Esodati-ammortizzatori sociali Fiat

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08238
Atto n. 4-08238

Pubblicato il 20 settembre 2012, nella seduta n. 799

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

ad oggi la vicenda dei cosiddetti esodati non è stata ancora risolta, anzi, non si ha neppure la certezza delle sue proporzioni;

l’ultimo capitolo di questa vicenda si è avuto l’11 giugno 2012 quando organi di stampa hanno diffuso un documento dell’Inps secondo cui, in base a calcoli effettuati dall’Istituto su incarico del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, risulta che il numero dei “lavoratori esodati” ammonterebbe a circa 390.000 unità;

una cifra dunque ben lontana dalle 65.000 unità che, il 12 aprile, un comunicato del Ministero aveva annunciato come dato ufficiale;

la cosa che, a giudizio dell’interrogante, risulta assai grave è che il documento dell’Inps sarebbe stato portato a conoscenza del Ministero ben prima dell’emanazione del “decreto esodati” (decreto interministeriale 1° giugno 2012) con il quale si sarebbero dovute stanziare le risorse necessarie alla salvaguardia di tutte le situazioni pendenti;

il Ministro ha replicato senza fornire alcuna spiegazione in merito, ma si è limitato a dichiarare che la diffusione di questo documento è “grave e irresponsabile”, “fatta con dolo” e “per danneggiare il Governo”;

peraltro, già ad aprile, mentre il Governo diffondeva le cifre cosiddette ufficiali, il direttore generale dell’Inps, nel corso di un’audizione presso la XI Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato) della Camera forniva cifre totalmente differenti affermando che, secondo stime dell’Istituto, il numero dei “lavoratori esodati” era di circa 130.000 unità;

come ha sottolineato un autorevole commentatore, se la vicenda degli esodati non fosse un vero e proprio dramma sarebbe una tipica farsa italiana;

a giudizio dell’interrogante l’Inps, e segnatamente il suo presidente Mastrapasqua, hanno delle gravissime responsabilità in questa vicenda;

il Presidente dell’Inps in più occasioni, anche in sede parlamentare, si è rifiutato di rilasciare dati sul numero dei lavoratori “esodati”, affermando che tali dati li avrebbe forniti solo al Governo. Eppure, proprio fornire statistiche sulla copertura dei sistemi assicurativi e assistenziali che gestisce rientra tra le funzioni istituzionali dell’Inps;

i comunicati stampa dell’Istituto, sotto la gestione Mastrapasqua, hanno invece offerto sistematicamente informazioni minime e resta di fatto inapplicata la convenzione firmata ormai 10 anni fa dall’Inps con le maggiori università italiane per l’accesso ai dati dell’Istituto, cosa che permetterebbe di ridurre quegli errori nel monitoraggio dei flussi verso il pensionamento che hanno dato luogo al problema stesso e che permetterebbe una valutazione indipendente degli effetti delle riforme di questi anni;

più che una fuga di notizie, come lamentata dal Ministro, c’è stata per mesi un’assenza di notizie che l’interrogante ritiene gravissima e inspiegabile: né l’Inps, né il Ministero hanno reso pubblici i dati sui lavoratori a vario titolo coinvolti in processi di ristrutturazione che prevedevano un pensionamento anticipato;

se lo avessero fatto per tempo, i limiti della pur doverosa riforma delle pensioni varata alla fine del 2011 (decreto-legge n. 201 del 2011) sarebbero emersi in tutta la loro rilevanza, sollecitando soluzioni che tenessero conto non solo degli incentivi dei lavoratori ad andare in pensione, ma anche delle scelte dei datori di lavoro;

il Governo, invece, all’inizio ha semplicemente ignorato il problema e poi fortemente sottostimato il numero dei lavoratori coinvolti;

in più occasioni, all’indomani del varo del decreto salva Italia (decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011) il Ministro aveva ribadito che nessuno dei lavoratori in mobilità alla data del 31 dicembre 2011 sarebbe rimasto senza copertura reddituale perché le risorse indicate erano sufficienti per garantire tutti i lavoratori che a tale data si fossero trovati in mobilità;

