5 per cento dei bambini è nato con malformazioni, cinque volte in più della media nazionale. Diffusissima l’ipospadia, una malformazione congenita dell’apparato genitale, che ad Augusta colpisce il 132 per mille dei nati. Numeri che ad oggi non hanno ancora trovato una causa specifica per la legge. Manca il nesso causale, ovvero la dimostrazione che i tumori e le malformazioni genetiche derivino dall’inquinamento delle industrie. Nel 2006 però la Syndial, società del gruppo Eni, ha deciso di risarcire alcune famiglie di Priolo: 11 milioni di euro per 101 casi di bambini nati con malformazioni genetiche. Il nesso causale manca anche a Gela, settantamila abitanti sulla costa meridionale della Sicilia, dove da cinquant’anni la parola lavoro è sinonimo di Eni. Oggi a lavorare per l’azienda del cane a sei zampe ci sono meno di duemila persone. E in futuro saranno ancora meno. Fino agli anni ’90, però, dai cancelli del Petrolchimico voluto da Enrico Mattei sono passati interi nuclei familiari: migliaia di operai che raffinavano carburante e producevano concimi chimici e materie plastiche. Quattro celle affacciate sulla tangenziale costituivano fino al 1994 il reparto Clorosoda, il fiore all’occhiello della nuova chimica made in Italy. Attivo dal 19 marzo 1971, Clorosoda era conosciuto da queste parti come il reparto killer. Su 75 operai che ci hanno lavorato negli ultimi anni di attività più della metà si sono ammalati di tumore: una ventina sono già morti, gli altri lottano contro un sistema immunitario distrutto dai veleni. Per anni, infatti, hanno lavorato respirando mercurio, che dentro Clorosoda era trattato senza alcuna precauzione. Il problema vero però è nella matrice ambientale: a Gela sono inquinati anche gli ortaggi coltivati nella zona. Il risultato è che nel 2002, 520 bambini nati a Gela sono venuti alla luce con malformazioni genetiche. Anche qui è diffusissima l’ipospadia ma non mancano anche i casi di bambini nati microcefali, soprattutto tra le famiglie di ex operai del petrolchimico. “Quando io e mio fratello siamo nati senza alcun tipo di malformazione in famiglia si è quasi gridato al miracolo per una cosa che dovrebbe essere normale” racconta il giornalista Andrea Turco, figlio di un operaio dell’indotto petrolchimico. Nel 2006 un centinaio di famiglie di ex operai Clorosoda hanno deciso di mettersi insieme per fare causa all’Eni e costringere i vertici dell’azienda a prendersi le proprie responsabilità. “Siamo pronti ad aiutare anche le vittime del petrolchimico di Gela” dice Andrea Armaro, responsabile relazioni esterne del cane a sei zampe. Dal 2008 la procura di Gela ha aperto un’inchiesta sulla vicenda. E in attesa che le indagini facciano il loro corso, il genetista Sebastiano Bianca mette tutti in guardia: “In trent’anni non è cambiato nulla: pur avendo in parte dismesso gran parte degli impianti le percentuali di malformazioni sono rimasti stabili. Quindi il vero problema di questa città non sono le generazioni presenti ma quelle che verranno”»;

si legge invece nella trascrizione di un’intervista pubblicata dallo stesso giornale sempre il 1° agosto: «”Mio padre è morto di tumore all’esofago nonostante non avesse mai bevuto, mai fumato, non ha mai preso un caffè”. È la testimonianza di Massimo Grasso, presidente del comitato degli ex lavoratori di Clorosoda, il “reparto killer” dell’Eni di Gela. “Io ho avuto un trapianto di cuore, vivo con il cuore di un altro” dice Francesco Iraci ex capo turno di Clorosoda, dove si produceva la soda caustica. “Dentro ogni cella c’erano tremila e 400 chili di mercurio: quando le pompe perdevano mercurio noi operai dovevamo spazzare quel mercurio ad altissima temperatura” racconta l’ex operaio Francesco Iraci»,

si chiede di sapere:

se il Governo intenda avviare immediatamente un’indagine sui reali livelli di inquinamento addebitabili alle industrie della Sicilia al fine di tutelare l’ambiente e garantire ai cittadini e alle generazioni future il miglior stato di salute possibile, nel rispetto del diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della persona;

se ritenga urgente approfondire il delicato problema e dare più precisa cognizione all’opinione pubblica locale;

se non ritenga opportuno intraprendere iniziative per l’avvio di un’indagine epidemiologica volta ad accertare eventuali danni sanitari collegati all’inquinamento nelle vicinanze delle fonti di rischio;

quali iniziative abbia assunto per identificare la causa e i responsabili del danno ambientale e se siano state intraprese iniziative per far sì che lo stesso non continui a perpetuarsi nell’area interessata;

come intenda attivarsi affinché non si abbassi la guardia nel richiedere con forza i controlli ambientali, soprattutto delle sostanze che non sono misurate dalle centraline di monitoraggio, ma che non per questo sono meno pericolose poiché, allo stesso modo di quelle misurate, si disperdono nell’ambiente ed entrano nella catena alimentare;

di quali dati disponga in relazione alla situazione di acque sotterranee, sorgenti e falde acquifere, nonché delle acque superficiali, dei corsi d’acqua e degli invasi naturali o artificiali della zona;

se non ritenga urgente adottare le opportune iniziative al fine di controllare se i fenomeni di inquinamento sui terreni abbiano determinato o possano determinare contaminazione nella catena alimentare o idrica;

se sia a conoscenza degli interventi che le attuali amministrazioni locali ritengono di predisporre al fine di contenere i danni causati all’ambiente e all’uomo dall’inquinamento dei territori interessati, ripristinando i valori naturali dell’aria, dell’acqua e del suolo, al fine di garantire in futuro uno sviluppo ecosostenibile per tutto il territorio dell’isola;

se ritenga necessario intervenire per fare il punto sullo stato di salute della popolazione nella zona, identificare e valutare l’effettivo trend in aumento di alcune importanti malattie nonché l’incidenza e la mortalità per tumore insieme al preoccupante fenomeno dell’incremento di malformazioni genetiche dei nascituri.

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