Frequenze TV

 

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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08214
Atto n. 4-08214

Pubblicato il 18 settembre 2012, nella seduta n. 795

LANNUTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che in un articolo pubblicato il 15 luglio 2012 sul sito “il Retroscena”, dal titolo: «Passera “congela” le frequenze, tv rinnegando (per ora) l’asta pubblica» Mahler scrive: «Davvero strana questa vicenda delle frequenze tv. Strana e inspiegabile, o forse invece spiegabilissima. Mentre tutti attendevano dall’Agcom (peraltro in piena transizione) la redazione del regolamento che avrebbe dovuto disciplinare la prima asta onerosa per sei nuove frequenze tv, annunciata ad aprile dal ministro Passera con grande clamore mediatico e nobili motivazioni di risparmio per lo Stato, ecco che arriva – proprio dal Ministero dello Sviluppo economico – un inaspettato rinnovo ventennale e forfettario, delle precedenti 19 frequenze nazionali già assegnate in via provvisoria, qualcosa che potrebbe congelare a lungo lo status quo televisivo nazionale, a prezzi da saldo. Una squadra che viene da lontano. Dove sono finiti i nobili propositi con cui Passera aveva presentato la scelta di azzerare il beauty contest, in quanto “non garantiva entrate adeguate per lo Stato”, stimabili in 1,2 miliardi di Euro? Dove è finito quel Governo che doveva ergersi a difensore degli interessi dello Stato contro una prassi di accondiscendenza verso il duopolio Mediaset e Rai? Mentre i maligni fanno notare la singolare coincidenza temporale fra questo fulmineo provvedimento e la partita sulle deleghe per la presidente designata Tarantola sul versante Rai, fonti del Ministero dello Sviluppo economico suggeriscono che, per capire davvero come andrà a finire tutta questa vicenda, sia sufficiente andare a vedere quale “squadra” si stia occupando dell’affaire frequenze, per conto del super ministro Passera. Una squadra che viene da lontano. Ai tempi di Scajola. Tutto inizia nel 2008, per volere dell’Europa. Al governo c’era Berlusconi. Allo Sviluppo economico il ministro era Scajola, il vice con la delega alle comunicazioni, il fedelissimo Paolo Romani. La squadra schierata a lavorare al pacchetto digitale era così composta: Roberto Sambuco ( in qualità di coordinatore generale prima e capo dipartimento per le comunicazioni poi) e l’avvocato Stefano Selli, all’epoca consulente di Romani e con un passato da direttore della Federazione radio televisioni. Dopo le dimissioni di Scajola le cose non cambiarono molto. L’interim di cinque mesi del premier Berlusconi congelò la squadra e la successiva promozione a ministro di Paolo Romani finì per rafforzarla: Stefano Selli ne diventò il capo segreteria tecnica e il fedelissimo Sambuco (vicino a Gianni Letta e “amicissimo” di Luigi Bisignani, per ammissione di quest’ultimo) ha continuato a mantenere il ruolo di Capo dipartimento comunicazioni, con in mano le leve di comando (audiovisivo, telecomunicazioni, postale, switch off e agenda digitale, quest’ultima oggi in capo alla moglie di lui, Rossella Lehnus), tutte necessarie a scrivere le regole del gioco. Le conferme di Passera. Ma ecco l’arrivo dei tecnici. Grande cesura col passato? Neanche per sogno. Il neo ministro Corrado Passera lascia tutto esattamente com’è, e conferma nei posti strategici gli stessi uomini chiave dell’ex premier. Non solo, senza voler pensar male, ma solo in punto di cronaca accade che sempre Passera sceglie – Cencelli alla mano- di imbarcare nella sua squadra di governo come sottosegretario anche il prof. Massimo Vari, che era stato addirittura il candidato in pectore di Berlusconi alla guida dell’Agcom, anni addietro. Oltre a Sambuco, il Ministro conferma anche l’avvocato Selli, proprio come suo consigliere per le telecomunicazioni, con un incarico fiduciario gratuito fino a fine mandato, ma stipendiato dalla Fondazione Ugo Bordoni, anche se poi sembrerebbe svolgere i suoi appuntamenti di lavoro sempre al terzo piano di via Veneto, proprio il piano nobile del super ministro. Un’operazione di facciata. E sono proprio loro che, sotto la pressione dell’opinione pubblica, (evidentemente sconfessando se stessi) “consigliano” a Passera di scegliere come soluzione per le nuove frequenze l’azzeramento del beauty contest e il via libera ad una vendita pubblica onerosa per l’assegnazione delle sei nuove frequenze tv. Una scelta che sembra funzionare sul piano dell’immagine ma che difficilmente funzionerà sul piano sostanziale. Infatti, per quest’asta si è sviluppato ormai un vero e proprio percorso a ostacoli. Non solo pendono su di essa vari ricorsi, sia di Mediaset che di altri network contro l’azzeramento del beauty contest ma, come è stato già ampiamente rilevato dagli esperti, è prevedibile che una gara tanto onerosa e per di più per una concessione a tempo, “quand’anche si riuscirà mai ad istruirla” andrà desolatamente deserta segnando incasso zero per lo Stato. Infine, il provvedimento-regalo di ieri sulle vecchie frequenze, che sembra addirittura sconfessarne le ragioni fondative bypassando incredibilmente le competenze di riordino del settore dell’Agcom. Eppure ancora ci sarebbe una possibilità, come confessa un alto dirigente di Via Veneto “starebbe tutto all’Agcom adesso, se volesse, sono loro infatti ad avere il potere più sensibile ora”, ovvero quello di “reagire” contro un provvedimento che sembra usurparne i poteri e le competenze e procedere invece rapidamente al riordino del settore e all’asta per le nuove frequenze, attraverso la redazione di un regolamento efficace che potrebbe comunque tentare di rendere la gara più attrattiva per i partecipanti che volevano rinunciare. L’Agcom in mano al Pdl. Un’evoluzione che però appare improbabile. Primo perché l’Agcom è in pieno passaggio di poteri e difficilmente riuscirà a terminarne la stesura entro il termine previsto (120 giorni dal decreto di aprile), rendendo dunque quasi certo un rinvio di mesi. Secondo perché – sempre a voler essere maliziosi – anche se ci riuscisse, non si può fare a meno di notare che il 16 luglio entrerà in vigore il nuovo cda dove la maggioranza (di due nomi) è in mano al Pdl e uno di loro è il fedelissimo berlusconiano Antonio Martusciello, uno che di tv se ne intende, visto che prima di approdare a Forza Italia, fu anche un manager di Publitalia. Morale: la squadra si allarga. Peraltro nell’indifferenza quasi ecumenica, a cominciare dal premier per arrivare ai leader dell’ex opposizione. Davvero strano e inspiegabile. Anzi, spiegabilissimo?»;