ora invece il Governo si trova a dover reperire faticosamente risorse per finanziare ammortizzatori sociali che, presumibilmente, costeranno di più delle pensioni di anzianità che avrebbero dovuto essere erogate a questi lavoratori. Eppure della situazione ci si era accorti per tempo;

già all’inizio del 2012 i sindacati avevano avvertito che i lavoratori che a seguito della riforma pensionistica si sarebbero ritrovati privi di qualunque reddito per almeno 5 anni erano non meno di 350.000 e non le poche migliaia di cui in un primo tempo il Governo aveva parlato;

successivamente, in sede di conversione del decreto milleproroghe (decreto-legge n. 216 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14 del 2012), il Governo aveva annunciato la presentazione di misure volte ad individuare ulteriori risorse al fine di risolvere il problema dei lavoratori esodati, il cui numero, secondo i dati diffusi dallo stesso Governo, si sarebbe aggirato intorno alle 75.000 unità;

anche in questa occasione il Ministro del lavoro, a giudizio dell’interrogante, teneva un comportamento assolutamente censurabile: da un lato infatti negava l’attendibilità dei dati diffusi dalle organizzazioni sindacali (senza però fornire riscontri a queste sue affermazioni) e dall’altro, smentendo quanto precedentemente annunciato, dichiarava che la risoluzione del problema sarebbe stata rimandata alla presentazione di uno specifico provvedimento entro il 30 giugno 2012;

questo è solo un episodio di una gestione complessivamente inadeguata del problema dei lavoratori esodati, gestione che si è caratterizzata per incertezze e mancanza di trasparenza che si sono tradotte in una serie di atti e dichiarazioni assai discutibili e quantomeno imprudenti per un membro del Governo;

ad aprile, come già detto, dopo un balletto, a giudizio dell’interrogante vergognoso, di cifre durato per settimane, il Ministero annunciava trionfalmente la cifra ufficiale degli esodati, 65.000 unità, e che l’importo finanziario individuato dalla riforma delle pensioni era adeguato senza dover ricorrere a risorse aggiuntive;

adesso attraverso i dati dell’Inps si è invece scoperta la verità. E la verità è drammatica: le persone coinvolte da questo mancato sostegno in termini sia di reddito che di pensione sono quasi 400.000;

a quanto risulta all’interrogante, il Ministro, però, invece di prenderne atto ha attaccato l’Inps (un ente che dovrebbe essere sottoposto alla sua vigilanza), spingendosi addirittura a dire che se l’Istituto fosse un’azienda privata chi ha fatto uscire quel dato sarebbe già stato licenziato;

eppure il Ministro stesso dovrebbe sapere che proprio grazie al Governo di cui fa parte, Antonio Mastrapasqua sta superando da quanto risulta all’interrogante ogni record di durata alla guida dell’Istituto, visto che il decreto “salva Italia” ha garantito la sua poltrona per altri 3 anni prorogandone la durata in carica fino al 31 dicembre 2014;

a giudizio dell’interrogante:

non è questo il modo di affrontare una vicenda che trova il Governo in una posizione indifendibile sotto qualunque punto di vista;

si possono fare tutte le riforme possibili (e certamente anche sul fronte delle pensioni era necessario intervenire) ma è altrettanto certo che cambiando le regole in corsa non si possono lasciare tante persone, centinaia di migliaia, senza niente, senza lo stipendio e senza la pensione;

questo è un problema che andava certamente individuato prima del varo del decreto “salva Italia”. E comunque, una volta accortisi dell’errore, il problema andava immediatamente risolto. Qualunque fosse l’onere per le casse dello Stato;

ciò non è stato fatto ed ora il nodo degli esodati anziché essere sciolto continua ad aggrovigliarsi sempre di più;

da tutta questa vicenda appare evidente a parere dell’interrogante l’inadeguatezza del Ministro a farsi carico di uno dei più acuti problemi sociali del momento e per questo motivo;

