Asta frequenze 61/69

 

Mostra rif. normativi

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08278
Atto n. 4-08278

Pubblicato il 26 settembre 2012, nella seduta n. 802

LANNUTTI – Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

nella legge 13 dicembre 2010, n. 220, con la quale è stata disposta l’asta per l’assegnazione delle frequenze ch 61/69, destinate al servizio di telefonia mobile, è esplicitamente previsto che il 10 per cento dei ricavi sono destinati al rimborso alle emittenti locali che devono restituire le frequenze, in quanto attuali utilizzatori e che hanno sostenuto notevoli spese per la trasformazione degli impianti in tecnica digitale;

a seguito dell’asta per l’assegnazione delle frequenze ch 61/69, lo Stato deve, entro il 31 dicembre 2012, rendere disponibili per i legittimi aggiudicatari dette frequenze, ed a tal fine il Ministro dello sviluppo economico ha provveduto, in data 23 gennaio 2012, ad adottare un proprio decreto, che, stante il riconoscimento agli attuali utilizzatori del diritto ad un indennizzo, ha indetto un apposito bando fra i possessori di frequenze per la volontaria dismissione delle 9 frequenze assegnate ad altri soggetti, a fronte del riconoscimento di una predeterminata cifra di rimborso;

nel bando, trattandosi di volontarie dismissione, sono stati, necessariamente, stabiliti, analiticamente, sia i requisiti per il volontario rilascio che le procedure di modificazione degli attuali diritti d’uso in essere, per le due casistiche prevedibili, di dismissioni di tutte le 9 frequenze necessarie o di un numero inferiore;

in specifico nel decreto ministeriale del 23 gennaio 2012, è dettagliatamente stabilito che, nel caso di volontarie dismissioni di tutte e 9 le frequenze necessarie, la procedura è conclusa ed i rimanenti diritti d’uso restano tali, fatta salva la possibilità di cambi di frequenze, mentre, nel caso di volontarie dismissioni di numero inferiore al necessario, si deve procedere, forzosamente, al recupero delle frequenze mancanti, mediante bando e graduatoria di cui all’art. 4, del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75, e le somme, già stabilite per gli indennizzi, non utilizzate per le volontarie dismissioni devono essere assegnate, al pari dei soggetti volontari, alle emittenti escluse e costrette a restituire le frequenze;

considerato che in data 5 settembre 2012, in adempimento del decreto ministeriale del 23 gennaio 2012, la Direzione generale servizi di comunicazione elettronica e radiodiffusione (DGSCER) del Dipartimento delle comunicazioni ha pubblicato nella Gazzetta Ufficiale proprie determine per la indizioni di bandi per la riassegnazione delle frequenze non solo per le regioni in cui le volontarie dismissioni non hanno raggiunto il numero necessario, ma per tutte le 8 regioni interessate al volontario rilascio, con ciò a parere dell’interrogante violando le disposizioni stesse del decreto di cui si farebbe adempimento;

il bando non prevede solo la restituzione delle frequenze necessarie ma, a parere dell’interrogante in violazione del decreto ministeriale, mette in assegnazione, in tutte le regioni interessate, un numero di frequenze minori rispetto alle attuali in uso detratte le 9 oggetto del decreto ministeriale;

considerato inoltre che:

siffatti bandi, nelle regioni in cui le dismissioni necessarie sono state raggiunte e tutte le somme previste per gli indennizzi sono state assegnate, prevedono un ulteriore rilascio forzoso di diritti d’uso senza alcun indennizzo, come invece previsto nella stessa regione per le dismissioni volontarie, costituendo così, a giudizio dell’interrogante, oltre che una violazione del decreto ministeriale 23 gennaio 2012, anche una grave disparità di trattamento fra le emittenti dimissionate volontariamente o forzosamente nell’ambito della stessa regione, e fra le emittenti dimissionate forzosamente delle diverse regioni, alcune indennizzate ed alcune no. Disparità sicuramente censurabile dalla Magistratura amministrativa e che espone il Ministero a sicure richieste di danni prodotti;

la presunta esigenza della liberazione di più frequenze risiederebbe in un piano delle frequenze disposto dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, a giudizio dell’interrogante quantomeno aleatorio, avveniristico, fondato su previsioni irrealizzabili e per giunta, a quanto risulta all’interrogante, che la stessa Autorità modifica ogni 15 giorni. Come il caso della previsione dell’assegnazione di ben 3 frequenze al digitale radiofonico (DAB), cioè ad un settore che ha mille impraticabilità e in relazione al quale al momento non esistono indizi per un prossimo sviluppo;

non si giustifica in alcun modo la decisione, peraltro non supportata da norma di legge, degli organi dirigenziali del Ministero (Dipartimento, DGSCER, Direzione generale per la pianificazione e gestione dello spettro radioelettrico-DGPGSR) di procedere alla repentina riduzione dei diritti d’uso in essere a delle imprese che oggi danno servizi e fanno occupazione, per tenere le frequenze inutilizzate e senza la prospettiva di assegnarle ad altri,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non reputi che siffatti bandi siano in aperta violazione di un suo decreto;

se non reputi tali determine direttoriali carenti di legittimità;

se non ritenga che un simile comportamento non costituisca una grave disparità di trattamento tra le emittenti dimissionate volontariamente e forzosamente, che espone il Ministero a censure della Magistratura amministrativa ed a gravosi indennizzi per i danni arrecati alle emittenti;

se non ritenga una siffatta iniziativa degli organi direttivi del Dipartimento delle comunicazioni fortemente lesiva degli interessi generali del Paese, con il conseguente effetto recessivo e di diminuzione della base occupazionale in un momento di particolare crisi economica;

se non ritenga una simile iniziativa contraria alla politica di sforzi per realizzare una ripresa economica e di aumento dell’occupazione, e tale che, laddove confermata, farebbe sorgere notevoli dubbi circa la veridicità di quanto pubblicamente affermato dal Ministro medesimo;

se non ritenga di dover urgentemente sospendere, in autotutela, tutte le suddette determine direttoriali, onde poter riportare le procedure, per il completamento delle dismissione delle frequenze 61/69, nell’alveo di quanto correttamente disposto dal proprio decreto del 23 gennaio 2012;

se non ritenga necessario, infine, in una situazione occupazionale del Paese tanto grave, accertare quali siano state le motivazioni di un atto del Ministero dello sviluppo economico tanto contrastante con la politica enunciata dal Governo, e, a seguito degli opportuni accertamenti, se non ritenga necessario assumere gli adeguati provvedimenti nei confronti degli eventuali responsabili, onde garantire per il futuro la omogeneità della azione del Governo.

Senza categoria

Leave a Reply