considerato che sul sito del ministero dello Sviluppo Economico, è pubblicata la “Cabina di Regia – Agenda Digitale Italiana” si legge: «La Cabina di Regia per l’Agenda Digitale Italiana (ADI) è stata istituita il primo marzo con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, il Ministro per la coesione territoriale, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il Ministro dell’economia e delle finanze e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La Cabina di Regia ha il compito di definire la strategia italiana per attuare gli obiettivi definiti nella Comunicazione europea all’interno della Strategia EU2020. Partendo da un’analisi del contesto Nazionale, sono state analizzate le principali motivazioni frenanti lo sviluppo della cosiddetta “network society, individuando le priorità e le modalità di intervento per elaborare una propria strategia di recepimento dell’Agenda Digitale, che permetta all’Italia di crescere puntando sull’economia digitale. La Cabina di Regia dell’Agenda Digitale è articolata in sei gruppi di lavoro che curano i principali target dell’Agenda Digitale. Ogni gruppo di lavoro è coordinato da un referente del Ministero maggiormente coinvolto, ma vede la partecipazione anche di un referente per ciascuna delle altre amministrazioni. INFRASTRUTTURE E SICUREZZA – Coordinato dal Capo Dipartimento per le comunicazioni del MISE – Roberto Sambuco. E-COMMERCE – Coordinato dal Capo Dipartimento Impresa e internazionalizzazione del MISE – Giuseppe Tripoli. E-GOV /OPEN DATA – Coordinato congiuntamente dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dal Dipartimento della Funzione Pubblica. INFORMATIZZAZIONE DIGITALE & COMPETENZE DIGITALI – Coordinato dal Capo Dipartimento Programmazione, Gestione Risorse Umane finanziarie e strumentali del MIUR – Giovanni Biondi. RICERCA E INNOVAZIONE – Coordinato dal direttore Generale per la politica industriale e la competitività del MISE – Andrea Bianchi. SMART COMMUNITIES – Coordinato dal Consigliere per la ricerca e l’innovazione del MIUR – Mario Calderini»;

considerato che a giudizio dell’interrogante:

è legittimo esprimere perplessità in ordine alla possibilità che i coniugi Sambuco possano adottare provvedimenti che tengano conto degli interessi generali e del bene comune nel delicato settore delle telecomunicazioni e dell’agenda digitale, atteso che piuttosto va segnalato il rischio che essi tendano a favorire interessi particolari;

la squadra chiamata a lavorare al cosiddetto pacchetto digitale, che viene da lontano, potrebbe aver contribuito ad indurre il Ministro dello sviluppo economico in carica a riconsiderare la condivisibile scelta di azzerare il beauty contest, in quanto “non garantiva entrate adeguate per lo Stato”, stimabili in 1,2 miliardi di euro,

si chiede di sapere:

se risponda al vero che la squadra schierata a lavorare al “pacchetto digitale” sia composta dall’avvocato Stefano Selli (all’epoca consulente del Ministro pro tempore dello sviluppo economico e con un passato da direttore della Federazione radio televisione) e da Roberto Sambuco (in qualità di coordinatore generale prima e capo dipartimento per le comunicazioni poi) che all’interrogante risulta vicino a Gianni Letta e a Luigi Bisignani, per ammissione di quest’ultimo;

se risulti al Governo che Sambuco abbia continuato a mantenere il ruolo di Capo dipartimento comunicazioni, con in mano le leve di comando (audiovisivo, telecomunicazioni, postale, switch off e agenda digitale, quest’ultima oggi in capo alla moglie di lui, Rossella Lehnus), tutte necessarie a scrivere le regole del gioco;

se il Governo sia a conoscenza di quale sia la situazione della sfida ambiziosa della cabina di regia del gruppo di lavoro del Ministero, per promuovere l’integrazione e la contaminazione reciproca, creando opportune sinergie operative;

quali misure urgenti intenda attivare per evitare che sussistano conflitti di interessi tra la fondazione “Ugo Bordoni”, che all’interrogante risulta aver avuto un ruolo nell’assecondare le carriere di alcuni dirigenti, secondo logiche che avrebbero fatto prevalere interessi privati su quelli pubblici, e il Ministero stesso, anche con riferimento al settore e-commerce, coordinato dal capo dipartimento impresa e internazionalizzazione del Ministero stesso, dottor Giuseppe Tripoli.

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