considerato che, come si legge su un articolo pubblicato online da “infooggi” del 19 settembre 2012, «In base alle stime fatte dalla Cgia di Mestre sugli aiuti erogati alla Fiat a partire dal 1977, questi si aggirano a circa 7,6 miliardi dallo Stato. “Una somma importante che comunque è stata integrata, tra il 1990 e i giorni nostri, da oltre 6,2 miliardi di investimenti realizzati dalla Fiat sui progetti per i quali ha ottenuto i 7,6 miliardi presi in considerazione”, sostiene il segretario Giuseppe Bortolussi, che continua, “Va anche detto che gli aiuti più significativi sono avvenuti negli anni ’80, quando tutti i Governi dei Paesi occidentali sono intervenuti massicciamente per sostenere le proprie case automobilistiche. Il computo della stima degli aiuti elargiti alla Fiat della Cgia, sono al netto degli ammortizzatori sociali impiegati in questo periodo né gli ultimi contratti approvati dal Cipe nel biennio 2010-2011. Come evidenzia il Cgia, in assoluto, l’investimento più importante è stato quello che è stato necessario per la costruzione degli impianti produttivi di Melfi e Pratola Serra (1990-1995), il quale ha comportato un esborso da parte dello Stato quasi 1,28 miliardi di euro. Invece, per lo stesso sito, la Fiat ha investito 2 miliardi di euro. Per quanto riguarda le ristrutturazioni della Sata di Melfi (1997-2000) e dell’Iveco di Foggia (2000-2003), lo Stato ha investito 151 milioni di euro, nel secondo sono stati spesi 121,7 milioni di euro pubblici. Per contro, il Lingotto ha investito per entrambi i siti, complessivamente poco meno 895 milioni di euro. “Da sempre, la politica italiana ha sempre guardato con grande attenzione e una certa indulgenza alla più grande industria privata italiana. Ora che soldi pubblici non ce ne sono più, ognuno deve correre con le proprie gambe e affrontare la concorrenza internazionale con i propri mezzi. Se, in una fase estremamente delicata come quella che stiamo vivendo, dovessimo perdere un marchio che ha fatto, nel bene e nel male, la storia industriale del Paese sarebbe un grave danno per tutta l’economia italiana”, ha concluso Bortolussi»;

considerato, infine, che, a giudizio dell’interrogante, arrivati a questo punto non si può più risolvere tutto con qualche dichiarazione stizzita contro questo o quello e non si può dire che la soluzione ad esso era non dare la cifra esatta dei lavoratori coinvolti, ma piuttosto sia una questione di trasparenza e dunque una questione di democrazia considerato che gli italiani devono sapere quali problemi scaturiscono da una legislazione mal congegnata e fondata evidentemente solo su mere esigenze di bilancio,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative il Governo intenda adottare al fine di farsi carico dei lavoratori “esodati”, uno dei più acuti problemi sociali del momento, perché tutti lavoratori in mobilità abbiano la copertura reddituale che gli spetta;

quali politiche intenda assumere relativamente alla vicenda Fiat e se intenda sostenere un grande asset produttivo come quello dell’auto in una situazione di difficoltà di mercato, un asset che è considerato come il cuore del nostro sistema produttivo;

se non ritenga doveroso sollecitare le dimissioni dalla carica, con effetto immediato, del “collezionista di poltrone”, ben 25 incarichi, del presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, per comportamenti non conformi alla verità dei fatti, occultata all’opinione pubblica;

se la versione fornita all’Ansa su quasi 400.000 lavoratori in uscita, coinvolti nei piani di ristrutturazione aziendale e che rischiano di restare senza stipendio e senza pensione dopo l’introduzione del cosiddetto decreto salva Italia e del cosiddetto milleproroghe, versione che smentisce la relazione fornita al Ministero prima della firma, ai primi di giugno, su un decreto che ha fissato in 65.000 la quota dei cosiddetti lavoratori esodati, non debba indurre il Presidente del Consiglio dei ministri a scelte conseguenti per salvaguardare i diritti acquisiti da quasi 400.000 lavoratori;

quali misure urgenti intenda attivare per evitare che la gestione “personalistica” dell’Inps da parte del commissario Mastrapasqua, possa creare ulteriori danni ai lavoratori ed alla stessa credibilità residua del Governo, sia interna che internazionale.

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